Rachel Klein.
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I diari della falena.
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Titolo originale: The Mofh Diaries. 2002.
Traduzione di: Monica Capuani.
2011. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Da questo romanzo Mary Harron, regista di American Psycho, ha tratto un film .
In un elegante collegio, una ragazza di sedici anni affida al proprio diario i propri pensieri pi intimi. L'oggetto della sua crescente ossessione  la sua compagna di stanza, Lucy Blake, e l'amicizia di Lucy con la loro nuova e inquietante compagna di classe, l'enigmatica e lunatica Ernessa, pallida e dagli occhi ipnotici.
Attorno a lei vorticano voci misteriose, sospetti e segreti, cos come una serie di sinistre sciagure. Mentre la paura si diffonde per la scuola e Lucy non  pi la stessa Lucy, fantasia e realt si mescolano finch ci che  vero e ci che  solo immaginato si fondono in un incubo a occhi aperti che risveglia le ansie, la lussuria, e le paure dell'adolescenza.
Ambientato in un esclusivo collegio femminile, il romanzo della Klein scruta con grazia chirurgica nella psiche e nelle ossessioni di un gruppo di ragazze adolescenti.
L'et acerba in cui la gelosia crea mostri, e la fantasia oscilla paurosamente tra incubo e innocenza. E la realt diventa allucinazione.
1 dicembre. Lucy ed Ernessa sono diventate inseparabili. A Lucy non importa pi niente di quel che le importava prima. Ernessa si  impadronita di lei. La sta consumando. 8 dicembre. Quello che ho visto non era reale. E io so che non era un sogno. 24 dicembre. Ernessa  un vampiro... E vuole che io, e soltanto io, lo sappia.
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I diari della falena.
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Dedica: per Lyle.
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Prefazione.
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La prima volta che il dottor Karl Wolff mi ha suggerito di pubblicare il diario del mio terzo anno in collegio,
ho creduto di non aver sentito bene. Si interessa di me o forse dovrei dire del mio caso da quando ero in cura
psichiatrica da lui, e tuttora, pi o meno una volta l'anno, ci sentiamo al telefono. Ma non vedevo il diario da quando
gliel'avevo consegnato in ospedale circa trent'anni fa, e ne avevamo parlato in un'unica occasione, quando mi
aveva spiegato che dovevo assolutamente archiviare quel periodo della mia vita. Smettere di scrivere il diario fu un primo passo.
La mia reazione istintiva alla proposta di pubblicazione  stata di rifiutare. Non avevo scritto il diario con
l'intenzione di farlo leggere a qualcun altro. E il dottor Wolff lo aveva conservato solo per una promessa che
aveva fatto a mia madre prima che uscissi dall'ospedale. L'ho scritto per preservare il mio io dei sedici anni. O
almeno questo era quello che pensavo all'epoca. Inoltre, ho una figlia che ha la stessa et che avevo io quando tenevo
questo diario, e la voglio proteggere. Ho la sensazione che non debba sapere tutto di me.
Il dottor Wolff mi ha rassicurata. Tutti i nomi sarebbero
stati cambiati. Sarebbe stato impossibile riconoscere in
me la persona del narratore. Sarebbe stato addirittura difficile
riconoscere la scuola. Soprattutto, lui era convinto
che il diario sarebbe stato un contributo incalcolabile alla
letteratura sull'adolescenza femminile in un momento in
cui i comportamenti a rischio hanno assunto proporzioni
epidemiche. Gli era capitato di rileggerlo mentre faceva
il trasloco del suo studio prima di andare in pensione, ed
era rimasto colpito da quanto la mia scrittura fosse convincente.
Non sono sicura di essere d'accordo con lui. Ma i diari
delle ragazze mi hanno sempre intrigato. Sono come case
di bambola. Appena ci guardi dentro, il resto del mondo
sembra lontanissimo, addirittura incredibile. Se solo
avessimo il potere di saltar fuori da noi stesse in quei momenti,
ci risparmieremmo tanto di quel dolore e tanta di quella paura. Non sto parlando di verit o di menzogna, ma di sopravvivenza.
Ho acconsentito alla proposta del dottor Wolff con una riserva. Se, dopo aver letto il mio diario, avessi pensato che
lui aveva ragione, gli avrei consentito di prendere accordi per la pubblicazione. Il dottor Wolff mi ha anche chiesto di
scrivere una postfazione, a mo' di conclusione dell'esperienza. Riteneva abbastanza raro che una persona affetta da un
disturbo di personalit borderline, complicato da depressione e psicosi, potesse guarire e non avere pi alcun episodio
successivo, come gentilmente lo ha definito. Era sicuro che le mie reazioni al diario sarebbero state illuminanti.
A questo proposito, non posso proprio esprimere un giudizio. Aprendo questo quaderno, ho ritrovato la lametta
che tantissimo tempo fa avevo nascosto tra le pagine. Il dottor Wolff l'aveva conservata in quanto elemento del
quadro clinico, come mi spieg. Eppure sembrava un oggetto cos incongruo. In fondo era solo una lametta. E le parole sulla pagina erano esattamente quel che sembravano parole scritte in una calligrafia familiare. A chiunque si chieda se  possibile sopravvivere all'adolescenza, questo  quanto posso offrire amo' di rassicurazione.
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SETTEMBRE.
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10 settembre.
Mia madre mi ha accompagnata alle due. Praticamente
sono tornate tutte. Tranne Lucy. Non vedo l'ora che arrivi,
cos potremo disfare le valigie insieme. Nel frattempo
scriver il mio diario.
Dopo la partenza di mia madre, ho sentito un vuoto allo
stomaco che mi  salito fin dietro gli occhi passando per la
gola. Non ho pianto, anche se forse mi sarei sentita meglio
se lo avessi fatto. Avevo bisogno di rimanere aggrappata a
quella sensazione, a quel dolore. Se ci fosse stata Lucy, mi
avrebbe distratto. Ho avuto un momento di panico quando
ho salutato mia madre, l'ho quasi supplicata di non lasciarmi
qui.  una cosa stranissima. Era un mese che non vedevo
l'ora di ritornare a scuola. Ero tutta emozionata quando
ho ricevuto per posta le nuove divise. La gonna primaverile
azzurro chiaro era rigida come il cartone. L'ho dovuta
lavare prima di poterla mettere. Sono contenta di non essere
un'allieva esterna, e di non dovermi preoccupare del
mio aspetto nel viaggio di ritorno in treno. Si infilano nei
bagni della stazione, si truccano e si mettono i mocassini al
posto delle scarpe basse con le stringhe, nel caso dovessero
incontrare un ragazzo che conoscono. Le ho viste aspettare
il treno con la gonna tirata su sopra il ginocchio, ed  difficile
capire che indossano una divisa. Per noi interne non
ha alcuna importanza somigliare a delle infermiere.
Adesso che sono qui, voglio scappare.
Ho sempre paura di separarmi da mia madre. Ho paura
che non la rivedr mai pi. Vorrei correrle dietro come
una bambina, aggrapparmi alle sue gonne, cercare la sua
mano a tentoni, singhiozzare. Invece me ne sto l impalata
e non dico una parola. Potresti almeno salutarmi, no? -
dice lei. Dopo qualche giorno, sono presa nel vortice della
scuola. A quel punto sono contenta di essere lontana da
lei, anche se  tutto quello che mi  rimasto. Mi piace ricevere
le sue lettere, ma odio quando mi telefona. Io non
la chiamo mai. La sua voce  cos pesante. Mi fa sentire
a terra. Sono sempre spaventata quando mi chiamano al
telefono.  incredibilmente difficile per me portarmi la
cornetta all'orecchio. Vuole inghiottirmi. Mi sforzo di sollevarla,
mentre la persona all'altro capo del filo  sospesa
nello spazio, in attesa della mia voce.
Sono andata alla finestra e ho guardato mia madre sfrecciare
nel viale d'accesso. La sua auto  scomparsa alla vista
dietro il Laboratorio. Quando ha svoltato a sinistra sulla
strada l'ho vista di nuovo, una striscia blu che attraversava
come un lampo il cancello nero. E poi pi nulla. Mia madre
guida sempre troppo veloce; non le importa di cosa le
pu succedere. La madre di Lucy non guiderebbe mai cos.
Sono rimasta a lungo alla finestra. Poi mi sono girata
e ho guardato la mia stanza, la mia nuova stanza, con
il baule, le borse e le scatole impilate al centro del pavimento.
Non  meravigliosa come me l'ero immaginata
per tutta l'estate. Le pareti sono sporche. La ragazza
che viveva qui l'anno scorso l'ha imbrattata di impronte
di dita nere in posti stranissimi. Non c' niente sul pavimento.
Sotto la finestra c' una sedia con i braccioli di
legno, rivestita da una stoffa a fiori marrone e rosa. Non
 molto invitante. Credo che metter qualche cuscino sul
davanzale e lo trasformer in una finestra con la seduta.
Pensavo che sarebbe stata la stanza migliore della Villa.
Quando avr disfatto le valigie e ci sar Lucy alla porta
accanto, sar diverso.
Mi sono stancata di aspettare Lucy, cos ho fatto una
passeggiata fino alla stazione. Nella cartoleria vicino al negozio
di alimentari ho trovato un vecchio quaderno con
una copertina cremisi screziata e un grosso dorso nero, come
un libro vero, ma con le pagine bianche. Chiss come
era finito nel retro del negozio, dimenticato. L'ho preso e
sono andata dritta alla cassa stringendomelo al petto, nel
timore che qualcuno potesse strapparmelo.  esattamente
come i diari che aveva l'abitudine di tenere mio padre.
Era un segno, e ho dovuto comprarlo. Adesso lo riempir
di parole, proprio come lui riempiva i suoi quaderni: pagine,
margini, risguardi, tutti coperti di noticine che nessun
altro riusciva a decifrare. Non dir a nessuno che tengo
un diario, neanche a Lucy.
Ho letto i libri di Claudine durante l'estate. Hanno sostituito
la scuola, che mi mancava tantissimo. Spero che le
parole scaturiscano dalla mia penna e si riversino sulla carta
com'era per Colette: esattamente le parole che mi servono.
A scuola lo tengo sulla scrivania, come ispirazione. Lei sa
cosa significa essere rinchiusa in un posto come questo, dove
tutte le tue emozioni sono concentrate sulle ragazze che ti
circondano, dove sogni un fidanzato ma ti senti a tuo agio
soltanto con il braccio intorno alla vita di un'altra ragazza.
Ho gi affidato a queste pagine troppi pensieri tristi.
Devo ricominciare tutto da capo, molto lentamente e con
attenzione. Tutto deve essere perfetto. Non c' fretta. Per
prima cosa apro il quaderno sulla mia scrivania, appiattisco
le pagine lisce a righe verdi e tolgo il tappo alla penna stilografica,
quella che mi ha regalato mia madre per il mio sedicesimo
compleanno. Anche la penna  color cremisi, e me
la sento pesante nella mano. Riempio un vecchio calamaio
di vetro che ho trovato su un banco in biblioteca con l'inchiostro
nero di una boccetta. L'odore pungente permane
nell'aria.  l'odore degli scrittori. Comincio dall'inizio e
scrivo un numero nell'angolo in alto a destra di ogni foglio.
Ce ne sono 155, e ho intenzione di scrivere su tutte e
due le facciate. Trecentodieci pagine, dovrebbero bastare.
Mi ci  voluto molto tempo per abituarmi alla scuola,
per non sentirmi osservata da tutte e continuamente commiserata.
Detestavano commiserarmi. Quest'anno credo
che riuscir a essere felice, perch io e Lucy abbiamo una
suite di due stanze comunicanti. Era il mio sogno. L'anno
prossimo dovr pensare al college. Dovr ricominciare
tutto un'altra volta.
 incredibile quanto siamo state fortunate. Ho pescato
un numero basso alla lotteria, e abbiamo ottenuto la nostra
prima scelta. La mia stanza  pi grande, ma quella di
Lucy ha un caminetto, e abbiamo un bagno tutto per noi
tra le due stanze.  cos appartato e spazioso. Possiamo
passare da una stanza all'altra ogni volta che vogliamo, e
Mrs Halton non lo sapr mai. Dovremo solo badare a essere
silenziose ed efficienti, a non farle pensare che siamo
i tipi che creano problemi. Nessuno pensa mai che Lucy
sia il tipo che crea problemi.  dolcissima. L'anno scorso
Mrs Dunlap ci stava incollata addosso, entrava di furia nelle
nostre camere durante l'ora del silenzio per controllare
che fossimo sole. Era una cosa che detestavo. Quest'anno
abbiamo organizzato tutto molto meglio.
Voglio che quest'anno non finisca mai.
Rester in camera finch non arriva Lucy. Non voglio
vedere nessun'altra, solo lei.
La porta.
Non era Lucy. Era la ragazza nuova che sta dall'altra
parte del corridoio.  strano avere una nuova compagna al
terzo anno. Ed  riuscita ad avere una stanza grande tutta
per lei, con il bagno e il caminetto. Tranne Sofia, quest'anno
siamo tutte insieme sullo stesso corridoio. Sofia voleva
una camera singola, ma non aveva un buon numero. Si 
dovuta sistemare in una camera piccola sul davanti, ma almeno
 proprio dietro l'angolo rispetto a noi. Solo le stanze
al secondo e terzo piano hanno il caminetto. Di solito alle
nuove toccano le stanzette della servit al quarto piano.
Sono quel che rimane quando tutte le altre hanno fatto la
loro scelta. Restano bloccate lass con le ragazze di terza
media e di prima superiore, e con Mac. E stata Charley a
trovarle quel soprannome. Mrs MacCallum sembra un vecchio
bulldog. Forse la ragazza nuova  ricca, e Mrs Rood
sta cercando di fare colpo sui suoi genitori.
Penso spesso a come doveva essere la Villa ai tempi in
cui era un albergo. Ci venivano i ricchi a fare la cura del
riposo, qualunque cosa significhi. Cavalcavano pony sui
campi da gioco, giocavano a croquet, il pomeriggio prendevano
il t in veranda e ballavano in Aula magna dopo cena.
In un certo senso niente  cambiato da allora, tranne il
fatto che  pieno di ragazze.
La prima volta che ho oltrepassato in auto gli alti cancelli
di ferro della Brangwyn School con mia madre e ho visto
la Villa, mi  sembrato di sognare a occhi aperti. No, non
era un sogno. I sogni non sono realt. Ero entrata in un
tempo e in un luogo differenti, un edificio di tegole rosse
e abbaini, archi di pietra e alti comignoli di mattoni, tutti
sormontati da decorazioni di rame verdastro, come armi
su un campo di battaglia, aste, lance e alabarde. Questa
non era una scuola; era un castello. Era inverno, e i campi
da gioco e il lungo e ampio viale d'accesso erano coperti di
neve. La neve faceva apparire i campi immensi, infiniti.
Ogni aspetto della vita all'interno della scuola le divise,
i pasti con gli insegnanti, le campanelle, le regole somigliava
ai tetti rossi e alle punte di rame: elaborato e sconcertante.
Non capivo come avrei potuto adattarmi. Pensavo
che me ne sarei andata prima di abituarmici. Poi un giorno
una ragazza mi ha detto: Ci vediamo sul pianerottolo,
all'intervallo, e anche se c'erano scale e pianerottoli in
tutta la scuola, io sapevo esattamente quale pianerottolo
intendesse: quello dietro la biblioteca. Non ero stata costretta
a fissarla con uno sguardo vuoto e sconvolto.
La ragazza nuova si chiama Ernessa Bloch. E abbastanza
carina, con i capelli lunghi, scuri e ondulati, la
carnagione chiara, le labbra rosso cupo, gli occhi neri.
Ha solo il naso troppo grosso, che si piega all'ingi sulla
punta. Carina in realt  una parola troppo infantile per
lei. Forse dipende dal suo atteggiamento;  molto educata,
ma per niente timida. Non ha alcun accento quando
parla, ma c' qualcosa di esotico in lei. E rimasta soltanto
un minuto. Voleva sapere a che ora ci dobbiamo alzare al
mattino e se la colazione  obbligatoria. Mi sono offerta
di firmare la presenza per lei domani perch ha detto
che era totalmente stremata per il lungo viaggio. La sua
risposta: Se non ti spiace.
Finalmente. Ora dev'essere Lucy!
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11 settembre.
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Sofia  venuta di corsa nella mia stanza ieri sera dopo cena.
- L'insegnante di lettere  un uomo, ha detto. Ed  un poeta!
Si chiama Mr Davies. Con lui seguir il corso intitolato
Oltre la fede: scrittori del soprannaturale. Era la mia
prima scelta per i facoltativi di questo semestre, ma a me
non importa di avere un uomo come insegnante. Tutte le
altre ragazze stanno uscendo di testa. Quelle che non sono
state ammesse alle sue lezioni sono gelosissime di noi.
Ricordo che una volta Miss Watson ha portato a scuola un
uomo, e nessuna ha parlato d'altro per tutta la giornata.
Dora  in Et dell'astrazione. Dovr leggersi un sacco
di roba pesante come Dostoevskij e Gide. Sono contenta
che non sia in classe con me.
Sofia ha detto: Fai il corso con lui e non te ne importa?
 questa la cosa soprannaturale!
Il professore  bello, ha i capelli castani di media lunghezza
e i baffi. Avr una trentina d'anni, ed  sposato. Ha la fede
al dito. Dopo una sola lezione, Claire  pazzamente innamorata
di lui. C'era una pila di libri di poesia sulla sua cattedra,
e quello in cima era una raccolta di poesie di Dylan Thomas.
Claire mi ha sussurrato: Puoi dirgli che tuo padre era
un famoso poeta, prima di ammazzarsi.
Claire  una stupida mucca.
- Non era famoso, ho risposto, senza aggiungere altro.
 gelosa di me perch suo padre  soltanto un noioso
avvocato. Lei crede che se suo padre fosse un poeta,
Mr Davies si innamorerebbe di lei. E poi mio padre non
era solo un poeta; lavorava anche in banca. Diceva che la
poesia era il suo hobby.
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12 settembre.
Ho deciso di scrivere almeno una pagina di diario ogni
giorno, come una ginnastica a corpo libero. Lo far come
prima cosa nell'ora del silenzio. Cos non me ne dimenticher.
Scriver anche nei weekend. Voglio raccontare
quello che mi succede durante la giornata i compiti che
devo fare, cosa c' per cena, il punteggio della partita di
hockey, chi mi d sui nervi. Niente fantasticherie su fidanzati
n altro. Voglio che sia un verbale. Potr rileggerlo
pi avanti e sapere esattamente cosa mi  successo quando avevo sedici anni.
Mi eserciter al pianoforte ogni giorno alla stessa ora,
nel tempo libero appena prima di pranzo.  quasi un anno
che studio la stessa sonata di Mozart, e ancora non la so
eseguire come vorrei. Magari potessi sedermi al pianoforte
e produrre note senza alcuno sforzo. Invece devo studiare
tantissimo. A volte suono un pezzo veramente bene,
ma allora mi sembra quasi di non essere io a suonare. Miss
Simpson dice che devo lavorare sulla concentrazione. 
vero che la mia mente vaga quando suono. Cerco di concentrarmi,
ma dopo qualche minuto dimentico la musica
e mi domando cosa ci sar per pranzo.
Comunque, i primi tre giorni sono stati perfetti.
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15 settembre.
Ho mancato all'impegno, ma non ha importanza. Non
c' nessuno che mi controlla. Ho avuto un sacco da fare.
Tutti gli insegnanti ci hanno caricate di compiti fin dalla
prima lezione. Lucy ha gi l'acqua alla gola. In chimica 
un disastro. Come far ad arrivare a fine anno?
Comunque non  successo un granch. Mi sono di nuovo
iscritta a hockey, anche se Miss Bobbie non mi far mai
passare in prima squadra.  stato gi abbastanza difficile
entrare nella squadra B. Ce l'ho fatta solo perch sono al
terzo anno. A lei piacciono le ragazze con i capelli lunghi,
lisci, biondi, il classico tipo dell'allieva esterna. Io invece
sono ebrea, e per giunta un'interna! Posso allenarmi quanto
voglio, non salir mai di grado. Anche se mi aspettavo di
vedere il mio nome esattamente dov'era, sono rimasta comunque
delusa quando hanno appeso le liste sulla bacheca
dell'Associazione di atletica. E nella squadra A c'era Lucy.
Lei ci sarebbe anche senza muovere un dito.  ovvio che
piace a Miss Bobbie. Lucy  la dea dell'hockey su prato.
Se non fosse amica mia, la odierei.  arrivata, mi ha messo
un braccio intorno al collo e mi ha sussurrato all'orecchio:
- Non piangere. Quando vedr quanto sei brava, ti
metter in prima squadra.
Che nome stupido, Miss Bobbie. Il suo vero nome 
Miss Roberts. E patetico che una vecchia con i capelli bianchi
e la pelle cadente abbia un soprannome. Porta sempre
un kilt di lana scozzese con un golf in tinta, una camicia
bianca e calzettoni blu scuro che le scendono flosci alle
caviglie.  come una divisa. Io non mi metterei mai in
divisa se non fossi costretta. Chiss perch, a Sofia piace
la nostra divisa, ma del resto a lei piace anche la scuola.
Non permetter a quella vecchia mucca di rovinarmi
l'autunno. Mi piace giocare a hockey, correre su e gi per
il campo, senza fiato, con i polmoni che mi fanno male e
l'odore delle foglie secche nell'aria. La luce si attenua,
e le giocatrici sparse per tutto il campo quasi non riescono
a vedersi. Vengono inghiottite dall'oscurit come spettri.
La palla bianca, l'unica cosa che le collega, luccica sull'erba.
C' il rumore della mazza di legno che colpisce la palla
dura, i richiami nell'aria vuota, poi una sensazione dissonante,
che mi inebetisce, mentre percuoto la palla nel campo
lungo e tutte partono all'inseguimento e scompaiono
nella luce del crepuscolo.  bello. Anche nella squadra B.
Devo studiare un po' prima di scendere ad apparecchiare.
Sono al tavolo di Mrs Davenport. Lei ci lascia finire
alla svelta, prendere il caff e poi scendere in sala ricreazione
per fumare un po' prima dell'ora di studio. Lei
non mangia un granch. Sta attenta alla linea. Se capiti al
tavolo con Miss Bombay, non ti fa mai alzare se non hai
mangiato tutto. Ci vuole una vita.
Dopo cena.
La povera Lucy  bloccata al tavolo di Miss Bombay.
E deve sparecchiare. Questo significa che dopo cena non
potremo neanche passare un po' di tempo insieme in sala
ricreazione. Quanto a me,  dal primo anno che non capito
al tavolo di Miss Bombay. Gi era un bel problema che
fossi arrivata a met dell'anno scolastico, in pi ero anche
stata assegnata al tavolo di Miss Bombay. Mi ero dovuta
trasferire in questa scuola perch mia madre non sopportava
di avermi intorno. Voleva crogiolarsi nel suo dolore,
da sola. La sera ci mettevamo a cena in silenzio. Si sentiva
solo masticare e ingoiare. Se dovevamo parlare, per
chiedere il sale o qualcos'altro, sussurravamo e cercavamo
di non guardare il posto vuoto di mio padre. Ogni notte
pensavo: non ce la faccio a tollerare un'altra cena con
lei. Poi sono arrivata qui, ed  stato ancora peggio. Avevo
il terrore di tutto: delle altre interne, delle insegnanti
che sorvegliavano il corridoio, delle insegnanti di ginnastica,
di Miss Rood, di tutte le regole e delle campanelle.
Non riuscivo neanche a orientarmi a scuola. Una sera mi
sono allontanata di corsa dal gruppetto delle ragazze che
si erano radunate in cima alle scale per scendere a cena
insieme, ho preso le scale di servizio e mi sono ritrovata
vicino alle aule per le esercitazioni di musica. Non avevo
idea di dove mi trovassi. Mi sono fermata in quel corridoio
buio e mi sono messa a piangere. Nessuno mi ha sentita.
Avrei potuto essere morta. Al tavolo, quando ci siamo alzate
per rendere grazie, non riuscivo a smettere di fissare
Miss Bombay. Aveva le gambe cos grosse e le caviglie
cos gonfie che sembrava che i polpacci le si infilassero
direttamente nelle scarpe, come spessi picchetti di legno.
Aveva le caviglie e i polpacci avvolti nelle fasce elastiche.
Si  abbassata lentamente sulla sedia, afferrando il bordo
del tavolo per sostenersi, e ha fatto un sospiro di sollievo
quando ha raggiunto il sedile. Io ero troppo pietrificata
per mangiare. La stanza risuonava di voci e del frastuono
di posate sferraglianti, sempre pi forte man mano che la
cena andava avanti. Intorno a me, era tutto un conversare.
C'erano ragazze che balzavano in piedi e distribuivano
il cibo da un carrello, poi correvano intorno al tavolo per
togliere i piatti e li rimettevano sul carrello. Ho alzato gli
occhi. Il mio piatto era ancora pieno di cibo, avevo un boccone
di agnello in bocca, e mi sono accorta che al tavolo
tutte si erano zittite e mi stavano fissando. Non riuscivo
a muovere la mandibola per masticare.
- Non c' nessuna fretta, cara, ha detto Miss Bombay.
- Finisci di mangiare.
- Sbrigati, ha mormorato la ragazza seduta accanto a
me. Vogliamo andare a fumare.
Sono riuscita a pigolare: Fatto.
- Su, forza, finisci tutto, ha insistito Miss Bombay.
- No, ho finito. Se avevo parlato pi forte, era solo
per paura delle altre ragazze.
Miss Bombay mi guardava senza dire una parola. Ho
avuto la sensazione che se mi avesse costretta a finire,
con tutte che mi fissavano mentre ingoiavo ogni boccone,
non sarei potuta rimanere in quella scuola. Quando
finalmente ha detto alle ragazze di sparecchiare ero fradicia
di sudore, e mi tremavano le gambe sotto il tavolo.
Ma quel che c' di peggio  che il dessert era torta degli
angeli con la panna montata. Morivo dalla voglia di assaggiarne
una fetta, e Miss Bombay continuava a offrirmela,
ma io scuotevo la testa. Poi ho sentito Miss Bombay
sussurrare a una delle ragazze pi grandi: La povera
bambina  ancora in stato di shock. Non avrebbe potuto
dire niente di peggio. Magari avessi preso una fetta
di torta! Avrei avuto la bocca piena di soffice dolcezza
come tutte le altre, che in quel preciso momento avevano
smesso di masticare e ricominciavano a fissarmi.
Stavolta non con insofferenza, ma con una disgustosa piet negli occhi.
Adesso sono anch'io una delle grandi. Ceno alla svelta
e dopo scendo a fumare. Ho tante amiche, e nessuna mi
pianta gli occhi addosso. Prendo sempre una grossa fetta di torta degli angeli.
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17 settembre.
La ragazza nuova ha qualcosa di strano. Oppure  totalmente
fuori di testa. Stavo attraversando la Galleria dopo
l'ora di ginnastica, e l'ho trovata l, appoggiata al muro
a guardare fuori dalla finestra. Ho accelerato il passo per
superarla, ma poi mi sono ricordata di quanto fosse terribile
essere nuova, e allora mi sono girata.
- Ti sei persa? le ho chiesto.
Ernessa ha distolto lo sguardo dalla finestra. No. 
uno dei miei posti preferiti.
- La Galleria? le ho chiesto.
La Galleria serve soltanto a spostarsi dall'edificio scolastico
ai laboratori di Scienze o alla Villa. Non c' ragione
di fermarsi l, a meno che non ti piacciano i posti freddi,
semibui e angusti. Le finestre con i vetri a piombo fanno
pensare pi a un monastero che a una scuola. Il vetro 
spesso e irregolare, e se guardi fuori ti sembra che gli alberi
del Campo di mezzo si sciolgano nel cielo. Filtra solo
una luce pallida, una luce subacquea. Se devo passare dalla
Galleria, lo faccio quasi di corsa.
- Mi piace guardare da queste finestre, ha detto Ernessa.
- Il mondo si spezzetta in piccoli frammenti.
- Stai tornando in camera? le ho chiesto, solo per
educazione.
- Finalmente s, ha risposto.
- Allora ci vediamo pi tardi.
Si  voltata verso la finestra come se non aspettasse altro,
come se riuscisse davvero a vedere qualcosa l fuori.
Me ne sono andata.
Devo chiedere a Lucy se ci ha mai parlato. Credo che
frequentino lo stesso corso di lettere. Non so perch Lucy
voglia studiare i poeti romantici. Forse perch le poesie sono
pi corte dei romanzi, e crede che sar pi facile. Io non
frequento nessun corso con Ernessa, e con Lucy ho solo
chimica. Non ho quasi nessuna amica nei corsi che seguo.
Per lo pi sono intrappolata con le esterne. Immagino che
ci possano anche essere delle esterne carine e intelligenti,
ma non ne ho mai conosciuta neanche una.
Dopo cena.
Ernessa e Lucy frequentano lo stesso corso di lettere,
e stasera lei non la finiva pi di ripetermi quanto sia geniale
Ernessa e quante cose interessantissime abbia sempre
da dire in classe. Non sono sicura che Lucy sappia cosa
significhi geniale. Mi sono spazientita con lei. Non riusciva
a smettere di parlare di Ernessa.
- Come fai a sapere quant' intelligente dopo una settimana
di scuola? le ho chiesto.
- So che  pi intelligente di me, ha detto Lucy.
- Ma se parla come una Palla Indovina! Se le fai una
domanda ti risponde:  certamente cos, oppure Le
indicazioni sono positive.
Questa conversazione mi ha fatto veramente innervosire.
Adesso non riesco a concentrarmi su matematica.
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19 settembre.
Lucy  andata a casa per il weekend, e io non ho niente
da fare. Non mi va di fare i compiti o di suonare il pianoforte,
e nemmeno di leggere un libro. Perch mi sento cos
persa se lei non c', anche se ho tante altre amiche? Non ho
neanche bisogno di stare in sua compagnia; ho solo bisogno
di sapere che  in camera sua, e che ci sono soltanto due
porte tra di noi. Posso sempre andare da lei, sdraiarmi sul
suo letto e dire: Facciamo qualcosa. Lucy mi strappa
ai miei libri e ai miei pensieri e mi fa ridere e mangiare
porcherie e diventare stupida come le altre ragazze. Spero
che non cominci ad andare a casa tutti i weekend. Abita
soltanto a due ore da qui, e a sua madre non pesa venirla
a prendere. Mia madre non mi vuole a casa nei weekend.
Dice che le manco quando non ci sono, ma che si  abituata
a vivere da sola.
Sono tutte in sala televisione in fondo al corridoio.
Tranne Ernessa, forse. Lei  un po' come me, ma molto
peggio. Non credo che le importi di fare amicizia. Passa
tutto il tempo in camera sua con la porta chiusa.  l'unica
porta chiusa del corridoio. Non oserei mai entrare li dentro
senza bussare. Ci sono stata soltanto una volta, perch la
porta era aperta e lei stava parlando con Dora. Penso che
stessero parlando di Nietzsche o roba del genere, perch
Dora vuole parlare solo di quello. Oltre a drogarsi, cosa
che sembra faccia a volont. Nel tempo libero, scrive un
romanzo basato sulla filosofia di Nietzsche. Ha scritto
gi trecento pagine, dice. Ha cercato di spiegarmelo. 
un dialogo tra Nietzsche e Brahms. In realt sono rimasta
intrappolata in camera sua mentre leggeva dei brani da
Cos parl Zarathustra. Perde tempo con me soltanto perch
nessun'altra sarebbe disposta ad ascoltarla senza dirle:
Ma fammi il piacere... Nello stesso tempo, si presume
che io mi senta lusingata perch lei mi sta illuminando.
Dora  il genere di persona che credi simpatica finch non
riesce a offenderti trattandoti da idiota. Alla fine, non so
neanche se mi piace o se io piaccio a lei. Prendo voti pi
alti dei suoi, ma lei pensa di essere pi intelligente di me.
Pi intellettuale. Dice sempre: I voti, io non li prendo
seriamente. L'intelligenza vera non si misura da come
riesci a rigurgitare quello che ti d in pasto l'insegnante.
Ernessa sembra abbastanza intelligente. Forse riuscir
a capire Nietzsche meglio di me, tutta quella roba sul Superuomo
e sul mito dell'eterno ritorno. Comunque, avevo
fatto capolino perch volevo vedere com' la sua stanza,
e non per ascoltare pesanti discussioni filosofiche. Ernessa
mi ha lanciato uno sguardo che significava: Cosa ci fai
tu qui? Non stavo interrompendo niente di importante.
Stavano parlando di mobili. Ernessa voleva spostare il cassettone
vicino alla porta. Bloccher l'entrata, ho detto.
Ha ignorato il mio commento, ha sollevato il cassettone e
lo ha portato dall'altra parte della stanza. Dora e io stavamo
l a guardarla. Come fai a sollevarlo? Deve essere
incredibilmente pesante. Ernessa sembrava sorpresa.
- Adesso, se volete scusarmi, ha detto.
Nessuno parla cos da queste parti.
Si  messa accanto alla porta, ad aspettare che ce ne andassimo.
Non mi piace come mi guarda Ernessa. Avevo
pensato che potessimo diventare amiche, ma non credo
che lo diventeremo.
Anche la sua stanza puzza, malgrado sia perfettamente
pulita e praticamente vuota. Un cassettone, una scrivania,
una sedia di fronte alla scrivania, un letto, pavimento spoglio.
Tutto qui. Forse l'odore proviene dal bagno.  una
specie di puzza di muffa, di marcio.
Dora mi ha prestato un libro di Nietzsche, e gli ho dato
un'occhiata. Non posso credere che qualcuno possa scrivere
un romanzo basato su quel libro. E una cosa incredibilmente
pretenziosa.
Questi passi erano sottolineati:
Guai a coloro che amano, se non hanno un'elevatezza che sia superiore alla loro compassione!.
Cos una volta mi parl il diavolo: Anche Iddio ha il suo inferno:  il suo amore per gli uomini!.
E di recente gli ho sentito dire: Dio  morto: a causa della sua compassione per gli uomini  defunto Iddio... Cos parl Zarathustra.
E quale sarebbe il punto?
...
.
...
20 settembre.
Il weekend sta lentamente passando. Forse Lucy torner
poco prima di cena, tra altre tre ore. Verso le dieci
di stamattina ho cominciato a sentirmi in ansia. Sto
aspettando che succeda qualcosa, ma non ho idea di cosa.
Dovrei esercitarmi al pianoforte. Dovrei fare i compiti.
Dovrei leggere un libro. Dopo pranzo sono andata
a comprare una scatola di biscotti da Carol, che li vende
per beneficenza, e li ho mangiati a letto mentre leggevo
Mia sorella Antonia per il corso di lettere. E ancora settembre,
ma la mia stanza  freddissima. Avevo le mani
e i piedi come ghiaccioli. Non riuscivo a riscaldarli.
Ma me ne sono dimenticata perch mi piaceva tantissimo
la storia. Quando ho finito il libro, l'ho riletto tutto
da capo. Sono tornata dall'ultima pagina direttamente
alla prima senza fermarmi, immergendomi sempre pi
in profondit in quel linguaggio crepuscolare. Voglio
scrivere una storia come quella, organizzare tutto cos
attentamente, un dettaglio dopo l'altro, in modo che
quando succede qualcosa di completamente inconsueto
sembri perfettamente naturale, addirittura inevitabile.
 una storia perfetta. Mi serve solo un argomento sul
quale scrivere. Come fanno gli scrittori a trovare storie
veramente belle? Sono sicura che in classe non piacer a
nessun'altra. Diranno: Qual  l'insegnamento che dovremmo
trarne? Vogliono che gli si spieghi tutto, anche
se l'argomento del corso  il soprannaturale. Che cosa
si aspettano? Devo ammettere che Mr Davies ha tirato
fuori delle storie parecchio bizzarre. Alcune sono cos
difficili da reperire che ha dovuto lasciare le sue copie
personali dei libri in biblioteca, e possiamo solo prenderli
in prestito qualche giorno per leggerli. Dice che non gli
importa in che ordine li leggiamo, o se li leggiamo tutti,
il che significa che la maggioranza delle ragazze non
ne legger nemmeno uno. Lui non capisce che nessuna
si mette a leggere se non c' una verifica. Non si accorge
nemmeno che mentre ci fa lezione tutto entusiasta,
le ragazze bisbigliano tra di loro o si passano bigliettini
o guardano fuori dalla finestra. Io cerco di leggere tutto
immediatamente.
Voglio copiare la lista per ricordarmi di prendere appunti
man mano che procedo.
Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu
Il gran dio Pan di Arthur Machen
Mia sorella Antonia di Ramn del Valle-Inclan
Il re in giallo di Robert W. Chambers
Il ragno nero di Jeremias Gotthelf
Il faggio degli ebrei di Annette von Droste-Hlshoff
Alberi di Algernon Blackwood
Sredni Vashtar di Saki
La figlia di Rappaccini di Nathaniel Hawthorne
Un pisolino finch non torna Lucy. Sar qui presto.
Ho fatto il pisolino, e Lucy non  ancora tornata. Non
mi va di uscire a socializzare. L'unica cosa che interessi alle
altre  sballarsi con il fumo. Soprattutto Charley. La vedo
sempre infilarsi nella stanza di Ernessa qui di fronte. Fumano
erba insieme.  l'unica cosa che hanno in comune.
Sembra che Ernessa ne abbia una bella scorta. Charley non
riesce a capire perch non mi piaccia fumare. Perch perdo
il controllo dei miei pensieri.
Questo  il brano che preferisco di Mia sorella Antonia-.
Un pomeriggio, mia sorella Antonia mi prese per mano per
portarmi alla cattedrale. Antonia era molto pi grande di me;
era alta e pallida, con gli occhi scuri e un sorriso sfumato di tristezza.
Mor quand'ero ancora bambino. Ma ricordo benissimo
la sua voce, il suo sorriso, e il tocco gelido della sua mano nei
pomeriggi in cui mi portava alla cattedrale. Soprattutto, ricordo
i suoi occhi, e il loro barlume tragico mentre seguivano uno studente
che camminava su e gi per il portico della cattedrale, avvolto
in una mantella blu. Io avevo paura di quello studente: era
alto e macilento, e il suo volto era quello di un morto. I suoi occhi
erano occhi di tigre, occhi terribili, sotto una fronte austera
e finemente modellata. Le ginocchia scricchiolavano a ogni passo,
il che lo rendeva ancor pi simile a un morto... Ci raggiunse
al portone della cattedrale e, tirando fuori la mano scheletrica,
prese un po' d'acqua santa e la offr a mia sorella, che stava tremando.
Antonia lo guard implorante, e lui sussurr con un sorriso
che pareva una smorfia: Sono fuori di me.
Quando chiudo gli occhi, lo sento percorrere il corridoio
fuori dalla mia stanza, e sento il leggero scricchiolio
delle sue ginocchia. Mi chiedo come sarebbe essere cattolici,
intingere la mano nell'acqua fredda e credere nella sua santit.
...
.
...
22 settembre.
Ieri Lucy non  tornata in camera all'ora del silenzio.
Di solito ne passiamo una parte insieme, nella sua
stanza. Per questo abbiamo stanze comunicanti. Il primo
anno mi sentivo cos sola nella mia celletta. Prima
di ieri non mi ero mai resa conto di quanto fossi ansiosa
di trascorrere quel poco tempo con lei. All'inizio chiacchieriamo
un po'. Poi mi siedo sulla sua sedia a leggere,
mentre lei fa i compiti alla scrivania. Io non ho bisogno
di sedermi alla scrivania per studiare. Posso farlo a letto,
per terra, su una sedia, in piedi. Lucy ha bisogno di
sedersi alla scrivania. Dice che la aiuta a concentrarsi.
Di solito non mi va di essere amica di una che non  intelligente,
ma con Lucy questo non ha importanza. Non
 stupida. Semplicemente non va molto bene a scuola.
Ha un'intelligenza diversa dalla mia. Sa andare d'accordo
con tutti. L'anno scorso la aiutavo a fare i compiti
di tedesco. Non ho mai studiato tedesco, ma riuscivo a
farle le traduzioni.
Devi fidarti di una persona prima di poter condividere
dei rituali con lei. Mio padre e io avevamo le nostre
passeggiate pomeridiane, la lettura a letto prima di dormire,
e quando ero molto piccola, il rituale della lampada
sul mio comodino la sera. Riuscivo a prendere sonno
soltanto con la luce accesa, e ogni sera mio padre entrava
dopo che mi ero addormentata e spegneva la lampada.
Se mi svegliavo nel cuore della notte la riaccendevo, ma
al mattino non la trovavo mai accesa. Una volta credevo
che mio padre restasse in piedi tutta la notte per assicurarsi
che la luce fosse spenta. Pi avanti scoprii che rimaneva
sveglio fino a tardi a scrivere poesie. La lampada
aveva una base turchese e un piccolo paralume bianco a
pallini turchesi. Quando la lampadina era accesa, i pallini
brillavano.
Dopo la morte di mio padre ho cercato di tenermelo
stretto restando fedele ai nostri rituali. Andavo a passeggiare
all'Orto Botanico e mi aspettavo sempre di vederlo
l. Sbirciavo lungo i viottoli, intorno agli alberi, attraverso
le pareti di vetro del giardino d'inverno, sulla riva
opposta dello stagno nel giardino giapponese. Se fosse
tornato, era l che lo avrei trovato.
Ho rivisto Lucy solo quando siamo andate a fumare
in sala ricreazione, dopo cena. Le ho chiesto se oggi aveva
una partita di hockey fuori casa. Ero nella stanza
di Ernessa. Mi stava aiutando col tedesco.  una persona
davvero incredibile. Lo parla benissimo. Non volevo
tornare nella mia stanza per paura che Mrs Halton
mi vedesse.
Mrs Halton non esce mai dal suo appartamento durante
l'ora del silenzio. Non uscirebbe neanche se la scuola andasse
a fuoco. E poi, la stanza di Ernessa  solo dall'altra
parte del corridoio. Sembrava che Lucy ce l'avesse con me.
Pu fare quello che vuole durante l'ora del silenzio. Ma
non vedo come possa trascorrere un'ora intera in quella
stanza. C' un tale odore. Non  solo l'odore di calzini
vecchi della camera di Charley. Quando passo davanti
alla porta di Ernessa mi viene da vomitare.
...
.
...
23 settembre.
Il fatto che sia un poeta non mi fa nessun effetto. Preferirei
che Mr Davies fosse solo un semplice insegnante
di lettere. Il prossimo semestre terr un corso di scrittura
poetica. Tutte le allieve leggeranno le loro poesie a
voce alta, e la classe le commenter. Che cosa tremenda!
Oggi, dopo la lezione, mi ha chiesto di fermarmi per
qualche minuto. Ho visto Claire avvampare.  completamente
pazza di lui, e va sempre a zonzo nei paraggi
dopo la lezione per cercare di parlargli. Non si rende
conto di quanto  ridicola. Credo che sia questo il significato
della parola infatuato. A me lui non interessa
affatto. Ha qualcosa di sdolcinato. Mi chiedo se lo siano
anche le sue poesie. Mi ha chiesto se volevo frequentare
il suo corso di poesia. Tutte devono scrivere qualcosa
per esservi ammesse, ma lui era sicuro che io mi sarei dimostrata
all'altezza.
- Sei l'unica in classe che capisce le storie che stiamo
leggendo, ha detto. Le altre ragazze si annoiano o non
comprendono, o entrambe le cose. Inoltre, tu hai la sensibilit
di un poeta.  un buon inizio.
Questa cosa mi ha irritato. Che ne sa lui di che tipo di
sensibilit ho?
In realt voleva solo parlare di mio padre, il grande
poeta. Sta cercando di scoprire qualcosa su mio padre attraverso
di me, ma io non glielo permetter. Perch dovrei
parlare di mio padre? Lucy non mi fa mai domande
su di lui.  per questo che le voglio bene.
Claire mi stava aspettando nell'atrio. Voleva sapere tutto
quel che mi aveva detto, parola per parola. Avrei voluto
dirle che sta facendo una figura da idiota. Lo segue dappertutto
come un cane pastore, con quel suo naso grosso e
le labbra carnose e i riccioli che le cascano sugli occhi blu.
Non mi stupirei se cominciasse ad ansimare e andasse in
giro con la lingua penzoloni.
L'altro giorno Sofia  venuta da me in lacrime perch
Claire le aveva detto che i peli neri che le crescono
intorno ai capezzoli sono schifosi e faranno scappare gli
uomini. Sofia era pronta a strapparseli. Le ho detto di
non farlo. Ricresceranno ancora pi spessi e pi neri. E
poi non riuscir a sbarazzarsene. Claire sa che Sofia  ossessionata
dal suo corpo. Penso sia tipico delle italiane,
preoccuparsi tanto di come ci si presenta agli uomini.
Sofia dice sempre che vorrebbe fare una bella figura a letto, anche se non  mai stata a letto con un uomo.
Hai mai visto le tette di Claire? le ho chiesto. Sembrano delle salsicce.
Lei si  sbottonata la camicia e si  tirata gi il reggiseno.
Che ne pensi? ha chiesto. Dimmelo onestamente.
Mentre lei li sorreggeva con le mani, ho guardato i suoi
seni minuscoli. I capezzoli erano di un rosa pallido che si
confondeva con il biancore della pelle. Intorno a ogni capezzolo
c'erano tre o quattro peli neri e molto lunghi. Non avevo mai visto niente del genere.
Hai un seno bellissimo, ho detto. Davvero bello. A chi importa di qualche pelo?
Sofia si  messa a ridere. Ride sempre di se stessa, appena
smette di piangere. Fa sempre strane diete, tipo mangiare
due prugne e un fico secco prima di ogni pasto. Sa
di essere sciocca. Ma non pu farne a meno. Sono sicura
che la prossima settimana scender gi a colazione a rimpinzarsi
di ciambelle al miele e porridge. Non riesce a dimagrire.
Non capisco perch ci provi.
In un certo senso Sofia mi  pi simpatica di tutte le
altre, ma mi d fastidio che sia sempre cos pronta a credere
a qualsiasi stupidaggine, solo perch chi la dice si d
arie da esperto, che si tratti di sesso o del significato della
vita. Ieri, a colazione, l'ho sentita dire: Quindi non c'
nessun motivo per continuare a vivere. La vita non ha significato.
Non c' nulla che abbia senso. Perch viviamo,
se alla fine ci aspetta solo la morte?
In effetti non ha torto.
E mentre diceva queste cose teneva in mano una
ciambella coperta di zucchero, pronta ad addentarla. 
sempre colpa di Dora. In questo periodo sta studiando
Camus e Sartre, e deve aver propinato a Sofia un mare
di scemenze sull'esistenzialismo e sul senso della vita.
O piuttosto sulla mancanza di significato della vita. Sofia
non li legge mai, quei libri. Ascolta soltanto quello
che dice Dora e si deprime ancora di pi per il divorzio
dei suoi genitori.  questo che la deprime, non le
astrattezze filosofiche. Che importanza ha quel che scrive
Nietzsche, se stai bene? Quando Sofia ha fatto quella
dichiarazione, siamo scoppiate a ridere tutte quante.
Anch'io.
Le ho gridato: Vale la pena di vivere per le ciambelle con lo zucchero.
Una citazione da Nietzsche, prima che restituisca il libro a Dora:
Pi intelligente! Pi intelligente in ogni fibra, come il mio serpente!.
...
NOTA: Ulteriore citazione di Nietzscheda Cos parl Zarathustra. FINE NOTA.
...
Sono stufa di Dora.
...
.
...
24 settembre.
Sono tornata con dieci minuti di ritardo dall'allenamento
di hockey. Mentre salivo le scale di corsa, ho pensato
che con la mia fortuna questo sar l'unico pomeriggio in
cui Mrs Halton decider di controllarci e dovr restare
chiusa a scuola per punizione e questo weekend non potr
andare a cena nel quartiere cinese. Ho svoltato l'angolo
del corridoio e ho visto qualcuno infilarsi nella porta di
fronte alla mia stanza. Ovviamente avrebbe potuto essere
chiunque, con quella lunga gonna blu e la camicetta bianca
con le falde all'infuori, ma sapevo che era Lucy. Quando
sono arrivata davanti alla camera di Ernessa, la porta era
chiusa. Sembrava un enorme occhio vacuo.
Avevo ragione. Lucy non era in camera. Di cosa parlano
quelle due? Non pensavo che avessero qualcosa da dirsi.
...
.
...
25 settembre.
Ieri Sofia ha fatto una cosa strana.  andata da Miss
Rood a parlarle del suo senso di angoscia e disperazione.
Miss Rood non  esattamente il tipo di persona con cui mi
verrebbe voglia di confidarmi. Ma a Sofia Miss Rood piace
sul serio, e ci parla in continuazione. Miss Rood  gentile
con Sofia perch viene da una buona famiglia. Le 
quasi indifferente che suo padre sia italiano. Quel tipo di
provenienza straniera  accettabile. Italia vuol dire Roma,
e Rinascimento, e tutto il resto. Per un'ebrea dell'Europa
dell'Est  tutt'altra faccenda. La civilt occidentale non 
cominciata al confine tra Polonia e Russia. Miss Rood ci
sopporta. Non ne fa un segreto.
Dora mi ha detto che Ernessa  ebrea. Cos siamo in
tre, pi o meno. Ma sono sicura che i parenti di Ernessa
non vengono da una citt impronunciabile che non esiste
pi. Saranno stati di Praga, Varsavia o Budapest. A Dora
piace pensare di essere ebrea anche se sua madre viene
da una famiglia di banchieri anglosassoni e protestanti di
Boston, e lei non ha mai messo piede in una sinagoga. Ma
siccome suo padre  ebreo e fa lo psichiatra, lei  convinta
che essere ebrea la faccia apparire pi intellettuale. Almeno
io sono ebrea al cento per cento. Entrambi i miei genitori
sono ebrei di nascita, e tali si definiscono.
Miss Rood ha ascoltato Sofia per un'ora; poi l'ha mandata
via con un libro sotto il braccio. Era la sua copia
personale di Rinascimento di Walter Pater. Lo so perch
quando ho aperto la copertina, verde e scolorita, ho visto
il suo nome sul risguardo: Hilda Rood. A me Miss Rood
non presterebbe mai un libro. E naturalmente non immagina
che Sofia non lo legger mai.
Adesso capisco dove ha preso il nome per il suo cane. 
come se l'avesse chiamato Platone. Praticamente non c' pomeriggio
in cui non la veda portare a spasso Pater intorno al
Campo di sopra, con quel suo lungo impermeabile beige e le
scarpe marroni con le stringhe. Potrebbe mettersi qualsiasi
tipo di scarpa, ma sceglie quelle con le stringhe per darci il
buon esempio. A noi non importa un fico secco degli esempi.
Vorremmo solo poterci mettere i mocassini a scuola. Pater
tira sempre il guinzaglio, e lei cerca sempre di trattenerlo.
Il suo abbaiare stridulo si riverbera smorzato nell'aria ferma
dell'autunno, come se avesse la bocca imbottita di lana.
Mi sono seduta nella grande poltrona sotto la finestra
di Sofia a leggere le ultime pagine di Pater. Poi ho letto
a Sofia dei brani a voce alta, cos sapr cosa dire quando
riparler con Miss Rood. Come il pezzo in cui Pater cita
Victor Hugo: Siamo tutti sotto sentenza di morte, ma
con una specie di dilazione indefinita.
...
NOTA: Citazione dal Diario di un condannato a morte di Victor Hugo. FINE NOTA.
...
L'ho letto con un forte accento inglese, e abbiamo riso come pazze.
Miss Rood: capelli grigi brizzolati con sfumature castano
rossicce simili a macchie di ruggine, ultime tracce della sua
giovinezza; occhi celeste slavato dietro occhiali dalla pesante
montatura rosa, pelle chiazzata. Le sue grandi mani rosee,
sulle quali le vene affiorano come fili elettrici ritorti,
hanno davvero girato queste pagine e sottolineato alcuni
brani. Che pu saperne di arte, di bellezza, di idee difficili
e scintillanti, una come lei che passa la vita tenendo
a bada centinaia di giovani donne? Miss Rood che arde
della fiamma dell'estasi? E vecchia e consumata. Mentre
leggevo mi  venuta in mente un'immagine di Miss Rood
tutta impettita e rigida davanti al suo leggio in Aula magna,
mentre dirigeva il nostro coro sollevando le braccia e
intonando con voce stridula le prime note dell'inno quotidiano,
subito coperta dalle nostre voci pi alte e pi pure.
Non ho potuto pi leggere per Sofia. Ho fatto finta di non riuscire a smettere di ridere.
...
.
...
27 settembre.
Ieri sera c' stata la nostra cena nel quartiere cinese.
Avremmo dovuto essere in dieci, ma Ernessa non  venuta.
Sofia, Carol, Betsy, Kiki, Charley, Lucy, Dora, Claire e io.
All'inizio anche Lucy non voleva venire perch aveva tantissimi
compiti, ma alla fine l'abbiamo convinta, e io le ho
promesso di aiutarla con la sua tesina di lettere. Non  granch
come quartiere cinese, e si trova in una zona fatiscente
della citt, ma comunque ha un'aria esotica. Mi piacciono
quelle travi rosso e oro, curve come i tetti di una pagoda, e
tutti quei neon e le insegne nere a caratteri cinesi. E un'isoletta
di luci brillanti circondata da edifici bui e parcheggi
vuoti. Charley e Kiki abbiamo dovuto trascinarle dentro;
stavano cercando di comprare un po' di marijuana in strada.
Una volta entrate, ci siamo dirette verso la sala posteriore
del ristorante e ci siamo sedute intorno a un grande
tavolo tondo, con una piattaforma rotante al centro.
 stata una fortuna che ci avessero sistemate per conto
nostro, perch facevamo un gran baccano; Charley, Kiki
e Betsy continuavano a inventare battute stupide e maleducate
sui camerieri, e a imitare il loro accento. Sofia mi
ha presa per un braccio e mi ha fatta sedere vicino a lei.
Abbiamo ordinato piatti diversi e poi ce li siamo divisi.
C'era cibo in abbondanza, e cos ho continuato a mangiare
e a bere t e a far girare vorticosamente la piattaforma al
centro del tavolo.
Chiss perch, durante la cena Dora si  chinata verso
di me e mi ha detto: Lucy  bellissima stasera.
Lucy era seduta proprio di fronte a noi. Aveva il viso
accaldato, le labbra rosse e gli occhi lucidi, come se avesse
la febbre. Le luci erano basse, e la candela davanti a
lei tremolava, nascondendo il suo volto nell'ombra e poi
illuminandolo all'improvviso. Effettivamente era bellissima
questa sera; c'era qualcosa di sorprendente nella sua
espressione. Mi ha guardato anche lei, e ho capito che era
infelice.
Ho continuato a fissare Lucy e sono arrossita, come se
Dora mi avesse fatto un complimento. Ieri sera Lucy sembrava
un'innamorata: se ne erano accorte tutte. Dora aveva
soltanto espresso a parole quel che anche noi avevamo notato.
Mi sentivo imbarazzata e compiaciuta al tempo stesso.
Ieri notte non sono riuscita a dormire. Dev'essere stato
tutto quel t che ho bevuto. Oggi sono esausta.
Lucy ha appena fatto capolino da me. Le ho detto che
sar da lei tra un minuto. Anche lei ha l'aria esausta.

29 settembre.
 un secolo che Lucy non si fa vedere all'ora del silenzio.
Sono sicura che  dall'altra parte del corridoio con
Ernessa. Non so perch Lucy abbia scelto tedesco e francese,
a parte il fatto che suo padre insiste sull'importanza
di conoscere entrambe le lingue. Va malissimo in tedesco,
anche peggio che in francese. Si affligge molto per
questo. Non me la prendo con lei perch sta sempre con
Ernessa. Ho pi tempo per scrivere il mio diario. Quel
che non capisco  perch Ernessa sia cos interessata a
Lucy, che  dolce e meravigliosa ma non  affatto il suo
tipo. Non legge mai un libro a meno che non sia assegnato
per compito. E non riesce quasi mai ad arrivare in
fondo. Dora e io siamo pi il suo tipo. Ma se pu servirle
a migliorare un po' in tedesco, e se ce la fa a resistere in
quella stanza putrida... L'unica altra persona che mette
piede li dentro  Charley, ma forse l'odore dell'erba
copre tutto il resto. Del resto, Charley farebbe praticamente
qualsiasi cosa per un tiro di canna. Ma Lucy  diversa.
 molto perbene.
Una stanza cos grande, ed Ernessa la lascia vuota come
la cella di un monaco. Lei  un monaco. Una suora, cio.
Non mangia mai una merendina, non beve una bibita, e
non sembra che ne senta la mancanza. L'unica cosa che fa
 fumare tantissimo. Le suore non fumano, forse. Lei si
precipita in sala ricreazione subito dopo cena per accendersi
una cicca, senza nemmeno aspettare il caff. Se non
bevessi un po' di caff dopo cena non riuscirei proprio
a studiare. Mangio sempre un sacco, e quando comincia a
fare freddo nella mia stanza c' un caldo asfissiante, anche
con la finestra aperta. Apro un libro e comincio a leggere,
ma mi si chiudono gli occhi e...
Non credo che Ernessa apra mai la finestra nella sua
stanza. Deve essere per questo che puzza cos tanto. Ho
bussato da lei una volta che stavo cercando Lucy. Non
ha detto solo Avanti. E venuta alla porta e l'ha aperta
personalmente. Stava l in piedi, occupava tutta la soglia
e aspettava di sentire cosa mai potessi volere da lei.
Quanto a me, mentre aspettavo che la porta si aprisse mi
era quasi venuto da vomitare. Ho avuto difficolt perfino
a dire: Sto cercando Lucy. Sai dov'? Sar molto
intelligente e interessante, ma mi fa sempre sentire una
scocciatrice. Non busser mai pi alla sua porta.

30 settembre.
C' qualcosa che non va in me? Non ho desideri. Le altre
non possono fare a meno di mangiare o fumare o drogarsi
o parlare al telefono o comprarsi dei vestiti o andare
alle feste o ascoltare la musica o stare con i ragazzi. Io non
ho bisogno di nessuna di queste cose.
Ieri sera Sofia  venuta in camera mia dopo che si erano
spente le luci. Moriva di fame. Voleva tentare un'incursione
in cucina. L'anno scorso alcune ragazze sono state scoperte
e sono finite in un mare di guai: da allora, nessuna ci ha
pi provato. Lucy era contraria. A lei non piace affatto infrangere
le regole, ma io ho detto che ci stavo. Abbiamo
convinto Lucy, poi Sofia  uscita dalla finestra e ha camminato
sulla grondaia per andare a chiamare Charley nella
stanza accanto.
 stata Charley a scoprire le grondaie due anni fa, quando
eravamo al primo anno e dormivamo all'ultimo piano.
Una notte mi sono svegliata e lei era fuori, a picchiare sui
vetri come un enorme pipistrello. Ho aperto la finestra e lei
 caduta nella mia stanza. Aveva coperto tutto il tragitto tra
la sua stanza (tre porte pi gi nel corridoio) e la mia strisciando
lungo la grondaia. All'inizio mi sono detta che era
pazza ad aver fatto una cosa del genere al quarto piano. Se
cadi  finita. Ma le grondaie sono di rame e saranno larghe
trenta centimetri, quindi se cammini carponi e non guardi
gi non  poi cos terribile. Dopo un po' lo facevamo tutte.
Quell'anno sono stata beccata solo una volta in camera
di Charley dopo che le luci si erano spente, anche se l'insegnante
di corridoio era Mac. Si fermava in corridoio dopo
che si erano spente le luci, aspettando di coglierci di sorpresa
mentre passavamo da una camera all'altra. Mi dispiace per
quelle poverette del primo anno. Le sta tormentando come
ha tormentato me appena ho messo piede in quel corridoio.
Naturalmente Charley era dispostissima a venire con
noi. Adesso che mi ci fai pensare, ha detto, ho un
cazzo di vuoto di stomaco.
Abbiamo deciso di aspettare fino a mezzanotte.  l'ora
in cui la centralinista dell'ingresso principale, Miss Wells,
va a dormire. Siamo scese direttamente per la scala principale,
in pigiama, come se fossimo in pieno giorno. Al
buio, la sala da pranzo sembrava vuota oltre ogni immaginazione.
I tavoli tondi erano tutti attorniati di sedie, e non
c'era nessuno seduto. Abbiamo attraversato la sala di corsa,
per paura che il silenzio ci raggiungesse e ci afferrasse.
Abbiamo subito visto il guardiano notturno, seduto in
fondo alla cucina a leggere il giornale e a mangiare cracker.
Ha abbassato il giornale e ci ha sorriso. Noi volevamo scappare
di sopra, ma Charley gli  andata incontro e ha cominciato
a parlare con lui.  incredibile quant' grintosa. Noi
tre siamo rimaste indietro a ridacchiare, abbracciate l'una
all'altra. Dopo un po', Charley ci ha chiamate con un cenno.
Sofia e Lucy erano spaventatissime, tanto che ho dovuto
trascinarmele appresso.
- Vi presento Bob, ha detto Charley. Non vi preoccupate,
 un tipo in gamba. Non dir niente. Vuol fare un
gioco con noi. Se riusciamo a indovinare qual  il suo vero
lavoro, possiamo strafogarci. Ci lascer prendere tutto
quello che riusciamo a far stare nella federa di un cuscino.
Cereali, merendine, ogni sorta di prelibatezze. Possiamo
fare tre tentativi. Uno per sera, per tre sere di seguito. Come
la storia dello gnomo Tremotino. Insomma, una baggianata
totale. Qual  la nostra prima ipotesi?
Ci siamo strette a cerchio. Nessuna di noi osava guardare
Bob, ma Charley non era minimamente turbata. Usciva
con le pi grandi gi quand'era al primo anno, gli faceva
da mascotte. E forte, mascolina, non ha paura di niente.
Non le importa se la pescano a fare qualcosa di sbagliato. Il
primo tentativo l'ho fatto io. Ero sicura di sapere la risposta.
 un poeta, e fa questo lavoro per potersi mantenere.
Mio padre lavorava in banca durante il giorno e scriveva
poesie di notte, a volte per tutta la notte. Gli avevano persino
offerto dei posti da insegnante, ma lui aveva voluto
restare in banca. Gli piaceva.
Ovviamente la risposta era sbagliata.
Se ci avessi pensato un pochino, Bob non sembrava per
niente un poeta.  stempiato, ha i capelli castani tutti spettinati
e gli occhiali spessi. Sembra un demente. Se fosse
stato un poeta sarebbe stato l a leggere Keats o Shelley,
invece del giornale della sera. Ce l'avevano tutte con me
perch avevo sprecato un tentativo. Siamo corse di sopra.
Le cuoche arrivano prestissimo al mattino per preparare
i panini dolci per la colazione. Sofia era scocciatissima. 
tornata a letto con la fame.
...
.
...
OTTOBRE.
...
.
...
1 ottobre.
Anche il secondo tentativo, rappresentante di scarpe,
era sbagliato. Era venuto in mente a Charley mentre era fumata. Non credo che riusciremo mai a indovinare.
A meno che non lo seguiamo nei boschi come
lo gnomo Tremotino. Ma per tutta la giornata non abbiamo
parlato d'altro. Stanotte Lucy vuole portare con
noi Ernessa. Pensa che avr una buona idea. Io non ho
detto una parola.

2 ottobre.
Be', abbiamo la nostra federa piena di roba da mangiare.
Per non mi va niente, non sono dell'umore.
Ernessa  comparsa nella stanza di Lucy appena passata
la mezzanotte, e siamo scese tutte insieme. Quando siamo
arrivate in cucina, Bob era seduto sulla solita sedia a leggere
il giornale e a sgranocchiare cracker, come se negli
ultimi tre giorni non si fosse mai mosso da l. Il suo pullover
grigio era coperto di briciole.
Fa sempre finta di non accorgersi di noi finch non gli
arriviamo proprio davanti.
Ernessa non ha detto una parola;  rimasta immobile,
a perquisirlo con gli occhi.
- Vedo che avete portato una nuova amica stasera, -
ha detto Bob, abbassando la pagina dello sport per guardarci
meglio.  un po' un imbroglio. Credete che se la
caver meglio di voi?
- Che c' di tanto misterioso? ha detto Ernessa. 
un becchino.
Bob era sbalordito. Il giornale gli si  accartocciato in
grembo. Ha ragione. Di giorno lavoro nell'impresa funebre
di mio zio. Imbalsamo cadaveri, li vesto, li trucco
e gli metto i gioielli, gli pettino i capelli. Come hai fatto
a indovinare?
- Ho sentito l'odore entrando in cucina, ha risposto
Ernessa.
- Come fai a sapere che odore ha un'impresa di pompe
funebri? le ho domandato.
- Ci sono stata quando mio padre  morto. Sono sensazioni
che non dimentichi pi.
Ernessa parlava tenendo gli occhi fissi su Bob, ma nessuna
le badava. Si stavano gi precipitando a riempire la
federa. Io sono stata l'unica a sentire la sua risposta. L'aria
aveva l'odore untuoso della carne marinata che avevamo
mangiato per cena. Il cibo, il gioco, il guardiano notturno
che sgranocchiava i suoi cracker, era tutto cos stupido.
Ernessa non ha voluto niente da mangiare. E neanche
Charley. Sta diventando molto strana sul mangiare, perch
 sempre sballata dal fumo. La nostra avventura era
finita, ma non so cosa ne pensassero le altre. Nessuna ha
aperto bocca. Sofia si  portata a letto una scatola di cereali.
Abbiamo infilato la federa in fondo all'armadio di
Lucy e siamo andate dritte a dormire.
Non ha sentito nessun odore; l'ha capito appena entrata
nella stanza.

4 ottobre.
A volte dimentico che posto strano  la Villa. Mi ci sono
talmente abituata che tutto comincia a sembrarmi normale.
Stasera Sofia e io eravamo vicino al banco della reception
in attesa che suonasse la campanella per la cena. Ero
seduta in grembo a Sofia, con le gambe che penzolavano
dal bracciolo della sedia. Dietro il banco c'era Miss Olivo:
passa tutta la giornata l, a rispondere al telefono e a registrare
l'entrata e l'uscita delle ragazze. Non fa nient'altro.
- Ragazze, ci ha strillato a un certo punto con quella
sua voce irritante, non state sedute cos! Non  decoroso
per due signorine.
Io sono balzata in piedi. C'era una tale durezza nella
voce di Miss Olivo, come se davvero avessi fatto qualcosa
che non andava, quando invece me ne stavo innocentemente
seduta in braccio alla mia amica. Appena mi sono
alzata, Miss Olivo ha distolto lo sguardo. Io le ho piantato
gli occhi addosso. Era seduta al bancone, con le mani intrecciate
sul registro blu. Ciondolava la testa da una parte
all'altra, come fa per tutta la giornata, e a un certo punto
si  persino messa a canticchiare uno scialbo motivetto.
E quello sarebbe un comportamento decoroso?
La campanella ha suonato, e Sofia mi ha trascinato per
il braccio in sala da pranzo. Appena fuori dalla sua visuale,
siamo scoppiate a ridere come matte.

5 ottobre.
Magari potessimo parlare di libri o di politica o di qualsiasi
altra cosa a parte il sesso, il cibo e la droga.  sempre
la stessa solfa. Tutte dicono sempre la stessa cosa fino allo
sfinimento. Stasera ho realizzato il mio desiderio, pi o meno.
Eravamo sedute in sala ricreazione dopo cena. Tutte
in silenzio. Nessuna aveva niente da dire. Lucy ed Ernessa
erano in disparte, a parlare tra di loro. Non so di cosa parlino,
ma dubito che discutano di poesia tedesca. Dubito che
Lucy sappia addirittura chi  Rilke. A un tratto, Sofia ha
detto: Ho fatto qualche chiacchierata con Miss Rood, e
ho deciso che la vita non  priva di significato, in fin dei
conti. C' cos tanta bellezza tutto intorno a noi. Tocca a
noi scoprirla e dare uno scopo alle nostre vite.
- Dare uno scopo alle nostre vite? Che razza di citazione
ti sta propinando? ha chiesto Dora.
- Walter Pater, ho risposto io. Sapevo che Sofia aveva
gi dimenticato quello che le avevo letto, cos ho declamato:
Arder sempre con questa forte fiamma pura come una gemma, mantener questa estasi  il successo nella vita.
...
NOTA: Citazione di Pater da: Il Rinascimento. FINE NOTA.
...
Esatto, ha detto Sofia.
Quella roba era morta e sepolta gi nel 1890, ha
detto Dora, insieme a Miss Rood. Non farti prendere
in giro. Miss Rood non  una persona vera.  un fossile.
- Forse l'arte ci pu davvero salvare, ho detto. Ci
mostra che esiste qualcosa oltre le nostre vite incasinate.
- Che cosa ha mai fatto l'arte per te? mi ha chiesto Dora.
 gelosa di me perch ho dei genitori artistici. Avrei
dovuto alzarmi e andarmene in quel preciso momento,
ma lei non ci avrebbe neanche fatto caso. Era troppo occupata
a fare la lezione a Sofia, che la stava ascoltando a
bocca aperta.
- La vita  assurda, ha detto Dora. Devi imparare
a essere impavida e a trionfare su quell'assurdit, senza
far finta che non sia vera. Devi seguire l'insegnamento di
Nietzsche: impugnare il tirso, essere tragica. Sofia sembrava
sconvolta dall'allusione a Nietzsche. (Non ha mai
capito neanche come pronunciare il suo nome, figuriamoci
leggere i suoi libri. Ma suona germanico e profondo).
- Che cazzo  il tirso? ha gridato Kiki da dietro di noi.
-  l'attrezzo rituale dei greci, ha detto Dora, un
bastone intrecciato con tralci di vite. Lo tiene in mano
Bacco. Tu sai tutto in proposito.
- Io? ha chiesto Kiki.
- Bacco simboleggia l'ubriachezza e il sesso, ha detto
Dora. Il tirso  un uccello gigante.
Tutte hanno cominciato a ridere. Vaffanculo, ha
detto Kiki, pane al pane. Sappiamo tutte che Kiki ha perso
la sua verginit a quindici anni, o forse a quattordici, e
ha gi avuto parecchi fidanzati.
Mentre stavamo ridendo di Kiki e io pensavo tra me
a quanto detestassi Dora,  arrivata Ernessa. Si  messa
proprio dietro a Sofia, e ha detto a Dora: Penso che le
idee di Nietzsche, se vuoi chiamarle cos, siano piuttosto
riduzioniste, per non dire semplicistiche.
- Cosa vuoi dire esattamente? ha chiesto Dora. Non
 abituata a essere sfidata.
- Nietzsche divide il mondo in due. Il Dionisiaco e
l'Apollineo. Il razionale e l'irrazionale. Acceso-spento.
Notte-giorno. Non c' niente in mezzo.
- Nient'altro a parte la vita di tutti i giorni, noiosa e
ipocrita. Questo basta alla maggior parte della gente, ma
non significa davvero essere vivi.  come essere le anime
morte di una festa.
- Ma che cosa significa essere davvero vivi? ha chiesto Ernessa.
- Non avere nessuna paura, ha risposto Dora.
-  tutto qui? Allora potresti cominciare rinunciando
al tuo prezioso Nietzsche. Essere davvero vivi  una sensazione
completamente diversa.  come l'estasi senza la
perdita di s. Ernessa si  rivolta a Kiki e ha aggiunto:
- Come avere un orgasmo con gli occhi aperti.
Dora ha distolto lo sguardo da Ernessa e si  rivolta a noi. Ernessa  un falso profeta. Credete con me alla vita dionisiaca e alla rinascita della tragedia. Il tempo dell'uomo socratico  finito: inghirlandatevi di edera, prendete in mano il tirso, e non vi meravigliate che la tigre e la pantera si accovaccino carezzevolmente ai vostri ginocchi. Ora osate essere uomini tragici, giacch sarete liberati!.
...
NOTA: F. Nietzsche, da: La nascita della tragedia. FINE NOTA.
...
La nascita della tragedia, ha detto Ernessa.
Eravamo tutte senza parole.
Condividevano un segreto dal quale io ero esclusa. Sono dovuta scendere in biblioteca pi tardi per cercare la citazione. Non riuscivo proprio a ricordarmela.
Nessuna ha neanche riso.
Oh no, ancora il tirso? ha detto Kiki. Basta coi simboli, preferisco quello vero E si  alzata per andarsene.
Ho immaginato Dora nella sua stanza, tutta intenta a studiarsi il suo Nietzsche, imparando a memoria le citazioni al solo scopo di farci sentire stupide e plebee.
Ernessa le aveva fornito un'occasione perfetta per mettersi in mostra.
La campanella ha suonato per l'ora di studio, tutte hanno spento le sigarette e si sono precipitate di sopra.
Io sono stata l'ultima a uscire dalla sala ricreazione. Continuavo a fissare il divano ormai vuoto, la fodera di plastica blu che ci si appiccica alle cosce sudate, sperando che mi rivelasse ci che mi era sfuggito in quella conversazione.
Non  stato cos. Magari fossi come Ernessa e potessi tenere testa a Dora. Ma anche se sapessi di cosa sto parlando, Dora comunque non mi prenderebbe sul serio. Si rifiuta di farlo. Quando Ernessa parla, nessuno la pu ignorare. Ne parler con Miss Norris la prossima volta che la vedo. Sono sicura che me lo sapr spiegare.
...
.
...
6 ottobre.
Mi sento incredibilmente ottusa.  l'unica definizione
possibile. Il mio cervello  totalmente privo di acume.
Ho portato il mio diario a lezione di greco e ho letto a
Miss Norris quel che avevo scritto sulla discussione dell'altra
sera (con le opportune correzioni). Quando ho finito,
lei ha detto: Devi capire, cara, che la Grecia delle grandi
tragedie era un luogo straordinario, in cui si conciliavano le
contraddizioni pi estreme. Culti religiosi, magia e albori
della scienza. Razionalit e irrazionalit. Bellezza e violenza.
Gli opposti erano uniti. Perfino in Platone si trovano
le idee pi strane. Per quello che posso capire, la tua amica
Ernessa pensa a se stessa come a una creatura dionisiaca,
un'anima in rivoluzione permanente, che per riesce anche
a vedere con chiarezza e a mantenere il controllo.
Ha taciuto un istante e mi ha sorriso. L'antica Grecia
 cos estranea al nostro modo di pensare, mia cara.
Tendiamo a interpretarla nel modo che ci fa pi piacere.
Come i sogni.
Volevo dirle che Ernessa non era assolutamente amica
mia, e invece le ho detto che non capivo bene. Cos'
questo gran parlare di dionisiaco e apollineo?
- Scrivi sul diario quello che ho detto. Potremo tornarci
sopra pi avanti.
Il fatto  che non sono intelligente come Dora ed Ernessa,
e non mi importa granch di studiare filosofia.

7 ottobre.
Ernessa ha smesso di chiedermi di firmare la presenza
per lei a colazione. Deve aver trovato qualcun altro che
lo fa. Le ho detto: Dovresti alzarti in tempo per la colazione.
Ti perdi il pasto migliore della giornata. Mrs Wing
arriva alle quattro per preparare le girelle, il crumb cake e
le ciambelle. Sento l'odore dei panini freschi per tutto il
tragitto fino alla mia stanza.  quello che mi tira gi dal
letto al mattino.
- Quel genere di cibo non mi interessa, ha detto. 
troppo dolce. Tutto quello zucchero. La morte bianca.
Che genere di cibo le interessa? A pranzo non c' mai.
Va direttamente in camera sua dopo le lezioni. Una volta
ha cenato al tavolo dietro il mio, ma toccava a lei servire,
e ci ha messo cos tanto che quando si  seduta era quasi
ora di sparecchiare. Se c'era qualcosa di buono, era sempre
lei a offrirsi volontaria per andare a prendere un'altra
porzione in cucina. Nel frattempo, non faceva che spostare
il cibo nel suo piatto. Ho continuato a guardarla finch
non ho incrociato i suoi occhi neri. A quel punto ho
dovuto distogliere lo sguardo. Naturalmente ha rifiutato
il dessert, anche se era un ciambellone di fiocchi di granturco
caramellati con gelato al caff. A quel dolce nessuno
pu resistere.
- Oh, Ernessa, sei a dieta? le ha chiesto Mrs Davenport
in tono civettuolo.
Non ha bisogno di mettersi a dieta. Ha un corpo bellissimo,
sodo, muscoloso, forte e non troppo scarno. Fuma
come una ciminiera.  sempre la prima a scendere in
sala ricreazione dopo cena, e ci passa un sacco di tempo
anche nel weekend. Aspira il fumo cos intensamente da
farti credere che voglia risucchiarsi in gola la sigaretta accesa.
Fuma come un uomo. A me va sempre il fumo negli
occhi, e ho difficolt a tenere la sigaretta tra le dita. Non
mi piace neanche tanto fumare. Lo faccio solo per ciondolare
un po' in sala ricreazione. Non scrocco mai pi di
una sigaretta al giorno.

10 ottobre.
Non avrei mai creduto che Lucy potesse darmi sui nervi.
Ha deciso di rimanere a scuola questo weekend, e io
ho dato semplicemente per scontato che avremmo fatto
qualcosa insieme. Quando sono entrata nella sua stanza
dopo colazione, lei non c'era. Il letto era rifatto, e tutte le
porte erano chiuse. Nessun'altra sapeva dove fosse. Sono
corsa gi e ho guardato il foglio delle uscite. Sia Lucy che
Ernessa avevano firmato alla stessa ora: le 7,30 del mattino.
 tornata appena in tempo per la cena, e non ho avuto
modo di parlarle finch non  stata ora di prepararsi per
andare a letto. Mi sta evitando.
All'inizio non mi ha voluto dire dov'era stata. Sono
uscita e basta. Sono andata in giro per conto mio. Alla
fine l'ho costretta a parlare, dicendole che sapevo che lei
ed Ernessa avevano firmato l'uscita insieme. Forse non
avrei dovuto dirglielo. Ha risposto che sono andate a cavallo
tutto il giorno, in campagna. Quando l'ho costretta a
raccontarmi dove era stata era arrabbiatissima con me. Io
stavo malissimo perch mi sentivo come se le avessi estorto
qualcosa che non voleva dirmi. Le ho chiesto perch stesse
facendo cos tante storie. Pensavo che te la saresti presa
con me perch non ti ho chiesto di venire, ha detto. Ma
so che non ti piace cavalcare. E il tempo era cos bello che
non sono riuscita a resistere. Sembrava quasi estate.
Sono entrata in camera mia e ho chiuso entrambe le porte
dietro di me. Non le ho sbattute. Le ho chiuse piano.
Per dimostrarle che non voglio avere niente a che fare con
lei. Non mi importa di come passa il tempo. Non sono mica
il suo guardiano.
Non ti piace cavalcare, dice. In vita mia non sono
mai salita in groppa a un cavallo, e Lucy lo sa. Gli animali mi fanno paura.

11 ottobre.
Passeggiavo nell'Orto Botanico con mio padre. Era una
splendida giornata di sole, eppure c'era vento e faceva freddo;
ho preso a braccetto mio padre e mi sono stretta a lui.
Era l'inizio della primavera. Le foglioline perfettamente
formate si stavano schiudendo, e i boccioli dei fiori sugli
alberi erano ancora verdi. Ho pensato tra me: come faccio
ad aspettare un'altra settimana che i fiori si aprano e
mostrino i loro colori? Sapevo esattamente dov'ero e quali
alberi stavo guardando: le magnolie del viale, con i loro
rami scuri e contorti e i boccioli gonfi e increspati come il
pugno di un neonato che sta per aprirsi e rivelare... nulla.
Ma se ero accanto a mio padre, con la testa appoggiata
sulla sua spalla, perch ero anche in disparte, a guardare
da lontano quelle due persone a braccetto di fronte a un
mare di vellutati fiori di magnolia, che si erano materializzati
all'improvviso nei pochi secondi in cui avevo voltato
la testa? La mano tesa di mio padre indicava qualcosa
in lontananza. Parlava, ma non riuscivo a sentire, perch
era lontanissimo. Mio padre indossava il soprabito e il
berretto di lana marrone che portava sempre, ma io non
avevo nessuno dei miei vestiti. Portavo un cappotto nero
e un basco nero. Poco alla volta mi sono resa conto che
quell'uomo era mio padre, ma la persona al suo fianco non
ero io. Dalla camminata disinvolta si capiva che era una
ragazza, non una donna. Un'altra ragazza che passeggiava
con lui nell'Orto.
Se ne sono andati. Nessuno dei due si  voltato a guardarmi.
Non ho potuto seguirli. Non riuscivo a muovermi.
Detesto questo genere di sogni. Mi sveglio al mattino
ancora arrabbiata e frustrata perch nel sogno non ho potuto
fare quel che dovevo.

12 ottobre.
Questa mattina, a colazione, Claire ha fatto un commento
spregevole sul tempo che passo con Mr Davies:
-  evidente che sei innamorata di lui, ha detto.  assurda.
 lei quella che lo assilla continuamente, e vorrebbe
andare a trovarlo a casa durante il weekend per poter
conoscere sua moglie. Chi se ne importa di sua moglie?
La situazione  arrivata a un punto tale che perfino io mi
sento in imbarazzo per lei. Mi piace parlare di libri con
Mr Davies. Non sto pi nella pelle quando leggo qualcosa
che mi piace veramente, e non ho nessun altro con
cui parlarne. Ernessa non  amica mia, e Dora si mette
sempre in cattedra. I libri che leggo io non possono certo
interessarle. Non ha ancora smesso di indottrinare Sofia
alle teorie filosofiche. Essere innamorata di Mr Davies
sarebbe come essere innamorata di mio padre. Sono molto
pi innamorata di una persona come Lucy... non sessualmente,
ma emotivamente.

13 ottobre.
Charley  ingovernabile. Sta cercando di farsi cacciare
da scuola, e penso che ci riuscir. Ieri notte lei e Carol
hanno buttato una poltrona in cortile. Ha fatto un rumore
incredibile, come se venisse risucchiata dal terreno e poi
esplodesse a contatto col suolo. Mrs Halton ha sentito il
fragore perch le sue stanze danno sul cortile. E arrivata di
corsa, gridando: Ragazze, ragazze, che cosa  successo?
Eravamo tutte in corridoio, vicino alla porta della camera
di Carol. Mrs Halton  entrata, e Charley si  messa
a strillare: Non siamo riuscite a fermarla! Kiki  andata
dritta alla finestra, l'ha aperta ed  saltata gi. Ha gridato
qualcosa a proposito di...
Mrs Halton  svenuta prima ancora di raggiungere la
finestra: si  letteralmente accasciata a terra. Ho sempre
desiderato vedere qualcuno perdere i sensi. Pensavo che
succedesse soltanto nei libri. Ora Charley e Carol sono
in punizione, e non potranno uscire per due settimane.
Charley era incavolata. Basta affacciarsi alla finestra e
gridare qualcosa per beccarsi una nota; cosa si aspettava
per aver buttato una poltrona fuori dalla finestra? Adesso
non faranno altro che tenerla d'occhio ogni momento.
Baster che faccia gli occhi storti e la cacceranno via. E
poi va sempre in camera di Ernessa a farsi le canne. Si
sballa praticamente tutti i giorni. Non so come faccia ad
andare avanti.
E non mangia neanche tanto, probabilmente per copiare
Ernessa. Perch sono tutte cos affascinate da Ernessa?
Lucy la segue come un cagnolino. Tutte le altre si sforzano
di non mangiare, come fa lei. Charley salta il pranzo e sale
in camera a bere una Diet Coke. Resisteranno al massimo
due giorni. Non capisco perch Ernessa non mangi: i ragazzi
non le interessano, e non si cura granch del suo aspetto.
Per, Lucy e io stavamo giusto parlando di quanto fa impressione
veder cambiare il corpo di Charley. E sempre stata
magrissima, e adesso si sta arrotondando, sta diventando
grossa. Non riesco ad abituarmi a vederla cos. Ogni volta
che la guardo mi sembra che abbia qualcosa che non va.
Non ha seno, n fianchi; sta solo diventando pi larga. Ricordo
la prima volta che l'ho vista. Era appena tornata a
scuola dopo le vacanze, ed era con sua madre in corridoio.
La madre di Charley  grossa, ha le guance rosse e carnose,
i capelli grigi e ricci. Non riuscivo a credere che fosse davvero
la madre dello scricciolo che le camminava accanto. Ma
forse Charley finir per assomigliarle. Un giorno si sveglier
e sar diventata grossa. I suoi genitori hanno piantato una
bomba dentro di lei, e non c' modo di impedire che scoppi.
Far qualsiasi cosa per non sembrare pi vecchia di adesso.
Non permetter che accada. Quando ho finito di apparecchiare
e aspetto la cena nell'atrio del piano di sotto, sfoglio
sempre L'Eco di Brangwyn. Ci sono pagine e pagine di
fotografie: raduni di donne che un tempo erano compagne
di classe, e adesso hanno figli e nipoti. Grasse matrone con
le dcollet nere ai piedi (modelli classicissimi, con i tacchi
a spillo) e borse in tinta. Possibile che una volta fossero come
noi? Hanno le gambe grosse, i capelli corti con la permanente,
niente pi girovita, e vestiti che sembrano dei
sacchi. E l'immancabile filo di perle intorno al collo. Sembrano
esemplari di un'altra specie. E il cambiamento arriva
cos in fretta, dopo pochi anni. Mia madre non sembra una
vecchia.  ancora bella e magra come quando si  sposata.
Un giorno, l'autunno scorso, ho notato che il mio corpo
non era pi piatto. Sono stata presa dal panico. Mi sono
messa a dieta per qualche settimana, e non pensavo ad altro
che al cibo. Appena pensavo alla dieta, dovevo assolutamente
mangiare. Dopo due settimane ho detto a Lucy:
- Non ce la faccio pi. Odio stare a dieta.
- Oh, grazie al cielo! ha esclamato lei. Parlavi solo di quello. Ero stufa di ascoltarti. Adesso possiamo ricominciare
a mangiare i panini al miele nel weekend. Ho
dovuto mangiarli di nascosto mentre eri a dieta.
Ci piace tanto comprare i panini al miele surgelati che
vendono al supermercato, riscaldarli in cucina il sabato
pomeriggio e mangiarli con il t. Passo tutta la settimana
ad aspettare quel momento, quando finalmente possiamo
sederci insieme in cucina e pensare soltanto ai nostri panini
al miele. Quasi non parliamo. Lucy non corre certo il
rischio di ingrassare. Non ha un filo di grasso, a parte una
bizzarra pancetta rotonda.
La sua pancia mi ricorda i quadri che piacciono a mia madre.
Per un po' di tempo, gli unici libri che aveva nel suo
studio parlavano di pittori fiamminghi Memling, David,
Petrus Christus, Van Eyck. Tutte le loro vergini hanno la
pancia rotonda, come Lucy, appena percettibile sotto le vesti
azzurre. Hanno volti esangui, capelli lisci e biondi, fronti
sporgenti. La loro pelle non  mai stata toccata dal sole.
Conoscono il mondo al di fuori delle loro stanze solo per
averlo guardato dalla finestra. E quel mondo  lontano, ma
affollato di piccoli alberi, cespugli, alture rocciose, castelli,
distese di campi con animali, contadini, spighe di grano, e
al di l solo acqua, cielo e nuvole. Dalle finestre della Villa
non si vede niente di simile, solo cespugli, alberi e cancelli
di ferro. Poi pi niente. Le facce delle vergini non sono
neppure graziose. L'unica definizione che mi viene in mente
 pure. Non te le immagini parlare o mangiare qualcosa.
Sono rimasta cos sorpresa quando Lucy ha detto che
parlavo solo della dieta. Non ricordavo di aver detto neanche
una parola. In realt, ce l'ho avuta con lei per qualche
giorno. Mi sentivo cos stupida.  stupido essere ossessionati
da quel che ti metti in bocca.
La figlia di Rappaccini: Padre mio, disse Beatrice con
voce fievole, e mentre parlava si premeva ancora la mano
sul cuore, perch hai inflitto alla tua creatura questo infelice
destino?.
...
NOTA: N. Hawthorne, da: La figlia di Rappaccini e altri racconti. FINE NOTA.
...
Il padre ha lentamente avvelenato la figlia, finch il suo
stesso alito  diventato letale e i fiori freschi che teneva in
mano sono avvizziti. Ma anche l'anima si era infettata?
...
.
...
14 ottobre.
Oggi Lucy e io abbiamo trascorso tutta l'ora del silenzio
a cercare la croce d'oro che porta intorno al collo. Non ha
idea di dove sia finita. Se la toglie soltanto per nuotare, e
non  andata a nuotare per tutto l'autunno. Ha paura che
suo padre andr fuori di testa perch gliel'ha regalata lui
quando ha fatto la Cresima. Abbiamo messo tutto sottosopra per cercarla.
Anche se le croci mi fanno sentire a disagio, Lucy sembra
nuda senza la sua croce. Sono cos abituata a vedergliela
intorno al collo, adagiata nell'incavo roseo delle clavicole.
Mi sono accorta subito che l'aveva persa. Una parte di lei se n' andata.
Abbiamo deciso che se non riesce a trovarla se ne comprer
un'altra. Le prester i soldi se sar necessario. Non
ho idea di quanto costi una croce d'oro.
Ho perso un'ora intera ad aiutare Lucy, e domani ho
un'enorme verifica di matematica, ma non importa. Era
tantissimo tempo che non facevo niente con lei. Ci siamo divertite.
...
.
...
15 ottobre.
Ho la stanza comunicante con quella di Lucy e faccio il corso di lettere con Mr Davies e studio greco con Miss Norris e pianoforte con Miss Simpson, e poi ho Sofia e tante amiche...

16 ottobre.
Una volta mi piaceva l'autunno. Ma l'autunno non sa
se vuole vivere o morire, rinascere o avvizzire.
Una volta volevo a tutti i costi essere felice, normale,
spensierata come Lucy. Non desideravo altro. Pensavo
che vivendo accanto a lei avrei potuto essere come lei.
Pensavo bastasse abbandonarsi agli eventi senza pensarci
troppo, essere esattamente quel che si  e nulla di pi.
Le cose ti passano sopra come un'onda che ti si infrange
sulla testa, e tu ti perdi sott'acqua, priva di peso, senza
sapere se tornerai mai in superficie e senza preoccuparti
di quel che pu accadere. Ma per essere cos bisogna
proprio esserci nati.
Certi giorni mi domando come far ad affrontare una
vita intera di pensieri. Una vita che  solo parole, parole,
parole che mi girano per la testa. Ci sono nata, cos?

17 ottobre.
Oggi (sabato) mi sento molto meglio. Lucy ha deciso di
restare di nuovo a scuola, e abbiamo preso il treno per andare
in citt in giornata. Credo che volesse invitare anche
Ernessa, ma non le ho dato la possibilit di chiederglielo.
Ho detto: Andiamoci da sole. Cos potremo fare quello
che vogliamo.
Abbiamo girovagato per ore. Quando ci siamo stancate
siamo andate a sederci in un parco e abbiamo osservato
le persone che ci camminavano davanti, inventando storie
allucinanti su di loro. Tutti avevano terribili segreti
da nascondere: omicidio, incesto, adulterio, alcolismo. In
realt le storie le inventavo io, e Lucy rideva. Abbiamo
fatto un bel pranzetto e abbiamo mangiato degli enormi
gelati al caramello.  stato perfetto. Tornando alla
stazione ferroviaria, Lucy mi ha trascinato in un negozio
di dischi. Da quando Carol glielo ha fatto ascoltare,
moriva dalla voglia di comprarsi Tea for the Tillerman di
Cat Stevens.
Mentre percorrevamo il largo marciapiede, Lucy cantava
tra s e s e faceva dondolare avanti e indietro la busta
di carta con dentro il disco. Io prestavo poca attenzione
alle parole. C'erano barche lunghe mischiate con chiavi e
porte e spiagge lontane.
- Non capisco bene le parole, ha detto. E tu?
- Non ho mai sentito la canzone, ho risposto.
Deve aver ascoltato il disco di Carol parecchie volte,
perch ha continuato a cantare, e conosceva a memoria
tutte le parole.
- Non ha nessun senso per me, ho detto, seccata. Come
fanno delle barche a conquistarti?
Lucy mi ha guardata e ha sorriso. Scusa. Proprio non
riesco a smettere di cantarla.
Lucy sa che non mi piace quel genere di musica. Cerco
di ascoltarla, ma mi annoia. Lei pensa che io sia terribilmente
snob. A volte non riesco a capire come mai siamo
cos amiche.
Durante il viaggio di ritorno in treno eravamo tutte
e due stanche, quella bella sensazione di sonnolenza di
quando fuori comincia a far buio e tu stai sfrecciando senza
fatica verso la meta. C' gente l fuori, ma tu sei protetto,
al sicuro nel tuo vagone. Attraverso i vetri colorati
dei finestrini il mondo sembra verdastro e distante, come
un vecchio quadro ingiallito. Ho aperto un libro, Lucy ha
appoggiato la testa sulla mia spalla e si  addormentata.
Posso ancora essere felice.

18 ottobre.
Domenica, tutto tranquillo. Stamattina Lucy  andata
in chiesa, e sono sola. Sto cercando di non pensare al fatto
che sono sola. Lucy torner tra due ore. Non  successo
niente da ieri, quindi scriver di Miss Norris.
Questo  il secondo anno che studio greco con Miss
Norris. Ha un appartamento al quarto piano che condivideva
con sua madre, ma adesso vive sola. E vecchia, sar
sulla settantina. Penso che abbia trascorso la maggior
parte della sua vita in questa scuola. Deve essere andata
via per frequentare il college (forse il Brangwyn College
dall'altra parte della strada?) e poi  tornata qui a vivere
con sua madre (che cosa  successo a suo padre?), che insegnava
anche lei greco e latino. Se si trattasse di chiunque
altro, sembrerebbe una situazione contorta, ma visto
che si tratta di lei  perfettamente naturale. Lei  a scuola
ma non fa esattamente parte della scuola. Non la vedo mai
con le altre insegnanti. Sembra non avere bisogno di altro
eccetto i suoi libri, i suoi uccelli e le sue piante. Magari
potessi essere anch'io cos. Mi sento sempre meglio alla
fine della sua lezione, anche se tradurre  duro. Forse  la
luce del sole che inonda le stanze in fondo alla Villa. Al
primo anno sognavo di essere una ragazza pi grande e di
entrare nel suo appartamento.  per questo che ho scelto
greco. Immaginavo che se fossi entrata nel suo regno ne
sarei diventata parte: la luce e gli uccellini cinguettanti e
i misteriosi simboli di quella lingua, come orme di uccelli
nella sabbia. Miss Norris ha i capelli bianchi. La pelle
bianca. Sembra che tutti i colori svaniscano in lei. Quando
posa la mano sul tavolo riesco a seguire il percorso del suo
sangue lungo le vene bluastre, sotto la pelle sottile come
carta. Vedo pulsare il suo sangue. Tutto in lei  fragile e
vecchio. Ma quando sorride e alza le sopracciglia bianche,
sembra una ragazzina. Pu fare quello che vuole. Lascia
che i suoi uccelli girino liberi per l'appartamento, che si
tuffino volteggiando nel fogliame delle piante di fronte alle
finestre, e gli parla come se fossero dei bambini. E loro
si fermano ad ascoltare la sua voce.
Il gran dio Pan: Vedi me che ti sto accanto e senti la
mia voce: ebbene io ti dico che tutte queste cose s, dalla
stella che  appena spuntata nel cielo al solido terreno
sotto i nostri piedi non sono che sogni e ombre. Le ombre
che ci impediscono di vedere il mondo reale [...] ebbene,
forse assisteremo a qualcosa di strano, ma di vero.
Gli antichi sapevano che cosa voleva dire alzare il velo. Era l'equivalente di vedere il dio Pan.
...
NOTA: A. Machen, Il gran dio Pan e altre storie soprannaturali. FINE NOTA.
...
Ma che succede quando qualcuno alza il velo? Dietro quel velo ce n' subito un altro?
...
.
...
19 ottobre.
Mr Davies non ne pu pi di Claire. Si vede. Non si
rivolge quasi mai a lei, e assume un'espressione addolorata
ogni volta che lei si pianta davanti alla sua cattedra
dopo la lezione. Claire escogita qualsiasi genere di scusa
per fermarsi a parlare con lui. All'inizio pensavo che fosse
divertente, ma adesso mi dispiace per Mr Davies. Non sa
cosa fare con Claire. Lui non  il tipo di persona che tratta
bruscamente il suo prossimo. Oggi le ha detto che dovevano
parlare. Ha fissato un incontro per domani. Lei si
 precipitata in Galleria per dirmelo. Immagino che abbia
dimenticato che ce l'aveva con me.
- Credo di piacergli, ha detto senza fiato. Lo capisco
da come mi guarda. Uscendo dalla stanza mi  passato
talmente vicino da sfiorarmi la spalla, e ho sentito l'odore
del suo corpo. Mi ha veramente mandato fuori di testa.
Claire sar stata l a bloccare la porta.
Non capisco come io abbia mai potuto trovarla simpatica.
Quando scoprir cosa ha intenzione di dirle Mr Davies,
si arrabbier di nuovo con me.

20 ottobre.
 successo esattamente quello che avevo predetto. Poco
prima dell'ora del silenzio, Claire  entrata come un fulmine
nella mia stanza, gi in lacrime, e mi ha gridato: Che
cosa hai detto a Mr Davies su di me?
Aveva il viso rosso fuoco, e i capelli umidi le pendevano
sugli occhi bagnati di lacrime. Le ho detto che il suo
nome non  mai stato menzionato in nessuna delle conversazioni
che ho avuto con lui, ma naturalmente non
mi ha creduto.
- Allora perch crede che io sia troppo interessata alla
sua vita personale, per dirla con parole sue?
- Su, andiamo, le ho detto. Non  che proprio non
si veda.
- Ma tu passi tutto il tuo tempo libero seduta vicino
alla sua cattedra a guardarlo con aria trasognata, e lui
non ti accusa di niente! ha urlato. Sembra che tu voglia
saltargli addosso, stai seduta sul bordo della sedia,
tutta protesa...
- Non significa niente. E lui lo sa. Parliamo di libri.
- Anch'io posso parlare di libri con lui, ha ribattuto.
- Ah, si?
- Non credo a una parola di quello che dici, ha gridato.
- Me lo stai mettendo contro! Non vuoi che nessun'altra
parli con Mr Davies. Ammettilo, che lo vuoi tutto per te!
- Non ammetto proprio niente, ho risposto.
- Sei troppo possessiva. Sei cos anche con Lucy. Non
sopporti che abbia altre amiche. Lo sanno tutte. Sbirci sempre
dietro gli angoli per cercarla.
A quel punto ho proprio perso le staffe. Le ho detto
che se non usciva subito dalla mia stanza avrei chiamato
Mrs Halton. Ho temuto di poterla picchiare. Lei ha sbattuto
la porta cos forte che Mrs Halton  venuta lo stesso.
Ho sentito la sua voce dal fondo del corridoio. Ragazze,
ragazze, smettetela immediatamente. Non parler mai
pi con Claire. Non ho idea di cosa intendesse riguardo
a Lucy. Vorrei che Lucy tornasse subito, cos potrei raccontarle
quello che  successo. Poi potr ridere di Claire.
Credo che Lucy abbia una partita di hockey oggi pomeriggio.
Dovr aspettare fino a dopo cena.
Dopo cena.
La reazione di Lucy mi ha sorpreso. In realt, non voleva
assolutamente sentir parlare di Claire. Eravamo in sala
ricreazione, e l'ho presa da parte per raccontarle quel che
 successo oggi pomeriggio. Ma si capiva che stava ascoltando
solo per educazione.
- Capisco perch Claire era cos arrabbiata, ha commentato
alla fine.
- Ma non doveva dare la colpa a me, ho replicato. Io
non c'entravo per niente.
- Mr Davies ha ferito i suoi sentimenti.
- Claire se lo meritava in pieno. Si comporta come
un'idiota. A me dispiace per Mr Davies.
Ero talmente irritata che ho dovuto andarmene. Non
aveva senso continuare quella conversazione e litigare anche
con Lucy. Lei  andata dritta verso Ernessa, che era seduta
pi in l per conto suo, apparentemente in attesa di Lucy.
Ho visto Ernessa tirare fuori una sigaretta da un pacchetto,
porgerla a Lucy e accenderla come farebbe un uomo.
Lucy si  sporta in avanti, sul bordo della sedia, a fumare
la sigaretta e ad ascoltare Ernessa. Per questo Lucy era cos
impaziente con me. Non si  mai comportata cos. Ho
sempre potuto contare sul fatto che fosse dalla mia parte.

21 ottobre.
La vista del mio sangue  l'inizio della fine.
Oggi stavo aspettando Mrs Halton nel salotto del suo
appartamento, prima dell'ora del silenzio, per farle firmare
il permesso di uscita per questo weekend. Ero appena rientrata
da hockey, e avevo le gambe sudate sotto l'uniforme
da ginnastica. Il suo divano  di un velluto rosso cremisi,
e sembra che nessuno ci si sia mai seduto. Non ho osato
toccarlo. Girovagavo per la stanza, osservavo i ninnoli disposti
su un tavolino tondo con il piano di vetro: una pastorella
di porcellana, un cofanetto cinese di lacca nera,
un carillon foderato di broccato rosso, una fotografia del
suo defunto marito in una cornice d'argento. Una vita intera,
condensata in pochi oggetti e in una fotografia senza
vita. Il marito di Mrs Halton era mai stato vivo e reale, o
era soltanto un pezzo di carta? Quegli oggetti cos tristi,
in quella stanza cos triste di cui lei va tanto orgogliosa,
erano una vista quasi insopportabile. Facevano pensare a
una vita che ormai non esiste pi. Come facciamo a sapere
che il nostro passato  reale, che non stiamo semplicemente
affastellando particolari inventati di sana pianta?
Prima di sapere cosa stavo facendo, la mia mano si 
tesa in avanti e ha sollevato la pastorella di porcellana.
Volevo toccarne la superficie liscia e fredda. Mentre la alzavo,
ho sentito qualcosa che mi gocciolava dal naso. Una
goccia di sangue rosso, cos scuro da sembrare quasi nero,
 caduta sopra il vetro formando un cerchio perfetto.
Mi sono portata la mano al naso per fermare il sangue, mi
sono guardata intorno per cercare un fazzoletto e asciugare
il tavolino. In quel momento ho notato che dietro di
me c'era Ernessa, intenta a osservare il tavolo da sopra la
mia spalla. Doveva essere entrata di nascosto nella stanza
mentre ero persa nei miei stupidi pensieri. Ho cercato
di pulire il sangue dal tavolo, ma ho lasciato un'impronta
appiccicosa dove il mio dito aveva toccato il vetro.
- Quand'ero bambina i contadini credevano che il sangue
dal naso fosse un augurio di buona fortuna, ha detto.
Mi sono rifiutata di registrare la sua presenza. Ho continuato
a fissare il piano di vetro del tavolo, la macchia di
sangue, gli oggetti.
- Non ti preoccupare, non dir a Mrs Halton che hai
giocato con la sua preziosa pastorella.
Con la massima cura, ho rimesso la statuina sul tavolo.
- Non devi rattristarti per queste cianfrusaglie sentimentali,
- ha aggiunto Ernessa. Io avrei voglia di scaraventarle
tutte sul pavimento.
Non mi importa granch di Mrs Halton, ma che male
fanno le sue illusioni? Che se le tenga pure. Le parole di
Ernessa erano cos crudeli.
- Ha bisogno di questi oggetti, ho detto. Per continuare
a vivere.
Il volto di Ernessa era cos vicino al mio. Io non ho
bisogno di oggetti per ricordare mio padre, mi ha sussurrato
all'orecchio. Oggetti da tenere in mano. Pezzi
di carta che catturano immagini dei momenti sbagliati. Il
tempo scivola loro intorno senza un'increspatura.
Mi sono voltata a guardarla. L'espressione feroce dei
suoi occhi neri mi ha sorpresa e spaventata. Non aveva
niente a che vedere con quel che aveva appena detto, con
quel tono di voce cos dolcemente modulato.
- Neanche io ne ho bisogno, ho sussurrato.
Sono uscita dalla stanza e sono corsa in camera, stringendomi
il naso con la mano. Per quanto ne sapevo, potevo
anche essermi lasciata dietro una scia di sangue. Quando
ho raggiunto camera mia, ho sbattuto la porta e sono
andata a chiudermi a chiave in bagno. Il sangue mi colava
sulla mano, scendeva in rivoli tra le dita e sopra il polso.
Ho visto la mia immagine allo specchio, e sembrava che mi
avessero dato un pugno sul naso. Non mi  mai successo di
sanguinare tanto. Quando ho inclinato la testa all'indietro
ho sentito il sangue denso colarmi gi per la gola. Il suo
sapore metallico mi ha fatto venire i conati di vomito. Mi
sono sciacquata la faccia e le mani, e a poco a poco l'acqua
che scorreva nel lavandino  passata dal rosso intenso al
rosa. Sono rimasta seduta sul water un bel po' di tempo,
con la testa tra le ginocchia, pizzicandomi il naso per fermare
il sangue. Sto ancora tremando.
Dopo cena.
Ho dovuto imparare a stare con altre persone e a divertirmi.
Ernessa non  come tutte noi. Non sar mai come noi.
Ho individuato Ernessa all'altra estremit della sala da
pranzo e ho continuato a fissarla finch non ha girato la
testa. Volevo vedere se avrebbe fatto un qualsiasi cenno
al nostro incontro. Ha guardato a lungo nella mia direzione,
ma non sembrava che stesse guardando me. Quando
mi sono voltata, ho visto Lucy al tavolo dietro il mio,
che rispondeva con gli occhi allo sguardo di Ernessa. Ora
Ernessa non aveva pi quell'aspetto feroce; al contrario,
aveva un'espressione quasi sognante. Occhi grandi e dolci,
labbra socchiuse. La sua pelle chiara non aveva un difetto.
Per un attimo ho quasi capito perch Lucy ne sia cos affascinata.
Quanto a Lucy, non si era neanche accorta che
mi fossi voltata a guardarla. Non pensavo che quegli occhi
azzurro pallido potessero essere cos intensi.
Sono andata in camera mia subito dopo cena e ho tirato
fuori una pila di fotografie che stavano in fondo alla
scrivania. C'era una striscia di foto in formato tessera
che io e Lucy ci eravamo scattate in una cabina della stazione
ferroviaria. Stanno gi scurendo e scolorendo, ed 
passato solo un anno. Ricordo che cercavamo con tutte
le nostre forze di non ridacchiare, di assumere un'aria
seria. Ma nell'ultimo fotogramma non ce l'abbiamo pi
fatta e siamo scoppiate a ridere. Allora ero certamente
felice, cos felice che non avevo neanche la consapevolezza
di esserlo. C'era anche una vecchia fotografia in
bianco e nero di mio padre.  sgualcita, con un angolo
strappato. Credo che non sia bello per nessuno tranne
per mia madre e me, con la sua faccia tonda, i capelli
radi e gli occhi castani incavati nel volto. In quella foto
sembra felice. Non sta sorridendo, quindi non posso esserne
del tutto sicura, ma  seduto al tavolo della cucina
della casa al mare, e mia madre  dietro di lui, vicino
all'acquaio, leggermente sfocata ma vicina. Non riesco
a distinguere l'espressione del suo volto. A mio padre
piaceva sapere che lei gli era vicina. Allungava il braccio
per toccarla senza neppure rendersene conto. Era come
un tic nervoso. A volte lei non c'era, e lui si guardava
intorno, disorientato. Quella sera mia madre c'era. Sul
tavolo si vedono una bottiglia di vino e due bicchieri
pieni per met. Non ricordo che serata fosse, e non ho
idea di chi abbia scattato la foto. Doveva esserci qualcun
altro con loro. Io sar stata gi a letto, e magari stavo
scivolando nel sonno cullata dal mormorio delle voci in
cucina. Nelle favole c' sempre un momento in cui tutti
sperimentano la felicit, anche se verr perduta per
sempre l'attimo dopo. Ernessa si sbaglia di grosso: non
sono immagini dei momenti sbagliati.

22 ottobre.
Questa mattina a colazione ho detto: Qualcuno ha
mai visto Ernessa mangiare davvero qualcosa?
Solo Kiki era interessata, forse perch lei mangia quello che vuole ed  sempre magra come un chiodo. Tutte le
altre pensano che non mangiare sia fico. Ammirano Ernessa
perch  capace di resistere al cibo.
- Magari  una di quelle che mangiano di nascosto, ha
detto Kiki. Finge di stare a dieta ma si ingozza di porcherie
appena spengono le luci. Avr una scorta di provviste
nell'armadio. Tu dovresti saperlo, Lucy. Hai passato un
sacco di tempo nella sua stanza, ultimamente. Non  che
voi due vi strafogate insieme?
- Non mi va di parlare di Ernessa, ha risposto Lucy.
Si rivolgeva a Kiki, ma guardava me.
Perfino Kiki si  accorta di quanto tempo Lucy passa
con Ernessa.
- C' una malattia, ha detto Betsy, che ti fa morire
di fame. Chi la prende smette di mangiare, e il corpo comincia
a cibarsi di se stesso.
- Vi ricordate di Annie Patterson, l'anno scorso? ha
chiesto Carol. Tutt'a un tratto sembrava una sopravvissuta
ai campi di concentramento. Le si vedevano tutte
le ossa della faccia. Sembrava un teschio. E ancora non
mangiava.  per questo che ha dovuto lasciare la scuola.
- Non credo che sar mai un mio problema, ha detto
Sofia con un sospiro.
- Quando perdi troppo peso, ha detto Betsy, il tuo
corpo non riesce a mantenersi caldo, e ti crescono i peli
sulle braccia. Ma non proprio peli, una peluria, piuttosto.
Tipo quella di un animale.
Era disgustoso, e le abbiamo detto di stare zitta.
- Sentite, l'ho letto su un libro, ha replicato Betsy.
- Non  che me lo sto inventando.
- Non credo che Ernessa si stia lasciando morire di fame, -
ha detto Kiki. L'avete vista? Ha un corpo perfetto.
Ma se sospettate che abbia quella malattia, toccatele
le braccia e controllate se ha la peluria.
- Questa  proprio una cazzata, ha detto Lucy, dopodich
ha spinto indietro la sedia e se n' andata senza
finire la colazione.
Non ho mai sentito Lucy dire una parolaccia.
Lucy mi d proprio sui nervi, e anche lei  seccata con
me. Ho parlato del fatto che Ernessa non mangia solo per
vedere se qualcun'altra se ne era accorta. Non me lo sto
inventando. Non mangia proprio niente. Sono contenta
di andare a Wilmington con Sofia per il weekend.
Voglio concedermi un intero weekend senza pensare
nemmeno per un istante a Ernessa e a Lucy. Dopo colazione,
mi  passato per la mente di toccare le braccia
di Ernessa, per vedere se sono coperte di peluria. Non
 il tipo di persona che si fa toccare, per, e porta sempre
le maniche lunghe e le calze, anche quando fuori fa
caldo. Non so perch, ma non credo che vorr giocare a
strip poker con noi.
Qualche giorno fa Ernessa  entrata in camera di Lucy
mentre Sofia era sul water, a fare pip. Chiudi la porta!
- ha strillato. Siamo ammutolite tutte quante. L'unico
rumore era il flusso di pip che colpiva la tazza del water.
- Non posso, ha gridato Sofia. Sono sulla tazza.
- Non voglio sentire i rumori che fai quando sei sulla
tazza, ha detto Ernessa.
Lucy si  precipitata verso il bagno e ha chiuso la porta.
Era in imbarazzo.
Andare al bagno davanti alle altre significa non avere
segreti.
Immagino che Lucy non faccia mai pip davanti a Ernessa,
visto che lo trova cos disgustoso.

23 ottobre.
Oggi ho fatto una cosa che non avevo mai fatto. Ero di
nuovo nel salotto di Mrs Halton, a farmi firmare il permesso
di uscita, e le ho detto: Devo lamentarmi della
stanza di Ernessa. Ha un cattivissimo odore. E insopportabile,
quando ci si passa davanti.
Le parole mi sono uscite da sole.
- Nessun'altra si  lamentata, ha detto Mrs Halton
mentre firmava il modulo. Non faceva granch attenzione
a quello che dicevo. E vero che alle altre non d fastidio
quanto lo d a me. Ma io sono molto sensibile agli odori.
D'estate, al mare, non riesco a sopportare quando il bagno
odora di muffa perch gli asciugamani e il tappetino
del bagno sono costantemente bagnati.
Avrei potuto lasciar cadere l'argomento, ma non volevo.
-  un odore nauseante. Non lo sopporto. La mia stanza
 proprio dall'altra parte del corridoio.
Mrs Halton mi ha guardata da sotto le lenti dei suoi
mezzi occhiali. Pensavo che saresti stata pi comprensiva
con quella povera ragazza. Considerato che siete entrambe
nella stessa situazione.
- Che cosa intende? ho domandato. Volevo sapere se
stava educatamente alludendo al fatto che a scuola fossimo
le uniche due ragazze ebree. Ma lei pensava a un'altra cosa.
- Parlo di suo padre, ha detto Mrs Halton, ormai spazientita.
Per evitare di guardarmi, riordinava i fogli dentro
un portaposta di ottone che teneva sulla scrivania. Della
disgraziata circostanza... insomma, del fatto che si sia tolto
la vita.
- Non lo sapevo, ho detto. Ma non fa alcuna differenza.
Non ho niente contro di lei.  solo che la sua stanza
puzza, e questo mi disturba.
- Parler con Ernessa. Ma  una ragazza molto particolare.
Non far entrare nessuno per pulirla. Ha promesso di occuparsene
da sola. La sua stanza  sempre in ordine quando
vado a ispezionarla. Forse deve soltanto arieggiarla un po'.
Perch a Ernessa viene sempre permesso di tenere la
porta chiusa, mentre tutte noi dobbiamo lasciare la porta
aperta in modo che le nostre stanze vengano ispezionate
dopo colazione?
Non dovrebbe esserle consentito aggirare le regole.
L'anno scorso ho spostato il cassettone dentro l'armadio
a muro per avere pi spazio, e Mrs Dunlap me lo ha fatto
rimettere dov'era. Mi ha detto: La bacheca della scuola
dice che ogni stanza  ammobiliata con una scrivania, una
sedia, un letto, un cassettone e una lampada. E se un visitatore
viene a controllare la tua stanza e non trova il cassettone?
Sarebbe davvero inopportuno.
Non sto cercando di mettere nei guai Ernessa. Non ho
mai fatto la spia sul conto di nessuna. Ma non riesco a
sopportare quell'odore.
Non ho mai cercato di ottenere la comprensione di nessuno.
Non ho mai usato mio padre come scusa.
ottobre.
Dopo cena.
Lucy  stata freddissima con me. Non l'ho vista per tutto
il weekend, e oggi non mi  sembrata per niente contenta
di rivedermi. Non  mai stata cos. Me lo sono soltanto
immaginato che fosse la mia migliore amica e che condividessimo
una suite di due stanze comunicanti?
Quando abbiamo firmato l'entrata, ho cercato di sbirciare
indietro sui fogli delle firme per vedere cosa ha fatto
Lucy nel weekend, ma Miss Olivo stava perdendo la
pazienza. Era quasi ora di cena, e c'era una lunga fila di
ragazze in attesa di firmare l'entrata.
- Volevo solo assicurarmi di aver firmato l'uscita quando
sono partita venerd, ho borbottato.
Ho chiesto a Dora cosa avesse fatto Lucy nel weekend.
Avevo paura di chiederlo direttamente a lei. Se ha fatto
qualcosa con Ernessa non me lo dir mai. Per sono sicura
che  cos. Ho cercato con tutte le mie forze di sembrare
disinvolta. E comunque Dora non sapeva nulla. Per una
volta sono stata contenta che non stesse facendo caso a
quel che dicevo.
Volevo tanto tornare a scuola, ma adesso mi dispiace essere
tornata. Questa cosa mi ha rovinato tutto il weekend.

26 ottobre.
 stato cos carino stare fuori con Sofia, noi due sole
per tutto il weekend. Non ho pensato alla scuola neanche
una volta.
Sofia capisce una cosa importante che le altre ragazze
non capiscono, e cio che niente  mai completamente come
appare. Sono tutte cos prive di fantasia. Invece noi
due possiamo anche parlare delle nostre famiglie per ore
senza annoiarci.
Siamo state al pranzo della domenica a casa dei suoi
nonni. Nella tenuta dei suoi nonni, anzi. Una volta, circa
duecento anni fa, la loro casa era un piccolo cottage di
pietra. Nel corso dei secoli sono state aggiunte varie ali.
C' perfino un ascensore, e ci sono dei passaggi segreti
tra le camere da letto del piano di sopra. (Non so proprio
perch. Dubito che i suoi antenati coltivassero relazioni
amorose clandestine oppure organizzassero intrighi politici).
Sofia mi ha portata gi nel seminterrato.  un dedalo
di stanzette buie. In una ci sono degli scaffali con vecchie
confezioni di cibo in scatola, tutte arrugginite e impolverate.
A mangiarle si rischierebbe di morire, credo. C' anche
una stufetta a gas e una macchina per generare elettricit,
che suo nonno ha costruito con una vecchia bicicletta.
Ma se ci fosse un olocausto nucleare, qualcuno vorrebbe
forse sopravvivere? Non potresti mai uscire dal rifugio.
Rimarresti intrappolato sotto terra fino all'esaurimento
delle scorte di cibo e di acqua. Dopo un po' il rifugio comincerebbe
a sembrarti un sepolcro.
I suoi nonni sono sempre carinissimi con me, soprattutto
suo nonno, anche se non gli ho mai detto pi di
dieci parole. Deve essere per via di mio padre. Lui diceva
sempre che ai ricchi piace frequentare poeti e artisti.
Il nonno di Sofia passa tutto il tempo a lavorare alle sue
invenzioni scientifiche e a rastrellare le foglie in giardino
perch  talmente ricco che non deve mai lavorare.
Sofia pensa che sia una cosa molto triste. In cima alla
collina dietro casa c' un piccolo studio che sua nonna
si era fatta costruire per poter dipingere. Non dipinge
pi perch  quasi cieca, ma lo ha fatto fino quasi a ottant'anni.
In casa ci sono i suoi quadri ovunque. La cosa
strana  che tutti i quadri sembrano dipinti da una donna
giovane. Non c' nessun cambiamento; hanno tutti un'incantevole
innocenza. Io sono gi molto pi consapevole.
Dopo pranzo, siamo salite in soffitta.  una stanza
enorme, piena di librerie, tappeti e mobili.  come una
casa a s stante. Dal cassetto di una scrivania, Sofia ha
tirato fuori i diari che sua nonna e la sua bisnonna tenevano
quando erano pi giovani. Li ha trovati lass, ma
non lo ha mai detto a nessuno perch non  sicura che
le sia consentito leggerli. Abbiamo letto alcune pagine a
voce alta. Sua nonna era molto concreta. Elencava tutto
quel che faceva ogni giorno dove era andata, cosa aveva
mangiato, il tempo, quel genere di particolari. Niente la
toccava; perfino il viaggio in Europa non l'aveva particolarmente
impressionata: Arrivati a Zurigo al calar della
sera. Ho faticato a tenere gli occhi aperti durante la cena.
Oggi il tempo  come ieri. Abbiamo fatto una piacevole
crociera sul lago, e ci siamo fermati a pranzo in una piccola
citt con un castello medioevale. Sua bisnonna era
esattamente il contrario. Scriveva pagine e pagine di prosa
sciropposa: La mano di Colui che  immenso ha afferrato
un pennello e l'ha intinto nel viola e nel rosso, tracciando
enormi pennellate nel cielo. Dal ponte della barca
vedevo la Sua opera illuminare tutto il cielo, chiaro fino
all'orizzonte. Era una tela ampia come soltanto Michelangelo
avrebbe potuto sognare. Quella bellezza maestosa
stringeva il cuore, dava il capogiro. Ho teso la mano
verso la mano del mio amato.
La bisnonna di Sofia  scappata con il fidanzato di sua
sorella quando aveva sedici anni. Era pazzamente innamorata
di lui. La nonna di Sofia non ha mai potuto perdonare
sua madre per aver disonorato la famiglia. Ecco perch
 cos repressa emotivamente. Forse riesce a lasciarsi
andare e a esprimere la bellezza soltanto nei suoi quadri.
Mi piacciono le storie come queste. Potrei stare a sentirle
per tutta la giornata.
Alla fine, non importa se le parole sono vere o false.
Servono allo stesso scopo.
Il re in giallo-, un libro fatto di parole belle, vere e semplici,
che tuttavia annientano il lettore e lo portano alla pazzia.
Sar in grado di resistergli? Esiste un libro al quale io
sappia resistere?

27 ottobre.
Sera.
Per la prima volta, mi sento imbarazzata a scrivere il
mio diario.
Dopo che le luci si sono spente, Charley  entrata nella
mia stanza passando dalla grondaia. Non ce n'era alcun bisogno.
Non c' pi Mac ad alitarci sul collo. Mrs Halton 
cos pigra che niente la trascinerebbe fuori della sua stanza.
Uso ancora la grondaia a volte, ma solo per il gusto di farlo.
Il tetto pende, e non riesci a capire dov' la terra sotto
di te. La sensazione  che non sia poi tanto alto. Charley
 sempre stata la pi coraggiosa di noi. Una volta, quando
stavamo al quarto piano, si  alzata in piedi e ha camminato
per qualche metro come se fosse sulla terraferma, con le
braccia tese in fuori per stare in equilibrio. Mi  quasi venuto
un infarto quando gliel'ho visto fare.
Charley  venuta a raccontarmi una cosa che ha scoperto
su Willow. Quando ho sentito che in classe c'era una ragazza
che si chiamava Willow ho pensato a una persona alta e
sottile, come un salice appunto, che ondeggiava al vento,
con capelli biondi e ondulati lunghi fino alla vita. Invece
Willow  tanto gentile, ma  cicciottella e ha i capelli scuri
e ispidi. I suoi enormi occhi castani sono sempre dilatati,
come quelli di una mucca.  di San Francisco: a parte Ernessa,
nessun'altra di noi viene da cos lontano. Circa un
mese fa, Willow ha conosciuto un uomo sul treno che va
in citt. Lui avr attaccato discorso, e sicuramente lei non
avr fatto altro che ridacchiare. E un uomo d'affari, sulla
quarantina, sposato con figli, e adesso lei ha una relazione
con questo tizio. Viene a prenderla con la sua auto dopo la
scuola, all'angolo fuori del cancello d'ingresso, e la porta
in un albergo del centro dove se la spassano alla grande,
per dirla con Charley. Charley l'ha sorpresa mentre saliva
sulla macchina di lui qualche giorno fa, e l'ha costretta a
confessare tutto. Che errore. Lo sanno tutte che Charley
non riesce a tenere la bocca chiusa.
Se dovessi scegliere tra le mie compagne di classe quella
che mi sembra meno propensa a fare una cosa del genere,
sceglierei proprio Willow. Sembra un neonato troppo
cresciuto. E non fa altro che ridere. Quando ride sembra
che abbia il singhiozzo, e le trema il mento. Ha raccontato
a Charley che le piace un sacco fare sesso. La d dipendenza,
come mangiare la cioccolata. Non pu farne a meno.
Il primo anno di scuola eravamo sedute in fondo all'Aula
magna, proprio davanti alla fila degli insegnanti, e durante
le assemblee non facevo altro che fissare le ragazze
dell'ultimo anno, sedute sul palco dietro Miss Rood. Non
so perch, ma ero affascinata da una studentessa dell'ultimo
anno, in prima fila sulla sinistra. Quando la vedevo
nell'atrio insieme alle sue amiche la seguivo sempre. Mi
piaceva guardarla camminare, ammiravo i suoi capelli neri.
Le arrivavano alle spalle, senza la minima ondulazione.
Si chiamava Ellen Mardsen. Pensavo che fosse bellissima, e
molto adulta. Anche se non era particolarmente intelligente,
gentile o interessante, mi sembrava perfetta. Ogni mattina
la fissavo da sopra il libretto rosso degli inni. Dimenticavo
persino quanto odiassi cantarli. Poi, un giorno, mi sono
accorta che non c'era. Il suo posto non era vuoto. Tutte le
studentesse dell'ultimo anno erano scalate di un posto per
riempire lo spazio che lei aveva lasciato. Non era mai esistita.
Quella lucida cascata di capelli neri che le scendevano
sulla testa come un casco, dovevo essermela immaginata.
Al termine dell'assemblea si  alzato un brusio. Le insegnanti
hanno cercato di zittirci, ma una volta raggiunta la
Galleria non c' stato modo di fermarci. Ellen Mardsen
aveva lasciato la scuola perch era incinta. Ormai non poteva
pi tenerlo nascosto, e la sua insegnante di corridoio
lo aveva scoperto durante il weekend. L'avevano cacciata
su due piedi. Sua madre era venuta a prenderla il giorno
stesso. Non potevano ospitare una persona del genere
neanche un minuto di pi. Era un cattivo esempio per
tutte noi. Come una malattia contagiosa.
Io non avevo mai notato niente di diverso in lei.
Non riesco a immaginare come sia fare sesso con un
uomo. Essere cos in intimit con un'altra persona. Non
nascondere niente. Non so se ne sarei in grado. Dovrebbe
comunque essere un ragazzo, non un uomo adulto; un
ragazzo spaventato quanto me.
Dopo che Charley se n' andata ho cercato di dormire,
ma riuscivo soltanto a pensare a Willow a letto con l'uomo
sposato. Me lo immaginavo sopra di lei, a muoversi su e
gi. Ho visto le sue braccia e la schiena coperte di peli, la
calvizie incipiente, la pancia floscia. Il pensiero di tutte
queste cose insieme mi ha fatta sentire male.
L'anno scorso c'erano tantissime studentesse dell'ultimo
anno che uscivano di nascosto durante la notte per incontrare
i loro fidanzati del Brangwyn College. Sembrava
un'epidemia di sesso.
Per adesso, preferisco la compagnia delle ragazze.

28 ottobre.
Dopo hockey avevo una fame da lupo, quindi sono andata
a comprare una tartaruga di cioccolato da Sofia. Vende
dolcetti per la Service League. Ho aperto la porta e ho visto
Sofia seduta per terra con un enorme vasetto pieno di miele
tra le gambe. Stava infilando un cucchiaio nel vasetto, ma
quando mi ha sentita si  cos spaventata che ha fatto cadere
il cucchiaio nel vasetto. E sceso lentamente nel denso
miele color oro scuro, e si  andato a posare contro il vetro
come se fosse racchiuso nell'ambra.
- Scusa, ho detto. Non volevo spaventarti. Che cos'?
- Una nuova dieta, ha risposto imbarazzata.
- Una dieta a base di miele?
- Be'  una variante. E la stessa dieta che fa Lion: mangia
un pompelmo prima di ogni pasto, cos si toglie un po'
di fame.
- Capito.
- Io mangio anche altri agrumi: limoni e pompelmi, ma
con il miele, perch sono cos aspri. A volte mangio solo
il miele.
- Ti cercavo a pranzo, ma non sono riuscita a trovarti,
- ho detto.
- Non voglio espormi alle tentazioni.
- Allora comprer un po' delle tue tartarughe di cioccolato,
cos non sarai tentata di mangiarle.
- Non ne ho pi. Ecco perch sono a dieta.
Ho sgranato gli occhi.
- Non tutte. Solo la maggior parte. Era un continuo mettere
cinquanta centesimi nella scatola e mangiare una tartaruga
e mettere cinquanta centesimi nella scatola e mangiare
una tartaruga e mettere cinquanta centesimi nella scatola.
Ho cominciato a ridere. Era una vita che non ridevo
cos tanto. Ho dovuto smettere perch mi faceva male la
pancia. Voglio bene a Sofia. Nessun'altra riesce a farmi
ridere quanto lei.
- Ti posso dare un po' di miele, ha detto Sofia. Se
riesco a tirare fuori questo maledetto cucchiaio.
- No, grazie, ho risposto. Ma perch Lion  a dieta?
Non ha neanche il culo. E completamente piatta.
Lion si chiama cos perch ha la criniera, come un leone.
I suoi capelli castano chiaro sono incredibilmente folti, e
spuntano dritti all'infuori. Ha un corpo stranissimo. Non
ha niente di armonico, sembra fatto con pezzi di persone
diverse: niente culo, tette ciondolanti, rotoli di grasso intorno
alla pancia, polpacci sottili e caviglie ossute.
-  perch ha dovuto passare un anno a letto, sdraiata
sulla schiena, per una terribile allergia alla penicillina.
Non le piacciono le sue tette, sono flosce. E ha la pancia
troppo grossa.
- Nessuna dieta le cambier le tette. Sono venute fuori
cos.
Sofia non mi crede. E convinta che una dieta possa
trasformare chiunque. Ma tra due giorni verr di nuovo a
pranzo, perci non ha importanza.

29 ottobre.
Quando sono arrivata a scuola erano tutte gentili con
me, ma sapevo che spettegolavano alle mie spalle. L'avrei
fatto anch'io. Nessuna arriva a scuola a met dell'anno
scolastico, a meno che non le sia successo qualcosa.
Volevo essere come la ragazza che occupava la stanza
dall'altra parte del corridoio, e loro non me lo permettevano.
La sua stanza era dipinta di azzurro chiaro, e
c'era la moquette marroncina per terra. Durante il giorno,
la porta veniva lasciata spalancata. La luce inondava
la stanza. I raggi bianchi si raccoglievano in una pozza
sul pavimento. Erano come le sottili frecce di luce che
entravano dalla finestra della Vergine Maria per annunciarle
l'arrivo dell'arcangelo Gabriele.
Quando mi sono seduta alla mia scrivania, ho visto che
sotto la sua finestra c'era un enorme mucchio di animali
di peluche. Io non mi ero portata niente del genere. Non
avevo idea di cosa potesse servirmi. Non pensavo di rimanere
a lungo. La mia stanza era spoglia e vuota. Il pavimento
di legno era macchiato e graffiato. Il sole batteva sulla
facciata opposta dell'edificio. La mia finestra era soltanto
un quadrato brillante che non illuminava niente. La stanza
azzurro chiaro era piena di cose: foto di famiglia, bottiglie
di profumo e confezioni di borotalco, gioielli, carta da
lettere, penne e francobolli, dischi, cuscini, e altri animali
di peluche sul letto ordinatamente rifatto. E ogni superficie
era spolverata di borotalco. Sognavo di fare amicizia
con la graziosa ragazza dai lunghi capelli biondi che abitava
in quella stanza, la ragazza che portava una croce d'oro
intorno al collo. Sognavo di essere invitata a casa sua per il
weekend, in una bella casa piena dello stesso genere di cose
che riempivano la sua stanza.
Sono diventata amica di Lucy, la ragazza della stanza
azzurra, ed era ancora un sogno. Ma dopo un po', ha cominciato
a sembrarmi inevitabile.
La prima volta che Lucy mi ha chiesto di farle compagnia
mentre faceva il bagno nella stanza in fondo al corridoio,
in una di quelle enormi vasche con i piedi a zampa
di leone, ero spaventatissima. Ma non sapevo come
dirle di no. E se avessi fatto qualcosa di sbagliato? E se
mi fossi innervosita e avessi riso mentre lei si stava spogliando
o sdraiando nuda nella vasca? E se invece fossi
stata troppo seria e non fossi riuscita a ridere? E se alla
fine lei avesse deciso che non le piacevo? E se l'avesse
fatto solo per compassione? Non ero abituata a stare con
un'altra persona a quel modo.
Dopo una settimana facevamo il bagno insieme, scendevamo
a colazione insieme, dopo pranzo tornavamo in
camera insieme, trascorrevamo i weekend insieme. I nostri
nomi erano legati l'uno all'altro; si appartenevano, come
parole in rima.
Devo andare. E ora di cena. La seconda campanella ha
appena suonato, e non mi sono ancora cambiata. Devo trovare
una cosa pulita nell'armadio. Scriver ancora dopo cena.
Dopo cena.
 successo a un'altra persona, a una ragazza patetica
che cercava di scomparire negli angoli bui della sua stanza.

30 ottobre.
Ero in camera di Lucy, in attesa che uscisse dalla vasca
da bagno. La porta del bagno era aperta, e io mi ero
sdraiata sul suo letto, a leggere Carmilla per il corso di lettere.
La protagonista  una donna di nome Carmilla, che
arriva in circostanze misteriose in un castello della Stiria
(ovunque sia, o fosse, se mai  esistita). Una giovane ragazza
inglese, che abita nel castello insieme a suo padre,
viene irretita dal fascino di Carmilla. In realt si innamora
di lei e al tempo stesso la detesta, ma non pu resisterle.
All'inizio pensavo che la storia fosse troppo artefatta, ma
 soltanto per via dello stile. Dopo un po' mi ha preso cos
tanto che non riuscivo a smettere di leggere. Appena ho
capito che Carmilla era un vampiro, le vicende successive
mi sono apparse perfettamente coerenti. Non c'era altra
spiegazione possibile.
Lucy  uscita dalla vasca ed  entrata in camera, coperta
solo in parte da un asciugamano. Ho alzato gli occhi dal
libro. Aveva la pelle cos rosea e pulita. Ma nei suoi occhi
azzurri c'era uno sguardo di sorpresa. Appena oltre la soglia
della stanza velata di vapore, nell'aria gi impregnata
del dolce profumo del borotalco, c'era Ernessa: per un attimo
mi  sembrata pi un animale che un essere umano.
Stava ferma, immobile.
Lucy non sembrava imbarazzata, anche se era nuda e
l'asciugamano non la copriva del tutto. Non c' molto da
vedere, comunque. Sembra ancora una ragazzina. Seno e
fondoschiena sono quasi piatti. Non sapeva cosa fare, ed
Ernessa non si muoveva.
Ricordo quanto mi sentissi fortunata a essere amica
della ragazza che occupava la stanza azzurro chiaro. Invece
Ernessa  semplicemente entrata nella stanza, senza
prendersi il disturbo di bussare, e Lucy non ha protestato.
Questa  una cosa che abbiamo sempre fatto insieme, ogni
sera, quando tutte le altre ragazze sono nelle loro stanze a
prepararsi per andare a letto. Non voglio rinunciarvi.
Ernessa non aveva alcun motivo di trovarsi nella stanza. Si
 chinata per vedere cosa stessi leggendo, ha scrollato le
spalle, e, senza dire una parola si  seduta sulla sedia e ha
cominciato a interrogare Lucy sul suo tedesco.
A un certo punto si  interrotta e ha detto: Hai la pelle
ancora tutta rossa e congestionata. Come fai a sopportare
l'acqua cos calda sulla pelle?
-  rilassante, ho detto io dal letto. Facciamo sempre
un bagno caldo prima di andare a letto.
Ernessa ha ignorato il mio commento ed  tornata al
tedesco.
Lucy ha continuato a fissarmi per tutto il tempo. Ero
io, non Ernessa, a metterla a disagio. Per tutto il tempo
Ernessa si  comportata come se dovesse tenere d'occhio
Lucy, e lei non ha affatto protestato. Lucy voleva che le
lasciassi sole, e lo sapevo, ma non me ne sono andata.
Perch mi succede questo?

31 ottobre.
Tutto quel che volevo era non essere troppo intelligente,
troppo sensibile, troppo bella, troppo niente. Normale.
Ma qui nessuna  normale, neanche Lucy. C' sempre
un problema, un segreto, perfino per chi frequenta questa
scuola perch da cinquant'anni a questa parte tutte le ragazze
della sua famiglia ci sono andate. Per quale altro
motivo una si troverebbe qui, rinchiusa in questo castello
con i lucernari, i tetti spioventi, gli alti comignoli rossi e
le decorazioni di rame? Salta sempre fuori. Tutte hanno
qualche segreto imbarazzante. Amori clandestini, bottiglie
di liquore nell'armadio, una matrigna o un patrigno che le
odiano. Morte. La madre di Charley  un'alcolista. I genitori
di Sofia sono divorziati e si odiano. Suo padre vive
in Italia. I genitori di Dora stanno trascorrendo un anno
sabbatico a Parigi, ma lei non va d'accordo con suo padre,
quindi quest'anno ha deciso di restare a scuola come interna.
Claire litiga con il patrigno e lo definisce un bastardo
razzista. C' una ragazza nella classe sotto di noi, Alison,
che ha perso i genitori in un incidente d'auto. Un rottame
in fiamme. E cos via. Und so welter. Eccetto Lucy,
forse sono l'unica ragazza della scuola che vuole bene a
sua madre. Mia madre e io siamo come quei pezzi di legno
trasportati dalla corrente, che affiorano e riaffiorano
tra i flutti. Ho sempre paura di perderla, di essere trascinata
via. Mio padre era un poeta; mia madre  un'artista.
Niente  mai stato normale a casa mia. Un suicidio non
rientra nella norma.
Ernessa mi prenderebbe in giro per questa affermazione.
Le cose normali non le interessano.
...
.
...
NOVEMBRE.
...
.
...
1 novembre.
I sogni mi annoiano. I sogni degli altri, ancora di pi.
Non sopporto la gente che descrive in ogni particolare i
suoi noiosissimi sogni. Racconter quel che ho sognato ieri
sera solo perch non sono sicura che fosse un sogno. Tutto
era esattamente com' quando sono sveglia. Di solito
quando sogno mi rendo conto che  un sogno. Ma questo
sembrava pi reale della mia vita. Stavo dormendo; ha cominciato
a gonfiarmisi il labbro superiore, e ho sentito la
bocca improvvisamente molto secca. Sentivo la lingua spessa
dentro la bocca. Era diventata un corpo estraneo. Mi
sono alzata, e avevo le gambe rigide come fossero di legno.
Di l a qualche minuto non sarei pi riuscita a muovermi.
Conoscevo quella sensazione. Stavo cominciando a morire.
Sono andata in camera di Lucy e le ho chiesto di aiutarmi.
Era seduta sulla sua sedia, davanti alla finestra, e quando
ha sentito la mia voce si  voltata a guardarmi. Ha sorriso
dolcemente, ma non ha detto nulla. La sua espressione
immobile rivelava un sostrato di durezza. Lucy sorrideva
con quel suo sorriso azzurro e vuoto, e intanto io morivo.
Mi sono svegliata e mi sono ritrovata in camera, seduta
sul bordo del letto. All'inizio mi sentivo bene, confortata
dal pensiero che fosse stato un sogno, ma poi un senso
di pesantezza ha cominciato a spandersi come un'onda di
calore dai piedi alle gambe. Mi sono piegata per togliermi
le scarpe. Le calze erano fradice di sudore, e ho dovuto
sfilarmele. Avevo i piedi duri e gonfi, coperti di segni blu.
Ho pensato: sembrano pancake ai mirtilli, con i frutti che
spuntano dall'impasto.
Ho fatto di tutto per svegliarmi da quel sogno; non voleva
lasciarmi andare. Ogni volta che mi svegliavo, mi ritrovavo
in un altro sogno. Mi sono alzata dal letto barcollando
per andare in bagno. Avevo la bocca riarsa e gonfia
come nel sogno di prima. L'acqua mi si fermava in gola.
Dopo, avevo paura di tornare a dormire. Dopo questo
sogno non potr pi guardare Lucy nello stesso modo.
Adesso so quanto possa essere dura e insensibile dietro
quel sorriso sciocco.  sempre stata cos.
Dopo cena.
 domenica sera tardi, e devo lucidarmi le scarpe. Rimando
sempre fino all'ultimo momento. Il lucido da scarpe
ce l'ha Lucy. La sto evitando.
Sono settimane che non mi lucido le scarpe.  per questo
che Lucy e io abbiamo deciso di comprarci le scarpe stringate
marroni non c' bisogno di lucidarle tutte le settimane.
Sembrano scarpe ortopediche, ma quelle bicolori
delle nostre compagne sembrano scarpe da infermiera.
(Sulla boccetta del lucido bianco c' addirittura l'immagine
di un'infermiera). Preferisco somigliare a una storpia
piuttosto che a un'infermiera. E poi le scarpe bicolori si
sporcano tantissimo. Mi sono presa tante di quelle note
l'anno scorso per le scarpe sporche. Mi toccava restare in
aula di studio praticamente tutti i venerd. Il luned mattina
Miss Bobbie staziona davanti alle porte dell'Aula magna
con le mani sui fianchi e lo sguardo a terra, e controlla
ogni scarpa che varca la soglia. Il nostro piano ha funzionato.
Quest'anno non ho preso neanche una nota. Le nostre
scarpe hanno la mascherina allungata e un risvolto di pelle
che copre le stringhe. Sembrano scarpe da golf. Sono talmente
sgraziate che quasi quasi mi piacciono. L'unica cosa
 che sono pesanti e dure da portare, all'inizio.
Non posso crederci. Sono appena andata in camera di
Lucy a prendere il lucido da scarpe. Era seduta alla scrivania,
e stava cospargendo di lucido bianco un paio di
scarpe bicolore.
- Che stai facendo? le ho chiesto.
Era agitatissima, ma cosa avrebbe potuto fare? Le scarpe
erano coperte di lucido fresco. Non poteva certo nasconderle.
- Lucido le scarpe, ha borbottato.
- Di chi sono quelle scarpe?
- Di Ernessa. Lei non  capace. Ho detto che gliele avrei
lucidate io. Ha gi preso tantissime note.
- Non credo che ci voglia un talento speciale, per lucidare
le scarpe. Sono sicura che pu imparare.
- Non ha mai fatto niente del genere prima.
Volevo gridarle qualcosa, e invece me ne sono tornata in
camera mia e le ho chiuso la porta in faccia. Non mi sono
neppure presa la briga di chiederle il lucido. Non mi importa
se domani Miss Bobbie mi dar una nota.
Terr la porta chiusa. Lucy ascolta in continuazione i
dischi di Cat Stevens, soltanto quelli. Quella stupida canzoncina
del tizio inseguito dall'ombra della luna non mi
esce pi dalla testa.  la canzone che insegue me. La puntina
si pianta sempre l, e ormai Moonshadow mi si  piantata
nella testa. Non riesco a concentrarmi sui compiti con
quella musica nelle orecchie.
Lucy non sembra pi Lucy.

2 novembre.
Ora di studio.
Ero sdraiata sul mio letto a leggere, e mi si stavano quasi
chiudendo gli occhi. Non sarei riuscita a tenerli aperti un
secondo di pi. All'improvviso c' stato un grido straziante
nel corridoio. Sono saltata fuori dal letto e sono corsa
alla porta. Tutte le altre erano ferme sull'uscio. Solo la
porta di Ernessa era rimasta chiusa. E in mezzo al corridoio
c'era Beth, che urlava e si teneva il polso. All'inizio
nessuna riusciva a capire cosa fosse successo. Beth non rispondeva
alle nostre domande. Poi ha alzato il braccio, e
un nauseante rivoletto di sangue le  sceso lungo il gomito.
- Sto morendo! ha strillato. Sto morendo!
Ce ne stavamo tutte impalate vicino alle nostre porte,
a fissarla. Nessuna  andata ad aiutarla. Alla fine Mrs
Halton  emersa dalla sua camera, ha preso Beth per un
braccio e l'ha trascinata in infermeria. Si vedeva che era
seccata. Probabilmente Beth aveva interrotto la visione
del suo programma televisivo preferito.
- Non capisco perch stesse gridando,  sbottata Kiki. -
Se ti tagli con il rasoio devi aspettartelo, un po' di sangue.
Di solito Beth  proprio un topolino. Nessuno si accorge
mai se c' o non c'. Non so come sia finita nel nostro
corridoio. Non  amica di nessuna di noi. Ma ha pescato
un numero alto, e voleva una stanza singola, perci ha
scelto quella accanto a Charley. Sofia ha cercato di fare a
cambio con lei, ma Beth ha detto di no.
Ci sono modi meno dolorosi per attirare l'attenzione.
Questo non ci far certo sentire dispiaciute per lei, n ci
far venir voglia di diventare sue amiche.
Le ragazze dicono sempre cose come: Sono talmente
infelice che mi uccider con un'overdose di aspirina, ma
se ci riuscissero davvero sarebbero le prime a sorprendersi.
Non hanno intenzione di morire. Appena vedono il sangue
vengono prese dal panico.
Beth mi ha disturbata per una sciocchezza. Adoro il
momento in cui rinunci a sforzarti di stare sveglia, le palpebre
ti si chiudono, e tu cedi senza sforzo alle lusinghe
del mondo dei sogni. Adesso sono completamente sveglia.
...
3 novembre.
Chi  Carmilla? Incomprensibile, depressa, attratta dalla morte: primo: si chiamava Carmilla; secondo: era d'antico e nobile casato; terzo: la sua casa era verso l'occaso.
...
NOTA: J. S. Le Fanu, da: Carmilla. FINE NOTA.
...
Chi  Ernessa?
...
.
...
4 novembre.
I genitori di mia madre erano ebrei ortodossi. Mia madre
non ha mai sopportato di non poter guidare la macchina
e nemmeno accendere la luce il giorno di Shabbat. Per
lei era indifferente mangiare carne di maiale, o mescolare
carne e latticini. Dice di non sentirsi pi ebrea, anche se
sarebbe ancora in grado di recitare tutte le preghiere. A
volte penso che mi piacerebbe conoscerle.
Alla mia prima assemblea in Aula magna ho fatto come
tutte le altre: ho allungato la mano per prendere il libretto
rosso degli inni, riposto nella piccola mensola sullo
schienale della sedia di fronte a me, e l'ho aperto alla pagina
giusta, proprio come ci aveva ordinato Miss Hood.
Ma quando  cominciata la musica e tutte si sono alzate
per cantare l'inno, mi sono talmente agitata che quasi non
riuscivo a staccarmi dalla sedia. Dovevo cantare un inno
cristiano? Sarei stata punita se mi fossi rifiutata di cantare?
Sarei stata punita se avessi cantato? Perch mia madre
mi aveva mandato qui? Mi sono guardata intorno, e tutte
avevano il libretto degli inni aperto e stavano cantando,
anche quelle che si davano arie di saperla lunga. Ho mosso
le labbra seguendo le parole ma non ho pronunciato
una sillaba. Quella sera ho telefonato a mia madre e le ho
chiesto cosa fare. Lei si  messa a ridere e mi ha detto di
fare qualsiasi cosa mi avesse fatta sentire a mio agio. Ma
io devo sapere.  importante per me. A volte mormoro
le parole, a volte canto, a volte muovo le labbra, a volte
non faccio niente. Non ho ancora scoperto cosa devo fare.
Ernessa lo capisce. In Aula magna, stamattina, quando
abbiamo cominciato a cantare,  diventata tutta rossa. Ha
afferrato la sedia di fronte a s e l'ha stretta cos forte che
stavano per saltarle via le nocche. I capelli scuri le ricadevano
sul viso, teneva gli occhi fissi a terra. Non si  neanche
disturbata a tirare fuori il libretto degli inni per fare finta di
cantare. Io tenevo il libro aperto tra le mani, ma continuavo
a guardare Ernessa due file davanti a me, un po' spostata
sulla destra. Poi si  girata leggermente, quel tanto che bastava
per farmi vedere che non stava soffrendo; mi ha fatto
un sorrisetto furbesco. Ha letto Carmilla alle mie spalle?
Naturalmente, Lucy  seduta vicino a Ernessa. Le fortune
dell'ordine alfabetico: Blake, Bloch. Una bella coincidenza.
Dopo l'assemblea sono uscita di corsa e ho raggiunto
Dora in Galleria. L'ho presa da parte e le ho chiesto se
aveva guardato Ernessa mentre cantavamo gli inni.
- Ma che dici? ha risposto Dora. Non importa a
nessuno che siate ebree. Sta diventando un vero e proprio
complesso di persecuzione.
Ernessa non pu comportarsi cos tutte le mattine. Una
delle insegnanti se ne accorger.
Dopo cena.
Ho trovato il brano che stavo cercando in Carmilla:
Ci eravamo allontanate di poco ed eravamo sedute su un'altra
panchina. Il suo volto sub una metamorfosi orribile che per un attimo
mi allarm e mi atterr persino: si oscur e divenne di un livore
spettrale, strinse i denti e i pugni in una contrazione parossistica, i
suoi lineamenti s'aggricciarono e le si ritrassero le labbra e, mentre
teneva gli occhi fissi a terra dinnanzi a s, era scossa da un tremito
convulso e irrefrenabile, come quello delle febbri malariche. Sembrava
tesa fino allo spasimo a reprimere quell'accesso improvviso. Alla
fine le eruppe dal seno un grido di dolore fioco e convulso e poco a
poco quell'attacco isterico cominci a placarsi.
Ecco cosa succede quando si soffoca la gente con le litanie di chiesa! disse. Stringimi, stringimi ancora. Mi sta passando.
Ernessa=Carmilla?
Forse un vampiro  semplicemente qualcuno che vuole
acquisire il controllo di qualcun altro, vedere la propria
immagine riflessa non in uno specchio ma sul volto di
un'altra persona.
A luci spente.
 successa una cosa veramente orribile. Mi ci  voluta
un'ora per calmarmi abbastanza da poterne scrivere. La
mano mi tremava cos tanto che non riuscivo a tener ferma
la penna. Stasera sono rientrata in camera dopo il bagno,
e ho visto Charley seduta alla mia scrivania, con il mio
diario aperto sotto gli occhi. Lo stava leggendo.
- Scrivi delle strane cazzate, ha detto.
Le ho strappato di mano il diario.
- Non andare in fibrillazione, ha detto. Sono soltanto
entrata nella tua stanza e mi sono seduta ad aspettarti alla
tua scrivania, e il quaderno era qui, aperto. Non ho potuto
fare a meno di leggerlo.
-  una cosa privata, ho risposto. Non si dovrebbero
leggere gli scritti privati di qualcun altro.
- E allora tu non dovresti lasciarlo l aperto in modo che
tutti possano leggerlo. Non credo che a Ernessa piacerebbe
quel che scrivi su di lei. Ma perch la fai tanto lunga?
Non ho mica scoperto qualche oscuro segreto. Tipo che ti
droghi o roba del genere.
Ha ragione. Non avrei dovuto essere cos sbadata.
- No, ho detto, cercando di apparire calma, in effetti
non c' niente di interessante. Sono appunti che sto
prendendo per la mia tesina sui vampiri. Creature che
tornano dal mondo dei morti e succhiano la vita alle ragazze
giovani.
Charley ha cominciato a ridere, e mi sono resa conto di
essere riuscita a trasformare l'intera faccenda in uno scherzo.
Quando finalmente l'ho fatta uscire dalla mia stanza,
ho chiuso la porta e mi sono seduta sul bordo del letto
stringendomi il diario tra le braccia. Non mi sono sentita
al sicuro finch non se n' andata. D'ora in poi lo nasconder.
Sempre. Sarebbe stato molto peggio se lo avesse visto
qualcun'altra.
Ho passato tantissimo tempo a scrivere questo diario,
registrando attentamente ogni cosa, perch ci tenevo che
fosse ben fatto. Ora devo continuamente ripetermi che
non tutto  perduto solo perch Charley ne ha letta qualche
riga. Non aveva idea di cosa stesse leggendo.

9 novembre.
L'ultimo giorno di lui sulla Terra.

10 novembre.
Non ho scritto molto. A chi lo sto confessando? So gi
di aver infranto il proposito di scrivere ogni giorno, ma non
mi importa. D'altro canto, non ho fatto granch in generale.
Sono talmente triste che non ho quasi pi voglia di vivere.
Riesco a malapena ad alzarmi dal letto la mattina, e poi per
tutta la giornata non penso ad altro che a infilarmi di nuovo
nel letto con le coperte fin sopra la testa. Ieri sera Sofia 
venuta in camera mia, abbiamo acceso le candele e siamo
rimaste sedute al buio, senza parlare. Non so che cosa avrei
fatto senza di lei. Quando ho cominciato a piangere mi si
 avvicinata, mi ha messo un braccio intorno alle spalle e
si  messa a lacrimare anche lei. Ero contenta che piangesse.
Mia madre non ha telefonato. Non mi aspettavo che lo
facesse. Cosa avrebbe potuto dire per alleviare un po' il
mio senso di abbandono, o il suo?
Non riesco a tirare fuori le parole. Mi si piantano in gola
come spine di pesce. Una volta, l'anno scorso, ero in una
tavola calda a mangiare patatine fritte con un gruppetto
di ragazze, un pomeriggio dopo la scuola. Scherzavamo tra
noi senza parlare di niente in particolare, come facciamo
sempre quando ci rimpinziamo di patatine. Improvvisamente
Sarah Fisher ha detto: Mia madre mi manca tantissimo.
Proprio adesso. Tornavo sempre a casa dopo la
scuola, mi sdraiavo sul bancone della cucina a guardare il
soffitto, parlavo con mia madre e mangiavo merendine
mentre lei preparava la cena.
Nessuna ha detto niente. Abbiamo pensato a sua madre
morta, ed eravamo in imbarazzo. Io ero la pi imbarazzata
di tutte. Mi veniva da piangere, ma Sarah non piangeva.
Non riesco a dire una parola.
Ogni anno penso che sar pi facile, perch crescendo
mi sono distaccata dalla persona viva che era lui. Non sono
in preda al panico come un tempo, quando mi aggrappavo
cos forte al pensiero di lui che non riuscivo a fare entrare
l'aria nei polmoni. Adesso voglio conoscerlo solo in quanto
persona che non c' pi. Sto cominciando ad avere la
sensazione che sia sempre stato morto.
Lucy non si  accorta di niente. Lucy, la dolce traditrice.
Questo  stato il suo test, e ha fallito miseramente.
Sapevo che avrebbe fallito. Si comporta come se niente
fosse cambiato, ma tutti i nostri rituali privati sono finiti
- stare insieme nell'ora del silenzio, scendere insieme
a pranzo, prepararsi per andare a letto. Una volta sapevo
sempre dov'era, come se ci fosse una corda invisibile che
ci teneva unite. Lei ha tracciato delle linee intorno a s e
mi ha spinto al di fuori.

12 novembre.
Sono sopravvissuta un altro anno senza di lui.
Lucy mi ha chiesto scusa per non essersi preoccupata
dei miei sentimenti. Sofia deve averle parlato. Non mi importa.
Sono molto pi felice.
Mi sono esercitata al pianoforte. Non suonavo da settimane,
anche se odio deludere Miss Simpson con una brutta
lezione. Sto studiando il Notturno n. 11 di Chopin, il
preludio n. 4 di Bach, e una nuova sonata di Mozart, la
n. 7 in do maggiore. Mozart  lunghissimo venti pagine.
Ma non  troppo difficile. Mi piace suonare. Non capisco
perch non abbia toccato il pianoforte per due settimane.
Forse l'ho fatto perch odio le sale musica al piano terra
della Villa, e l'unico altro posto per suonare  l'atrio,
vicino al banco all'ingresso. Mi piace stare da sola quando
suono, ma le stanze a pian terreno sono umide e fredde.
Le dita si irrigidiscono, i tasti del pianoforte si bloccano.
Devi tirarli su col mignolo mentre stai suonando. In pi,
mi d fastidio l'odore che c' l sotto.  molto peggiorato.
A volte mi vengono i conati di vomito. Ho trovato il custode
e gli ho chiesto se c'era dell'acqua nel seminterrato
o qualcosa del genere che potesse giustificare quel cattivo
odore, e lui mi ha risposto di no, ma ha detto che alcune
ragazze devono essere entrate li dentro e aver fatto un gran
caos. Era tutto sporco. C'erano anche dei topi morti e uno
scoiattolo morto. L'odore tremendo dipendeva da quello.
Comunque, il custode ha pulito tutto il seminterrato.
- Voi ragazze non ci potete mica andare, l sotto, figuriamoci
adesso che  tutto pieno di animalacci. Ci ho
messo le trappole e il veleno. Diccelo anche alle tue amiche,
di stare alla larga.
Non riesco a riportare esattamente il suo modo di parlare.
Sono sempre in imbarazzo quando parlo con lui perch
non riesco a capire met delle cose che dice. Devo chiedergli
in continuazione: Cosa? Cosa?. Era l'unico uomo a
scuola prima che arrivasse Mr Davies. (A parte Bob, che
nessuna vede mai tranne quando si infila in cucina di notte).
Credo di essere l'unica ragazza che abbia mai parlato
con il custode. Le altre non lo considerano una persona;
 un custode, appunto. Hanno un po' paura di lui,
non perch sia un uomo ma perch  nero, con i capelli
grigi e crespi.
Io non ci metterei mai piede, l sotto.

13 novembre (venerd).
Oggi abbiamo avuto un'interessante discussione a lezione
di lettere, tanto per cambiare. Perch  venerd 13?
In realt la discussione si  trasformata in un dialogo tra Mr
Davies e me, dato che tutte le altre si annoiavano troppo per
stare attente. Erano tutte contente di bisbigliare e passarsi
bigliettini. Invece Claire si limitava a fissare Mr Davies.
Dopo la lezione, l'ho trovata ad aspettarmi nel corridoio.
Ha ricominciato con la solita solfa: Non fai che monopolizzare
l'attenzione di Mr Davies. Nessun'altra ha la possibilit
di dire una parola.
Mi sono allontanata senza prendermi il disturbo di risponderle.
 proprio un'idiota. Nessuno le impedisce di
parlare in classe. Se avesse completato le sue letture invece
di passare il tempo a farsi le canne con Ernessa e Charley e
a immaginare di fare sesso con Mr Davies, avrebbe di certo
qualcosa da dire.
Mr Davies ha esordito chiedendoci se avevamo trovato
convincente il personaggio di Carmilla. Non vi riempie
di paura e fascinazione?
Tutte le ragazze hanno riso forte. Mr Davies  diventato
tutto rosso. Perch sprecare tempo a chiederglielo?
Capiscono solo di vestiti, di ragazzi e di trucco. Di questo,
vorrebbero parlare. In pi, non credo che abbiano letto il
racconto. Qualcuno doveva dire qualcosa. Ho detto che
ho cominciato a credere al personaggio quando lo scrittore
si  reso conto di cosa fosse Carmilla.
Mr Davies sembrava stupito.
- Quando il personaggio che aveva creato  diventato
reale per lui, anche il resto della storia lo  diventato, ho
spiegato.
- In altre parole, pensi anche tu come Coleridge che
il poeta dovrebbe indurre una volontaria sospensione
dell'incredulit?
- Non credo che si debba sospendere nulla. Credo si
debba creare qualcosa che esiste, proprio come esiste
tutto quello che si trova in questa stanza. Qualcosa che
abbia vita.
-  un racconto simbolico, ha detto Mr Davies. Questo
 il punto. Non si tratta di accertare la realt delle vicende,
ma di scoprirne il significato.
In quel momento ho capito cosa stava cercando di fare.
Voleva convincermi che il soprannaturale non esiste.
Tutto lo scopo del corso  dimostrare che il soprannaturale
 solo una creazione dell'immaginazione dello scrittore,
un'espressione del suo subconscio. Come un sogno. O i
ricordi. Mio padre mi avrebbe capita. Sarebbe stato d'accordo
con me sul fatto che, fondamentalmente, Mr Davies
 un uomo privo di immaginazione. Dovevo rispondergli.
- Non mi interessano i simboli, ho detto. Mi interessa
ci che  reale, anche se non lo sembra. Voglio sapere
che effetto farebbe essere Carmilla. Carmilla soffre? Ci si
annoia a vivere per sempre? Cosa si prova a ricordare la
propria morte? Cose cos. Non le interessano le risposte,
Mr Davies? Interessano forse a qualcun'altra?
Mi sono guardata intorno, e ho visto che tutte mi fissavano
con un sorrisetto compiaciuto. Avevano l'aria soddisfatta
di chi se ne frega di qualsiasi cosa.
Aspettano solo che la lancetta lunga faccia il giro
dell'orologio, che il clangore della campanella restituisca
loro la libert. Saltano su dalle sedie, corrono fuori
dall'aula e non ci pensano pi, se non per commentare:
- Quella tipa  strana forte, vero?

16 novembre.
Sono stufa di scrivere di loro sul mio diario. Occupano
uno spazio al quale non hanno diritto. Ernessa non mi
piace. E non sono nemmeno pi sicura che mi piaccia Lucy.
Eravamo a fumare in sala ricreazione dopo cena. Sofia
era sdraiata sul divano con la testa sul mio grembo, perch
si sentiva malissimo. Per via delle mestruazioni, ha
praticamente delle emorragie. Si alza di notte, le viene
la diarrea e poi deve vomitare. Ieri mi ha svegliata nel
cuore della notte, e sono rimasta con lei per ore mentre
era seduta sul water. L'infermiera dice che dovr fare delle
analisi se la cosa non migliora. Sofia ha paura di tutto
quel sangue, ma ha ancora pi paura di andare in ospedale.
Lucy si  avvicinata per abbracciarla, e ovviamente
con lei c'era Ernessa.
-  proprio una maledizione, ha mormorato Sofia.
- Per fare sesso mi toccher sopportare questo strazio
per altri trent'anni?
- Puoi fare sesso quando vuoi, ha risposto Ernessa.
- Questo serve a fare figli.
Le abbiamo risposto con un gemito.
Ernessa si  avvicinata a Sofia, e mi  parso che stesse
per vomitare. E corsa via dall'altra parte della stanza e si
 seduta da sola con la sua sigaretta finch non  suonata
la campanella. Lucy continuava a guardare verso di lei.
Per vedere se stava bene? Non era certo Ernessa quella
paralizzata dai dolori mestruali.  scomparsa dietro una
cortina di fumo. Noi siamo salite tutte insieme, invece
lei ha aspettato che uscissimo dalla stanza prima di salire.
Non dir niente a Lucy: servirebbe soltanto a farla arrabbiare
ancora di pi. Mi dir di smetterla di pensare soltanto
a Ernessa, come facevo l'anno scorso quando non
pensavo ad altro fuorch alla dieta. Ogni volta che nomino
Ernessa, indipendentemente da quello che dico, Lucy
assume un'espressione tutta imbronciata e dice che non
vuole parlare di lei. Si comporta come se non parlassi mai
di nient'altro.
Scommetto che a Ernessa non sono ancora venute le
mestruazioni e che l'intera faccenda del diventare una
donna, come dicono a lezione di igiene, la disgusta quanto
il cibo. E comunque ha pochissimo seno. E perfino pi
piatta di Lucy, che praticamente ha due piccole protuberanze
con i capezzoli gonfi. Perfino Charley  pi sviluppata
di Ernessa, e so che ha le mestruazioni.
Io ho avuto la prima mestruazione qualche mese dopo
che ero arrivata qui. Avevo appena compiuto quattordici
anni. Non l'ho detto a mia madre finch non sono venuta
a casa per le vacanze di primavera.
- Avevo paura che non ti sarebbero venute le mestruazioni
perch eri cos traumatizzata da tutto quello che 
successo nell'ultimo anno, ha detto mia madre. Come
ti senti?
Non le ho risposto.
- Ti senti adulta? ha insistito lei.
- Pap mi ha conosciuta da bambina, ho detto. Adesso
non mi riconoscerebbe.
- Non parlare cos, ha detto mia madre.
- Sei tu l'unica che pu parlare cos? le ho chiesto.
 entrata nel suo studio, ha chiuso la porta, e non mi
ha pi parlato per il resto della giornata. Non so perch ho
dovuto ferirla. Ero sempre stata cos attenta a non parlare
di pap.
In realt non mi dispiace avere il seno, i peli sul pube e
le mestruazioni. Questo non significa che sia una donna.
Significa solo che sono uguale alle altre. Capisco Sofia. A
volte, quando ho le mestruazioni, sanguino cos tanto che
non posso credere che dopo ci sia ancora del sangue che circola
nel mio corpo.  una cosa violenta. Il mio corpo si sta
ancora ribellando.

17 novembre.
Si  insinuata in questo diario proprio come si  insinuata
nella vita di Lucy. Non riesco a smettere. Non volevo
parlare di lei. Volevo parlare della scuola, delle mie
amiche, dei miei insegnanti, dei miei libri.
Mi stava aspettando. Stamattina avevo appena varcato
la porta al piano terra della Villa quando ho sentito
qualcuno esercitarsi al pianoforte. Ho controllato tutto
il corridoio, e le porte delle altre sale erano chiuse. La
musica proveniva dalla sala in cui vado sempre a esercitarmi.
L c' il pianoforte migliore, e io mi ci sono abituata.
 mio. Poi mi sono resa conto che quella persona
stava eseguendo la mia sonata di Mozart, quella in fa, che
ho studiato l'anno scorso. Ho combattuto cos tanto con
l'allegro. Soltanto poche volte sono stata contenta di come
la suonavo, e l'ho studiata per quasi un anno. In parte
dipende dal pianoforte. Suono sempre meglio, a casa. Ma
stavolta il pianoforte non creava alcun problema. La persona
che suonava stava eseguendo l'allegro con una tale
precisione che sembrava una marcia militare. Neanche
l'ombra di un'esitazione; ogni nota era perfetta. Ho aspettato
finch non ha finito di suonare il primo movimento.
Quando ho aperto la porta della stanza, lei si  accorta
a malapena della mia presenza. Non c'era nessuno spartito
sul leggio. Stavo per scoppiare a piangere. Era una grossa
burla ai miei danni.
- Non sapevo che suonassi il pianoforte, ho detto. Mi
sono costretta a non scappare via, a fingere che quello che
stava succedendo fosse perfettamente normale.
- Non suono quasi pi, ha detto.
- Ma suoni incredibilmente bene.
- Mio padre era un musicista, ha spiegato Ernessa. Ho
ereditato tutto da lui. Proprio come te da tuo padre.
- Io non ho ereditato niente da mio padre, ho replicato.
Ho avuto la sensazione che volesse farmi restare. Voleva
parlare un altro po' con me. Di padri. Voleva che mi fermassi.
Le ho chiuso la porta in faccia e sono corsa via. Ha
attaccato l'adagio appena sono uscita dalla stanza. Io non
volevo sentire. La musica mi ha seguita per tutto il corridoio.
Le sue note erano chiare, leggere, proprio come vorrebbe
Miss Simpson. L'allegro ha troppo slancio. Una volta
che inizio, mi porta senza fiato fino alla fine. Non ci capisco
niente dell'allegro a parte il movimento. Non so dove stia
andando. L'adagio  diverso. Metto le mani sulla tastiera,
e la musica si leva dai tasti e guida le mie dita. Mi invita in
un luogo nascosto. Cammino attraverso i boschi, e in lontananza
vedo un prato aperto dove il sole si riversa sull'erba
alta. Mi dirigo verso quel prato, mi fermo, mi giro per vedere
da dove sono venuta, procedo lungo il sentiero, comincio
ad avanzare saltellando. Il sole mi attira a s.
 impossibile che quel vecchio pianoforte pidocchioso
suoni cos bene. Forse ho continuato a suonare la sonata
nella mia testa mentre mi allontanavo. Non sar mai
in grado di suonare Mozart in quel modo, neanche se mi
esercitassi fino alla morte.
Perch vuole portarmi via tutto?

18 novembre.
Cosa c' di veramente vero nelle persone? C' un nocciolo
di verit che rimane indipendentemente da tutto il
resto? Una come Claire  totalmente falsa. Finge di essere
liberata e fuma erba tutto il tempo, ma diventer proprio
come sua madre con un marito, figli, due macchine, una
bella casa in un quartiere residenziale, TV e stereo, ecc.,
ecc. Non pu sfuggire. E il genere di persona che rider
vedendo le sue fotografie di quando era a scuola perch
non riconoscer la persona che la sta guardando. (Un'immagine
del momento sbagliato?) Ma si pu essere falsi a un
livello ancora pi profondo, un livello al quale  possibile
cambiare completamente da un momento all'altro. Come
una cipolla, elimini uno strato dopo l'altro finch non rimane
pi niente. Forse non  neanche colpa tua.
Quando Annie Patterson ha smesso di mangiare,  diventata
una persona completamente nuova. Della sua vecchia
identit  rimasto quel poco che bastava a farti notare,
ogni volta che la guardavi, quanto fosse cambiata. Non era
soltanto il suo aspetto. Era cambiata proprio lei. Sembrava
spaventata. Era tutta ingobbita. Sembrava pi piccola, come
un uccello ferito. Niente fa pi pena di un uccello che
giace a terra, sbattendo le ali, senza nessuna speranza di
risollevarsi nell'aria. Quando  andata via da scuola riusciva
a malapena a tirare su le braccia. Parlava in un sussurro.
Prima sembrava sempre cos alta e felice, eppure c'era
una persona incredibilmente triste dentro di lei. Qual era
quella vera? Anche quando mi sento triste, non ho mai la
sensazione che la tristezza abbia preso il sopravvento su
tutto il resto. C' sempre una piccolissima parte di me che
rimane intatta, e alla quale posso tornare.
Mio padre amava leggermi fiabe su persone che venivano
trasformate in alberi, leoni, uccelli e bruchi, su persone che
tornavano dal mondo dei morti. La gente non invecchiava
mai quando era sotto un incantesimo, perci se il principe era
contento di essere un albero poteva vivere cos per sempre.
Quando ero piccola non mi piaceva ascoltare queste storie,
anche se alla fine il principe veniva sempre ritrasformato
in essere umano, trovava la sua principessa, diventava re,
e tutti vivevano felici e contenti. Gridavo a mio padre di
smettere di leggere e mi tiravo le coperte sopra la testa. Lui
rideva di me e continuava a leggere.

20 novembre.
Sono stata bravissima a non parlare di Ernessa e a cercare
di ignorarla, ma non posso sfuggirle.
Stamattina, dopo essermi esercitata al pianoforte, sono
andata a pranzo passando da dietro, vicino all'appartamento
di Miss Rood. Non mi sono accorta di Ernessa finch
non me la sono trovata accanto. Sono sicura che avrebbe
dovuto essere in classe. Non  mai a scuola al momento
giusto, e nessuno sembra accorgersene a parte me. Non
capisco come fa a passarla liscia, giorno dopo giorno. Ha
sempre una scusa.
Pater  corso alla porta a vetri dell'appartamento, ha
cominciato a scagliarcisi contro e ad abbaiare come un pazzo.
A volte lo fa quando passo l davanti, ma oggi ha dato
completamente in escandescenze. Oltre la porta a vetri e
le lunghe tende di velluto trattenute da spessi cordoni si
intravedeva il corridoio semibuio, i mobili scuri e pesanti
e il tappeto a disegni cremisi. Ci siamo guardate e siamo
scoppiate a ridere. Nessuna delle due  riuscita a trattenersi.
- Quel cane  pazzo, ho detto, sorpresa di ritrovarmi
a ridere con Ernessa. Finir per sfondare il vetro.
- Odio quel suo modo di abbaiare, ha detto lei. Mi
fa diventare matta. Proprio non riesco a sopportarlo. Ma
non  che parlasse proprio con me.
C'era una luce dietro di noi, e riflessi sul vetro c'erano
i nostri volti, che fluttuavano sopra lo strepitare del cane,
la cui pelliccia fulva ricorda tanto i capelli di Miss Rood.
Per la prima volta mi sono resa conto, con un soprassalto,
di quanto Ernessa e io ci somigliamo. Immagino non
ci sia niente di strano. Siamo tutte e due ebree dell'Europa
dell'Est, le uniche due vere ebree della classe. (Dora
non conta). Abbiamo i capelli neri e ricci, il naso grosso,
gli occhi scuri scuri. Non mi sono mai chiesta seriamente
se sono carina o no, perch ai t danzanti i ragazzi non
si interessano mai a me. Devo sempre essere sistemata
con un appuntamento al buio. I ragazzi pensano che Lucy
sia carina. Ma il viso di Ernessa non si pu dimenticare.
Le altre ragazze sembrano slavate quando sono vicino a
lei. Perfino Lucy.
Adesso capisco perch Betsy pensava che Ernessa e io
avremmo legato. Ha fatto quel commento la prima settimana
di scuola. Eravamo lo stesso tipo. Credevo che lo
avesse detto perch Ernessa  intelligente. Ma lei intendeva
ebree, come dire sei lo stesso genere di creatura proveniente
da un altro pianeta. Questo  il tipo di cosa che
direbbe una delle studentesse che non dormono a scuola,
che  il motivo per cui non ho niente da spartire con nessuna
di loro. Di fatto, le esterne sono molto peggio delle
interne. A loro piace fare battute sugli ebrei. Perch gli
ebrei hanno il naso cos grosso? Perch l'aria  gratis. Perch
gli ebrei hanno vagato nel deserto per quarant'anni? A
qualcuno era caduto un quarto di dollaro. Poi fanno finta
di essere imbarazzate quando si accorgono che le sto fissando.
Non ho paura di guardarle. Sono troppo stupide
per capire quello che dicono; stanno solo imitando i loro
genitori. Si danno di gomito e ridacchiano tra di loro. Si
sforzano di essere carine. Odio quella parola. Carina. E
cos insipida. Io non la smetto di fissarle, e cos alla fine
si spazientiscono. Non ho il diritto di fissarle. Facci una
foto, no? Ti durer di pi.
Non ho mai sentito un commento antisemita finch non
sono venuta in questa scuola. In quasi due anni, Miss Rood
non mi ha mai rivolto la parola. A cena mi sono seduta a
tutti i tavoli, tranne che al suo. Sono la ragazza pi intelligente
della classe, ma non mi chiede mai in quale college
voglio andare. Mi tollera. Immagino che mia madre mi
avrebbe mandato in un'altra scuola se glielo avessi chiesto.
Ma dopo che sono diventata amica di Lucy, sono rimasta.
Con Ernessa  stata colpa mia fin dall'inizio, perch ero
gelosa di lei e Lucy. Forse saremmo potute andare d'accordo
dal principio. Forse siamo davvero lo stesso tipo.

21 novembre.
Mio padre era seduto sul mio letto. Mi stava leggendo
una storia. Io ero sdraiata su un fianco, e seguivo le parole
sulla pagina. Il libro era spesso, con il titolo a lettere color
oro e nero su una copertina di seta turchese. Le pagine
erano cos sottili che si intravedevano i caratteri sull'altra
facciata. Era un libro appartenuto a mio padre quando
era piccolo.
- C'era una volta una povera servetta che viaggiava con i
suoi pacchi in un bosco, e proprio quando era arrivata nel
folto degli alberi si era ritrovata nelle mani di una banda
di ladri assassini...
- Perch rapinare una povera servetta? ho chiesto a
mio padre. Lei non avr avuto niente da dargli.
Mio padre non ha risposto. Ha continuato a leggere.
- Cosa far adesso, una povera servetta come me; non
sapr trovare la strada per uscire dal bosco; qui non ci
vive nessuno, e morir di fame.
E io: Come ha fatto a perdersi? Eppure sapeva dove
stava andando, prima che arrivassero i ladri. Non leggere
pi, se deve essere cos. Non voglio ascoltare questa storia.
Mio padre non stava leggendo sul libro. Oppure non
riuscivo a capire da che parte stesse leggendo. La storia
continuava. La servetta, disperata, si affidava alle mani di
Dio. Proprio in quel momento, una colomba bianca arrivava
in volo a salvarla. Con una chiave magica le dava del
cibo, vestiti, un posto in cui dormire. La servetta viveva
felicemente nella foresta. Poi un giorno la colomba bianca
le chiede un favore. Poteva andare in una casetta e rubare
un anello d'oro a una vecchia? Con tutto il cuore, risponde
lei. La ragazza va dritta alla casetta, ma prima che
abbia modo di rubare l'anello d'oro la vecchia esce dalla
porta di casa portando con s una gabbietta per uccelli.
La ragazza corre dietro alla vecchia. L'anello d'oro  nel
becco di un uccello verde. L'uccello lo tiene stretto, saldamente.
Tu continui a correre dietro alla vecchia. Non
riesci a prenderla anche se sei giovane e forte, mentre lei
 vecchia e curva. Per quanto ti sforzi, la vecchia riesce
sempre a rimanere qualche passo davanti a te, e ti deride
mostrandoti l'uccello in gabbia. Tu muovi le gambe su e
gi, ma non vai avanti. Alla fine raggiungi la vecchia, allunghi
la mano e tocchi le sbarre della gabbia, ma la vecchia
svolta a una curva del sentiero e sparisce alla vista.
- La storia non finisce cos, ho gridato a mio padre.
- Lo so io come dovrebbe andare a finire. La servetta prende
l'anello d'oro. Salva il principe, che era stato trasformato
in albero da una strega cattiva. Ogni giorno diventava
una colomba bianca per qualche ora. Finch la strega era in
possesso dell'anello, lui non poteva ridiventare un uomo.
Anche tutti i suoi servi e i suoi cavalli erano stati trasformati
in alberi. La servetta libera l'intera foresta. Sposa il
principe e diventa una principessa. Finisce sempre cos.
Mio padre continuava a leggere la storia, anche se io
gridavo. E alla fine, leggeva, ti perdi nella foresta.
Ti accasci contro il tronco di un albero, affidandoti alle
mani di Dio, decisa a rimanere l qualunque cosa accada.

23 novembre.
Le bugie stanno rovinando il mio diario. Dovrei tornare
indietro e cancellare tutto quello che ho scritto su Ernessa
venerd scorso.
Dopo la scuola, Dora, Charley e io siamo andate alla
caffetteria del Brangwyn College. Mi piace moltissimo andarci.
Beviamo caff, fumiamo e ce ne stiamo l sedute a
far finta di essere studentesse del college. Solo che indossiamo
la divisa. Charley porta sempre l'uniforme da ginnastica,
che la fa sembrare una dodicenne. Dora si arrotola
in vita la gonna grigia che indossa praticamente tutto
l'anno, si mette le calze nere sotto e un pullover nero sopra.
Sostituisce le scarpe basse e allacciate con un paio di
stivaletti neri. Mette dei cerchi d'oro alle orecchie e un
po' di rossetto rosa sulle labbra. Quando esce dal bagno,
sembra una studentessa del college. La divisa  completamente
nascosta. Se qualcuno della scuola ci trovasse, Dora
sarebbe nei guai perch non indossa la divisa, perch 
truccata, perch ha gli orecchini d'oro. Ma in realt non
avrebbe grande importanza, perch saremmo tutte in un
guaio nero per aver fumato fuori della scuola. Ci lasciano
fumare in sala ricreazione, ma non fuori da scuola.  una
cosa totalmente ipocrita. Si rendono conto che a noi interne
non possono impedire di fumare, se i nostri genitori
ce lo permettono, ma vogliono che ci comportiamo da signorine
perbene quando ci allontaniamo dai confini della
scuola. Signorine perbene che non pensano ad altro fuorch
al sesso, alla droga e alle sigarette.
Per qualche motivo, nessuno ha ancora scoperto che
veniamo qui.
Nessuno tranne Dora, naturalmente. Le piace stare
seduta a bere il suo caff e a fumare mentre legge libri
di filosofia.  cos fasulla. Quando si  comprata i suoi
primi occhiali con la montatura di metallo ero convinta
che li portasse soltanto per avere un'aria da intellettuale.
Quando mi sono accorta che c'erano delle lenti vere sono
rimasta sorpresa. Sofia ha un paio di occhiali che montano
sostanzialmente dei pezzi di vetro, ma dimentica sempre
di metterseli. Non ricorda mai di prendere allo stesso
tempo gli occhiali e la sua copia de Lo straniero, ma non
ha importanza perch tanto non lo legge veramente. Devo
ammettere che Dora  bella. Ha i capelli lunghi, robusti,
di un castano rossiccio come la criniera di un cavallo,
e gli occhi verde scuro. Ma quando si mette gli occhiali,
sembra che abbia quarant'anni.  tutta una posa. Come il
fatto di essere pazza. Suo padre  uno strizzacervelli, perci
 convinto che siamo tutti pazzi.  lui a incoraggiare i
suoi atteggiamenti fasulli. Dora va da uno strizzacervelli
da quando aveva dieci anni. Non le piacerebbe cos tanto
se fosse veramente pazza.
Dora vuol essere mia amica perch mio padre era talmente
pazzo che si  ammazzato. Dovrei dirle che era perfettamente
sano quando ha deciso di tagliarsi le vene con
il rasoio. Una volta Dora mi ha detto che alla fine tutti i
grandi artisti sono impazziti o si sono uccisi, o entrambe
le cose.
- Non c' niente di cui vergognarsi, ha detto. Shelley
si  buttato nell'Ellesponto ed  annegato. Keats si  praticamente
suicidato assistendo suo fratello che era malato di
tubercolosi. Kleist, Trakl, Walser, Hlderlin... Mai sentiti
nominare?
Mi sono coperta le orecchie.
Prima di uscire da scuola, ho detto a Dora e Charley che
avremmo dovuto invitare Lucy ed Ernessa a venire con noi.
(Suona sbagliato mettere quei due nomi insieme, ma ormai
lo fanno tutte. Non fa differenza che io e Lucy abbiamo
scelto una suite grazie al mio numero. Avrei potuto avere
una delle stanze singole migliori, come quella di Ernessa.
Sono stata io a permettere che questo accadesse. Non ho
mai cercato di impedirlo. Proprio come non ho mai cercato
di fermare mio padre). Non siamo riuscite a trovarle, e
ovviamente, dopo mezz'ora che eravamo nella caffetteria,
sono arrivate insieme. Ernessa non ha neanche guardato
nella nostra direzione. Lucy ci ha sorriso, debolmente. Era
troppo intimorita per avvicinarsi a noi, le sue cosiddette
amiche. Ha seguito Ernessa come una pecora fino a un
tavolo dalla parte opposta della stanza. Camminava con
le spalle ingobbite. La gonna le pendeva dai fianchi come
un sacco. Aveva i capelli arruffati e spettinati. Una volta
erano sempre perfetti. Tutt'a un tratto non le importa pi
nulla del suo aspetto. Mi  sembrata un'estranea. Ed ero
convinta di conoscerla cos bene.
Si sono sedute insieme. Ho sentito Lucy ordinare un caff,
e tutte e due si sono accese una sigaretta. Quando  arrivato
il caff, Lucy ha circondato la tazza con le mani come se
volesse scaldarsele. Non fa cos freddo fuori. Le loro sigarette
sono rimaste sul posacenere di plastica nera al centro
del tavolo. Si sono chinate in avanti contemporaneamente
come se fossero nel bel mezzo di un'intensa conversazione,
e il fumo che si alzava dal posacenere ha avvolto le loro teste.
E esattamente cos che mi immagino le studentesse del
college che vengono qui la sera con i loro fidanzati. Avevo
la nausea, ma non riuscivo a staccare gli occhi da loro.
Anche Ernessa era cambiata. Tutti i suoi lineamenti
erano esagerati e crudi. Come ho potuto pensare che io e
lei ci somigliassimo? Aveva le sopracciglia cos folte che
quasi si congiungevano al centro della fronte. Il suo labbro
superiore sporgeva in fuori. Arrivava a malapena a coprirle
i denti, che erano molto pi grossi di come li ricordavo.
Erano denti da fumatore, storti e gialli.
Ho cominciato a parlare per riempire il silenzio, senza
pensare a quello che stavo dicendo.
- Guarda Ernessa. Non posso credere di aver pensato
che fosse cos bella. Somiglia a un animale. C' qualcosa
che non va in lei.
- Forse ha i peli sui palmi delle mani, ha detto Charley.
- Vado a controllare.
- Zitta, ho esclamato. Charley  perfettamente capace
di farlo. Poi Lucy non mi parlerebbe mai pi. Non
credi che il suo interesse per Lucy sia... un po' anormale?
- Posso indagare, ha detto Charley. Forse  lesbica.
Non sarebbe esattamente la prima, a scuola. Guarda
tutte quelle cazzo di insegnanti di ginnastica con i kilt a
scacchi e i capelli corti. Insomma, potete immaginarvela
Miss Bobbie che se la spassa con...
- Non credo che a Lucy interessino quel genere di cose,
- ha detto Dora.  troppo cocca di pap. Le piacciono
i ragazzi.
- Non Lucy, idiota! Intendevo Ernessa, ho detto.
- Le sta sempre alle calcagna, come farebbe un ragazzo.
 cos carina con lei, mentre invece  cos stronza con
tutte le altre.
Questo ha dato a Dora l'occasione per fare la maestrina.
- Ammetto che sia oltremodo ricettiva al fascino di Lucy,
che ... be', lo sappiamo tutte, molto dolce e carina, ma
non proprio irresistibile. Diciamoci la verit. Lucy ... una
testa vuota, e davvero, se la guardi bene, ha un aspetto
banalmente gradevole. Quei capelli cos biondi e lisci, che
Pap non le fa tagliare. Ma per favore. Pensavo che Ernessa
fosse pi interessata a discutere di filosofia, ma dubito
che lo stia facendo molto con Lucy. Quindi deve essere il
fatto che  dolce e carina ad attrarla. Per Ernessa, Lucy 
l'immagine di quello che Kant chiama il sublime. Tutti
ne abbiamo una. E ha guardato me.
In quel momento ho capito che avevano parlato di me
e Lucy alle mie spalle. Ma non potevano capire.
- Io adoravo mio padre, ho detto.
Non so perch mi siano uscite quelle parole. Non l'avevo
mai ammesso con nessuna, e adesso lo sapevano tutte.
Sono corsa fuori dalla caffetteria senza perder tempo a
infilarmi la giacca. Non volevo che mi vedessero piangere.
Soprattutto Lucy ed Ernessa. Le altre avranno pensato
che fossi sconvolta per mio padre. Ma io non pensavo affatto
a lui. Ero furiosa con Dora per aver insultato Lucy.

24 novembre.
Lo so che alle altre non piace quando tiro in ballo Lucy,
ma non posso farne a meno. A loro non d fastidio che i
nomi di Ernessa e Lucy siano diventati una parola sola,
quando in realt non c'entrano affatto l'una con l'altra.
L'unica cosa che d fastidio alle altre  che io cerchi di separarli
a forza, quei due nomi.
Mi basta pronunciare il suo nome per sentirmi meglio.
Me la avvicina. E mia, anche solo per quei pochi secondi in
cui la mia lingua pronuncia il suo nome. Mi rendo conto di
dare sui nervi a tutte, ma continuo a parlarne. Le altre distolgono
lo sguardo e smettono di ascoltarmi. All'improvviso
si scoprono molto interessate alla ciotola di porridge
che  sul tavolo davanti a loro. Vanno a prendere un altro
po' di caff. Quando loro si distraggono, io la perdo. E naturalmente
lei non scende pi a colazione. Qualcuno firma
la presenza al suo posto. Non chiede mai a me di farlo.
So esattamente quanto lei in realt sia mediocre. Ma se
ne avessi occasione, parlerei di lei all'infinito.
novembre.
Sono a casa. Mia madre  venuta a prendermi per la
vacanza del Ringraziamento. Non sopportavo pi di stare
l, con le porte del bagno sempre chiuse e noi due che
quasi non ci parliamo pi. Ci evitiamo a vicenda.
Ero al piano di sotto, seduta accanto alla finestra a guardare
le macchine che passavano. Naturalmente mia madre
era in ritardo, e Lucy  stata la prima ad andar via. Almeno
 venuta a salutarmi. Avevo paura che se ne andasse senza
una parola, e che mi toccasse passare l'intera vacanza
a rimuginarci sopra. Dopo un po' sono partite tutte e io
ero ancora l, tutta sola. Avevo un libro aperto in grembo.
Continuavo a rileggere le stesse parole all'infinito, anche
se non avevano senso per me:
lui quell'angoscia di sentire l'essere amato fra piaceri che noi
non dividiamo, in un luogo dove non ci  dato raggiungerlo, fu
l'amore a fargliela conoscere, l'amore, al quale  in un certo modo
predestinata, da cui sar accaparrata, singolarizzata.
...
NOTA: Marcel Proust, da: La strada di Swann. FINE NOTA.
...
Ernessa stava leggendo la stessa pagina da sopra la mia
spalla. Ho avvertito la sua presenza, ma non mi sono voltata.
Ho riconosciuto il suo respiro prima ancora che parlasse.
-  anche uno dei miei libri preferiti, ha detto. Proust.
L'ho letto tanto tempo fa. In francese. Ma non l'ho mai dimenticato.
Ti invidio per averlo appena iniziato. Cominciare
 molto meglio che ricordare.
Quanto tempo fa poteva averlo letto? Ha solo sedici
anni, diciassette al massimo. Detesto avere qualcosa in
comune con lei. E naturalmente lo ha letto in francese.
Mia madre  arrivata in quel momento. Ho afferrato la
borsa e sono corsa fuori.
Ernessa mi ha seguita all'esterno. Portava un cappotto
nero con il collo di velluto e un basco sulla testa. Non credo
che potrei mai indossare abiti cos sofisticati. Mi sentirei
troppo a disagio. Chiss come fa Ernessa a sembrare
una donna molto chic e allo stesso tempo una ragazzina.
Il suo cappotto era bellissimo. Magari ne avessi uno cos.
Io invece uso la vecchia giacca da sci di mia madre. Dice
che al momento non abbiamo proprio soldi per comprare
vestiti, perch sono secoli che non fa una mostra.
Mentre andavamo via mi sono voltata e ho visto Ernessa
salire su un'auto verde con un uomo, un bell'uomo con
i capelli scuri. Aveva pi o meno l'et di mia madre. Suo
padre  morto, quindi chi  quest'uomo?
Una volta ho risposto al telefono nel corridoio, e un
uomo con un forte accento ha chiesto di parlare con Miss
Ernessa Bloch. Ho bussato alla sua porta e l'ho chiamata.
 uscita di corsa per andare al telefono, tanto che quasi mi
buttava a terra. Quando le sono passata di nuovo davanti
per andare in camera di Sofia, stava parlando in tono molto
concitato in una lingua che non ho riconosciuto. Qualche
parola suonava un po' francese, ma non sono riuscita
a capirci niente.
Un'altra volta, l'ho sentita parlare al telefono in inglese.
Ho afferrato soltanto la fine della conversazione, prima
che riattaccasse. Stava dicendo: Credo che sarebbe
assolutamente opportuno... Buona giornata a te Sembrava il personaggio di un romanzo.
...
27 novembre.
Sera tardi.
Conosco l'odore che filtra da sotto la porta come acqua
sporca e si diffonde nel corridoio. E l'odore che aveva
Milou quando stava morendo: un odore di marcio che
si mischiava al profumo dolciastro dei giacinti blu che mia
madre stava facendo crescere in cucina. I due odori erano
diventati inseparabili.
Mia madre ha detto che il corpo di Milou aveva gi cominciato
a decomporsi, anche se ancora non era morto.
Aveva gli occhi pieni di catarro, le palpebre appiccicate.
Sangue secco e muco marrone gli colavano dalla bocca e gli
pendevano dai baffi. Mia madre gli puliva il muso con uno
straccio bagnato e lo stringeva come un neonato. Baciava il
suo muso putrido, gli sussurrava all'orecchio e piangeva. A
me veniva da vomitare ogni volta che mi avvicinavo a lui.
Alla fine Milou  morto in braccio a mia madre. Lo abbiamo
avvolto in un lenzuolo bianco e lo abbiamo seppellito
in una calda giornata invernale, nel terreno soffice. Ormai
era sottoterra, ma la stanza era ancora satura del suo odore.
Ogni volta che entravo in cucina guardavo nell'angolo dove
era morto, aspettandomi di vederlo. I fiori del giacinto
si erano seccati. Il loro profumo era svanito, ma l'odore di
Milou c'era ancora, sospeso come uno spirito in quel preciso
punto della cucina. Finch si sentiva il suo odore, non
era morto del tutto.

28 novembre.
La notte mi sveglio di soprassalto e non riesco pi a dormire.
Resto sdraiata immobile mentre il vuoto mi assorbe.
Mia madre dorme in continuazione. Non oso disturbarla.
Dorme tutto il giorno e tutta la notte. Io dormo di meno,
e lei dorme di pi. Mi sta rubando il sonno.
Dopo la morte di mio padre, sono venuta a Brangwyn.
La prima sera che ho dormito l, ho spalancato gli occhi
nel cuore della notte. Ero sdraiata su uno stretto lettino di
metallo bianco, in una gabbia. Nella stanza accanto non
c'era mia madre. Se premevo l'orecchio contro il muro,
sentivo il respiro regolare di un'estranea. La mia solitudine
era totale. Ma se alzavo la testa dal cuscino, vedevo un nastro
di luce gialla sotto la porta. Fuori nel corridoio, la lunga
distesa di linoleum nero a macchioline era fredda come
il ghiaccio. Da una parte c'era il bagno, con le sue alte pareti
divisorie tinteggiate di bianco. Andare l era permesso.
Dall'altra parte, Mrs MacCallum montava la guardia. La sua
testa rugosa con la faccia da bulldog sarebbe schizzata fuori
dalla porta se solo avessi fatto frusciare le lenzuola. Come
un troll, mi sbarrava la fuga verso le scale. Non conoscevo
la parola d'ordine. Non mi avrebbe mai fatta passare.
Dentro la mia camera, con la porta ben chiusa, ero al
sicuro. La striscia di luce sotto la porta mi confortava. Ho
chiuso gli occhi e mi sono addormentata subito.

29 novembre.
Sono la prima a essere tornata. Ho chiesto a mia madre
di riaccompagnarmi presto. Le ho detto che dovevo consegnare
una tesina domani e dovevo consultare alcuni libri
a scuola. Quattro giorni con lei sono stati pi di quanti
potessi sopportare. Le  successo qualcosa da quando me
ne sono andata di casa. Adesso so perch non mi telefona
mai. Ha cominciato a trascorrere tutto il suo tempo nello
studio. Dorme addirittura li dentro, su una branda. Ma
non mi permette di entrarci. Un tempo me ne stavo seduta
a guardarla lavorare. Le preparavo il t, le pulivo i pennelli,
la aiutavo a tendere le tele. Parlavamo del pi e del
meno per ore mentre dipingeva. E invece questo weekend
sono stata quasi tutto il tempo seduta sul divano a leggere
Proust. L'unica volta che mia madre  uscita dallo studio,
chiudendolo a chiave dietro di s,  stato per andare alla
cena del Ringraziamento a casa di mia zia. Dice che finalmente
riesce a esprimere il suo dolore per quello che ha
fatto mio padre, ma per ora non vuole che nessuno lo veda.
 ancora troppo crudo. Forse non lo mostrer mai a
nessuno.  molto protettiva nei confronti di quel dolore.
Quando ho deciso di restare a scuola, ho fatto impacchettare
tutti i libri a mia madre e me li sono fatti spedire.
Lei non voleva, ma io ho insistito. Perfino i libri per bambini
che avevo letto fino allo sfinimento, che stavano cadendo
a pezzi ed erano tutti scarabocchiati con la matita.
La mia stanza a casa mi sembra cos vuota e fredda senza
i libri. Non  pi la mia stanza. Odio stare l.
Per tutto il weekend, ha ascoltato sempre la stessa musica,
in continuazione. Quando il disco finiva, alzava la puntina
e lo rimetteva dall'inizio. Mi ha fatto diventare pazza. Alla
fine conoscevo a memoria il punto in cui il disco saltava e
lei doveva andare a sistemarlo. Sono dovuta uscire di casa
e andare a fare una passeggiata. Sabato a colazione non ne
potevo pi, e le ho chiesto perch continuasse a mettere
sempre lo stesso disco.
Mi ha detto che era la Quinta di Mahler, e che mio
padre la ascoltava incessantemente prima che succedesse
tutto.
- Sto cercando di capire esattamente come si sentisse, -
ha spiegato. Questa musica alimentava il malessere che
lo ha divorato, lo rendeva insaziabile. Odio questa musica.
Ma credo che gli desse anche la forza per scrivere, perci
devo ascoltarla.
Cerco di non crollare quando c' lei, ma ho cominciato
a piangere.
- Non essere triste, mi ha detto. Io non lo sono pi.
Sarebbe da egoisti. Lui era terribilmente infelice da vivo.
Ogni mattina apriva gli occhi molto lentamente, si guardava
intorno a malincuore. Accorgersi che respirava ancora
era una specie di shock. Una volta ero convinta che
se ne fosse andato a causa mia. Incolpavo me stessa per
questa sua decisione, e per il dolore che ti aveva procurato.
Ma adesso capisco che andarsene di casa era solo il
primo passo.  questo che mi ha insegnato Mahler. Prima
di tutto doveva rompere con noi, con le due persone che
lo tenevano legato a questa terra. Doveva andare via con
un'altra donna. Non aveva importanza chi fosse. Avrebbe
potuto essere chiunque. E lei lo sapeva. Tuo padre stava
cercando di indurci a odiarlo. Ci stava infliggendo un piccolo
tradimento affinch potessimo accettare il tradimento
finale. Dopo che se n' andato di casa, ha continuato ad
ascoltare la Quinta di Mahler; me lo ha detto lei. Incessantemente
 la parola che ha usato. La faceva diventare
pazza. Dopo mi ha restituito il suo disco. E adesso finalmente
capisco tutto. Mi rendo conto di quanto sono stata
stupida a non capire cosa stava accadendo proprio sotto i
miei occhi. E la ragione  che pensavo soltanto a me stessa.
Non pensavo a lui. Alla sua sofferenza.
Questa  la sua teoria.
Io ho la mia teoria. Mio padre era talmente infelice che
non provava pi nulla. Odiava la vita. Non riusciva a ricordare
cosa fosse l'amore. Per lui era tutto uguale.
Ricordo che una volta sono andata a parlargli nel suo
studio. Era seduto alla scrivania. Non c'era niente di
aperto davanti a lui, n un taccuino, n un libro. Stava
guardando i suoi libri gli scaffali con i volumi infilati
di traverso e le pile sparse per tutto il pavimento. Mi ha
parlato con quella voce bassa che usava nelle letture pubbliche
delle sue poesie: Un tempo dicevo: I libri sono
il mio cibo. Ma adesso tutto il mio cibo  stato avvelenato
Ho riso alla sua battuta. Ma non era una battuta.
La scorsa estate, al mare, pensavo che mia madre si sentisse
meglio, ma adesso mi rendo conto di quanto mi sbagliassi.
Vuole alimentare il suo dolore, finch quel dolore
non sar autosufficiente.  lui la sua creatura, adesso. Io
sono soltanto un ostacolo.
Scuola, libri, Lucy. Andr a vedere se qualcun'altra 
tornata.
Nessuna. Vogliono tutte stare via fino all'ultimo minuto
possibile.  cos silenzioso qui, pi silenzioso che nel
cuore della notte. Allora immagino che siano tutte a letto,
a respirare, sognare, girarsi. Perfino Mrs Halton se n'
andata. Il tempo  stato messo a dormire.
I fantasmi devono per forza essere spaventosi? Forse
sono confortanti, come il tocco di una mano familiare.
L'ultima volta che ho visto mio padre vivo, siamo andati
a fare una passeggiata insieme all'Orto Botanico. Ci
piaceva passeggiare l, tenendoci sottobraccio, avvolti dal
silenzio. C'era un po' di foschia nell'aria, e io stavo tremando.
Dagli alberi erano cadute tutte le foglie. I tronchi
erano scuri per l'umidit. Un tempo mi piaceva venire
qui in primavera, ha detto mio padre, quando era tutto
colori e profumi. Impressioni. Ma adesso preferisco questa
stagione. Tra l'autunno e l'inverno, quando tutto si mostra
senza alcuna ostentazione. Cos com'.  pi difficile
identificare gli alberi dalla corteccia, dalle gemme e dalla
forma, ma  fondamentale saperlo fare.
E ora vorrei chiedergli: le persone sono come gli alberi?
C' una stagione in cui possiamo vederle per come sono
veramente?
Alberi, di Algernon Blackwood: lui capiva gli alberi,
il loro bisogno di essere protetti, soprattutto d'inverno,
quando nessun altro se ne curava. Gli alberi ricambiavano
il suo amore con un amore cos forte che lo consumava.

30 novembre.
Pater  morto!
A met mattinata, tutta la scuola lo sapeva. Lo hanno
trovato al Campo di sopra domenica mattina, con la gola
tagliata. E un modo abbastanza orribile di sbarazzarsi
di un cane. In realt  stato ancora peggio. Betsy ha detto
che aveva la testa quasi completamente staccata ed era
stato aperto come un pesce.
Sapevo esattamente che aspetto avesse quando lo hanno
trovato. Il pelo grigio e ruggine impiastricciato di grumi
di sangue secco e scuro. Le zampette tese all'indietro, cos
rigide che non toccavano terra. Gli occhi e la bocca coperti
di mosche nere, che si cibavano dalle aperture umide.
Miss Rood non ne ha parlato in Aula magna, ma sotto
gli spessi occhiali rosa si vedeva che aveva il naso rosso.
Era evidente che qualcosa non andava. Lei non  mai cos.
Non  mai neanche malata. Almeno ha dei sentimenti.
(Una volta ho sentito dire che aveva un fidanzato, morto
durante la guerra. La prima Guerra mondiale?) Mi  dispiaciuto
per lei.
Nessuna di noi  rimasta a scuola lo scorso weekend. I
ragazzini del vicinato si intrufolano sempre all'interno del
parco, per fare danni nella scuola delle snob. Nessuno
nutre sospetti su di noi.
Pater non veniva mai lasciato libero.
Io so che  stata Ernessa. Ogni fibra del mio corpo lo
sa. Ricordo le nostre immagini riflesse che fluttuavano sul
vetro, e il cane che scompariva sotto di esse senza lasciare
altra traccia fuorch il suo abbaiare impazzito.  lei quella
che non poteva sopportarne il rumore, cos come non poteva
sopportare l'odore delle pompe funebri dove suo padre
giaceva nella bara. O cos dice. Pater era solo un cagnolino
rompiscatole, ma lei lo odiava come se quei guaiti fossero
destinati solo alle sue orecchie, una tortura speciale apposta
per lei. Non riesco a capire un odio simile. A pranzo ho
raccontato a Dora e a Charley quello che mi aveva detto Ernessa
davanti all'appartamento di Miss Rood, e gli ho detto
di come compaia sempre all'improvviso dove non dovrebbe
essere. Tutte e due erano seriamente spaventate.
Poi ho aggiunto: Mio padre direbbe: Ernessa non
ti sta seguendo. Forse sei tu che stai seguendo lei, ma a
grande distanza.
Stavano ponderando questa affermazione quando  arrivata
Lucy con il suo vassoio. Il pranzo  l'unico momento
che trascorre con noi, adesso. Salta la colazione. A volte si
precipita dentro all'ultimo minuto mentre stanno sparecchiando
e beve una tazza di caff nero da sola. Sostiene di
voler dimagrire un po', anche se  gi magrissima. La mia
pancetta, ha detto quando tutte abbiamo protestato. Mi
ricordo quanto le dava sui nervi che io fossi a dieta l'anno
scorso. Ma allora prendevamo il t insieme nei pomeriggi
del weekend. Ormai la vedo a malapena persino nei fine
settimana. Anche quando sta solo facendo i compiti nella
sua stanza, tiene tutte le porte chiuse.
Vedendola arrivare, siamo ammutolite dalla prima all'ultima.
Lei si  seduta un po' in disparte. Dopo un po' ha
detto: Che c'? Ho interrotto una conversazione privata,
o cosa? Sembrava triste.
- Oh, no, niente affatto, ho risposto. E invece ci aveva
proprio interrotte. Ci siamo concentrate sul cibo, che
era diventato freddo, e abbiamo mangiato praticamente
in silenzio. Adesso finalmente non sono pi sola con i
miei sospetti su Ernessa. Ancora non sappiamo che tipo di persona sia.
...
.
...
DICEMBRE.
...
.
...
1 dicembre.
Oggi hanno affisso i fogli delle firme per le selezioni
alle squadre di basket. Stavo quasi per non iscrivermi.
Non ho l'energia per ricandidarmi, all'unico scopo di finire
di nuovo nella squadra D con tutte le imbranate alle
quali non importa neanche di giocare. E l'allenatrice della
squadra D  sempre Miss Bobbie. Che io giochi bene o
male, non fa mai differenza. Anche se faccio la maggior
parte dei canestri, sto sempre in fondo. Non ho visto il
nome di Lucy sulla lista quando mi sono iscritta. L'anno
scorso era nella squadra B, anche se non  affatto migliore
di me, e quest'anno avrebbe buone probabilit di entrare
nella squadra juniores. A basket  pi difficile arrivare
in prima squadra, perch ci sono meno giocatori. Glielo
chieder dopo cena.
Dopo cena.
Lucy ha detto che non far le selezioni quest'anno. Il
basket le impegna troppo tempo, con tutti gli allenamenti e
le partite. Gi  stanca cos. Ed  indietro in tutte le materie.
Le ho chiesto che cosa far al posto del basket. Ginnastica
a corpo libero.  lo sport delle ragazze che non vogliono fare
niente ma devono fingere di fare uno sport. Non credo
a una parola di quello che dice. E sempre indietro. A Lucy
piacciono gli sport. Sono sicura che abbia scelto ginnastica
solo per stare con Ernessa. Sono diventate inseparabili. A
Lucy non importa pi niente di quel che le importava prima.
Ernessa si  impadronita di lei. La sta consumando.

2 dicembre.
Sto pensando di cambiare idea sulle selezioni per il basket.
Ma certo non sulla ginnastica ritmica. Non farei mai quelle
cose saltare a braccia e gambe tese, o stare sdraiata sulla
schiena con i piedi in aria. C' la possibilit che organizzino
un corso di danza moderna con Mrs Harlan, se mettono
insieme abbastanza ragazze.  l'unica insegnante di ginnastica
che non sembri una scozzese dall'aspetto mascolino,
anche se porta il kilt come tutte le altre. E sposata. Ed 
molto gentile con me. Quando Miss Bobbie mi ha beccata
senza camicia sotto il pullover, Mrs Harlan mi ha fermata
nel corridoio e mi ha detto: Se non vuoi metterti nei
guai e finire nell'aula di studio tutti i venerd pomeriggio,
devi soltanto seguire le regole. Non  poi cos difficile mettersi
la camicia.
Odio avere a che fare con Miss Bobbie. Quest'anno la
odio pi che mai. E lei mi odia perch sono ebrea. Tutto
qui. Almeno io ho una ragione per odiarla. Non sopporto
pi la vista di quelle ginocchia macchiettate di marrone,
delle cosce grinzose sotto il kilt, della pelle cadente sotto
i capelli bianchi tagliati corti.
Oggi alle selezioni del basket (che farsa!)  venuta da
me e mi ha chiesto dove fosse la mia amica Lucy. Aveva
buone chance di entrare nella squadra juniores, quest'anno, ha detto.
- Non ha tempo, le ho risposto. Non sta andando granch bene a scuola.
- Dovr fare una chiacchierata con lei.
Senza dubbio sceglier danza moderna, se c'. Vedr
di convincere Dora e Charley a iscriversi con me. Dora sicuramente.
Il faggio degli ebrei: La scritta ebraica sull'albero recita:
Se a questo luogo t'avvicinerai, quel che m'hai dato tu stesso avrai.
...
NOTA: A. von Droste-Hlshoff, da: Il faggio degli ebrei. FINE NOTA.
...

3 dicembre.
 ancora presto per la neve. Quando ho guardato fuori
dalla finestra stamattina, era tutto bianco. Non ha nevicato
tanto, solo quanto bastava per coprire tutto. Fa freddo
fuori, e la neve non si scioglie.
 ora di tirare fuori la gonna invernale, credo. Non posso
pi rimandare. C' qualcosa di pi noioso della lana grigia?

4 dicembre.
Ieri sera Charley, Dora e io siamo uscite di nascosto dopo
che si erano spente le luci. Non lo facevo dal primo anno,
quando avevo preso l'abitudine di uscire di sera con Autumn
a bere bottigliette di alcolici offerte da una compagnia aerea,
che lei rubava a sua madre. Quell'anno non mi importava di
cosa mi sarebbe successo. Uscivo con Autumn, e non avevo
mai paura. Adesso non ho niente da spartire con lei. Non ci
parlo da pi di un anno. Sto andando benissimo a scuola,
e non voglio rovinare tutto facendomi buttare fuori. Non
voglio essere com'ero prima. Era troppo triste.
A mezzanotte circa, Charley  entrata in camera mia a
dirmi che Ernessa non era nella sua stanza. Ho bussato
alla sua porta, e a meno che non stia dormendo il sonno
dei morti, non c'. Ho cercato di aprire, ma la porta era
chiusa a chiave. Non so dove si sia procurata una chiave.
Andiamo a vedere se Lucy c'.
Ero gi alla porta del nostro bagno, pronta a girare la
maniglia. Ho aperto in silenzio, poi ho guardato nella stanza.
Vedere il letto vuoto con le coperte scostate mi avrebbe
resa cos infelice. Ma Lucy dormiva come un sasso nel
suo letto, e non si  svegliata.
- Non so perch, ma non credo che Ernessa sia andata
al Brangwyn College a incontrare un ragazzo, ha detto
Charley. Non  il tipo. E poi fa troppo freddo fuori.
- Andiamo a prendere Dora, ho detto.
- Usciamo fuori e andiamo a cercare Ernessa, ha detto
Charley. Sono dell'umore giusto per sballarmi.
Siamo uscite in camicia da notte, con il cappotto sopra.
Non so cosa ci aspettassimo di trovare.  facile manomettere
l'allarme infilando un pezzo di legno tra le porte, in
modo che non si chiudano. Bel sistema di allarme. Lo sanno
tutte dov' nascosto il pezzo di legno.
Abbiamo percorso il viale d'accesso, fino agli alti cancelli
di ferro. Sono sempre spalancati, anche nel cuore
della notte. Dora e Charley si voltavano in continuazione,
come se sentissero dei passi alle nostre spalle. Quando
siamo arrivate al cancello mi sono girata a guardare la
Villa. Durante il giorno, il viale d'accesso  sempre fiancheggiato
dalle auto delle esterne, soprattutto Volskwagen
gialle e verdi. Ora invece era vuoto. La neve rendeva
tutto immobile.
Ho capito subito perch Ernessa era qui fuori, a camminare
tutta sola di notte. Voleva vedere la Villa e il Campo
di sopra e il viale d'accesso, vederli com'erano prima che
questo posto diventasse una scuola per signorine, quando
gli ospiti prendevano il t nelle ampie verande e passeggiavano
sui calessi trainati dai pony. Ci penso sempre
anch'io. Non a cos', ma a cos'era. Da qualche parte l
fuori, Ernessa stava guardando le verande e fantasticava.
Non ho detto niente a Dora e Charley. Le ho seguite
attraverso i cancelli di ferro anche se avrei voluto tornare
indietro. Loro non avrebbero capito perch volessi restare
all'interno di quei cancelli. Quando sono a scuola, dimentico
che il mondo esiste. Non sono obbligata a credere
nella sua concreta esistenza. Tutto quello che c' fuori
dai cancelli  avvolto dalla nebbia. Ne vedo i contorni, ma
non c' niente di tangibile l fuori.
Era una notte chiara. C'era solo qualche nuvola frastagliata
che brillava argentea alla luce della luna. La luna
era alta nel cielo, e cos brillante da sembrare di un
bianco quasi assoluto. I crateri e le montagne erano talmente
nitidi che sembravano disegnati a mano. Dall'altra
parte della recinzione di ferro si stagliava la Villa con le
sue guglie protese verso quella stessa luna, una cattedrale
notturna. Davvero vivo l e vado a scuola l? Oppure
 solo un sogno?
Non siamo andate lontano. Ci siamo fermate appena
oltre il cancello d'ingresso. Faceva freddissimo, e dovevamo
battere i piedi per evitare che si intorpidissero.
L'erba gelata ricoperta di neve scricchiolava a ogni passo.
Siamo rimaste fuori non pi di dieci minuti, ferme all'angolo
dell'ampio viale. Ogni tanto dei fari ci sfrecciavano
davanti. Mi domando cosa pensassero di noi quegli automobilisti:
tre ragazze all'aperto nel cuore di una notte invernale,
con i cappotti sopra le camicie da notte bianche.
Forse sembravamo degli spiriti.
Abbiamo deciso di rientrare. Mentre percorrevamo il
viale d'accesso guardavo l'estremit del prato scintillante,
costeggiata da gruppi di cespugli, nel punto in cui  morto
Pater. Era l che avrebbe dovuto trovarsi la sagoma di un
animale lungo e nero, ali enormi che comprimono l'aria,
una striscia scura sul terreno ghiacciato. Si sarebbe visto
cos chiaramente alla luce lunare, sullo sfondo bianco della
neve, se solo avessi aspettato. Le altre erano corse alla
porta. Mi hanno gridato di sbrigarmi. Ma ogni volta che
mi giravo per rientrare avevo l'impressione di vedere qualcosa.
Dovevo osservare il buio, finch avesse preso forma
e si fosse rivelato. Alla fine la luce lunare si era macchiata
di cenere, un punto grigio nel mio campo visivo. Non era
niente. Succede solo nei libri.
Charley mi stava tenendo la porta aperta. Cavolo,
perch ci hai messo tanto? ha gridato. Mi sto gelando
il culo, e qui c' puzza di pesce morto.
- Sta' zitta, ho risposto.
C'era quell'odore terribile, pi forte che mai. Domani
per prima cosa chieder al custode di prendere provvedimenti.
Non riuscir mai a scendere nel seminterrato per
esercitarmi al pianoforte. Quell'odore si attacca a tutto.
Abbiamo salito le scale di corsa, e quando siamo arrivate
al primo pianerottolo mi  parso di sentire dei colpi
sotto di noi.
Arrivate nel nostro corridoio, Dora e io siamo andate
dritte nelle nostre stanze, ma Charley si  fermata davanti
alla porta di Ernessa e ha cominciato a bussare e a urlare
cos forte che credevo che avrebbe svegliato tutte. Ehi,
Ernessa, dove cazzo sei?  notte fonda.
- Smettila! le ho sibilato. Sei pazza!
Ma lei continuava a bussare. Sei andata a comprarti
il fumo da qualche parte? Dovrai dividere, sai?
Non c' stata risposta.
- Cretina, ho detto a Charley. Ci farai beccare tutte
quante.
- Sei andata a trombare al Brangwyn College?
Ho afferrato Charley per il braccio e l'ho trascinata
verso la sua stanza.
- Vedi, ha detto Charley. Te l'ho detto che l dentro
non c'.
Ho sentito un rumore dalla camera di Lucy, e la porta
della sua stanza si  aperta, ma a quel punto avevo gi
chiuso la porta della mia camera e mi ci ero appoggiata sopra.
Il cuore mi batteva all'impazzata. Spero che Charley
tenga la bocca chiusa sulla nostra avventura notturna.

6 dicembre.
Adesso Charley ha una paura tremenda di Ernessa, ma
non riesce a capire perch. Non  ancora pronta a sentirselo
dire. Non capisce che la verit  esattamente ci che
non riesci a vedere, anche se ne sei sicura. Abbiamo deciso
di non dire a nessuna che Ernessa non era in camera
nel cuore della notte. Mi sento meglio, ora che so di poter
parlare di quel che  successo con qualcuno che non mi
guarder come se fossi una pazza scatenata. D'altro canto,
ho paura che Charley non riuscir a tenere la boccaccia
chiusa e si lascer scappare qualche stupidaggine. Alla fine
riuscir a inimicarmi del tutto Lucy.

7 dicembre.
Ho avuto un'idea in testa per tutta la giornata, ma
non ero sicura che l'avrei realizzata finch non l'ho fatto.
Non l'ho potuto raccontare a Charley. Non mi fido.
Appena le luci si sono spente, sono corsa in corridoio per
andare in camera di Dora. Volevo uscire sulla grondaia dalla
stanza di Dora e arrivare alla finestra di Ernessa. L'idea
di spiarla mi terrorizzava. Non sapevo cosa avrei fatto se
lei fosse stata in camera sua e mi avesse vista. Potevo far
finta di essere diretta in camera di Carol, che  subito dopo
la sua, ma sapevo che avrebbe capito che non era vero.
Dora stava di guardia in corridoio mentre io aprivo la
finestra e mi calavo sulla grondaia. Indossavo la camicia
da notte, che continuava a salirmi sopra le ginocchia mentre
strisciavo verso la sua finestra. La grondaia di rame
era fredda e scivolosa. Avevo le mani cos rigide che non
riuscivo ad aggrapparmi al bordo. Dovevo percorrere solo
qualche metro, ma andavo avanti centimetro per centimetro,
e Dora continuava a dirmi: Sbrigati! Ero troppo
spaventata per girarmi e dirle di stare zitta. Sentivo la luna
dietro di me. La stanza di Ernessa si vedeva bene dietro le
tendine trasparenti. Il letto era vuoto e intatto. La stanza
era spoglia come all'inizio dell'autunno, quando Dora e io
avevamo visto Ernessa spostare il cassettone da sola per
tutta la stanza, quando ancora si comportava in maniera
amichevole con noi. Il cassettone era sempre l, praticamente
bloccava la porta.
Mi sono acquattata sulla grondaia e ho premuto la testa
contro il vetro per rimanere in equilibrio. Un solido raggio
di luce lunare filtrava nella stanza. La mia ombra si proiettava
sul pavimento, e tutto intorno all'ombra, all'interno del
raggio, milioni di particelle di polvere fluttuavano nell'aria.
Un alito di brezza spirava all'interno della stanza, anche se
la finestra era ben chiusa. In quel momento mi sono accorta
che ogni cosa la scrivania, il cassettone, il pavimento,
perfino il letto era coperta da uno spesso strato di polvere.
La brezza sollevava la polvere nella luce lunare. All'improvviso
la polvere si  messa a turbinare a tal punto che
era difficile capire dove fossero i contorni delle cose solide
e dove cominciasse l'aria. Ho sentito la voce di Dora che
mi chiamava dalla finestra: Svelta, torna indietro! C'
qualcuno nel corridoio.
Non riuscivo a scostarmi. Avevo la fronte appiccicata
al vetro gelato; placava il calore della mia fronte. La
grondaia sembrava molto pi stretta. Se avessi cercato
di girarmi e di tornare indietro strisciando, avrei perso
l'equilibrio e sarei caduta nel nulla. Dentro la stanza, milioni
di particelle di polvere si stavano radunando, prendevano
lentamente forma. Uno sciame di piccole falene
marroni si  alzato in volo verso la finestra, verso il bagliore
di quella luna enorme. Hanno sbattuto contro il
vetro proprio davanti alla mia faccia, ho sentito il tonfo
dei loro piccoli corpi che si schiantavano per cercare di
raggiungere la luce. Il rumore era assordante. Sentivo i
battiti delle ali attraverso il vetro, come il respiro di migliaia
di bocche. Se mi fossi voltata a guardare la luna,
avrei provato quello stesso desiderio di luce. Sarei volata
verso di essa. Ho sentito la luna sussurrare da lontano,
chiamando a s tutte le creature alate.
- Devi tornare indietro adesso! ha detto Dora.
Mi parlava nell'orecchio, e mi stava strattonando la camicia
da notte. Anche lei era uscita fuori sulla grondaia, e
ho pensato che avrei potuto portarla con me. Mi sono tirata
su la camicia da notte intorno alla vita. Il freddo bruciante
del metallo sulla pelle non aveva pi importanza.
Non so come siamo riuscite a tornare indietro. Quando
ho raggiunto la finestra di Dora, sono entrata dentro tuffandomi
di testa. Ci siamo nascoste sotto le coperte, ad
ascoltare i passi strascicati fuori dalla sua porta.
Ho dovuto raccontarle quello che avevo visto. Che Ernessa
non era nella sua stanza nemmeno stanotte, che in
quel letto non ci aveva mai dormito, che la stanza era
vuota e coperta da una polvere spessa simile a fuliggine
grigia. Ma non le ho detto delle falene e delle ali e della
luna.
Ho aperto la porta con cautela e ho corso nel corridoio
fino alla mia stanza. Ero cos sollevata di essere tornata
nel mio letto. Ero distesa l, ad ascoltare il mio cuore
che batteva forte. Cos forte che ero sicura riecheggiasse
nei corridoi vuoti e gi per le scale. Finalmente mi sono
calmata e mi sono addormentata. Ho sognato che stavo
giocando a basket nella squadra B. Nel sogno tutto era
esattamente com' nella vita reale, ma esagerato, come
in un film con i colori molto vividi e il volume altissimo.
Mi sono svegliata con la sensazione di aver giocato
a basket tutta la notte.
Continuo a guardarmi intorno per assicurarmi che stavolta
sono davvero sveglia.

8 dicembre.
Se lo chiedo a Dora, mi dir che sono uscita fuori sulla
grondaia ieri notte, e che la luce della luna mi batteva
sulla schiena mentre avevo la fronte incollata alla finestra
di Ernessa. Ma quello che ho visto non era reale. E io so
che non era un sogno.
Falene di polvere marrone opaco che turbinano in un
raggio di luce e sbattono contro il vetro. Stanno sciamando
nel mio cervello, battono le ali, fanno uscire tutto il
resto, picchiano all'interno della mia testa.
Ho bisogno di scrivere e di distrarmi.
Durante l'estate, mio padre e io avevamo l'abitudine di
sederci fuori di sera, con le torce in grembo, a cercare le
falene. Alcune avevano strisce scure sulle ali e occhi blu
scuro all'interno di cerchi gialli. Malgrado la timidezza,
si mostravano nei nostri sottili raggi di luce. Una sera, in
un groviglio di caprifoglio selvatico che cresceva sopra la
recinzione e ci travolgeva con il suo profumo, abbiamo visto
una falena verde pallido con due lunghe code che sventolavano
come nastri sui capelli di una bimba. Una falena
luna, grande come un uccello. Gli occhi gialli sulle sue ali
scintillavano nella luce. La falena era volata via da ore ma
noi eravamo ancora emozionatissimi, e continuavamo a
indirizzare le torce nel punto in cui l'avevamo vista per la
prima volta. Mentre aspettavamo che tornasse, abbiamo
fatto un gioco: descrivere il colore della falena. Un gioco
da poeti. Il mio preferito era il colore della spuma del mare
in una giornata grigia, vista da sott'acqua. Il colore
dei licheni sugli scogli bagnati. Il colore delle sanguinelle
bianche, proprio mentre i boccioli si stanno aprendo. Il
colore della luna mentre stai per raggiungerla a bordo di
una navicella spaziale. Il colore della coda di una cometa.
Alla fine siamo andati a letto, ma non riuscivo a dormire.
Ascoltavo le ali ronzanti e i corpi degli insetti che
picchiavano sulla zanzariera. Ogni rumore proveniente
dall'esterno era la falena luna, che cercava di entrare nella
mia stanza per mostrarmisi un'altra volta.
Perch a mio padre non  bastato? Non doveva fare
altro che ripensare alla delicata creatura che svolazzava
tra i fiori bianchi del caprifoglio, su ali di spuma di mare.
Lo avrebbe certamente aiutato. Era la cosa pi bella che
avessi mai visto. Pi bella della poesia. Come ha potuto
dimenticarla?

9 dicembre.
Ho chiesto a Dora se era possibile avere delle allucinazioni
senza essersi drogate. Lei lo sa sicuramente. A quanto
pare  lei l'esperta di droghe psichedeliche. Certo, ha
detto. Si chiama essere psicotici. Forse la luce della
luna pu dare le allucinazioni. Altrimenti sono io che sto
uscendo di testa.

10 dicembre.
Il arriva chez nous un dimanche de Novembre 189...
 qui che sono arrivata ne Il grande Meaulnes di Alain-Fournier.
Domani ho un'importante verifica di francese
sui primi cinque capitoli. Non sembra tanto difficile. Non
dovr cercare troppe parole sul vocabolario. Niente pi
uscite notturne con Dora e Charley. Se dovr rimanere
alzata fino a tardi stasera, dormir durante il weekend.
Odio stare alzata e costringermi a studiare quando non
riesco neanche a tenere gli occhi aperti. Dora si d arie
da intellettuale, ma non studia granch. A Charley non
gliene frega un emerito cazzo. Parole sue. Sono contenta
di avere qualcosa da fare. Adesso mi costringer a leggere.

11 dicembre.
Stamattina Sofia mi ha messo un biglietto sotto la porta:
- Non ti vedo pi. Passi tutto il tuo tempo con Charley
e Dora. Sono triste.
Mi sono sentita malissimo, ma non posso farne a meno.
Con loro posso parlare di Ernessa. A volte  l'unica cosa
di cui voglio parlare, l'unica a cui voglio pensare. Ho persino
smesso di conversare con Mr Davies. Claire ne sar
contenta, scommetto.
Non voglio che Sofia sia coinvolta.
All'ora di pranzo mi sono avvicinata arrivando da dietro,
le ho dato un grande abbraccio e un bacio. Abbiamo deciso
di trascorrere insieme il prossimo sabato. Andremo in citt,
prima al museo e poi a pranzo. Dovrei non vedere l'ora.
 una delle mie migliori amiche. La mia pi cara amica.
Eppure devo costringermi a prestarle un po' di attenzione.
La verifica di francese  andata abbastanza bene. Sono
riuscita a condensare in una sola notte almeno due
settimane di lettura, quindi avevo tutto fresco in mente.
Il libro  come un bel sogno di quelli che ti confondono.
L'infanzia anche un'infanzia triste alla fine diventa
un luogo che crediamo di aver sognato o di aver trovato
per caso, al quale ci sforziamo vanamente di ritornare.
Dovrei scrivere di questo, non dell'argomento che ci ha
assegnato Mr Davies. Forse pi tardi, quando avr pi
tempo e potr pensare con maggiore chiarezza. Cercher
di finire il libro durante le vacanze di Natale.
Sredni Vashtar: Il bambino condivise un'infanzia desolata
con fantasmi e animali selvatici, e un dio esaud le sue
crudeli preghiere.

12 dicembre.
Sul treno che portava in citt, ho riso per la prima volta da
secoli. Sofia mi ha raccontato di come l'anno scorso riusciva
sempre ad andare in citt a trovare il suo ragazzo senza
mentire su quel che faceva. Firmava l'uscita per la giornata,
e quando rientrava Miss Olivo alzava lo sguardo, con la
testa che le traballava precariamente sul collo, e le chiedeva
dove era stata. Sofia rispondeva: Ho visto il museo.
Il treno passa davanti al museo, che sorge dal fiume come
un tempio greco, e lei faceva sempre in modo di guardare
fuori dal finestrino ogni volta che ci passava davanti. Cos
non dicevo bugie, mi ha spiegato Sofia. Miss Olivo deve
aver pensato che mi interessasse moltissimo l'arte, perch
vedevo il museo praticamente tutti i weekend.
Sofia  il genere di persona alla quale capita di conoscere
dei ragazzi nelle stazioni ferroviarie, nei ristoranti,
ovunque. Il suo fidanzato era uno studente del secondo anno
al college. Quando ne parlava la invidiavo moltissimo,
in cuor mio. La loro relazione sembrava cos sofisticata.
Sofia passava la maggior parte del tempo seduta sulle sue
ginocchia, mentre lui cercava di convincerla ad andare a
letto con lui e lei cercava di non farsi convincere. Alla fine
ha deciso che era troppo spaventata per farlo, e lui si 
stancato di cercare di persuaderla.
Dopo circa un'ora che Sofia e io gironzolavamo per il
museo, ho provato un senso di calma che non sentivo da
mesi. All'improvviso non pensavo pi a niente. Il silenzio
nella mia testa mi ha fatto capire quanto mi sia ormai
abituata al frastuono.
Appena prima che uscissimo dal museo sono scesa a
pianterreno, dove c' il quadro di mia madre appeso vicino
al guardaroba. Dal giorno del Ringraziamento ero cos
arrabbiata con lei. Ma quando ho visto il suo quadro, la
rabbia  sbollita. Se solo potesse ritrovare quella parte di
s. Il quadro  bellissimo. E un po' astratto, ma contiene le
stesse due immagini che appaiono in continuazione nei suoi
quadri: un gufo in un cielo giallo argento e una barca su un
fiume rosso fuoco. Non so esattamente cosa significhino.
A volte il gufo  un uccello, e a volte c' una testa di gufo
su una figura umana il cui corpo si dissolve nel cielo, come
gli angeli senza piedi degli antichi dipinti italiani. A volte
la barca  vuota. A volte trasporta una persona che sta pagaiando
con le mani. Io so che cosa mio padre ha sempre
amato in lei, anche alla fine, quando in sostanza non sapeva
pi cosa fosse l'amore. Mia madre per lui era come la falena
luna, e a volte non riusciva a sopportarlo. Lei non riesce a
perdonarsi di non averlo salvato. Ma lui non voleva essere
salvato. Sono io quella che ha bisogno di lei.
Sul treno che ci riportava a scuola, quella sensazione di
ansia  tornata, come un'onda che non vedi finch non si
infrange su di te e ti sbatte a terra. Avevo una tale fretta
di tornare nella mia stanza, di arrivare al mio diario, di
controllare tutto. Non  successo niente mentre ero via.

14 dicembre.
Lo sapevo fin dall'inizio che sarebbe successa una cosa
del genere. Solo non mi aspettavo che sarebbe stata cos
grave. Ieri Charley  uscita con Kiki, Betsy e Carol. Va in
giro con chiunque sia disposto a farsi una canna. Stavano
tornando a scuola e non so come sono finite nella stazione
ferroviaria sbagliata, ma dovevano rientrare e non c'erano
pi treni perch era domenica, quindi hanno deciso di
prendere un taxi tutte insieme. Il tassista  sceso un attimo
dalla macchina per fare una telefonata, e mentre era assente
loro quattro se ne sono andate con la macchina. Hanno
rubato il taxi! Non ho idea del perch abbiano fatto una
cosa cos stupida, e nessuna me lo sa dire. Chi guidava? Di
chi  stata l'idea? Immagino che fosse solo uno scherzo,
ma una volta partite hanno continuato ad andare avanti.
Sono state arrestate dalla polizia e riportate a scuola ieri
sera tardi, e stamattina nessuna di loro  scesa a colazione.
Dopo cena.
Claire mi ha raccontato una storia sconclusionata: erano
tutte strafatte, fuori di testa, e avevano paura che il tassista
fosse andato a chiamare la polizia perch strillavano
come ossesse. E per questo hanno rubato il taxi? Fondamentalmente,
nessuna sa cosa sia successo. Non lo sa, o
non lo dice.
Dopo mezzanotte.
Sono andata in camera di Dora dopo che si erano spente
le luci, e c'era Charley. Dovevamo stare attentissime a non
farci scoprire perch altrimenti ci saremmo cacciate in guai
seri. Charley  convinta che la butteranno fuori da scuola
per quello che  successo, mentre le altre saranno soltanto
sospese perch hanno delle conoscenze. Sono tutte ricche
e bionde, le tipiche bianche anglosassoni protestanti.
Inoltre Charley ha dei voti cos cos, e quest'anno ha gi
preso tante di quelle note e punizioni. Ma non sembra che
gliene importi molto. Dice che  stanca di stare in collegio.
- Sono pronta ad andarmene da questo buco, ha detto.
- Dovreste farlo anche voi.
Ho parlato con lei per mezz'ora, e ancora non riesco a
capire cosa sia successo.
Ernessa era andata con loro in citt.
Nel bel mezzo del pomeriggio, ha dato a Charley una
pasticca di acido. Ha detto che ne aveva solo per loro due.
Era la prima volta che Charley si calava un acido. Quando
sono arrivate alla stazione ferroviaria era completamente
fuori di testa.
Charley ha detto: Ho guardato in alto, verso la facciata
dell'edificio, e si stava muovendo, come se pulsasse
in dentro e in fuori. C'erano lingue di fuoco che uscivano
dal tetto, e le colonne si dimenavano e si contorcevano.
Era una figata, sai, ma faceva veramente paura. Probabilmente
mi hanno portata di peso in stazione e caricata sul
treno. Certo io non volevo entrarci.
- E poi che ne  stato di Ernessa? le ho chiesto.
- Penso sia scesa dal treno con noi. Sicuramente  stata
una sua idea prendere un taxi per tornare a scuola, cos
non avremmo fatto tardi. Ci ha detto che aveva abbastanza
soldi per pagarle la corsa. Ci ha perfino trovato il taxi.
Ma non ricordo che lei ci sia mai salita. Naturalmente, non
riesco a ricordare tutto. So solo che quando la polizia ha
cercato di fermarci io ho continuato ad andare. Ridevo, ed
era come se le mie mani si fossero fuse insieme al volante.
In pratica, Charley  fregata.

15 dicembre.
Betsy, Carol, Kiki e Charley sono andate a casa. Per
loro  solo una settimana di vacanze in pi. Sanno che i
genitori le tireranno fuori da questo guaio. A nessuna dispiace
per Charley. Tutte danno la colpa a lei, la fumatrice
di marijuana. Quando sono state fermate dalla polizia,
dopo un inseguimento molto breve, c'era Charley al volante
del taxi. Adesso dicono che  stata una sua idea fin
dall'inizio. Sono state fortunate a non avere erba con loro,
perch alla stazione di polizia le hanno perquisite. L'avevano
fumata tutta in un parco in centro.
Nessuna si domanda dove sia sparita Ernessa.
 addirittura riuscita a tornare a scuola in tempo. Dora
ha controllato il registro delle firme. Ha firmato il rientro
alle 17,45 di domenica. Miss Olivo controlla sempre l'ora
quando firmi per rientrare.

16 dicembre.
Ieri sera Dora mi ha chiesto di andare da lei appena si
fossero spente le luci. Nel pomeriggio aveva cercato di telefonare
a Charley, ma la madre di Charley non le aveva
permesso di parlarle.
- Sua madre si  comportata come se fosse colpa mia, -
ha detto Dora, ma io non ero neanche con loro sul taxi.
Ho cercato di convincerla a non fumare erba di continuo.
Se fosse rimasta con noi, non sarebbe successo.
- Voglio chiedere a Charley di Ernessa, ho detto.
-  a lei che bisogna dare la colpa di tutto questo, ha
detto Dora. Pensa di essere cos intelligente, di poter fare
qualsiasi cosa, pensa che nessuno la toccher mai. Forse
 ora che venga beccata. Se sapessero che spaccia, la caccerebbero
via in un secondo.
- Non so come riesca sempre a farla franca, ho detto.
- Sai, ha detto Dora, un giorno le ho chiesto se voleva
leggere il mio manoscritto, e lei ha detto che non le interessava.
I romanzi la annoiano. Tutti quei particolari monotoni.
Leggo solo poesia, ha detto.  cos piena di s. E le sue
idee su Nietzsche sono pensierini da ignorante.
Mi sento stanchissima. Ne ho abbastanza di questo
gioco, o qualunque cosa sia. Le vacanze di Natale cominciano
tra due giorni. Poi dovr vedermela con mia madre
per tre settimane. Non ho detto niente a Dora. Speravo
che lasciasse cadere l'argomento.
- Ho intenzione di scoprire cosa fa la notte, ha detto
Dora.
- Io non voglio, ho detto.
- Ma io s, ha ribattuto lei.
 andata alla finestra e l'ha aperta. Abbiamo sporto la
testa tutte e due. Fuori faceva freddo e c'era vento. La
luna era completamente nascosta dietro le nuvole, e nella
debole luce verdastra che proveniva da sotto, la grondaia
si vedeva a malapena.
-  troppo buio, ho detto. Non si vede niente.
- La strada, la conosco al tatto, ha detto Dora.
- Non andare, ho insistito. Io sono quasi caduta l'ultima
volta. Non lo far mai pi. Se la sua camera  vuota,
comunque non...
- Guarda! ha esclamato Dora, dandomi di gomito.
La grondaia non era niente di pi che una spessa linea
verde. Il vento mi sbatteva i capelli sugli occhi. Dalla parte
opposta dell'edificio, vicino alla camera di Claire, ho visto
qualcosa, e ho sussurrato: Quella  Claire?
Chiunque fosse, si  alzata e ha cominciato a camminare
verso di noi lungo la grondaia. Camminava come se
fosse a terra, senza esitazione, senza un passo falso, come
quando suonava il pianoforte. Una volta raggiunta la
sua finestra, si  voltata ed  entrata passando attraverso
il vetro.
Dora ha chiuso la finestra sbattendola.
- Pensi che ci abbia viste?
- Non lo so, ho risposto.
Stamattina a colazione, ho chiesto a Dora se era sicura
che fosse successo veramente
- Penso di s, ha detto. Ma forse non era quello che
abbiamo creduto che fosse. Forse aveva lasciato la finestra
spalancata.
Cosa abbiamo pensato che fosse?
C' una cosa che non riesco a capire. Perch Ernessa
vuole che io veda che lei non  come tutte noi?
Far un pisolino fino all'ora di cena.
Dopo cena.
Stavo quasi per saltare la cena stasera!
Mi sono sdraiata sul letto durante l'ora del silenzio, e
sono subito caduta in un sonno incredibilmente profondo.
Anche da addormentata sentivo quanto fosse pesante, come
se una mano enorme mi spingesse dentro il materasso. Ero
con mio padre. All'inizio eravamo solo sdraiati insieme sul
mio letto di scuola, tutti e due supini, con le mani accuratamente
composte sul petto e gli occhi chiusi. Ero distesa
l, ma ero anche in piedi a fianco del letto, e guardavo quei
due corpi. Siamo morti tutti e due? ho chiesto loro. Nessuno
mi rispondeva. All'improvviso, ho sentito qualcuno
che mi strattonava il braccio e mi tirava. Mi sono girata e
ho visto una persona che mi dava le spalle e cercava di trascinarmi
in basso. Cosa stai facendo, pap? ho chiesto.
Lui non ha risposto. Continuava a tirare, sempre pi forte.
Mi sono dovuta aggrappare alla balaustra di metallo della
testiera del letto e puntare saldamente i piedi a terra per
farlo smettere di tirarmi gi. Ho continuato a guardarmi
intorno nella stanza per vedere se c'era qualcosa che potevo
usare per colpire mio padre, per fare in modo che mi
lasciasse andare. Allo stesso tempo, sentivo quanto la cosa
fosse insopportabile e quanto dovessi svegliarmi per mettere
fine a questo sogno. Ero di nuovo sul mio letto, stavolta
da sola. Mio padre non c'era pi. Vedevo me stessa
sdraiata sul letto, mentre tentavo di sollevare la testa, di
mettermi seduta, di scendere dal letto. Con un immenso
sforzo riuscivo a sollevare la testa di qualche centimetro,
poi ricadevo sul cuscino, e dovevo ricominciare da capo. In
continuazione. Ero cos esausta. Avevo le palpebre pesanti,
mi premevano sugli occhi. Pensavo di non riuscire pi
a svegliarmi. Mi sono chinata sul letto per vedere meglio il
mio io dormiente. Gli occhi si sono spalancati all'improvviso
e i miei due io si sono trovati faccia a faccia, a guardarsi
attoniti. Ero sveglissima. Avevo gli occhi aperti. Ma
ero paralizzata, come in un sogno.
Non mi sono alzata finch non ho sentito le ultime campanelle.
La cena stava gi cominciando. Sentivo l'acciottolio
dei piatti mentre le cameriere portavano fuori i carrelli
con i piatti da portata colmi di cibo. Non ero neanche vestita.
Avevo ancora addosso l'uniforme da ginnastica, tutta
impregnata di sudore. Mi sono messa delle calze lunghe
con delle enormi smagliature, e mi sono infilata un vestito.
Quando ho aperto la porta, Ernessa era l. Mi aveva aspettata
per tutto il tempo.
- Anche tu hai dormito troppo? mi ha chiesto con
finta preoccupazione. Sar meglio sbrigarsi, prima di
prendere una nota.
Ho fatto il corridoio di corsa.
Dopo cena, Dora e io ci siamo sedute in un angolo della
sala ricreazione, quello dove di solito si acquattano Lucy
ed Ernessa. Le ho chiesto se credeva nel soprannaturale,
ovvero la manifestazione fisica dell'inconscio nella nostra
vita vigile, come dice sempre Mr Davies. In modo che
capiamo che  reale e irreale allo stesso tempo.
- Il mondo degli spiriti, ho detto. Quello che abbiamo
visto in camera di Ernessa ieri sera.
- Sono storie da bambini, ha risposto Dora. Non
credo che esistano gli spiriti, o i non morti, o roba del genere.
Sono favole. Ti mettono paura, ma ti piace ascoltarle.
Nietzsche dice che l'uomo preferirebbe volere il nulla
piuttosto che non volere. E solo un altro tipo di religione.
- Una volta la pensavo cos, ho detto. Ma sono
cambiata.
- Alla fine c' una spiegazione razionale per tutto.
- Per anche tu eri spaventata ieri sera, no? Quando
abbiamo guardato fuori dalla finestra?
- Di sera tardi ogni cosa assume un significato ambiguo, -
ha detto Dora. Anche quel che di giorno sembrerebbe
perfettamente normale. Ernessa  una persona
strana e sgradevole, con bizzarre abitudini in fatto di
sonno, ed  convinta di sapere tutto. Forse  sonnambula
e ha camminato nel sonno tutta la notte.
- Non sulla grondaia, ho obiettato.
Adesso eravamo le uniche a bisbigliare.
In quel momento Ernessa  entrata in sala ricreazione,
ma ho cercato di non guardarla. Si  seduta con le altre e
ha immediatamente avvicinato un fiammifero alla sigaretta,
agitando il fumo intorno a s fino a formare una nuvola.
Teneva la testa inclinata nella nostra direzione. Sembrava
che ci stesse ascoltando. Ha addirittura annuito con la
testa mentre Dora parlava.
- Te lo dimostrer, ha detto Dora. Vieni in camera
mia quando si spengono le luci.
- No, ne ho abbastanza. Te l'ho detto l'ultima volta.
Per favore, non andare, ho supplicato.
- Non essere cos melodrammatica, ha detto Dora.
- Non ti si addice. Scoprir cosa nasconde.
- Adesso ti stai comportando da stupida.
Mi sono alzata di scatto e sono uscita dalla stanza. Sentivo
gli occhi di Ernessa sulla mia schiena, me li sentivo
bruciare sulla pelle attraverso la nuvola di fumo. Non uscir
dalla mia stanza di notte.

17 dicembre.
Cinque del mattino.
Dora non  mai stata veramente mia amica. Mi disprezzava.
L'ho sempre saputo. Ha fatto finta di essere mia
amica perch anche lei non sopportava Ernessa. Abbiamo
condiviso questa antipatia.
Fuori  ancora buio. Sto aspettando che il cielo schiarisca,
cos questa notte sar finita. L'ambulanza se n' andata.
Le auto della polizia se ne sono andate. Dora se n'
andata. Dalla mia finestra, li ho visti portare via la barella.
Aveva la faccia coperta da un lenzuolo bianco.
Improvvisamente erano tutte in piedi. La Villa  stata
riscossa dal sonno. Tutte le luci si sono accese. Mi sono
trovata seduta sul letto, come se una mano mi avesse
tirata su con violenza, e tutto il mio corpo si  messo a
vibrare. C'erano le sirene; un'ambulanza e alcune auto
della polizia stavano percorrendo di corsa il viale d'accesso.
Luci rosse lampeggianti fendevano il buio della mia
stanza. E fuori della porta c'erano ragazze che gridavano
e piangevano. Non riuscivo a sopportare quel rumore. Voci
di uomini rimbombavano nel corridoio, insieme a passi
affrettati e pesanti. Ero terrorizzata. Poi i rumori si sono
uniti insieme e hanno formato delle parole. Questa qui 
la sua stanza. Non  uscita da questa finestra. Dev'essere
la stanza accanto.
Li ho sentiti bussare alla camera di Ernessa. Lei si sarebbe
presentata sulla soglia con una lunga camicia da notte
bianca che le copriva completamente braccia e gambe
e le arrivava fino al mento. Avrebbe aperto la porta lentamente,
fingendo di essersi appena svegliata. Nella sua
stanza non ci sarebbe pi stata polvere, n quel rumore
di ali che somigliava a un respiro.
-  sicura di non aver sentito niente? Una delle sue
compagne ha avuto un incidente proprio sotto la sua finestra.
Una caduta.
- Ho il sonno molto pesante, avrebbe risposto lei.
- Non sento pi niente una volta che mi sono addormentata.
Quando dormo  come se fossi morta. Perch non
chiedete a qualcuna delle altre ragazze? La sua voce
sarebbe stata atona. Avrebbe chiesto al poliziotto di lasciarla
in pace. Sarebbe suonato come un ordine.
Ho aperto la porta e ho visto l'infermiera che portava via
Lucy e Sofia. Stavano piangendo. Hanno percorso il corridoio
scosse dai singhiozzi. Io ero l in disparte, a guardarle.
Tutto sembra peggio nel cuore della notte, soprattutto
quando sei stata strappata a un sonno profondo. Non sai
dove sei, n dove finiscono i tuoi sogni e comincia il mondo.
Dora  caduta dalla grondaia fuori dalla finestra di Ernessa.
Nessuno l'ha sentita cadere, ma la cuoca ha visto
il suo corpo nel cortile alle quattro, quando  arrivata per
preparare la colazione. Era distesa sul selciato, con le braccia
spalancate e la testa piegata dietro la spalla. Il vento
le aveva scompigliato la camicia da notte, che le si era accartocciata
intorno alla vita. Le gambe erano bianche e
immobili. Sembrava morta.
Io avrei potuto impedirle di fare una cosa cos stupida.
Avrei potuto dirglielo io cosa avrebbe visto, cos non
avrebbe avuto bisogno di vederlo da sola. Avrei potuto
dirle che non credere in qualcosa non ti protegge da quel
qualcosa. Avrei potuto raccontarle delle falene che uscivano
a frotte dalla polvere e dalla luce lunare, e mi volteggiavano
dentro la testa.
Sono rimasta in camera mia.
Non  mai stata amica mia.
Le vacanze cominciano domani.
Mi sdraier sul letto e cercher di riposare. E doloroso
tenere gli occhi aperti, ma dove andr se li chiudo?
Dieci del mattino.
In Aula magna Miss Rood ci ha detto che Dora  morta.
Ora la notizia  ufficiale. Le esterne avevano capito al volo
che qualcosa non andava, perch tutte le interne avevano
gli occhi rossi. Quando Miss Rood ha preso la parola abbiamo
ricominciato a piangere. Io lo sapevo che era morta,
ma quando Miss Rood ha pronunciato quelle parole esatte
la mia faccia  diventata caldissima, e ho cominciato a tremare
dentro e fuori. Il mio corpo lo sa, ma la mia testa ancora
non lo capisce. Sono chiusa in una bolla gigante. Sento
le braccia e le gambe pesantissime. Riesco a stento a sollevarle.
Tutto quel che faccio  a un passo dal non accadere.
Sto aspettando che scoppi la bolla, che mi lasci tornare di
nuovo nel mondo. Ma non succede cos. E come aspettare
che l'effetto della novocaina si esaurisca. All'improvviso ti
rendi conto che non sei pi intontito.
Miss Rood continuava a ripetere che  stato un terribile,
sfortunato incidente, come una specie di preghiera.
Era rimasta sconvolta e costernata nello scoprire che
alcune delle ragazze si erano calate lungo la grondaia della
Villa. Poi ci ha chiesto di andare a parlare con lei, nel
caso in cui ieri notte avessimo visto o sentito qualcosa di
anormale. Io non dir una parola. Ho paura di quello che
potrebbe fare Ernessa. Non mi fido di nessuno.
Non c' lezione per noi stamattina. Miss Brody, la psicologa,
parler con le interne pi tardi. Cosa potr mai
dire? Bene, ragazze, capisco che abbiate avuto un'esperienza
traumatica, ma il processo di guarigione deve cominciare...
Non riesce a far scoppiare la mia bolla. Intorno
a me, piangevano tutte. Pensavo che Lucy avrebbe dato
in escandescenze. L'hanno dovuta portare in infermeria,
questa volta. Io sono uscita e sono andata dritta nella mia
stanza. Volevo scrivere tutto sul mio diario. L'unica altra
persona che non ha pianto  stata Ernessa. Ma non significa
niente.  il tipo di persona che pu ridere senza essere
felice. Quindi pu piangere senza essere triste. Devo
restare in camera mia in attesa dell'incontro con la psicologa,
ma sono io che devo prendermi cura di me stessa.
Dieci e trenta del mattino.
Il punto  direttamente sotto la finestra di Ernessa, ma
molto pi all'esterno. E venuta gi senza colpire il tetto
delle verande, che avrebbe potuto attutire la caduta. Invece
 atterrata sul selciato. Si  lanciata verso l'esterno.
Ha cercato di volare via. Hanno transennato la zona. C'era
del sangue rossastro e scuro sul cemento. Si  asciugato
ormai. Mi aspettavo che il selciato fosse spaccato o che ci
fosse un buco dove il suo corpo lo aveva colpito, come se
una meteora fosse entrata in collisione con la Terra. Sono
rimasta in piedi oltre la recinzione e ho alzato lo sguardo
verso la finestra del secondo piano. C'era il sole, e il vetro
nero rifletteva l'azzurro del cielo e i ciuffi di nuvole in transito.
Dietro il cielo ho cercato un volto che cercasse me.
Come potr mai parlare ancora con Lucy? Sarei contenta
di non doverla vedere mai pi.
Ora del silenzio.
Non credo di aver mai avuto cos tanta paura in vita mia.
Sono venuti e mi hanno fatta uscire dall'Aula durante
la lezione di matematica. Sono subito entrata nel panico.
Era successo qualcosa di terribile a mia madre. Mentre
mettevo via i libri e uscivo dalla classe, continuavo
a pensare: Come puoi farmi questo? Come puoi farmi
questo?
Non si trattava affatto di mia madre. Mrs Halton mi ha
spiegato che un investigatore della polizia voleva parlare
con me di Dora. Mi ero gi dimenticata di lei.
- Non c' bisogno di agitarsi, ha detto Mrs Halton.
- Il signore vuole farti solo qualche domanda. Io rimarr
nella stanza con te per tutto il colloquio.
Ma il modo in cui lo ha detto, come se stesse cercando
di convincere una bambina piccola a fare qualcosa di molto
sgradevole, mi ha fatto sentire che c'era qualcosa di cui avere
paura. Era cos compiaciuta di se stessa. Ha continuato
a sorridere per tutto il tempo mentre mi scortava lungo la
Galleria fino alla Villa, e poi su per le scale fino alla biblioteca
del secondo piano.
L'investigatore mi stava aspettando. Non indossava
l'uniforme della polizia; era in giacca e cravatta, come un
agente assicurativo o un uomo d'affari. Il suo soprabito
era appoggiato ordinatamente sulla sedia vicino a lui, e la
ventiquattrore era aperta sul tavolo della biblioteca. Mi
ha fatto un sacco di domande, e mentre parlavo prendeva
appunti su un taccuino giallo a righe. Nessuno mi aveva
mai fatto un simile interrogatorio.
- Non ci vorr molto, ha cominciato. Ho solo qualche
domanda da farle. Una delle sue compagne di classe
ha detto che lei e la ragazza che  caduta nel cortile questa
mattina, Dora, avevate l'abitudine di camminare sulla grondaia.
Dice che l'ha vista fuori dalla sua finestra.
- Lo facevamo tutte, ho risposto. Ho sentito Mrs Halton
trattenere il fiato, a beneficio dell'investigatore. Io l'ho
fatto solo una volta, quest'autunno. Mi pare.
- Quando  stato?
- Circa una settimana fa. Forse qualcosa di pi.
- E dove si trovava esattamente?
- Sono uscita dalla finestra di Dora. Sono arrivata solo
fino alla finestra accanto.
- E poi?
- Sono tornata indietro. Faceva troppo freddo.
- Dora era fuori sulla grondaia quella notte?
- Solo per poco. Ha sentito qualcuno nel corridoio, ed
 venuta fuori a prendermi.
- E ieri notte? Lei era con Dora?
- Mi sono addormentata nel letto subito dopo che sono
state spente le luci. Mi sono svegliata solo quando ho
sentito le sirene sul viale d'accesso. Avevo detto a Dora
che non volevo pi andare sulla grondaia.
- Cosa pensa stesse facendo Dora?
- Magari stava andando in camera di Carol, o forse da
Claire, che  sull'angolo.
- Non crede che stesse andando nella stanza accanto?
Come si chiama quella ragazza? Ho parlato con lei poco fa.
- Ernessa?
- Esatto: stava andando in camera di Ernessa?
- Sono sicura che non stava andando l. Non erano amiche.
- A volte le ragazze della vostra et nutrono... sentimenti
molto forti l'una per l'altra, buoni o cattivi che siano.
Certe cose possono sembrare pi importanti di quanto non
siano. Ha mai detto di essere infelice o ha mai parlato di
uccidersi, magari solo per scherzo?
- No. Mai.
Ho risposto a tutte le domande, poi l'investigatore mi
ha lasciata andare. Ho dato le risposte giuste, e immagino
che mi abbia creduto. Dopo sono andata dritta nella mia
stanza, e sono rimasta l per il resto del pomeriggio. Ho saltato
francese e ginnastica. Non mi importa di quello che
succeder. Posso sempre dire che ero troppo sconvolta per
quel che  successo a Dora. Vorrei anche saltare la cena,
ma non posso. Ernessa vedr quanto sono sconvolta.  lei
che ha mandato da me la polizia.
Mentre l'investigatore mi interrogava mi sono sentita in colpa per tutti i pensieri orribili che mi sono passati per
la testa. Continuavo a ripetermi che s, certe volte Dora
non mi piaceva affatto, e certe volte ho persino desiderato
di non doverla rivedere mai pi o di non averla mai
conosciuta, ma di sicuro questo non significa che volessi
la sua morte.

18 dicembre.
Casa. Al sicuro, per ora. Durante il viaggio in macchina
mi  preso il panico, perch temevo di aver lasciato il
diario in camera dove chiunque avrebbe potuto trovarlo;
e invece era nella cartella. Mia madre  venuta a prendermi,
e una volta tanto  arrivata puntuale. Quando deve assolutamente,
arriva. Riesce a sentirlo, quando ho bisogno
di lei. Non potevo restare a scuola dopo che tutte le altre
se n'erano andate. L ogni cosa parla della morte di Dora.
Ieri notte Sofia e Claire hanno dormito nella mia stanza.
Eravamo troppo spaventate per stare da sole. Lucy
era stordita. Le hanno dato il Valium quando  andata in
infermeria. Riusciva a malapena a reggersi in piedi. Ha
voluto dormire in camera sua, con i suoi peluche, ma ha
lasciato le porte del bagno aperte tutta la notte e la luce
accesa in bagno.
Claire ha detto che Ernessa  stata convocata nell'ufficio
di Miss Rood e che c'erano anche Mrs Halton e le
altre insegnanti addette al corridoio. Sono contentissima
che Claire non sia nel mio corso di matematica. Ancora
non sa cosa mi  successo.
- Perch l'avranno fatto? ha chiesto Sofia. A volte
riesce a essere cos ottusa.
- La camera di Dora era proprio accanto a quella di
Ernessa, e lei  caduta proprio sotto la finestra di Ernessa.
Immagino che volessero chiederle se ha sentito qualcosa,
- ha detto Claire.
- O fatto qualcosa, ho aggiunto io. Non hanno colto
la mia precisazione. Lucy era nella sua stanza, quindi
ho lasciato perdere.
Mezzanotte.
C' una cosa che non ho ancora scritto, perch avevo
bisogno di rifletterci.
Non so dove ho trovato la faccia tosta per affrontare
Ernessa dopo cena, in sala ricreazione. Mi dava talmente
sui nervi che fosse cos calma mentre tutte erano sconvolte,
perfino le ragazze alle quali Dora non piaceva granch.
Sono andata dritta verso di lei e le ho detto: Perch
non sei scossa per Dora come tutte? Era la prima volta
che le rivolgevo la parola da settimane.
Pensavo che si sarebbe incazzata sul serio, e invece no.
Non era neanche sorpresa. Si  accesa una sigaretta e me
ne ha offerta una. Io non l'ho presa. Ha parlato molto lentamente,
come se stesse rivolgendosi a qualcuno che non
capiva bene la sua lingua.
- Perch dovrei essere triste? Tutti devono morire. Se
hai un corpo,  gi troppo tardi per piangere. I funerali,
quelli invece non riesco proprio a sopportarli.
 vero che anch'io ho paura di morire, ma solo in parte.
Non sono pronta a diventare come Ernessa. Ho il mio
diario, i miei libri, la mia musica, le mie amiche, mia
madre.
Quando sono tornata dalle altre sul divano, mi guardavano
tutte come se avessi fatto qualcosa di orribile. Sofia
cingeva Lucy con il braccio. Lucy stava piagnucolando.
Sono troppo stanca e confusa per capirle. Voglio dormire
per le prossime due settimane.

20 dicembre.
Mi sono costretta a telefonare a Charley stasera. Qualcuno
doveva dirglielo.
- Dora  morta, le ho detto. E caduta dalla grondaia.
-  uno scherzo, vero? ha chiesto lei.
- No.  successo mercoled notte.
- Mi stai dicendo che Dora  andata nell'eterno mondo
dei sogni?
- S. Dora  morta. Te l'ho detto.
- Cazzo, non posso credere che sia caduta dalla grondaia.
Che imbranata.
- Ho cercato di fermarla, ho detto. Sapevo che era
un errore, che Ernessa...
Non sono riuscita a sentire cosa ha detto Charley dopo.
C'era la televisione accesa, con il volume altissimo. Charley
deve averlo alzato. A scuola era la prima cosa che faceva
appena entrava in sala televisione. Un coro di risate preregistrate
ha soffocato le sue parole.
Avrei dovuto urlare per farmi sentire da Charley. Non
avevo l'energia per spiegarle che Ernessa si era sbarazzata
di Dora. Non so se l'abbia spinta, ma l'ha fatta cadere lei.
- Mi hanno buttata fuori! ha urlato Charley. Sono
l'unica. Kiki, Betsy e Carol torneranno. I miei sono incazzati
neri, ma per me  come se mi avessero aperto la porta
della cella e avessero buttato via la chiave.
- Adesso cosa farai? ho urlato.
- Andr in una scuola vicino casa.
Charley e Dora non ci sono pi. Sono l'unica rimasta.
La codarda. Non guarder mai pi in quella finestra di
notte. Ernessa sa che non mi avviciner troppo.
Avrei potuto chiedere a Charley di spegnere la televisione
e raccontarle di Ernessa, ma non sembra che gliene
importi pi molto. In realt, non le importa neppure che
Dora sia morta. Non  pi a scuola, non  pi nel nostro
mondo. Ernessa pu passare tutta la notte fuori, ogni notte.
Ernessa pu essere qualsiasi cosa desideri essere. Non
ha importanza. Non si faranno pi le canne insieme, quindi
che cazzo, come direbbe Charley.

24 dicembre.
Stasera mia madre  andata a una festa. Mi ha chiesto
di andare con lei, ma le ho detto che non ne avevo voglia.
Ero stanca, e volevo andare a letto presto. Desideravo che
se ne andasse, ma nel momento in cui ha chiuso la porta
dietro di s tutta la casa  sprofondata nel silenzio. Il vento
fischia nelle stanze vuote. Vorrei che Milou fosse ancora
qui, sdraiato sul cuscino vicino alla mia testa, a fare
le fusa piano piano e a miagolare piano per farmi capire
quant' contento. Sono completamente sola.
Ernessa  un vampiro.
Prima di stasera non riuscivo a scriverlo. Non riuscivo a
trasformare le mie paure in un'affermazione consapevole.
Ernessa vuole che io, e soltanto io, lo sappia. La sua mano
guida la mia mentre scrivo queste parole.

25 dicembre.
Se solo avessi avuto la possibilit di vedere il corpo di
Dora dopo la sua morte. I suoi genitori erano a Parigi, e
l'hanno fatta subito cremare. Non hanno neanche voluto
vedere il suo cadavere. Io vorrei averlo visto. Avrei voluto
controllare se c'erano dei segni sul suo corpo. Forse qualcosa
sul seno sinistro, vicino al cuore, o in mezzo agli occhi.
 l che bisognerebbe cercarli. Quasi impercettibili sulla
pelle, come lividi. Ma loro vogliono solo un tipo di morte.
Cosa faranno del suo romanzo incompiuto, il dialogo
tra Nietzsche e Brahms? Probabilmente non era granch.
Eppure  triste che tutte quelle pagine piene di parole debbano
scomparire senza che nessuno le legga. Bisogna che
qualcuno le legga. So che i suoi genitori non lo faranno.
Suo padre era sempre cos critico su tutto quello che faceva.
Forse dovrei leggerlo io, il suo libro.
A volte Dora era carina con me, ma non sopportavo
quei suoi modi da maestrina. Non l'ho mai perdonata per
come mi sottovalutava. Ero sua amica solo perch le interessava
Ernessa. Ed Ernessa le interessava soltanto perch
la trattava come Dora trattava tutte le altre. Non poteva
farne a meno. Era ferita nella sua vanit.
Perch sto scrivendo delle cose cos cattive su una persona che  appena morta?
Il suo libro mi avvelenerebbe.
Morendo, udivo ronzare una mosca; il silenzio a me intorno assomigliava al silenzio dell'aria fra successive ondate di tempesta. Gli astanti non avevano pi lacrime, e trattenevano il respiro per quell'ultimo assalto, quando il re si manifesta nella sua potenza.
Assegnai i miei ricordi, detti via ogni mia cosa che potessi dare, e proprio in quel momento s'interpose una mosca, con un azzurro, incerto, tremolante ronzio, fra me e la luce; e allora le finestre s'empirono di nebbia ed io non vidi pi.
...
NOTA: Emily Dickinson, da: Tutte le poesie. FINE NOTA.
...
Emily avrebbe capito cosa si  interposto tra Dora e la sua morte, ma io non lo capisco.
...
.
...
27 dicembre.
Ieri sera ho appreso alcuni fatti interessanti esaminando
i libri della biblioteca di mio padre. Sapevo che l
avrei trovato quello che volevo. Si pu diventare vampiri,
o revenant (dal francese, colui che ritorna) in vari
modi: a) una persona cattiva si suicida in determinate circostanze
(Cos' una persona cattiva? Cosa si intende per
determinate circostanze?); b) un vampiro avvicina una
persona addormentata; c) un pipistrello vola sopra un cadavere,
un gatto o un cane saltano addosso a un cadavere,
o una persona si china su un cadavere; d) una persona
muore inosservata; e) l'ombra di una persona viene rubata
durante il corso della sua vita; f) un cadavere resta con la
bocca aperta; g) una persona subisce una morte violenta;
h) un cadavere viene lasciato incustodito, senza concedergli
il diritto a una giusta sepoltura, oppure non viene
seppellito abbastanza in profondit; i) un vampiro morde
qualcuno, anche se a volte la vittima muore senza diventare
un vampiro.
La bocca aperta, questo non mi sembra giusto. Non 
giusto punire qualcuno (o la sua anima) per una cosa che
succede quando la persona non ha pi alcun controllo sul
proprio corpo. Ho riso quando ho letto che si pu nascere
con due cuori, uno dei quali  consacrato unicamente alla
distruzione dell'umanit.
Mio padre voleva morire inosservato, come un animale
che si allontana e si rannicchia in un angolo per morire.
Invece Milou non ha avuto bisogno di nascondersi. Non
si vergognava di morire. Forse c' un ultimo respiro, come
l'ultimo residuo d'aria spremuto da un battello gonfiabile,
come l'ultimo impeto della tempesta, dopodich il corpo
vivente si arrende e l'anima invisibile viene liberata. Forse
 necessario che qualcuno sia presente quando accade.
...
31 dicembre.
Credo di aver convinto mia madre a farmi restare a casa
e a non rimandarmi a scuola. Le ho detto che mi sento
parzialmente in colpa per la morte di Dora e che non riesco
a superarlo. Sono argomenti con i quali  in sintonia: sofferenza, colpa, rimorso.
...
.
...
GENNAIO.
...
.
...
1 gennaio.
Io non credo che mio padre sia ancora tra noi, anche se
in una dimensione diversa. Non credo di poter comunicare
con lui. Detesto che mia madre la pensi cos. Prende alla
lettera tutti i suoi sogni, e sente di essere ancora in contatto
con lui. Anche se in sogno lui le appare furibondo.
Qualsiasi cosa, a patto che lui non la dimentichi.
Sono gelosa di Ernessa. Sono gelosa dell'amicizia di
Lucy con lei. Sono gelosa del suo corpo perfetto. Gelosa
di come suona il pianoforte. Gelosa del fatto che non ha
mai paura. Ma questo non fa di lei nulla pi di una persona
che non mi piace. E un'espressione troppo debole.
Perfino odio lo . Quando la vedo con Lucy, mi riempie
di disgusto.
A furia di scrivere di Ernessa, ho rovinato questo diario.
Non  quello che volevo che fosse. E io non sono la persona
che volevo essere.
Dopo pranzo.
Ho messo una treccia d'aglio intorno al mio letto, e brucio
l'incenso prima di andare a dormire. Ha funzionato.
Ora dormo molto meglio. Se torno a scuola, dovr continuare
a farlo. Tutte penseranno che brucio l'incenso per
coprire l'odore delle canne.
Dopo cena.
Ha appena telefonato Lucy per augurarmi buon anno.
Abbiamo fatto una bellissima chiacchierata, finalmente.
Non c'erano porte chiuse tra le nostre stanze. Dora  caduta
dalla grondaia. Sarebbe potuto accadere a chiunque di
noi. Ho sognato le falene. Le ho detto che stavo pensando
di non tornare a scuola dopo le vacanze. Non riusciva a capire
perch mai dovrei fare una cosa del genere.
- Al rientro non sembrer pi cos orribile, ha detto.
- Ce ne saremo un po' dimenticate. Io ho gi dimenticato,
solo per il fatto di essere lontana da scuola. Sta cominciando
a sembrarmi un brutto sogno. Rientreremo semplicemente
nella nostra routine. Non sar pi com'era prima delle vacanze,
quando nessuna di noi riusciva a pensare ad altro.
- Forse, ho detto.
- Devi tornare, ha detto Lucy. Mi mancheresti troppo.
Non voglio pi leggere niente sui vampiri. Mr Davies
avrebbe dovuto sapere che era meglio non esporci a cose
del genere, anche se lui non ci crede.
Potrei strappare alcune pagine e ricominciare da capo.

4 gennaio.
Durante le vacanze ho scritto il diario molto meno di
quanto pensavo. In fin dei conti non sono state delle brutte
vacanze. Domani, di nuovo a scuola. Ci torno.

8 gennaio.
Ci sono due ragazze nuove nelle stanze di Dora e Charley,
e in tutto il corridoio non c' pi alcun segno della loro
presenza. Lucy  scesa a colazione e ha mangiato con tutte
noi. Le porte tra le nostre stanze sono aperte, e nell'ora
del silenzio lei era in camera. Non  mai successo nulla.
Si sta sforzando moltissimo di essere carina con me. Sono
gi tre giorni che siamo tornate, e non ho quasi mai
visto Ernessa. Non  neanche venuta a fumare in sala ricreazione.
Sta chiusa in camera tutto il tempo. Forse fuma.
Sa che Mrs Halton non oserebbe mai disturbarla. Anche
Lucy la sta evitando, credo. Adesso mi aspetta prima di
scendere a cena.
 un nuovo anno.
Una volta ho visto un'eclissi di sole. Poco per volta il
sole si  oscurato, e a un certo punto sembrava di essere
al crepuscolo nel bel mezzo della giornata. Sapevo che se
avessi alzato gli occhi il sole mi sarebbe apparso scuro, anche
se in realt stava brillando intensamente come sempre.
La sua luce mi avrebbe accecata. Ho dovuto tenere il viso
tra le mani, per impedirmi di rivolgerlo verso il sole. Mi
era stato detto infinite volte di non guardarlo, ma desideravo
farlo comunque. Il sole sembrava scuro e basta, proprio
come il giorno sembrava notte. Il sole nero bruciava.
Charley non mi ha ancora scritto n telefonato. Sono
quasi contenta che non ci siano pi e che sia tutto finito.

9 gennaio.
Stamattina, a colazione, Claire mi ha chiesto se oggi pomeriggio
volevo andare con lei a trovare Mr Davies. Lo
avrebbe chiamato per chiedergli se potevamo fargli visita.
Io non avrei mai avuto la faccia tosta di fare una cosa
del genere. Le ho detto che l'avrei accompagnata anche se
abbiamo gli esami la settimana prossima. Ho gi studiato
tanto. Me l'ha chiesto soltanto perch sa che lui non la
vedrebbe mai da sola.
Appena siamo scese dal treno volevo tornare a scuola,
ma Claire mi ha trascinata fino a casa di Mr Davies. Era
solo a qualche isolato di distanza.  una casetta di legno
verniciata di bianco, niente di che. Claire ha suonato il
campanello, e mentre aspettavamo che qualcuno venisse a
rispondere siamo scoppiate tutte e due a ridere, tanto eravamo
nervose. Sono abituata a vedere Mr Davies a scuola,
ma non sapevo come sarebbe stato trovarmi faccia a faccia
con lui a casa sua. Magari mi sarebbe apparso troppo
mediocre.
 venuta ad aprirci sua moglie, Charlotte (non dobbiamo
chiamarla Mrs Davies). All'inizio era stupita di vederci
l, e noi non riuscivamo a smettere di ridere abbastanza a
lungo per spiegarle chi fossimo.
- Mr Davies... ha balbettato Claire.
- Ah s, ha risposto lei. Le studentesse di Nick. Vi
sta aspettando.
Nick. So che si chiama Nicholas, ma Nick  troppo sbrigativo
per lui. A casa deve essere diverso da come  a scuola.
Charlotte non era come me la aspettavo. (Non so cosa
mi aspettassi. Una persona profonda, un'intellettuale?) 
un po' cicciottella, ma molto carina, con i capelli castano
chiaro tenuti su da un fermaglio, gli occhi grigi, le guance
piene e rosa. Sorride sempre, ed  stata incredibilmente carina
con noi. Anche pi carina di Mr Davies. Ci ha servito
il t e dei biscotti buonissimi: wafer con ripieno al caramello.
Ne ho mangiati troppi perch ero nervosa. Quando ho
alzato gli occhi dalla mia tazza di t, che tenevo in equilibrio
in grembo, Mr Davies stava fissando proprio me. Ha
cominciato a ridere: perch avevo mangiato tutti quei biscotti
o perch continuavo a versare il t? Ho dato un'occhiata
a Claire, che era seduta accanto a me sul divano
(un vecchio divano dell'Esercito della Salvezza coperto
da un telo indiano fantasia). Aveva i capelli negli occhi,
proprio sopra il naso ossuto. Ha un viso cos lungo e stretto,
e le labbra carnose e flosce.  brutta. Mr Davies non
potrebbe mai innamorarsi di lei.
 tutto perfetto. Sua moglie lavora in un consultorio
familiare. Claire le ha chiesto subito cosa fa. Hanno due
gatti: un gatto tartaruga e uno bianco e grigio. La loro casa
 una comune in miniatura. Al piano di sopra abitano
la sorella di Charlotte, suo marito, e il loro bambino. Abbiamo
visto soltanto il bambino. La spesa, la cucina e le
pulizie sono gestite in comune. C' una vecchia poltrona da
barbiere proprio in mezzo al soggiorno. E una vera figata.
Il bambino  stato con noi quasi tutto il tempo: di tanto
in tanto si metteva in piedi aggrappandosi al tavolino da
caff, e dava un morso a ogni biscotto. Nessuna delle mie
compagne riuscirebbe a capire quanto la situazione fosse
meravigliosa. A loro interessano solo le belle case, le auto
nuove, lo stereo, i bei mobili...
Il sabato pomeriggio si siederanno in quel salotto a prendere
il t e a parlare di poesia? Credo che ne parlino ininterrottamente,
di poesia.
Noi invece non ne abbiamo parlato. Charlotte ha voluto
sapere della scuola, e di com'era frequentare un collegio.
- Come state voi ragazze, dopo quello che  successo a
scuola? Nick me lo ha raccontato, ha detto Charlotte.
- Una cosa tristissima.
- Cosa? ha chiesto Claire.
- L'incidente alla vostra amica, ha spiegato Charlotte.
- Ah, quello, ha detto Claire. Charlotte non capisce
come tutte a scuola possano dimenticare cos rapidamente
le cose spiacevoli.  stato estremamente traumatico
per tutte noi, che eravamo le sue vicine di corridoio. Ma
stiamo cercando di andare avanti.
Ho lasciato a Claire il compito di sostenere la conversazione.
Ero contenta di poter osservare Charlotte, seduta
con le gambe ripiegate sotto di s e la testa appoggiata
sulla mano. Era cos rilassata.
Poi ci ha chiesto se le nostre famiglie ci mancassero
molto. Claire  sempre felice di poter raccontare quanto
detesti il suo patrigno e quanto le sembri strano tornare a
casa nel North Carolina dopo aver frequentato la scuola al
Nord. E dei suoi fratellastri che dicono cose tipo: Stasera
esco e vado a mettere sotto un negro.
Mr Davies e Charlotte erano entrambi inorriditi.
- Lo dicono tanto per dire, ha detto Claire. Non
fanno mai niente. Sono stupidi adolescenti.
- Ma  un atteggiamento cos sgradevole, ha detto
Charlotte. Crescendo diventeranno dei razzisti, come
i loro genitori, senza pensare a quello che fanno.
-  per questo che non sopporto di tornare a casa, ha
detto Claire. Il mio patrigno  cos.
Tutto questo non  che una posa. Le piace attrarre attenzione
su di s.
Era tardi, e siamo dovute tornare a scuola. La mini-comune con i mobili dell'Esercito della Salvezza e il telo
indiano fantasia e i due gatti e il bambino era molto pi
vera della nostra scuola. Un tempo anch'io vivevo una vita
vera, a casa. Come fa Mr Davies a uscire di casa sua
ogni mattina e lasciarsi alle spalle tutto questo per venire
alla Villa?
Charlotte  andata a prenderci i cappotti nell'armadio.
Mentre ce li portava le  caduta la mia sciarpa viola,
quella che mi ha regalato mia madre durante le vacanze.
Mr Davies l'ha raccolta e me l'ha portata. Ha sollevato la
sciarpa sopra la mia testa, me l'ha avvolta intorno al collo,
e ha incrociato i due lembi sul davanti. Stava scherzando,
ma i suoi gesti erano cos precisi, come se avesse
pianificato in anticipo ogni movimento. Mi ha fatto pensare
a un prete o a un rabbino che celebrasse un rituale.
Dopo aver sistemato cos attentamente la sciarpa, ha continuato
a stringerne le estremit. Mi ha tirata verso di s.
Io ho indietreggiato. Lui ha tirato pi forte. La lana ruvida
mi si  stretta intorno al collo, e lui ha sorriso, come
fa in classe. Se mi avesse lasciata andare di colpo mi sarei
rovesciata all'indietro. Lui continuava a tirare, l davanti
a tutti, e io sentivo di cadergli addosso. Tirarmi indietro
era difficilissimo. Il bambino era riuscito ad arrampicarsi
sul divano, si era messo seduto e ci stava fissando. Charlotte
e Claire erano in piedi vicino alla porta, ancora a parlare
del Sud. Charlotte stava raccontando a Claire che una volta
era andata sul Mississippi con i Freedom Riders quando era
al college. Non riuscivo a sentire quel che dicevano. Il viso
di Mr Davies era cos vicino al mio che ho sentito il calore
umido del suo alito sulla mia guancia.
Chiudendo la porta, Charlotte ha detto: Tornate ogni
volta che volete, siete le benvenute. Davvero. La vostra visita
mi ha fatto piacere. Ma un'altra voce si nascondeva
dietro la sua cordialit.
La voce di Mr Davies  arrivata da dietro di lei. Aveva
lo stesso suono di quando ci congeda dalla lezione. Ricordate,
siamo sempre qui quando vi va di parlare, se succede
qualcosa a scuola.
Claire e io siamo andate alla stazione ferroviaria a piedi,
anche se faceva freddo. Era buio fuori. Io ero fradicia di
sudore. Il vento mi si infilava dentro la giacca, e ho cominciato
ad avere dei brividi incontrollabili. Claire non
la smetteva pi di parlare. Sua moglie era molto gentile
ma era un po' grassa e la casa era un caos, e quando era
andata in bagno aveva sbirciato nello studio e aveva visto
la scrivania dove lui si sedeva a scrivere le poesie, e sarebbe
di certo tornata a trovarlo, e volevo tornarci con lei?
Casa sua non  la casa di un poeta.

10 gennaio.
Lucy ce l'aveva con me perch ieri sono stata via per
tutto il pomeriggio, cos le ho promesso che avremmo trascorso
la domenica insieme. Dopo pranzo abbiamo preso
il treno e siamo andate a pattinare a Crumb Creek.
In quest'ultima settimana il tempo si  fatto cos freddo
che il torrente si  ghiacciato. L'inverno scorso andavamo
a pattinare praticamente tutti i weekend. Il tratto di
ruscello ghiacciato era abbastanza lungo. Mentre scivolavamo
sul ghiaccio nero ho alzato gli occhi verso il cielo
azzurro invernale, cos terso, e ho pensato: devo ricordare
questo momento. I pattini sono un po' stretti, e mi
fanno male i piedi. Ho le dita delle mani e dei piedi praticamente
intorpidite, ma il sole  cos splendente che
sto sudando sotto la giacca. In questo momento sono
perfettamente felice.
Siamo arrivate in un punto dove il ruscello fa una curva
e diventa pi largo, e la ripida collina scende a picco
sull'acqua. Sulla riva opposta, i rami neri e spogli dei salici
piangenti sfiorano l'acqua. Due ragazzi scivolavano gi
dalla collina su pezzi di cartone e su quello che sembrava
un vassoio della caffetteria. Siamo scese con loro alcune
volte, cosa abbastanza difficile con i pattini ai piedi.
Lucy si  seduta sul cartone con uno dei due ragazzi, e
sono caduti quasi alla fine del pendio. Lui era sdraiato sopra
di lei, e sono rimasti cos per un bel po', senza baciarsi,
solo sdraiati insieme nella neve. Quando si  alzata, Lucy
aveva il viso rosso fuoco. Sulla via del ritorno, la giornata
sembrava gi lontanissima.
Mia madre ha avuto delle relazioni, anche quando era
sposata con mio padre, credo. Mi prende sempre in giro
e mi chiede quando mi trover un fidanzato. Continuo a
ripeterle che ai t danzanti nessuno si interessa mai a me.
Vogliono sempre ballare con ragazze come Lucy, ragazze
con i capelli biondi e gli occhi chiari. C' qualcosa di cos
passivo in lei. Non  mai davvero presente, ha detto
una volta mia madre di Lucy. Sei tu la vera bellezza, con
i tuoi capelli scuri e questa pelle cos bella. Un giorno i ragazzi
cresceranno, e a un tratto si accorgeranno di te. Mi
lascia sbalordita quando parla in questo modo.
E poi, l'ultima cosa che voglio  un fidanzato. L'anno
scorso, per il Ballo di Maggio, Linda Cates ha sistemato
me e Carol con suo fratello pi piccolo e un suo amico.
A me  toccato l'amico. Ero stupita che Linda l'avesse
chiesto a me. Non avevo idea del perch. Io non somiglio
affatto a Carol, che ha il nasino all'ins e folti capelli castano
chiaro che si arricciano naturalmente sulle punte.
Ero sicura che i nostri ragazzi sarebbero stati dei tipi sofisticati
come Linda, ed ero agitatissima anche se mancavano
ancora settimane al ballo. Lucy e io siamo andate
in un negozio di lusso e abbiamo scelto un vestito di seta
verde con grandi fiori rosa e gialli.  l'unico vestito lungo
che abbia mai indossato. I ragazzi sono arrivati per
il weekend, e ci siamo dati appuntamento alla stazione
ferroviaria. Il mio cavaliere aveva la faccia rossa e la pelle
grassa, coperta di brufoli. Riuscivo a malapena a sopportare
di guardarlo. Non avevo assolutamente nulla da
dirgli. Siamo andati a piedi dalla stazione al loro albergo,
e per quasi due chilometri il mio cavaliere ha portato la
sua valigia sulla testa, come una donna africana con un
cesto di frutta. Alle loro spalle, Carol e io continuavamo
a guardarci e a fare smorfie. Quando sono saliti a portare
le valigie in camera siamo scoppiate a ridere. Abbiamo
dovuto farlo, altrimenti avremmo pianto alla prospettiva di
passare due giorni con loro.
Quando sono arrivata a scuola il primo anno, ho aspettato
con ansia il primo t danzante a Pottersville. Allora
i ragazzi mi interessavano ancora. Indossavo un vestito a
scacchi blu scelto insieme a mia madre da Saks. Quel giorno
non avrei voluto comprarlo, ed ero arrabbiatissima con
lei per avermi mandata in collegio. Ma la sera del ballo ero
ben contenta di averlo. Ero l con un gruppetto di ragazze
del primo anno, ad aspettare ansiosamente che arrivasse
l'autobus dei ragazzi. Alla fine sono entrati a passo di
marcia e si sono schierati lungo la parete opposta del salone,
in modo che potessimo guardarci di sottecchi attraverso
lo spazio vuoto, in attesa che chiamassero i nostri nomi.
I ragazzi e le ragazze entravano in quella terra di nessuno
da soli e ne uscivano a coppie, abbinati in base all'altezza.
Evidentemente pensano che sia importante guardarsi negli
occhi mentre si balla. C' una regola implicita, in base
alla quale dobbiamo rimanere con il cavaliere che ci  stato
assegnato almeno per la prima mezz'ora. Dopo si  libere
di gironzolare. Ho sentito il mio nome e poi il nome di un
ragazzo, Matthew qualcosa. Mentre mi avvicinavo a lui ho
avvertito un mormorio sommesso, e tutte le ragazze si sono
girate a guardarmi. Matthew era pi grande, sar stato
almeno del terzo anno, e abbastanza bello. Non avevo idea
del perch tutte mi facessero gli occhiacci, finch Charley
non  riuscita a sussurrarmi all'orecchio: Attenta,  il ragazzo
di Jill Ackley.
Perfino io, dopo due sole settimane di scuola, sapevo chi
era Jill Ackley. Era una del terzo anno con i capelli biondi
ossigenati e le tette grandi, insomma il tipo fisico a cui immaginavo
corrispondesse l'espressione bionda strepitosa.
Mi sono guardata in giro nel salone alla ricerca di Jill, ma
non l'ho vista da nessuna parte. Ecco perch quella sera ero
finita con il suo cavaliere. Una fortuna insperata, per una
ragazza al primo ballo. In confronto, le mie compagne erano
in coppia con dei mocciosi.
Mi guardavano tutte come se avessi fatto qualcosa di
orribile, ma a me non importava.
Matthew ha ballato con me tutta la sera. Abbiamo bevuto
il punch rosa e mangiato biscotti. E anche se aveva
la ragazza mi ha portato fuori sulla veranda ombreggiata,
dove le coppie andavano a baciarsi sotto gli sguardi di disapprovazione
degli chaperon, e mi ha baciata.
Non so se sia stata l'eccitazione per tutto quel divertimento
al mio primo t danzante, o la consapevolezza che
appena fosse tornata la sua ragazza lui si sarebbe dimenticato
di me, ma mentre mi teneva tra le braccia dopo avermi
baciata per un po', io mi sono allungata e l'ho morso sulla
guancia, proprio sotto l'occhio. La sua carne ha opposto
resistenza. I denti non hanno lacerato la pelle. C'era soltanto
una striscia rossa in rilievo, e l'impronta degli incisivi.
Lui si  tirato indietro, sorpreso.
- Ehi! Perch l'hai fatto? mi ha chiesto.
Ero talmente imbarazzata che quasi non riuscivo a
parlare. Volevo correre via. Non lo so. Davvero non
lo so, ho balbettato.
Non so perch l'ho fatto.
Una volta, quando ero piccola, sono corsa da mia madre,
che era seduta sul divano, e le ho affondato i denti
nella coscia. L'ho morsa cos forte che le ho fatto uscire
il sangue, e le  rimasto il livido per mesi. Ridevo quando
ho alzato la testa dalla sua gamba, e sono rimasta sbalordita
nel vedere le lacrime sulle sue guance. Non intendevo
farle del male. Ero talmente eccitata da non riuscire a
controllare il mio corpo, tutto qui. Era lo stesso impulso
che avevo provato con Matthew.
Non ho mai pi avuto un bel cavaliere a un t danzante.
Sono andata a tanti t l'anno scorso, e tutti sono stati una
delusione. Andare ai balli delle scuole maschili era ancor
pi orribile, perch erano i ragazzi ad aspettare l'arrivo
dell'autobus, e a noi toccava entrare nella stanza e sopportare
i loro sguardi.
L'anno scorso Lucy ha avuto un fidanzato carinissimo
di nome Juan, conosciuto a un t danzante alla St Andrew.
Erano solo amici, perch lei aveva troppa paura di sperimentare
qualsiasi cosa, ma Lucy ha sempre avuto un cavaliere
per i balli importanti. Ora Juan si  diplomato, e
quest'anno non siamo andate a nessun ballo.

11 gennaio.
Una volta sono andata a casa di Lucy per il weekend. 
stato uno shock totale.
Siamo arrivate di sera, e suo padre non c'era. Sua madre
 dolcissima, proprio come Lucy. Mentre viaggiavamo in
auto verso casa sua e ascoltavo loro due parlare, mi sono
ritrovata a desiderare che fosse mia madre.  cos semplice
e diretta. Lucy pu dirle tutto. Sua madre non la
critica mai e non la prende in giro, come fa mia madre.
Non so mai esattamente cosa aspettarmi da lei.
E poi c' il padre di Lucy. Quando siamo scese a colazione
la mattina dopo, era seduto al tavolo in boxer e maglia
della salute. Aveva il viso pingue e arrossato, la fronte
imperlata di gocce di sudore. Sul tavolo di fronte a lui,
vicino al latte e alla scatola dei cereali, c'era un fucile. Lui
era chino sul fucile e lo stava pulendo, credo. Non avevo
mai visto un'arma prima di allora.
Mi ha guardata senza dire una parola. Poi ha preso Lucy
tra le braccia, l'ha tenuta stretta a lungo e le ha chiesto un
bacio. Non so come lei sopporti di baciare quella faccia
rossa e fumante. Dopo si  voltato verso il cane, un barboncino
bianco che stava seduto sulla sedia accanto, e gli
ha dato da mangiare dei pezzi di pancetta. Ansimava. Sentivo
distintamente ogni suo respiro. Ho cominciato a contarli.
Risucchiava l'aria, faceva una pausa e poi la buttava
fuori, tutta consumata e sporca. Quando l'aveva espulsa
tutta ricominciava da capo. Stava consumando l'aria della
stanza, e a noi non ne lasciava neanche un po'. Alla fine
si  alzato con un gemito, ha preso il fucile ed  uscito dalla
stanza. Io ero troppo in imbarazzo per guardare Lucy o
per parlare. Volevo dirle che non mi importava com'era suo
padre, ma non ci sono riuscita perch lei non era pi normale,
a meno che un padre cos fosse normale. Ho desiderato
ardentemente che ci fosse ancora mio padre, per mostrarle
com' un vero padre. Ero molto dispiaciuta per lei.
Per il resto del weekend lo abbiamo visto a malapena.
Mentre passeggiavamo nei boschi vicino casa sua, Lucy mi
ha raccontato che suo padre ha un'amica in citt e passa
la maggior parte del suo tempo da lei. Sua madre  contenta
cos. Il problema  che lui non vuole concederle il
divorzio. Quando la madre di Lucy ha cercato di sollevare
la questione, lui le ha puntato una pistola alla tempia e
ha minacciato di ucciderla. In quel momento Lucy era accanto
a sua madre, ha visto la canna della pistola premere
sulla pelle di sua madre.
- Stava solo scherzando. La pistola non era carica, mi
ha spiegato Lucy.
Ma io so che Lucy era terrorizzata. Pensava che suo padre
le avrebbe uccise entrambe.
Ricordo molto chiaramente quel pomeriggio nei boschi.
A scuola la natura era gi tutta in fiore, ma l gli alberi
sembravano morti. Non c'era nessun indizio di primavera.
Il mondo era improvvisamente tetro, esausto. Camminavo
dietro a Lucy, guardando i lunghi capelli biondi che
suo padre non le faceva tagliare, e continuavo a ripetere a
me stessa: Perch ho pensato che fosse tanto normale?
 possibile che tutto questo sia successo a Lucy? La guardo,
e non riesco a vedere alcun segno di quel terrore. Lei
insiste nel dire che frequenta una scuola lontana da casa
perch viene da una cittadina dove non succede mai niente.
Ma non  questo il motivo. Mi sento male se penso a lui,
con quella pancia enorme che gli pendeva sopra i pantaloni.
Non so come riesca a fare sesso, con quella trippa. E
chi potrebbe sopportare di toccarlo? Guardo la mia penna
dopo aver scritto questo, e non sopporto di tenerla in mano.
Secondo Dora, Lucy era una cocca di pap. Suo padre la
costringe a essere quello che lei non vuole essere veramente.
E io, sono la figlia di mio padre?
Ora basta: Lucy  appena entrata nella stanza.
Luci spente.
Incrocio le dita sperando che tutto rimanga cos.
Stasera avrei dovuto studiare, invece di scrivere cos
tanto sul mio diario. Ho promesso a Lucy che la interrogher
sul lessico tedesco.
Esami. Esami. Esami. Esami. Esami. Tutta la settimana.
Carol, Betsy e Kiki sono tornate domenica, per sostenere
gli esami. Tutto  tornato pi o meno alla normalit.

16 gennaio.
Non fumer mai pi una canna.
Il ragno nero: Il sonno di coloro che portano in petto
timor di Dio e una coscienza pura, il sonno di coloro che
mai saranno risvegliati da un ragno nero, ma solo dalla carezza
amica del sole(16).
...
NOTA: J. Gotthelf, da: Il ragno nero. FINE NOTA.
...
Cos'ha nel cuore Lucy? Lo sapr mai?
...
.
...
17 gennaio.
Doveva essere una festa.
Lucy, Carol, Kiki e io ci siamo intrufolate nella stanza
di Claire venerd sera tardi e abbiamo fumato dell'hashish
che Claire si era portata da casa. Gliel'ha procurato suo
cugino. C'era anche Ernessa. Non ricordo di chi sia stata
l'idea. Ho gi fumato qualche volta, ma non riesco mai
a rilassarmi quando sono sballata. Mi sento come se stessi
rispondendo a un questionario su un argomento di cui non
so niente, e per di pi le domande cambiano di continuo
prima che io abbia la possibilit di scrivere le risposte. Ma
non credevo che potesse essere una cosa cos tremenda, non
credevo di potermi sentire sballata a morte.
Claire ha caricato la pipa. Questa shit vi far scendere
nella tana del coniglio, ha detto. Sembrava di sentire
Charley.
Ha acceso la pipa con un fiammifero, ha inspirato profondamente,
poi l'ha fatta girare. Ha sistemato qualche
bacchetta di incenso su un sostegno a forma di elefante e
ha acceso un altro fiammifero. Ernessa era accanto a lei,
e ha soffiato sulla fiamma.
- Non lo fare, ha detto Ernessa.
- Fare cosa? ha chiesto Claire.
- Accendere l'incenso.
- Che razza di pasticca ti sei calata? ha chiesto Claire.
- Sei come Alice quando  piccola. O forse quando  gigantona.
Nasconde l'odore, furbacchiona.
Ridendo alla sua stessa battuta, Claire ha ripreso in mano
la scatola dei fiammiferi. Non dimenticare cosa ha
detto il Ghiro.
Ma Ernessa, sollevando la mano, ha detto: Sto parlando
sul serio. Non riesco a sopportare l'odore dell'incenso.
Non potr rimanere nella stanza. Il fumo mi soffoca. 
intollerabilmente dolce.
Claire ha scrollato le spalle. E va bene. Ragazze, aprite
le finestre e tenete la pipa all'esterno. Vorr dire che ci
congeleremo il culo.
Abbiamo fumato un po'. Quando stavo per dire: Non
mi fa nessun... mi sono accorta che non riuscivo a finire
la frase. L'ultima parola era a un milione di chilometri di
distanza, e io arrancavo a passo di lumaca. Mi sono alzata
e ho cominciato a fare su e gi per la stanza, cercando di
sfuggire a quella sensazione, ma la stanza non era abbastanza
grande e tutte continuavano a tagliarmi la strada.
- Smettila, ha detto Claire. Mi stai facendo diventare
scema. Sei come il Cappellaio Matto.
- Non posso, ho detto. Non posso. Non posso. Sto
perdendo tutte le parole.
Il cuore mi batteva all'impazzata. Non riuscivo a calmarmi.
Carol si  alzata e mi ha stretta tra le braccia, ma
l'ho spinta via e ho continuato a camminare su e gi.
- Sta diventando veramente strana, ha commentato
Carol, e si vedeva che era seccata.
- Che facciamo con lei? Ci far beccare, ha detto
un'altra voce.
Lucy era seduta sul letto con Ernessa. Aveva una coperta
avvolta intorno alle spalle, ma anche con la finestra
aperta, io non avevo freddo. Le loro teste erano vicinissime,
capelli neri contro capelli gialli, e stavano sussurrando.
Erano sole. Non riuscivo a sentire nient'altro. Tutti i
rumori della stanza stavano scomparendo.
- Non riesco pi a sopportare questa sensazione. Le
mie parole erano attutite. Venivano da un'altra stanza, da
dietro una porta chiusa.
Ernessa mi ha guardata. Il suo corpo si dilatava e si
contraeva di continuo. Aveva denti macchiati e molto
grandi, tanto che le labbra non riuscivano a coprirli. Le
si vedevano le gengive rosse sopra i denti. Le sopracciglia
erano una striscia nera sulla fronte. Aveva il volto terreo.
Quando ha scostato all'indietro i folti capelli ho visto le
sue orecchie bianche e i peli neri che le coprivano le mani.
Aveva peli neri ovunque, sulle guance, intorno alla bocca.
Mi sorrideva con grande calma. Non era affatto turbata
da quello che le stava succedendo.
- Che succede? ho chiesto. Ma dovevo aver sussurrato
perch nessuna mi aveva sentita, e nessuna si era accorta
di lei. Ridevano tutte, e mangiavano biscotti. Ogni volta
che una mano si infilava nella confezione per prendere
un biscotto, lo scricchiolio del cellophane era assordante.
Sentivo la voce di Ernessa, anche se era dall'altra parte
della stanza e aveva abbassato la testa per sottrarsi al mio
sguardo. Tu mi puoi sentire. Devo raccontarti com' stato
arrivare in questa scuola per la prima volta. Sulla nave
che mi ha portata fin qui, guardavo le onde grigie e continuavo
a ripetermi: Salta. Salta. Ma faceva troppo freddo.
Sono arrivata proprio come te, con lo stesso segreto.
L'assenza mi ha aperto le porte. Il crepuscolo  stato la mia
scorta. Ho preso una camera per conto mio, con il bagno e
il caminetto. Era autunno. Il 10 ottobre. Sole splendente.
Il Brangwyn Hotel. Nelle giornate calde prendevamo il t
in veranda. Ma presto ha cominciato a fare fresco. Hanno
dovuto accendere il fuoco nella mia stanza. Ma comunque
avevo sempre freddo. Restavo sdraiata a letto con le borse
dell'acqua calda, e i miei piedi erano blocchi di ghiaccio.
Non riuscivo a scaldarli. Siamo venute qui, mia madre e
io, per frapporre almeno un oceano tra lui e noi. Mia madre
 riuscita a riprendersi. Ha trovato un altro marito,
proprio qui. Ma per me un oceano era niente. Lui ha allungato
la mano e mi ha presa con s. Non c' niente per
te qui. Sentivo le sue parole...
Ernessa  vecchia, vecchissima. La sua vita si ripete come
l'orribile disco di Lucy che salta in continuazione, sempre
nello stesso punto. Moonshadow, l'ombra della luna. Sta
aspettando che anche la mia vita si inceppi, come la sua.
Sono corsa fuori dalla stanza, nel corridoio verso la scala
posteriore, ho sceso le scale e sono uscita dalla porta,
fuori, nella neve. Carol deve essermi corsa dietro, perch
era l con me, a cercare di farmi infilare una felpa. Avevo
solo il pigiama e le pantofole. Faceva freddo fuori, e c'erano
parecchi centimetri di neve per terra, ma non volevo
mettermi la felpa. Volevo sentirmi il gelo addosso, su tutta
la pelle. Il freddo mi fa sempre indolenzire le mani e i
piedi, ma adesso lo volevo, il freddo. Sono corsa gi per
il viale d'entrata. Quando Carol mi ha raggiunto mi stavo
strofinando manciate di neve in faccia, sul collo, sul seno.
Cercando di sfregare via qualcosa che mi si era attaccato
alla pelle: l'odore dell'hashish.
Siamo andate al Campo di sotto, abbiamo girato intorno
al capanno, siamo risalite lungo il viale d'accesso.
L'effetto dell'erba cominciava a esaurirsi. Tremavo, e ho
infilato la felpa che Carol mi porgeva. Non ha detto una
parola. Mi teneva stretta per un braccio, nient'altro. Sembrava
terrorizzata.
Quando siamo arrivate alla porta ero pronta a correre
su in camera mia, mettermi a letto e dormire per sempre.
Ero congelata, e sapevo che ci sarebbero volute ore per
riscaldarmi. Faticavo a reggermi in piedi. Ma la porta era
chiusa a chiave.
- Merda, ha detto Carol. Ci avevo incastrato il pezzo
di legno. Non posso credere che sia venuto il custode a
chiuderla. Non lo fa mai.
- Mi dispiace, mi dispiace, ho mormorato. Non era
mia intenzione farti morire in questo modo.
- Che cazzo stai dicendo? Non voglio proprio farmi
beccare. Non ora. E stupido.
Non so quanto tempo siamo rimaste l fuori, a battere
i piedi, a camminare in cerchio, a imprecare. Alla fine
Claire  scesa a controllare se stessi bene, e ci ha aperto
la porta.
Ho dormito. Ma quando mi sono svegliata la mattina
dopo mi sentivo ancora sballata. Non riuscivo a concentrarmi
su niente. Non sono ancora tornata normale. Non
sopporto di perdere il controllo. Avevo in mente di cominciare
a leggere Casa desolata questo weekend, ma non
riesco a pensare chiaramente. Ci doveva essere qualcos'altro
in quell'hashish. L'hashish non  forte abbastanza da
farti venire le allucinazioni.
So cosa c'era in quell'hashish: il futuro. Era intinto
nel futuro. Il futuro  quando tutti cambiano e diventano
persone diverse. Io diventer una persona che non
mi piacer affatto. Non avr importanza, perch quella
persona avr dimenticato tutto di me. Io non esister
pi.  peggio che morire. Significa che la mia vita di
adesso non  reale.
Sto impazzendo? Come faccio a capire la differenza tra
perdere la presa sulla realt e vedere cose che ne stanno al
di fuori? Tutto esiste al di fuori della realt. Non c' nessuno
qui che possa dirmela, la differenza.
L'anno scorso ho visto Annie Patterson perdere il controllo.
Da allora  cambiata.  accaduto durante un'esibizione
del coro. Lei era nell'ultima fila, in fondo, perch
era altissima. Continuava a spostare il peso da un piede
all'altro; non riusciva a stare ferma. Cantava tenendo la
testa inclinata di lato. Tenerla diritta era troppo faticoso.
I lunghi capelli neri, un tempo cos folti, non le coprivano
nemmeno le orecchie. Un orecchio sporgeva all'ins. Aveva
il volto pallido, a parte il naso, che era rosso e chiazzato.
Sembrava un animale malato. Dopo il concerto  scesa
con cautela dalla gradinata, traballando a ogni passo. Era
incredibile quanto fosse dimagrita. Non ho mai pensato
che le ossa di una persona potessero davvero essere cos
piccole. La vecchia Annie non c'era pi. Se n'era andata
con la carne, i muscoli e il grasso. Se l'energia dell'universo
rimane costante, dove va?
Era caduta in un enorme buco nero, e non riusciva pi
a venirne fuori. E stato un incidente. Si era affacciata
per vedere com'era, ed  caduta. Non l'ho mai pi vista.
A colazione, ho sentito una delle sue amiche dire: Vive
la vita come se fosse un romanzo che un giorno scriver.
Dopo cena.
Quando sono scesa a cena, tutte ridevano di me perch
avevo dato di testa. Volevo scappare e andare a piangere
da qualche parte, ma morivo di fame. Non avevo mangiato
niente per tutto il weekend. Ero rimasta in camera mia
per tutto il sabato e la domenica, dicendo che non stavo
bene. Ero cos esausta che ho dormito per la maggior parte
del tempo. Ma la cena della domenica sera era a buffet,
perci potevo mangiare in fretta e andarmene. Ho mangiato
come un lupo. Per quanto in fretta mi rimpinzassi,
non era mai abbastanza, e poi non riuscivo a masticare
adeguatamente il cibo prima di inghiottirlo. La mia fame
era innaturale. Ho mangiato due piatti stracolmi di cibo,
senza dire una parola a nessuno. Poi sono tornata di corsa
nella mia stanza. Non sono scesa in sala ricreazione dopo
cena, anche se la domenica possiamo starci un'ora in pi, e
perci ci vanno tutte. Mi sono chiusa in camera mia. Sono
convinta che ci fosse qualcosa nell'hashish. Non capisco
perch nessun'altra ha avuto la mia stessa esperienza. Ma
a loro piace sballarsi, e io non lo capisco.
Lucy si  appena affacciata per vedere se mi sentivo meglio,
e le ho detto che volevo essere lasciata in pace. Ero
sdraiata sul letto, con il diario nascosto sotto le coperte.
Sto cercando di non vomitare. Se rimango sdraiata completamente
immobile e lascio che le ondate di nausea si
infrangano su di me, mi passer. Vorrei infilarmi in fondo
all'armadio e nascondermi dietro i vestiti, come facevo
quando ero bambina.
Era per questo che non volevo tornare a scuola. Avevo
paura che tutto ricominciasse daccapo. Non posso chiudere
gli occhi e aspettare che passi.
Vorrei essere invisibile.

19 gennaio.
Non esistono segreti in questa scuola. C' sempre qualcuna
che viene a sapere le cose. O qualcuna che si inventa
una storia e convince tutte le altre che sia vera. E cos,
alla fine, non ha importanza se la storia  vera o no, o se
c' o non c' un segreto.
A cena, Claire mi stava aspettando. Mi ha detto che
doveva parlarmi subito dopo. Ho capito che si trattava di
Mr Davies dall'aria drammatica con cui si  tolta i ricciolini
dagli occhi mentre mi dava appuntamento in sala
ricreazione. Io non ci volevo andare.
- So che non ci crederai, mi ha detto poi. Mi stava
troppo vicina, sentivo il suo fiato caldo sull'orecchio. Avrei
voluto spingerla via. Specialmente tu. Con lui parli solo di poesia.
- Certo, ho risposto.
- Non posso dirti come l'ho scoperto, ma so che  vero.
Mr Davies e sua moglie scrivono pornografia. Lo fanno
insieme, ha detto Claire.
- Hai proprio ragione, ho detto. Non ti credo. Secondo
me sei totalmente ridicola.
- Chiedi a Mr Davies, se non mi credi, ha detto.
- Pornografia? Che vorresti dire?
- Per una rivista, ha risposto. Usano uno pseudonimo,
naturalmente. Lui non  mica stupido. Non vuole
rischiare di perdere il posto.
- Ma come fai a sapere una cosa del genere? le ho
chiesto.
- Ti ho gi detto che non posso spiegartelo. Fidati di
me.
- Perch dovrei fidarmi di te? Voglio delle prove.
- Abbi pazienza, ha risposto Claire. Ne avr tra poco.
Per quanto mi sforzassi, non riuscivo ad andarmene.
- Hai visto la rivista? le ho chiesto.
Claire era sulle spine, ma non ha risposto. Pensi che
lui e sua moglie sperimentino quelle cose a letto, prima di
scriverle?
- Se  cos, lo fanno per soldi, ho detto. A me non
mi importa.
E invece mi importa, eccome.

20 gennaio.
Le studentesse esterne non si toccano mai tra di loro. Si
insospettiscono quando vedono due interne che camminano
abbracciate nel corridoio. Ma noi siamo fatte cos. Per
le esterne, l'idea di toccare un'altra ragazza  disgustosa.
Loro chiacchierano al telefono tutte le sere. Parlano di ragazzi,
di vestiti e di cosmetici. Noi interne ce ne stiamo
qui tra noi, la sera. Detestiamo il telefono. A nessuna di
noi piace ricordare che ha una famiglia. Nessuna nuova,
buona nuova. Lo sanno tutte che la maggior parte delle
insegnanti di ginnastica e met delle altre professoresse sono
lesbiche, ma nessuna dice niente. Le esterne sono tutte
innamorate della loro nuova allenatrice di hockey, che
 giovane e carina. Ma si sa che vive con un'altra donna.
Per me non ha importanza. Non ho quasi mai parlato con
un'esterna, tranne Dora, che una volta era un'esterna. Si
era iscritta come interna solo per quest'anno, perch suo
padre  andato a Parigi per un anno sabbatico. Lei era diversa,
perch non era n stupida, n bionda. Somigliava
di pi a un'interna, anche se non era il tipo di ragazza alla
quale avresti voluto mettere il braccio intorno alla vita.
Era fredda e rigida. Le poche volte che abbiamo camminato
a braccetto, mi sono sentita a disagio e in imbarazzo.
Cerco di non pensare a Dora.
 facile capire che c' qualcosa in ballo tra due ragazze,
quando sono brutte e grasse. Sono contenta che tutte le
mie amiche siano carine forse  per questo che non mi
piace tanto Claire.
Ieri sera, dopo il bagno, ero sdraiata sul letto di Lucy.
Stavamo leggendo tutte e due. Io la cingevo con un braccio,
e lei aveva la testa appoggiata alla mia spalla. Stavo
giocando con i suoi'capelli.
Almeno stavolta ha bussato prima di entrare.
Non mi sono data la pena di alzare gli occhi dal libro.
Invece Lucy era gi saltata gi dal letto e si stava avvicinando
alla porta. Ma Ernessa non era li per lei. Guardava
dritto verso di me, sdraiata in camicia da notte sul letto
di Lucy con un libro aperto sul petto. Mi ha spaventata.
Lucy ha allungato la mano verso di lei, ma Ernessa se n'
andata senza una parola, e la porta si  richiusa prima che
Lucy avesse modo di sfiorarle il braccio.
Quando se n' andata, Lucy e io siamo state costrette
a guardarci, e ci siamo sentite in imbarazzo.
Una volta Charley ha toccato accidentalmente la mano
di Ernessa mentre le passava una sigaretta. Ernessa ha
fatto un salto all'indietro.
- Qual  il problema? le ha chiesto Charley . Mica
sono lesbica.
- Aveva la mano fredda, mi ha raccontato Charley
poi. Molto fredda. Mi fa venire i brividi. Da me non
scroccher pi neanche una sigaretta.
Si vedeva che Charley era veramente seccata. Sapeva che
la gente la credeva lesbica perch era molto magra e maschile.
Ernessa non pu capirci.
Non era solo perch eravamo l.  con me che  arrabbiata.
Non ho ascoltato la sua storia quella sera. Sono scappata
via. Non ascolter.

21 gennaio.
Ci sono posti in questa scuola che cominciano a sembrare
poco sicuri, posti dove ero abituata a stare da sola.
Se ci rifletto razionalmente, lei non avrebbe ragione di
trovarsi l. Ma lei ha le sue, di ragioni.
Ero al quarto piano, davanti all'appartamento di Miss
Norris, e stavo aspettando di entrare per la lezione di
greco. Me la sono trovata alle spalle. Si  materializzata,
non c' altra spiegazione.
- Pensavo di ricominciare a studiare il greco, ha detto.
- Ma la situazione non era propizia.
Non avevo idea di cosa intendesse, ma il tono della voce
non era affatto carino.
- Una volta studiavo greco e latino. Volevo diventare
una classicista. Ero molto seria, anche se ero ancora una
bambina. Ma poi... sono sopraggiunte altre cose.
Non credo a una parola di quel che dice.
- Non so se si pu cominciare a met dell'anno. Puoi
chiedere a Miss...
- No, ormai  troppo tardi. Lo sai che la morte di Dora
mi ha creato un sacco di problemi? E stato molto seccante.
Ho dovuto discutere all'infinito con la preside, lo psicologo,
la polizia. Volevano sapere come mai  caduta proprio
sotto la mia finestra senza che io ne sapessi niente.
- A te ha creato un sacco di problemi? E i problemi che
tu hai creato a me? Hai fatto la spia sul mio conto. Mi hai
mandato la polizia.
- Mi hanno chiesto se avevo mai visto nessun altro l
fuori. Ho raccontato che a te e Dora piaceva camminare
sulle grondaie. Non ho inventato niente.
- Probabilmente Dora stava andando in camera di
Carol. Lo abbiamo fatto per anni, ho detto, cercando
di sembrare disinvolta.
- Il corridoio  pi diretto, ha detto. Non mi avventurerei
mai sulle grondaie dell'acqua piovana. Sono
assolutamente troppo pericolose. Guarda cosa  successo
a Dora.
-  stato un incidente, ho detto. Lo sanno tutti.
Miss Norris ha aperto la porta dell'appartamento e si
 affacciata all'esterno, la testa inghirlandata di bei capelli
bianchi. Ah, la mia studentessa inadempiente. Mi
sembrava di aver sentito la tua voce, cara.
La luce si  riversata fuori dalla porta aperta, ed  caduta
su noi due nel corridoio. Sentivo cinguettare gli uccelli
alle spalle di Miss Norris, come un coro dissonante. I
suoi capelli bianchi rilucevano come un'aureola. Alle mie
spalle, Ernessa  indietreggiata per sottrarsi alla luce. Io
mi sono affrettata a entrare in casa di Miss Norris, e lei mi
ha tirata dentro.
Mi attribuisce la colpa per quello che  successo a Dora
e per il fatto che l'incidente, o qualunque cosa fosse, ha
polarizzato troppe attenzioni su di lei. Io avevo detto a
Dora di non farlo, ma lei non mi ha dato ascolto.
Ho trovato questo passo in uno dei libri di mio padre,
quando ero a casa: Il vampiro conosce tutti i segreti e il
futuro. Lei non ha bisogno dell'hashish. Siamo noi ad
averne bisogno per poter entrare nel suo tempo.
C' qualcuno alla porta. Metto via la penna e il diario.

22 gennaio.
Mr Davies mi ha fermata nel corridoio. Credo mi stesse
cercando.
- Non ti sei iscritta al mio corso sulla poesia, ha detto,
come se mi stesse accusando di un crimine terribile.
- Al momento non sono dell'umore giusto per scrivere
poesie, ho detto. Non ho mai avuto intenzione di iscrivermi
a quel corso. Ho scelto Letteratura e responsabilit.
- Che cosa stai leggendo? mi ha chiesto Mr Davies.
- Daniel Deronda e Casa desolata. Ho voglia di leggere
libri molto lunghi. E realistici. Per cambiare.
- Ma non sei stata tu che in classe hai argomentato
in maniera convincente sul fatto che sono gli scrittori a
rendere vere le loro storie? Non puoi liberarti cos facilmente
del soprannaturale. Lo scrittore inventa costantemente,
crede nella verit di ci che non si vede, ha
detto Mr Davies. Anche Dickens era affascinato dal
soprannaturale.
Sono rimasta sorpresa nel sentire che in un certo senso
avevo deluso Mr Davies. Mi dispiace, ho mormorato.
- Non ho potuto iscrivermi al suo corso. Non combaciava
con gli orari.
- Sono sicuro che quei libri ti piaceranno. Miss Watson
 fortunata ad averti in classe. Ma non dimenticarti di me
soltanto perch non sei pi nel mio corso. Vieni a trovarmi
e parleremo di poesia, se proprio non vuoi scriverla.
Ho sorriso.
- Dico sul serio, ha aggiunto. Mi manchi.
L'ho evitato, ultimamente.
Quel giorno mi sentivo come una trottola che girava
sempre pi lentamente, oscillando sul suo asse. Ho sentito
che mi stavo inclinando in avanti verso di lui, e poi sono
crollata all'indietro.
Tutti gli insegnanti ce l'hanno con me. Miss Simpson 
seccata perch non ho preparato la lezione di pianoforte.
Avevo sempre il massimo dei voti senza neanche sforzarmi,
adesso non riesco neanche a rimanere in pari. Preferisco
scrivere il mio diario che fare i compiti.
Per tre giorni Lucy non si  fatta vedere in Aula magna,
e per punizione non potr uscire per una settimana. Dice
che  troppo stanca per alzarsi la mattina. Dorme fino alla
campanella di inizio lezioni. Non riesce a capire perch
 sempre cos stanca. Stamattina sono andata a svegliarla,
ma non sono riuscita a farla alzare dal letto. Sembrava
drogata. Quando l'ho presa per una spalla e ho cominciato
a scrollarla, la sua testa  rotolata da una parte e dall'altra
sul cuscino. Le palpebre tremolavano come falene grigie.
Non riusciva a sollevarle. Sono scesa a colazione e ho
firmato la presenza per lei. Dopo colazione sono salita e
l'ho trascinata gi dal letto per non farla arrivare un'altra
volta tardi in Aula magna. Le ho portato su una ciambella,
ma non l'ha mangiata. L'ho vista sul suo cassettone
avvolta in un tovagliolo un'ora fa, quando ho fatto un
salto da lei. Non l'aveva toccata. Non l'ho vista neanche
a pranzo. Probabilmente era in camera, a fare i compiti.
Dice di essere terribilmente indietro, e mercoled prossimo
abbiamo un'enorme verifica di chimica. Dovr aiutarla a
studiare. Non voglio.

23 gennaio.
Ieri ho dimenticato di dire che sono arrivati i voti del
primo semestre. Il massimo in tutte le materie. Lucy ha
avuto dei voti cos brutti che non vuole neanche farmeli
sapere. Credo che abbia avuto l'insufficienza in chimica.
Mi dispiace tanto per lei. Mi chiedo che voti abbia ottenuto
Ernessa.
Non ho sentito il solito brivido quando ho tirato fuori
la pagella dalla busta e ho aperto quel foglio di carta frusciante.
Non meritavo voti cos alti. Li ho avuti perch i
miei insegnanti si aspettano che io vada bene, mentre invece
gli insegnanti di Lucy si aspettano che lei vada malissimo.
I commenti non erano neanche tanto buoni. Tranne
Mr Davies, tutti dicono che dovrei partecipare pi attivamente
alle lezioni. Mi sono sentita in imbarazzo quando
ho letto il giudizio di Mr Davies. Sono arrossita, anche se
ero tutta sola nella mia stanza. Quel che ha scritto non 
vero, ma mia madre ne sarebbe contenta.

25 gennaio.
Stamattina, in Aula magna, Miss Rood ha annunciato
i nomi delle ragazze che dovranno recuperare ginnastica
venerd pomeriggio. Lucy ed Ernessa erano entrambe
nella lista. Lucy, la perfetta cocca di pap che non si
mette mai nei guai, non sembrava neppure essersi accorta
che Miss Rood aveva fatto il suo nome. Ernessa era
furibonda. Si  girata e ha fissato Miss Bobbie. Lucy ha
dovuto darle una gomitata per farla smettere. Miss Bobbie
se n' accorta.
Ho guardato le loro nuche: i capelli neri e ondulati di
Ernessa accinto ai capelli biondi e lisci di Lucy.
Ernessa riesce a farla franca su tutto, ma non quando salta
le lezioni di ginnastica. Miss Bobbie  l'unica che la costringa
a rispettare le regole. Odia Ernessa, per questo ci riesce.
Sono soprattutto le esterne a odiare noi ebree. Riconosco
sempre in anticipo quelle che evitano di sedersi vicino a me
perch sono ebrea. Finch non arriva un'interna, le sedie
alla mia destra e alla mia sinistra restano vuote. Ricordo
chiaramente lo shock che ho provato la prima volta che 
successa una cosa del genere. Stavo andando al negozio di
alimentari vicino alla stazione ferroviaria a comprare una
Coca-cola e le patatine fritte dopo la scuola. Sul marciapiede
della stazione c'era un gruppo di ragazze della mia classe
in compagnia di alcuni ragazzi. Tutte le ragazze avevano
i capelli biondi lunghi fino alle spalle, gli occhi azzurri, il
naso piccolo il genere di ragazza stupida ma brava negli
sport, che porta l'uniforme da ginnastica molto corta per
mostrare le gambe abbronzate e toniche che risaltano cos
bene sui calzini bianchi. Uno dei ragazzi stava scrivendo
qualcosa su un palo con un pennarello indelebile, e tutti
lo guardavano. Il ragazzo aveva i capelli rossastri e ricci, il
naso coperto di lentiggini scure. Non guardava nella mia
direzione, ma a un certo punto mi sono accorta che una delle
ragazze mi stava osservando con quei suoi occhi azzurri
e vuoti, mentre le altre ridevano. Quando sono uscita dal
negozio per tornare a scuola, il binario era vuoto. Avevano
preso tutti il treno per il posto in cui abitavano. Sono andata
a vedere cosa aveva scritto il ragazzo con i capelli rossi.
Aveva disegnato una svastica, e nello spazio tra le quattro
braccia aveva scritto gi-u-de-a. C'era un cerchio intorno
alla svastica, e una riga nera che attraversava il cerchio.
Erano segni neri su un palo marrone con la vernice crepata,
sotto la quale si cominciava a intravedere il metallo
color argento. Ho scrostato via la vernice.
Una volta anch'io disegnavo svastiche in segreto, per
vedere se potevo costringermi a farlo. Poi strappavo il foglio
a pezzetti piccolissimi e lo buttavo via.
Per ora sono carine, ma tra poco saranno identiche alle
loro madri: pesanti sul punto vita, con la pelle scura e
coriacea, e andranno al salone di bellezza ogni settimana
per farsi fare i colpi di sole, viaggeranno sulle loro station
wagon con le guarnizioni in legno, prepareranno i biscotti
da portare alle partite di hockey. Io sar ancora magra e
giovanile come mia madre, e non avr famiglia.
Non ho mai pi rivolto la parola a nessuna di quelle ragazze.

28 gennaio.
A Lucy  andata male la verifica di chimica, anche se
abbiamo ripassato insieme tutte le formule.
Siamo rimaste insieme per tantissimo tempo, a studiare
nella sua stanza. Era proprio come l'anno scorso, a parte
il fatto che non era affatto divertente. Non riuscivo a fare
a meno di pensare che Lucy mi stava usando.  carina
con me soltanto perch le serve il mio aiuto. Quando non
avr pi bisogno di me smetter di esistere, almeno nel
modo in cui io vorrei esistere per lei. Mentre studiavamo
la guardavo fissare con occhi spenti la tavola periodica degli
elementi, masticando la matita e cercando di decifrare
le parole e i numeri. Non riesce a capire niente a meno
che non glielo spieghi io. Poi dimentica immediatamente
la mia spiegazione. Volevo uscire da quella stanza. Battevo
il piede a terra con impazienza. A un certo punto ho
aperto la bocca e le ho detto che non ce la facevo pi. Non
era pi come l'anno scorso. Non pu pretendere questo
da me. Ma come facevo a spiegarle che non volevo aiutarla
perch luned Miss Rood ha letto il suo nome insieme
a quello di Ernessa?
Ieri si  addormentata dopo pranzo e ha perso due ore di
lezione. Per sua fortuna erano lettere e francese, e quando
ha spiegato alle insegnanti cosa le era successo sono state
molto comprensive. Ho firmato la presenza per lei a colazione.
Adesso dovr assicurarmi che vada a lezione dopo
pranzo. Non ha motivo di essere cos stanca, anche se 
rimasta in piedi fino a tardi prima della verifica di chimica.
 preoccupatissima che la verifica di recupero possa
andarle male.
Le altre finalmente se ne sono accorte. Noi (Sofia, Claire
e io) abbiamo deciso di portare Lucy in centro sabato, solo
per farci un giro, guardare i vestiti e i dischi, magari andare
al cinema. Qualsiasi cosa, pur di farla uscire. Chiamer
Charley stasera e le chieder se vuole venire con noi. 
appena suonata la campanella per la cena, e io non sono
vestita. Devo sbrigarmi. Tutte le mie calze hanno enormi
smagliature, e ho i vestiti sporchi.
Dopo cena.
Stasera sto facendo una cosa che non faccio quasi mai.
Sono seduta in biblioteca per l'ora di studio. Anche se 
piena di vecchi libri, sedie di quercia e lampade da lettura
con i paralumi di vetro verde, non vengo mai a leggere qui.
Di solito ci sono un sacco di ragazze, e tutte parlano, perci
 impossibile studiare. Invece stasera la biblioteca  vuota.
Mi piace fare i compiti sdraiata sul letto, ma volevo
stare alla larga da Lucy. Qui non mi trover mai. Dovr
cavarsela da sola con le sue formule. Ora probabilmente
 seduta alla scrivania con lo sguardo fisso nel vuoto, ad
aspettare che io venga ad aiutarla.
Ce l'ho con lei perch a cena non ha mangiato il dessert.
Sono rimasta qui per un bel po' di tempo, a guardare
i dorsi sbiaditi dei libri e respirare l'odore della carta
impolverata. Sono felice. Lucy  nella sua stanza, lontana
da me. Posso scrivere di lei senza preoccuparmi che possa
vedere il diario.
Il vero problema non  il dessert. Ha smesso di mangiare
tutto, e ha perso molto peso. Siamo sedute insieme al
tavolo di Miss Meineke.  di gran lunga il miglior tavolo
di tutta la scuola. Miss Meineke  proprio come noi. Abita
al quarto piano, vicino all'infermeria. Cammina per il
corridoio in pigiama, e la sua stanza  un casino. Sul pavimento
ci sono pile di libri e compiti da correggere, e non
si rif mai il letto. La cosa fa impazzire Mac, ma non pu
dirle niente. A cena, Miss Meineke prende in giro le insegnanti
del corridoio e ridacchia tutto il tempo.  cos che
Lucy e io abbiamo fatto amicizia, mettendoci insieme al
suo tavolo. La scorsa settimana, quando ho visto le liste
affisse al Guardaroba con i nostri due nomi vicini, per un
istante sono stata felicissima. Ho pensato: devo andare
a cercare Lucy per dirglielo. Ma poi non l'ho fatto. Stasera
c'era il nostro dessert preferito: ciambellone di fiocchi di
granturco al caramello con gelato al caff. All'inizio Lucy
ha detto che non ne voleva, che non aveva fame. Miss
Meineke ha insistito: Come fai a resistere? e gliene
ha messo un po' sul piatto. Lucy ne ha piluccato un po'.
Il gelato si  sciolto in una pozza. Mi sono sforzata di finire
tutta la mia fetta, anche se guardando lei avevo perso
l'appetito. Ma a Lucy non interessa...
 entrata senza fare rumore e si  seduta vicino a me, come
se la stessi aspettando. Ed era proprio cos, in un certo
senso. Per un bel po' nessuna delle due ha detto una parola.
Io sono rimasta china sul mio diario. Ho fatto scivolare il
braccio sulla pagina, per nascondere quello che avevo scritto.
Non volevo che vedesse le lettere l-u-c-y sulla pagina.
L'inchiostro nero era ancora umido. Lo sentivo sulla parte
interna del braccio. A contatto con la pelle, il foglio si 
macchiato. Ho posato la penna sul tavolo, senza chiuderla,
anche se detesto che il pennino si asciughi. Con la coda
dell'occhio, dietro gli occhiali, vedevo il suo braccio appoggiato
sul tavolo a pochi centimetri dal mio, vicinissimo ma
non in contatto. Ha le braccia coperte di peli lunghi e neri,
e la pelle sottostante  bianchissima. Ma spessa. Le vene
sono nascoste.
- Credi che anche noi saremo cos un giorno? mi ha
domandato Ernessa, fissando i ritratti della fondatrice della
scuola e delle poche donne che le sono succedute nell'incarico
di direttrice, appesi sulla parete proprio davanti a noi. Facce
cupe e austere, abiti scuri nelle tinte del marrone, del grigio
o del verde. Un sorriso non potrebbe mai addolcire le loro
espressioni. Incrinerebbe la vernice di quei volti senza vita.
- Non credo, ho detto, ridendo nervosamente. Non
 il mio stile.
- Il modo di vestirsi non c'entra. Intendevo adulte e
inaridite, come Miss Rood e tutte le donne che vivono in
questa scuola. Non ho mai desiderato crescere, veramente.
Ero contenta di essere bambina.
- Anch'io. Ma non si diventa cos in un batter d'occhio.
A meno che non ci si nasca. Come Miss Rood. Invecchiare
deve essere meno doloroso di quanto sembra.
Capita a tutti. Non mi aspettavo di poter parlare sul
serio con Ernessa.
- Succede pi velocemente di quanto si possa immaginare, -
ha detto Ernessa con la sicurezza che ha sempre
quando parla della vita e della morte e di tutti gli altri argomenti
che la gente non sa come affrontare.
- Sembra una cosa cos lontana, ho aggiunto a bassa
voce.
- Un giorno ti svegli e sei proprio come loro e ti stupisci
di non aver vissuto la vita che immaginavi. Pensi che
qualcuno sia appagato, alla fine?
Ernessa aspettava una risposta che non volevo darle. Io
guardavo la porta e pregavo che entrasse qualcuno a liberarmi.
Perch la biblioteca era cos vuota stasera? Le sue
domande erano come le ali delle falene.
- Io mi ucciderei se diventassi cos, ho detto alla fine.
- Hanno aspettato troppo, ha detto Ernessa. Credevano
di poter vivere per sempre. Ha spinto indietro
la sua sedia, si  alzata ed  uscita dalla biblioteca. Mentre
la porta si chiudeva alle sue spalle, ho posato gli occhi
su di lei per la prima volta da quando era entrata.
Le parole che mi avevano spinta a uscire fuori nella neve
in quella notte di confusione mentale indotta dall'hashish:
Continuavo a ripetermi: Salta. Salta. Ma faceva troppo
freddo.

31 gennaio.
Ieri la nostra spedizione in citt non  andata come previsto.
 stata un disastro, come trovarsi a bordo di un taxi
rubato. Ci siamo date appuntamento con Charley alla stazione
ferroviaria in centro. Sulle prime eravamo tutte contentissime
di vederla. Era una nuova Charley: portava dei
luridi pantaloni a zampa d'elefante, un giubbotto di jeans
tutto scolorito con una bandiera americana cucita dietro,
e una bandana rossa intorno alla testa. Sembrava che non
si lavasse i capelli da quando era andata via da scuola, per
quanto erano grassi e appiccicati.
Quando ci ha visto, ha alzato il pugno e ha gridato:
- Potere al popolo! Andiamo da Wanamaker. Abbiamo
imboccato di corsa l'ampio marciapiede di Broad Street,
saltando e urlando.
Strada facendo siamo passate davanti a un grande negozio
di dischi: Charley ha gridato: Diamo un'occhiata ai
dischi! ed  entrata prima che chiunque avesse la possibilit
di protestare. L'abbiamo seguita all'interno. Io sono
rimasta in disparte a guardare le altre curiosare nei contenitori.
Lucy aveva improvvisamente ripreso vivacit. Mentre
scartabellava tra le copertine dei dischi, ha cominciato a
canticchiare la canzone sull'ombra della luna. Ancora Cat
Stevens. Ripeteva le parole in continuazione con una voce
bassa e monotona, come una cantilena. Moon shadow
moon shadow moon shadow.
Al grande magazzino ci siamo infilate tutte nella stessa
cabina di prova insieme a Sofia, e Lucy si  lasciata cadere
a terra in un angolo, esausta. Forse la luce strana che c'era
in quel camerino darebbe a chiunque un aspetto tremendo,
ma Lucy aveva la pelle grigia e gli occhi spenti.
Non vedevamo Charley da prima di Natale. Ci stava
raccontando le vicende della sua nuova scuola, ma soprattutto
elencava le varie droghe che aveva sperimentato
nell'ultimo mese. Ho imparato un alfabeto tutto
nuovo, ha detto. Lsd, Mda, Dmt, Pcp, The. E roba
da sballo puro.
Penso che fossimo tutte deluse per il fatto che non le
mancavamo per niente, n noi n la scuola. Siamo rimaste
in silenzio. Solo Claire voleva saperne di pi sulle droghe.
Voleva sapere come procurarsene un po'.
- Non so se proverei quella merda a scuola, ha detto
Charley. E un posto troppo spettrale. Per questo Dora
mi faceva venire i brividi. Parlava sempre di suicidio, ma
non l'ho mai presa sul serio. Sapete, quando attaccava con
la filosofia, i libri e via dicendo. Io smettevo semplicemente
di ascoltarla. Insomma, una cosa  parlarne, e un'altra
 farlo veramente. Tirare le cuoia.
Lucy era impallidita, respirava affannosamente. Io aspettavo
che succedesse qualcosa.
- Nessuno vuole parlare di lei... dell'incidente, ho
detto.
- Scusate, ha detto Charley. Non volevo ammosciarvi.
Io sto bene dove sto. Non devo per forza ammazzarmi
di lavoro. Ma devo ammettere che l'erba non
 benigna com'era a scuola.
Poi ha guardato gli abiti che Sofia aveva appeso al gancio,
per i t danzanti della primavera, e ha detto: Questi,
cio, sono al cento per cento vestiti da vecchia capitalista.
Quando verr la rivoluzione, vi vestirete tutte come me!
Le abbiamo riso in faccia.
Sofia si  provata i vestiti, ma pensava che fossero troppo
corti e la ingrassassero. Continuava a guardarsi nello
specchio a due ante e a lamentarsi della cellulite sulle cosce.
E comunque, cos' la cellulite? Esiste davvero? Sofia sta
sempre a strofinarsi creme italiane per rendere le gambe
lisce  sode, ma non cambia mai niente. E nata con le cosce
bucherellate. Continuava a voltarsi e a torcere la testa
di qua e di l, come se stesse cercando di immaginarsi da
l a tre mesi, con dieci chili in meno.
- Andiamo, ha detto Sofia. Questi sono proprio vestiti
da vecchia signora.
Abbiamo tirato su Lucy da terra e l'abbiamo trascinata
fuori dal camerino. Sofia e Claire volevano cercare un
reggiseno, ma Lucy non vedeva l'ora di uscire. Mi stanca
sempre tantissimo girare nei grandi magazzini, ha protestato.
- Mi fa male la testa.
Siamo uscite con Lucy e siamo rimaste a ciondolare sul
marciapiede, cercando di inventarci come passare il resto
del pomeriggio. All'improvviso non avevamo pi niente da
fare.
- Ho bisogno di un po' di caff, ha detto Lucy. Siamo
entrate in una caffetteria, e Lucy ha bevuto due tazze di
caff nero, senza latte n zucchero.
Mentre Lucy finiva il secondo caff, abbiamo deciso
di andare a piedi fino al parco, dove ci sediamo sempre a
guardare la gente. Era solo a dieci isolati di distanza, ma
non ne abbiamo fatti neanche cinque che Lucy si  dovuta
fermare per riposarsi.
- Sono troppo stanca. Penso che torner a scuola. Voglio
tornare indietro, ha detto.
Ho insistito per rientrare con lei, ma Lucy si  seduta
sul marciapiede e ha cominciato a piangere. Fammi tornare
da sola. Non voglio rovinare niente. Charley ha fatto
tutta questa strada per rivedervi.
Mi sono rifiutata di farla tornare da sola. Non sapevo
se ce l'avrebbe fatta. Alla fine abbiamo deciso di rientrare
tutte quante, e Charley  andata a casa prima del previsto.
Mentre tornavamo alla stazione, Charley mi ha presa
da parte e mi ha chiesto di Ernessa.
-  uscita di scena, ho mentito. Non la vedo quasi
mai, adesso.  come se non fosse pi a scuola.
 vero che ora Lucy non va mai in camera di Ernessa.
 troppo stanca per fare qualsiasi cosa, a parte stare sdraiata
sul suo letto.
-  una bacchettona integrale, ha detto Charley,
- ma le devo due grossi favori. Mi ha fatta sballare con
della roba fantastica, e mi ha fatta buttare fuori. Altrimenti
sarei saltata gi dalla finestra come Dora. A capofitto
nell'ozono.
- Ernessa voleva sbarazzarsi di te, ho detto. Pensava
che non saresti riuscita a tenere la bocca chiusa.
- S, ma non  proprio un segreto che vendesse la droga
a tutte.
- Hai mai visto Ernessa diventare strana quando fumava? -
le ho chiesto.
- Che intendi con strana?
- Non lo so. Tipo cambiata, diversa?
- In realt credo che sia immune. Non sembrava avere
nessun effetto su di lei. Forse perch fumava in continuazione.
Te lo immagini, essere immuni all'erba? Non
ci sarebbe pi divertimento nella vita.
Volevo dirle di pi, ma Charley aveva perso interesse per
l'argomento. Stava gi parlando con Claire di qualcos'altro.
Mi sono voltata e ho guardato Lucy trascinarsi sul marciapiede
a braccetto con Sofia. I suoi occhi erano pi freddi
e pi concentrati di quanto mi sembrasse possibile. Non
poteva aver sentito la nostra conversazione.
Alla fine, salutare Charley e tornare a scuola  stato un
sollievo.
Lucy non ha detto una parola durante il viaggio in treno.
Quando siamo rientrate a scuola si  chiusa nella sua
stanza e non  uscita per il resto della giornata. Non l'ho
pi vista fino al pranzo di oggi. Non va in chiesa da settimane,
e non ci  andata neppure stamattina. Di solito la
prendevo in giro perch frequentava la chiesa, ma adesso
che ha smesso di andarci sono arrabbiata.
Non sono stata a controllarla tutto il tempo. Se mangiasse
qualcosa non sarebbe sempre cos stanca. Quando siamo
tornate a scuola le ho chiesto se aveva le mestruazioni, e
mi ha detto che non le vengono da mesi.
...
.
...
FEBBRAIO.
...
.
...
1 febbraio.
Se mi avvicino a Lucy, lei mi respinge. Se la evito, viene
a farmi visita nei miei sogni.
Lucy era a letto. Ero entrata in camera sua per farla alzare,
ma non riuscivo a svegliarla. Stava sdraiata sul fianco,
e io continuavo a scuoterle una spalla, ma era come
di legno. Alla fine ho tirato gi le coperte. Era nuda, e
questo mi ha messa in imbarazzo; era una nudit diversa
da quella che conoscevo. Era completamente rigida, con
le gambe rannicchiate al petto. Per farla alzare ho dovuto
distenderle le gambe e poi allargarle. Ogni volta che cercavo
di aprirgliele lei le stringeva di nuovo. Alla fine sono
riuscita a farla sdraiare sulla schiena. Tra le gambe aveva
lo stelo di una rosa, tutta foglie verdi e boccioli rossastri
e grosse spine marroni. Lo teneva stretto tra le cosce, e
ho dovuto strapparglielo via, lacerando la carne. Il sangue
le  sceso in rivoli lungo le cosce e ha inzuppato le lenzuola.

2 febbraio.
Ieri notte Lucy  svenuta mentre andava in bagno.
L'ho sentita cadere a terra e sono corsa nella sua stanza.
Era distesa sul pavimento, quasi incosciente. Non ha voluto
che la portassi in infermeria nel cuore della notte,
e la mattina dopo ha insistito che si sentiva molto meglio.
Io ce l'ho fatta andare comunque. Le ho detto che se non
ci andava da sola avrei raccontato all'infermiera cosa era
successo. Era furiosa con me, ma ci  andata. Sono contenta
di averla costretta.
L'infermiera l'ha trattenuta in infermeria. Qualche
ora dopo il dottore l'ha visitata: ha detto che non ha nulla
che non si possa curare con un po' di riposo. Rester l
per qualche giorno. Il dottore vuole assicurarsi che mangi
in maniera adeguata. Mrs Halton avvertir le insegnanti.
Dopo scuola sono corsa dal fioraio e ho comprato un
mazzo di tulipani rossi per Lucy. Ho scelto i fiori pi vivaci
che c'erano. Costano una fortuna, ma so quanto a
Lucy piacciano i fiori, e credo che le metteranno allegria.
Era turbata quando il dottore ha detto che doveva restare
in infermeria. Non mi lasceranno rimanere con lei per
pi di dieci minuti. Non capisco perch, se davvero non
 malata. Pu riposarsi a letto mentre la vado a trovare.
Ma loro dicono che sarebbe stressante.
Almeno ha apprezzato i fiori, e non era pi arrabbiata con me.

3 febbraio.
Oggi non sono potuta andare a trovare Lucy fino a
tardi, perch Mr Davies aveva organizzato un reading di
poesia dopo la scuola e mi ha chiesto di andarci. Ha letto
due poesie, e in effetti mi sono sembrate belle. Erano
semplici, completamente diverse da come me le aspettavo.
Forse non ho mai davvero pensato a come potessero
essere le sue poesie. Una parlava di un tordo che canta su
un albero morto: l'improvviso e del tutto inaspettato manifestarsi
della bellezza nella vita quotidiana. Cos' veramente
vero, il canto dell'uccello o l'albero morto? E perch
non possono essere veri entrambi?
Sono sicura che a nessuna delle ragazze siano piaciute
le sue poesie. Sono troppo sobrie. Nascondono il loro
significato. Le ragazze si aspettano sofferenza e angoscia,
persino da un uomo. Ce n' in abbondanza, nelle
loro poesie. Precipitare in buie pozze di disperazione,
venire risucchiate verso il basso, soffocare. Si sentono
incomprese, si affliggono per qualche stupido ragazzino o
per un dolore immaginario. Vivere  un enorme luogo
comune. Nelle loro poesie, perfino il desiderio di morte
diventa un clich.
Sono cos contenta di non aver fatto quel corso. Gi
 pesante dover pensare a se stesse in continuazione, ma
sprecare la poesia parlando di s  un vero peccato. Ci
sono un sacco di cose sulle quali scrivere, cose pure, e
la poesia dovrebbe parlare di quelle. E invece molti non
fanno che scrivere poesie per mettersi in piazza e pavoneggiarsi.
Io scrivo io soltanto nel mio diario, che nessun
altro pu vedere.
Quando sono arrivata da Lucy, stava gi facendo buio.
Avevo in tasca due tavolette di cioccolato e una copia di
Demian di Herman Hesse, nel caso Lucy si annoiasse. (Ha
detto che voleva leggerlo, ma non credo che lo far). Ho
aperto la porta e sono entrata senza far rumore. All'inizio
ho pensato che stesse dormendo, perch era distesa assolutamente
immobile nel letto, ma quando i miei occhi si
sono abituati alla luce ho visto che aveva gli occhi spalancati.
Non batteva neanche le palpebre. Era distesa sulla
schiena, con le braccia premute sui fianchi, e la sua faccia
era bianca come le lenzuola del letto. Persino le labbra
erano bianche. Stava perdendo colore. Forse era il crepuscolo,
ma nessuna di noi ha alzato la voce al di sopra di
un sussurro.
- Ti ho portato della cioccolata e un libro, ho mormorato.
- Grazie.
Ho notato che c'era un libro chiuso sulle coperte, vicino
alla sua mano. Era una copia di Jane Eyre, in una rilegatura
verde pallido con le lettere dorate. L'ho aperto e ho visto
il nome Ernessa Bloch su un risguardo macchiettato di
inchiostro nero ormai scolorito e quasi marrone. Perfino
la sua calligrafia  antiquata e formale: la E e la B alte ed
eleganti, le altre lettere minuscole e quasi illeggibili. Mi
ricordavano i libri nella biblioteca di mio padre, vecchi
volumi acquistati, firmati e letti da altre persone che non
si erano mai domandate cosa ne sarebbe stato dei loro libri
una volta morte. Io guardavo quelle firme e pensavo
agli antichi proprietari, che avevano tenuto in mano quei
volumi senza immaginare che un giorno sarebbero finiti
in mano mia.
- Me l'ha portato Ernessa. Ma sono troppo stanca per
leggere. E poi  pesantissimo.
- Non ti senti un po' meglio? ho chiesto.
- Un pochino.
- Lucy, Lucy!
- Non mi sento male, ha replicato lei. Non mi fa
male niente. Non  una brutta sensazione, questa debolezza.
Non sono spaventata. Tutto quello che devo fare 
starmene distesa qui e pensare a respirare. Ascolto il fiato
che mi esce dalla bocca. Passa un secondo, poi decido di
fare il respiro successivo. Insomma, non  che proprio lo
decida...
La voce di Lucy si  affievolita poco a poco. Per un po'
non abbiamo detto niente. Non l'avevo mai sentita parlare
cos. Mi terrorizzava. Quando la stanza  diventata
talmente buia che non riuscivo a distinguere il suo volto
sul cuscino, ho allungato la mano e ho acceso la lampada
accanto al suo letto. La luce non era forte, ma lei ha distolto
il viso e si  coperta gli occhi con le mani. Vicino alla
lampada c'erano i tulipani che le avevo portato. Da rosso
fuoco, erano diventati rosa. Anche gli steli e le foglie avevano
perso colore, ma non erano avvizziti.
- Cosa  successo ai tuoi fiori? le ho chiesto. Sono
tutti scoloriti.
Mi sono alzata e ho guardato dentro il vaso per vedere
se il colore fosse in qualche modo defluito nell'acqua. Ma
l'acqua era limpida.
- Credo che stiano cominciando a morire, ha detto
Lucy.
- Erano freschissimi, ieri.
In quel momento ha suonato la campanella dell'ora del
silenzio, ed  arrivata l'infermiera. Sapevo che non mi
avrebbe permesso di restare oltre, cos ho baciato Lucy e
me ne sono andata.
Arrivata a met corridoio mi sono resa conto che avevo
ancora le tavolette di cioccolato in tasca e il libro in mano.
Non mi piaceva proprio l'idea di lasciare Lucy tutta sola,
a pensare a ogni respiro che faceva.

4 febbraio.
Lucy non ha pi energie, fuorch per respirare. Diventa
sempre pi debole, ed Ernessa sta diventando pi forte.
L'energia di Lucy va ad alimentare Ernessa.  il suo cibo.
In infermeria Lucy  obbligata a mangiare, ma deperir
comunque e si ridurr a niente, mentre Ernessa
diventer enorme e forte. La tengo d'occhio durante la
cena. Ernessa sposta il cibo da una parte all'altra del piatto.
Eppure ha un'aria cos sana. Devo tenerla lontana da
Lucy. Sono contenta che le infermiere non permettano
di farle visita a lungo.

5 febbraio.
In realt sono molto pi felice da quando Lucy  in infermeria.
Non devo badare a lei in continuazione. Ci pensano
le infermiere. L  al sicuro. Voglio bene a Lucy, ma
averla nella camera accanto stava cominciando a diventare
un peso. A parte un breve periodo subito dopo le vacanze
invernali, la sua compagnia non  mai stata piacevole. E
anche allora, ogni momento bello che abbiamo trascorso
insieme  stato rovinato.
Nell'ultima settimana mi sono molto rilassata. Mi sono
esercitata al pianoforte per due ore al giorno, ho fatto
tutti i compiti, ho finito il secondo volume di Proust. Posso
scrivere il diario quando voglio.  stato meraviglioso.
Dormo bene la notte, e non sono in ansia. Ho trascorso la
maggior parte del tempo da sola o con Sofia. Quando Lucy
non  in circolazione, posso stare con Sofia. Domani, dopo
pranzo, andremo a fare una lunga passeggiata insieme.
Ci piace passare accanto alle grandi ville con le piscine e i
campi da tennis e le auto eleganti parcheggiate nel viale.
Alcune studentesse esterne abitano da quelle parti.
Ieri ho fatto una bella chiacchierata con Mr Davies dopo
la scuola. Continuavo a pensare alle sue poesie e a come
mi avessero piacevolmente sorpresa. Restare sola con lui
non mi ha messa a disagio. Si  informato sulle mie ultime
letture, e io gli ho detto che voglio leggere tutto Proust.
- E Dracula? ha chiesto.  il mio libro preferito da
quando avevo dieci anni.
Devo aver fatto una faccia disgustata.
- Ti garantisco che  bello quanto Proust, ma molto
pi corto. E un libro che raggiunge la perfezione. Non c'
neanche una parola che si vorrebbe cambiare.
- Non posso pi leggere quel genere di libri. Mi hanno
rovinato l'autunno.
Mr Davies sembrava talmente deluso che ho aggiunto:
- Forse, quando avr finito Proust...
Gli ho raccontato delle opere complete di Proust nell'edizione
appartenuta a mio padre, che mi ero portata da casa
dopo le vacanze. Ci sono dodici volumi allineati sulla
mia scrivania: piccoli libri blu con la copertina turchese e
bianca. Li sto leggendo perch mi piacciono tantissimo.
 diverso leggere un libro se mi piace la sua consistenza
e il suo aspetto. Deve essere un libro vero, il che di solito
significa un libro vecchio, con quel certo odore stantio e
vegetale. Non mi piacciono le cose nuove.
Adoro leggere i libri di mio padre, toccare le pagine che
ha toccato lui. Le cellule dei suoi polpastrelli sono rimaste
sulle pagine, e sono ancora l. A volte mia madre dice che
vorrebbe sbarazzarsi di tutti quei libri. Le ho fatto promettere
di conservarli per me, ma non mi fido. Potrebbe
svegliarsi una mattina, decidere che non sopporta di averli intorno e chiamare qualcuno che venga a portarseli via.
A mettermi in ansia  stato il bambino che ci guardava
dal divano, e la sensazione che sua moglie stesse
osservando me anche se parlava con Claire. Mr Davies
stava solo scherzando, ma io non riuscivo a rilassarmi.
Non avrei dovuto lasciarmi convincere da Claire ad andare
a trovarlo.

6 febbraio.
Sono andata a trovare Lucy ogni giorno. Oggi (sabato)
sono passata in infermeria dopo colazione, e ci andr
di nuovo dopo che Sofia e io saremo tornate dalla nostra
passeggiata. Dice che in realt non si annoia, e non le dispiace
trovarsi l. Non so come passi il tempo: ogni volta
la trovo distesa a fissare il soffitto. Credo che si senta
un po' meglio, anche se non mi sembra granch diversa.
Ha gli occhi rossi, come se avesse pianto per tutto il tempo.
Forse domani uscir. Oggi le ho portato tutti i libri,
perch nel weekend dovr cercare di mettersi in pari con
i compiti. Rimarr indietro, non c' speranza. Una volta
uscita, non dovr fare ginnastica per un po'.
Le ho dato le tavolette di cioccolato, ma non credo che
le abbia toccate. Una volta la cioccolata le dava dipendenza
fisica, doveva mangiarne un po' tutti i giorni dopo la
scuola. Sofia diventava matta perch Lucy poteva mangiare
qualsiasi cosa senza mettere su neanche un etto. Ora dice
che non ha molto appetito, ma che a ogni pasto la fanno
mangiare un po'.
 ora di pranzo. Sto morendo di fame. Finir pi tardi.
Dopo pranzo.
Sono cos arrabbiata. Sofia e io non possiamo andare
a passeggio. Non so cosa far da sola fino all'ora di cena.
Contavo sul fatto di stare con Sofia.
Tornata dal pranzo, Sofia ha scoperto che al centro
della sua stanza c'era un enorme mucchio di oggetti. Maglioni,
borse, scarpe, libri, biancheria sporca. Non riusciva
a entrare in camera. Sono mesi che non si preoccupa di
pulire la sua stanza ogni mattina. Ficca tutto sotto il letto
e tira gi il copriletto. La sua insegnante di corridoio,
Miss Fraser, se n' accorta stamattina non si sa come, e
ha tirato fuori tutto. Sofia dovr passare il pomeriggio a
pulire la sua stanza. Miss Fraser andr a fare un'ispezione
pi tardi.  veramente incredibile quello che Sofia era
riuscita a infilare sotto il letto. Non so come facesse a trovare
qualcosa da mettersi. Claire e io ci siamo affacciate
alla porta della sua stanza e siamo rimaste stupefatte. Sofia
era seduta sul mucchio a gambe incrociate e ha fatto
una perfetta imitazione di Miss Fraser, con le sue lunghe
dita ricurve e la voce strascicata: Mia cara, una persona
come te, cos dotata di temperamento artistico, trova certamente
difficile occuparsi dei dettagli prosaici della vita.
Lo capisco bene, tuttavia si deve. Le regole sono regole.
Ci siamo messe a ridere, ma Sofia doveva comunque
pulire la sua stanza, perci il mio pomeriggio  rovinato.
- Non la biasimo, ha detto Sofia.  un gran casino.
Non pu fare a meno di sentirsi dispiaciuta per Miss
Fraser. Dice che una volta Miss Fraser sognava di diventare
un'toile della danza moderna, e ora sente di non aver
realizzato il suo potenziale artistico. Miss Fraser  un'artista
frustrata.
Io credo che la sua frustrazione sia di altro genere: frustrazione
sessuale. Il viola non  forse il colore del desiderio?
Sofia dice che per gli italiani il viola porta sfortuna e
simboleggia la morte. Comunque sia, nelle stanze di Miss
Fraser tutto  in qualche sfumatura di viola. Il copriletto 
viola rosato. Le tende sono viola bluastre. Il telo sul divano
 color lavanda. Il tappeto  di un viola tendente al nero.
Una volta sono entrata nel suo alloggio perch Sofia doveva
farle firmare il cedolino di un permesso. Miss Fraser era
seduta alla scrivania, con la gonna nera attillata che le saliva
sopra le ginocchia, le scarpe basse simili a ballerine, i capelli
rossastri tirati su in una crocchia. Ha i capelli cos radi
che si vede il cuoio capelluto al di sotto. I suoi capelli sono
bianchi all'attaccatura. Probabilmente se li tinge di tanto in
tanto, ma la ricrescita si vede sempre. Quando ha allungato
la mano per prendere la penna ho notato che le sue unghie
perfettamente smaltate (di un color lavanda pallido) erano
talmente lunghe che stavano cominciando a incurvarsi alle
estremit. Non sembravano pi appartenere al suo corpo.
Mi sembrava impossibile stringere una penna con quelle
unghie color perla. Forse per questo scriveva con quell'incredibile
lentezza. Tracciava ogni lettera sulla strisciolina
bianca, e intanto la sussurrava, s-o-f-i-a c-o-n... Si  zittita
un istante, fissando il foglietto attraverso gli occhiali da
presbite. Poi ha grattato la strisciolina carta con le unghie
dell'altra mano, l'ha appallottolata, l'ha lanciata nel cestino
della carta straccia e ha allungato la mano per prendere
un'altra. Ha ricominciato a scrivere, tracciando enormi
ghirigori tra una lettera e l'altra. Ogni lettera doveva essere
attaccata a quella precedente e a quella successiva. Quando
finiva ogni parola, tornava indietro e metteva attentamente
i puntini sulle i e le stanghette alle t, proprio cos. Alla fine,
dopo tre tentativi, ha consegnato il foglietto.
Sofia si  arrabbiata con me quando ho preso in giro
Miss Fraser. Lei pensa che sia una persona dolce e innocua,
e la migliore insegnante di corridoio. Se la stanza di
Sofia fosse nel nostro corridoio, Mrs Halton non si sarebbe
accorta di niente. Ci siamo trovate d'accordo sul fatto
che Miss Fraser  triste.
Dopo cena.
Questo pomeriggio sono andata da Lucy per un po' e
l'ho aiutata a fare i compiti. Domani la dimettono di sicuro.
Non vorrei proprio che tornasse.

8 febbraio.
Lucy  tornata, e sembra molto pi forte. Stamattina
si  alzata,  scesa a colazione e ha mangiato davvero. 
tornata quella di prima, almeno un po'.
Forse Charley torna in citt sabato. Stiamo cercando di
capire cosa fare. Credo che Lucy verr con noi.
A colazione, ho intercettato una conversazione tra Lucy
e Kiki. Ero seduta dall'altra parte del tavolo e fingevo di
parlare con Carol, ma in realt ascoltavo quel che diceva
Lucy. Carol doveva ripetermi tutto due volte. Lucy si lamentava
del fatto che Miss Bobbie sta sempre addosso a
Ernessa; ha usato la parola perseguitare. E un parolone
per lei.
- Ernessa non si sente tanto bene, ultimamente. Dopo
pi o meno dieci minuti di ginnastica,  completamente
sfinita. Quasi non riesce a muoversi. Ma Miss Bobbie
non la lascia sedere neanche per cinque minuti, senza il
certificato medico.
- Allora perch non va in infermeria e si fa fare un certificato?
Lo fanno tutte.
- Non ci vuole andare. Ha paura che la faranno restare.
Non  che sia malata o roba del genere. Si sente esausta,
tutto qui.
- Be', Miss Bobbie non moller mai. Non le piace il tipo.
- Ma per me  stato cos facile farmi esonerare dalla ginnastica,
e in realt non ho niente. Non  giusto.
Non credo affatto a tutte queste storie sul sentirsi esausta.
Ernessa  incredibilmente forte. Vuole solo smettere
di fare ginnastica. Ma Miss Bobbie non ci casca. Lucy
si beve ogni cosa che dice Ernessa. Lo fanno tutte.  ridicolo.
Lucy si preoccupa tanto per la stanchezza di Ernessa,
quando invece  lei quella che  rimasta a letto per
una settimana e non si  ancora completamente ripresa.
Lucy non  pi la vittima indifesa sdraiata sul letto bianco
dell'infermeria, a contare i suoi respiri e a piangere. Ernessa
non pu estorcerle niente, e lei non deve permetterglielo.
Pu resistere. Se Ernessa prende,  perch Lucy ha offerto.

11 febbraio.
La notte  cos lunga. Nel cuore della notte, sono sicura
che non finir mai. Di solito mi addormento quando
il cielo comincia a schiarire, e quando suona la campanella
della colazione dormo come un sasso. Mi sento
la testa pesante e vuota per tutta la giornata. Tenerla su
 un'impresa.
Lucy sta bene. In certi giorni  pi forte che in altri, ma
tutto sommato sembra in forma. Averla nella stanza accanto
mi rende irritabile. Sto in piedi tutta la notte ad ascoltare
rumori, mi dimeno e mi rigiro nel letto, sulla schiena e sulla
pancia e poi di nuovo sulla schiena, cercando una posizione
comoda. Non ci riesco. Devo alzarmi a fare pip cinque volte
per notte.  come un tic nervoso.
Quando ero bambina e mi svegliavo spaventata durante
la notte, di solito andavo a chiamare mio padre. Mi avvicinavo
al suo letto e stavo l. Lui era sempre sdraiato sulla
schiena. Sembrava dormire cos placidamente che non
volevo disturbarlo. Dopo un po' apriva gli occhi, si metteva
a sedere molto lentamente e mi seguiva in silenzio
lungo il corridoio fino alla mia stanza. Trascinava i piedi
sul tappeto del corridoio perch era mezzo addormentato.
Poi si sdraiava vicino a me nel mio letto, e allora mi
calmavo all'istante e mi addormentavo. Non mi piaceva
farlo troppo spesso, solo quando ero disperata. Temevo
che dicesse qualcosa in proposito durante il giorno. Che
mi prendesse in giro perch ero cos infantile. Ma non
lo ha mai fatto. E quando mi svegliavo al mattino lui se
n'era andato, era tornato nel suo letto. Solo l'impronta
lasciata dal suo corpo robusto mi convinceva che era rimasto
davvero con me durante la notte.
Adesso non c' pi niente, neanche l'impronta.
Dopo la morte di mio padre, mia madre mi ha portata
qualche volta da uno psichiatra. Gli ho raccontato che quello che mi mancava di pi di mio padre era che se avevo bisogno
di lui durante la notte, lui non poteva stare con me.
Anche se erano anni che non lo facevo alzare dal letto, avevo
bisogno di sapere che potevo farlo. Lo psichiatra disse che
gli sembrava inopportuno che mio padre dividesse il letto
con me. Parl di lui come se fosse ancora vivo, e come se il
suo vero crimine fosse aiutarmi ad addormentarmi invece
che uccidersi. Sentendolo parlare, mi domandai se avesse
dimenticato il motivo per cui ero l. Aveva cos tanti pazienti
che avrebbe potuto confondere i loro problemi. Dopo
quell'episodio, non gli parlai pi. Mi rifiutai di spiegare
a mia madre il perch. Non sapevo se avesse mai notato
che a volte mio padre si assentava dal loro letto nel cuore
della notte. E comunque lei mi mand in collegio. Non ho
mai pi voluto pensare a mio padre che dormiva nel letto
accanto a me. Il dottore mi aveva rovinato quel pensiero.
L'anno scorso, in questo periodo, mi stavo preparando
per il ballo di primavera e sognavo in segreto di innamorarmi
del mio cavaliere. Non l'ho mai detto a nessuno. E
poi mi capita quel tizio assurdamente noioso e pieno di
brufoli. Continuavo a pensare che era uno spreco aver acquistato
un vestito cos bello. Ma in ogni caso ero molto
pi felice, allora.

12 febbraio.
Qualcuno conosce il punto esatto in cui la realt finisce
e viene soppiantata da qualcos'altro, qualcosa di
completamente imperscrutabile? Se guardi due linee
parallele sai che non potrai mai vedere il punto in cui si
toccano davvero, ma solo il punto in cui sembrano convergere.
Tuttavia quel punto esiste, almeno in teoria, e
laggi tutto  possibile.
Stamattina saremmo dovute andare in biblioteca a fare
ricerche per la tesina di storia. Io invece ho deciso di
esercitarmi al pianoforte. Le sedie della biblioteca sono
troppo comode, e mi addormento immediatamente. Almeno
in sala musica non c' un posto per dormire, a parte
il pavimento. Ho suonato per un po', ma l'odore che
saliva dal seminterrato mi dava fastidio. Ci risiamo. Me
n'ero dimenticata, ma oggi non riuscivo a resistere. Ho
deciso di andare a cercare il custode, e appena aperta la
porta ho visto qualcuno uscire dal seminterrato. Ho intravisto
un maglione blu scuro e una lunga gonna grigia
in fondo al corridoio. Ho socchiuso la porta e ho aspettato
che la ragazza passasse. Sapevo gi chi fosse prima
ancora di aver visto il suo volto. Mi  passata davanti alla
svelta, non proprio correndo, piuttosto rasentando il terreno.
Aveva la faccia gonfia, di un colore rosso violaceo.
E umida, viscida. Cercava di asciugarsela con la manica
del maglione. Era orribile.
Quando sono stata sicura che se n'era andata, ho percorso
il corridoio fino alla porta del seminterrato. Avevo
paura di toccare la maniglia. Avevo paura che mi scottasse
la pelle. La porta era chiusa a chiave. Sono certa di averla
vista uscire dal seminterrato. E riuscita a procurarsi una
chiave. O forse qualcuno aveva lasciato la porta aperta.
Questo ancora non spiega niente.
Lo scorso autunno mi sono lasciata tirare dentro certe
storie, e quelle storie hanno ucciso Dora. Adesso non
permetter che accada. Non permetter a me stessa di
credere in cose che non ritengo possibili. Ho saltato la
lezione, sono salita di nascosto nella mia stanza e mi sono
infilata sotto le coperte. Avevo bisogno di stare in
camera mia, nel mio letto, con il mio odore intorno, non
il puzzo tremendo del seminterrato. Se Mrs Halton mi
avesse beccata, le avrei detto che avevo dei terribili crampi.
Quando mi sono calmata un po', mi sono costretta a
leggere. Tenevo il piccolo libro turchese aperto sotto le
coperte e fissavo le parole sulla pagina. Non ho idea di
quello che ho letto.
Quando l'ho rivista questo pomeriggio, poco prima della
cena, sembrava normale. Mi sono imposta di guardare
dritto verso di lei e di incrociare il suo sguardo. Si  comportata
come al solito, ovvero mi ha ignorata: quindi non
credo che sappia che l'ho vista stamattina.

13 febbraio.
Oggi non sono andata in citt con le altre, all'appuntamento
con Charley. Non mi andava. Ero stanca, e mi
stava venendo il tipico di mal di testa che mi viene a volte
prima del ciclo. C' una tensione nella mia testa, e mi
sento la lingua grossa e gonfia.  una strana sensazione
per la quale non ci sono parole. Quando ero piccola mi
spaventava a morte.
Devo sdraiarmi in una stanza buia, in silenzio. Non
riesco neanche a leggere. Non riesco a pensare ad altro
fuorch al mal di testa. Tutto il mondo si riduce alla mia
testa pulsante. A volte mi sento cos male che devo vomitare.
Dormo per ore, e mi sveglio stanca. Quando mi passa
il mal di testa, il senso di stanchezza  quasi piacevole. Le
braccia e le gambe sono talmente pesanti che non riesco
ad alzarle. Tutto fluisce via da me. Non sogno mai quando
ho il mal di testa.
Appena sono riuscita a mettermi a sedere sul letto e a
far entrare un po' di luce nella stanza, ho preso il diario
e la penna per tenermi compagnia. Mi sento cos sola con
questo mal di testa.
Lucy non sembrava granch preoccupata per la mia assenza.
Non ho la forza per combattere Ernessa. Lei va dove
le pare. Compare inaspettata, non invitata. Passa attraverso
porte, pareti e finestre. I suoi pensieri superano le
barriere mentali. Si introduce nei sogni. Svanisce, ed 
ancora l. Conosce il futuro e vede attraverso la carne.
Non ha paura di niente.

14 febbraio.
Oggi il mio mal di testa  anche peggio, e sto passando
di nuovo la giornata a letto. Sofia  venuta a trovarmi
e mi ha portato qualcosa da mangiare. Vedr suo padre
durante le vacanze di primavera. Porta i figli a sciare nel
Vermont. Sciare nel Vermont: suona cos normale, anche
se i suoi genitori sono divorziati e vivono a cinquemila
chilometri di distanza. Almeno abitano nello stesso
pianeta. E molto emozionata all'idea di vedere suo padre.
Non riesco pi a scrivere.

15 febbraio.
Ieri sera, dopo cena, Lucy  entrata nella mia stanza.
- Sofia mi ha detto che stavi proprio male, ha detto.
- Ti senti meglio ora?
- Un po'. Almeno mi sono venute le mestruazioni, finalmente.
Preferisco i crampi al mal di testa.
- Io non ho mai avuto i crampi, ha detto Lucy con il
tono di chi si  persa qualcosa. Quando ho il ciclo, non
sanguino quasi per niente. E non mi vengono dall'autunno
scorso.
Lucy si  seduta sul bordo del mio letto e mi ha accarezzato
la guancia. Volevo dirle di andare via, che avevo
cominciato a stare male due giorni prima e lei non se
n'era nemmeno accorta, e l'unica ragione per cui se alla
fine l'aveva saputo era perch glielo aveva detto Sofia.
In realt non gliene importava niente di come mi sentivo,
e lo sapevo benissimo. Mi sento cos debole. Non le
ho detto niente di tutto ci. Ho lasciato che mi accarezzasse
la guancia al buio.

16 febbraio.
Soltanto adesso riesco a prendere in mano il diario.
Ho saltato il pranzo e sono venuta direttamente nella mia
stanza. Ho paura che dimenticher qualcosa di quello che
 successo ieri notte. Gi mi sembra un sogno. Sta cominciando
a sfuggirmi. Avevo dei crampi tremendi, forti
come non mai. Il sangue mi usciva a fiotti. Ho spinto
via le coperte, e ho visto un'enorme macchia scura allargarsi
sul lenzuolo bianco. Sono andata in bagno incespicando
e mi sono seduta sul water. Cos mi sentivo meglio,
perci ci sono rimasta per un bel po', lasciando che
il sangue defluisse dal mio corpo. Ho appoggiato la testa
sullo schienale di una sedia e mi sono appisolata. Dalla
stanza di Lucy proveniva un rumore basso e monotono.
Sulle prime non ci ho fatto caso, ma poi  aumentato di
volume e si  fatto pi insistente. Si stagliava contro il
silenzio della notte. Saliva e scendeva secondo una sua
armonia. Quando mi sono alzata, avevo le vertigini. Ho
dovuto appoggiarmi contro il muro mentre giravo la maniglia
della porta del bagno. Quella che dava sulla stanza di
Lucy era spalancata. La luce della luna filtrava all'interno, le
persiane erano alzate e ho visto tutto chiaramente. Lucy era
sdraiata sul suo letto, supina. Aveva la pelle argentea. Ho
visto che aveva gli occhi chiusi e le labbra aperte, a scoprire
l'orlo dei denti bianchi e la lingua appuntita. Era cos immobile
che avrebbe potuto essere addormentata, non fosse
stato per i suoni che provenivano da lei. Quei gemiti venivano
da Lucy, salivano e scendevano al ritmo del suo respiro.
Ernessa era sdraiata accanto a lei. Non c'era separazione
tra i loro due corpi. Si toccavano da capo a piedi. Ernessa
era appoggiata su un gomito. Ha abbassato la testa, ha
premuto le labbra intorno ai capezzoli di Lucy, e ha cominciato
a succhiare forte, aspirando la carne nella bocca.
La camicia da notte di Lucy era aperta fino alla vita e anche
l'altro seno era scoperto, la pelle tesissima e la piccola
protuberanza di un capezzolo rosso. Il braccio di Ernessa
era stretto intorno alla vita nuda di Lucy. I loro corpi, i
loro capelli erano mescolati, nero e oro argenteo. Dense
nubi hanno coperto la luna, e la stanza si  oscurata. Avevo
paura di svenire. Non sono riuscita a mettere a fuoco
lo sguardo. Il letto si  dissolto nella notte. Ho chiuso la
porta in tutta fretta e sono tornata di corsa in camera.
 la cosa di cui Lucy e io ci siamo sempre prese gioco.
Siamo sempre state attente a non diventare cos. Ragazze
che si spingono troppo oltre. Ragazze che fingono che il
resto del mondo non esista. Ragazze che non sanno crescere.
Sono felici? Quale parola le rappresenta? Beate? Estatiche?
Dimentiche?
Cos' l'amore?
Dopo cena.
Lucy non si  neppure alzata dal letto stamattina. Io
stessa ho fatto tardi a colazione. Mrs Halton l'ha accompagnata
in infermeria, e pi tardi, quando eravamo tutte
in classe,  venuta un'ambulanza per trasportarla in ospedale.
Era cos debole che non riusciva a camminare. Per
accompagnarla in infermeria avevano dovuto sollevarla
di forza. Naturalmente Claire ha scoperto tutto, e me lo
ha raccontato. Ho faticato ad arrivare alla fine della cena.
Ero troppo turbata per riuscire a mangiare qualcosa.
Lo so che dovrei solo preoccuparmi per Lucy. E invece
riesco soltanto a pensare a loro due, immerse in quella
luce lunare che le ricopriva come polvere. Stasera a cena
Ernessa sembrava in forma. Aveva il viso un po' arrossato.
 scesa in sala ricreazione a fumare, ma si  seduta
per conto suo e non ha parlato con nessuno. Noi ci
siamo sedute tutte insieme sul divano e abbiamo parlato
di Lucy. Ernessa teneva la sigaretta vicina alla bocca
e aspirava continuamente il fumo, come se fosse troppo
nervosa per metterla gi un istante. Era sola con le sue
sigarette.  stata Ernessa a far ammalare Lucy. Non c'
dubbio.  stata lei fin dall'inizio.
Non ho detto a nessuno quello che ho visto ieri notte.
Non mi crederebbero. E comunque non ha importanza.
Quel che importa  che Lucy  in ospedale. Ho sfogliato
il diario all'indietro. Solo una settimana fa scrivevo che
Lucy stava molto meglio.

18 febbraio.
Sono andata nella stanza di Mrs Halton durante l'ora
del silenzio a chiederle se aveva notizie, e quando potevo
andare a trovare Lucy in ospedale. Ha detto che Lucy 
debolissima e che le stanno facendo un sacco di analisi. Per
adesso non sono consentite le visite. C' sua madre con lei.
Ha promesso che appena sapr qualcosa me lo dir. Ha solo fatto finta di essere gentile con me.
Mezzanotte.
Stasera la luna non c'. Non ci sono nuvole. Il cielo 
nero. Eppure ieri il chiarore della luna entrava a fiotti in
camera di Lucy. Era cos luminosa che distinguevo i pori
della sua pelle.

19 febbraio.
Ancora nessuna notizia di Lucy. Ho pensato di telefonare
a casa sua per scoprire cosa sta succedendo, ma non
voglio parlare con suo padre.
So che qualcosa ha ucciso Pater. So che ho visto una nuvola
di falene sciamare in camera di Ernessa. So che qualcuno
ha camminato sulla grondaia la notte prima che Dora
morisse. So che Charley se n' andata, e anche Dora. Una
dopo l'altra. So che la persona china sul corpo di Lucy era
una persona vera.
Questi sono i fatti.
Dopo la lezione di chimica stava nevicando forte, e
tutte volevano tornare passando dall'esterno per camminare
sulla neve. Ernessa si  avviata nella direzione opposta,
verso la Galleria. Kiki le ha gridato di venire con noi.
 l'unica persona, a parte Lucy, che va d'accordo con Ernessa
e passa del tempo con lei. Ernessa sta sempre a sballarsi
con Kiki, ora che Charley  acqua passata. Sembra
che le piaccia il tipo bianco, anglosassone e protestante,
la classica biondina frivola.
Ernessa ha risposto: No, non mi va, senza neanche
voltarsi, e ha spinto la porta che conduce alla Galleria.
Nessuna ha pensato che fosse strano.
Non ho quasi mai visto Ernessa all'aperto. Una volta
Lucy ha detto che la pelle di Ernessa  estremamente sensibile
al sole. Ha una strana malattia della pelle. Ma stava
nevicando. Nessuno si prende una scottatura nella neve.
Ho fatto per avviarmi in direzione della Galleria, ma
Sofia mi ha presa per la mano e mi ha trascinata fuori nella
neve con le altre.
Abbiamo raccolto manciate di neve ghiacciata e ce le
siamo infilate a vicenda nella schiena, urlando. Ci siamo
sdraiate supine muovendo braccia e gambe per fare gli angeli
di neve. La neve era soffice e densa, e le ali degli angeli
sono venute perfette. Abbiamo inventato danze della neve.
Tutto era bianco, indistinto, velato.
Quando mi sono alzata avevo grumi di neve bagnata attaccati
ai vestiti. Mi sono resa conto di aver completamente
dimenticato Lucy mentre giocavo nella neve.
A una delle finestre della Galleria ho visto una faccia
premuta contro il vetro. Ci stava guardando giocare nella
neve. Al di l di quel vetro spesso, dovevamo sembrarle
tutte dei fantasmi.
Mi ricordo di quando Miss Norris ha aperto la porta e
lei ha distolto il viso dal sole.

20 febbraio.
Finalmente, Mrs Halton ci ha dato qualche notizia di
Lucy. Le hanno fatto ogni genere di analisi, e l'unica cosa
che i dottori hanno scoperto  che  terribilmente anemica.
Pensano che si tratti di quella malattia del sangue in cui
il sistema immunitario attacca i globuli rossi. Mrs Halton
ha detto che le cellule del sangue di Lucy sono immature.
Suona come una specie di debolezza del carattere, non come
una malattia. Le stanno praticando molte trasfusioni.
In sostanza, le stanno sostituendo tutto il sangue che ha
nel corpo. Appena riusciranno a stabilizzarla, sua madre
vuole portarla in un ospedale vicino casa. Ora non pu ricevere
nessuna visita. Non solo perch  molto debole e ha
bisogno di riposare. Credo dipenda dal fatto che  molto
agitata e piange sempre.
Lucy non  il tipo da farsi venire un esaurimento nervoso.
Non  abbastanza complicata per questo genere di
cose. E prima di quest'anno, era sempre felice. Sono io
quella che  sempre ansiosa e agitata. Anche se Lucy sa
che l'ho vista con Ernessa, la vergogna non pu danneggiare
le cellule del sangue.
Vorrei poterla vedere solo una volta, prima che vada a
casa. Potrebbe non tornare mai pi a scuola. Sarebbe la
soluzione migliore. Ho solo bisogno di vederla ancora una
volta, di guardarla in faccia, di vedere se porta i segni di
qualcosa, o se c' il vuoto.

21 febbraio.
Wordsworth: Oh, piet! implorai in silenzio, se Lucy dovesse esser morta!.
Ho pensato a Lucy quando ho letto quel verso la prima volta.
Oggi ho supplicato Mrs Halton di farmi andare a trovare
Lucy in ospedale. Ho detto che ero cos preoccupata
per lei che non riuscivo a concentrarmi su niente. Non
riuscivo a dormire n a mangiare. Ho visto che stava cedendo
un po', quindi ho rincarato la dose.
-  la mia migliore amica da quando sono arrivata a
scuola, ho detto. Mi ha aiutata tantissimo con i miei
problemi Poi ho cominciato a piangere. Ha detto che
domani parler con la madre di Lucy.
 vero; non riesco a concentrarmi su nulla. Passo la
maggior parte del tempo seduta alla finestra a guardare
fuori. Non penso a niente. Me ne sto l a fissare i rami
spogli della quercia che cresce davanti alla mia finestra: i
rami biforcuti, i virgulti contorti che serpeggiano nel nulla,
i solchi scuri sulla corteccia grigia. Il vetro della finestra
 molto vecchio, come tutto qui alla Villa, e distorce
l'immagine.  come guardare il mondo da sott'acqua. Al
di sopra dell'acqua verde, vedo gli alberi e il cielo. I suoni
sono ovattati. La luce  liquida.
Ho perso interesse per i miei libri. Prima non potevo
vivere senza. C' una lastra di vetro tra me e tutto il resto.

22 febbraio.
Sarei dovuta andare a trovare Lucy, ma ieri notte 
molto peggiorata. Adesso  impossibile. A quanto ho capito
i dottori non sanno veramente cos'abbia, o almeno
cos dice Mrs Halton, alla quale non credo completamente.
Continuano a fare quanto hanno gi fatto, cio darle
sangue nuovo, e sperano che funzioni. Sta meglio per un
po'; poi ridiventa debole. Oggi mi sono resa conto che
Mrs Halton ci prova gusto a darmi brutte notizie. La fa
sentire importante.
Devo assolutamente vederla. Chiss come sar adesso,
con il sangue di tanti estranei nel corpo. Non pi Lucy.
Ho cercato di immaginare come uno si debba sentire. Il
sangue  una cosa cos personale, intima. Adesso viene tenuta
in vita dal sangue di altre persone.

23 febbraio.
Quando potr vedere Lucy?  tutto quel che voglio
sapere.

24 febbraio.
Ogni giorno  la stessa cosa. Non posso vedere Lucy.
Non c' pi bisogno che chieda. Quando Mrs Halton mi
vede seduta nella sua anticamera, si limita a scuotere la
testa e dice: Non ancora. Devi avere pazienza.
- Ma quando potr vederla?
- Presto, spero. Diventa pi forte di giorno in giorno.

25 febbraio.
Sto cominciando a rinunciare all'idea di rivedere Lucy
prima delle vacanze. So per certo che non torner a scuola.
Andr direttamente a casa dall'ospedale. Mi toccher andare
a casa sua, vedere suo padre e il cane. Non so se potr
sopportarlo.

26 febbraio.
Guardo la pagina bianca, e la lascio bianca. Nessuna notizia.
Nessun nuovo pensiero. Il diario mi ha abbandonato
quando avevo pi bisogno di lui. Non ho alcun desiderio
di scrivere.

27 febbraio.
Non posso pi avere pazienza. Da dieci giorni non penso
ad altro che a Lucy. Devo vederla.

28 febbraio.
Forse dovrei semplicemente andare all'ospedale e infilarmi
di nascosto nella stanza di Lucy. Non credo che
Mrs Halton mi permetter mai di andare a trovarla.
...
.
...
MARZO.
...
.
...
1 marzo.
Voglio uccidere Mrs Halton. Quella vecchia strega.
La prossima volta che la vedo, le metter le mani intorno
al collo e stringer finch gli occhi non le diventeranno
bianchi. Mentre io continuavo a implorarla perch
mi lasciasse vedere Lucy, lei permetteva a Ernessa
di andare a trovarla. Ho sentito per caso Kiki stamattina
a colazione raccontare a Claire e Sofia che Lucy stava
molto meglio. Ho chiesto a Kiki come faceva a saperlo.
Evidentemente era stato uno sbaglio farsi sentire da me.
- Non lo so, ha detto Kiki. L'ho solo sentito dire.
Poi Sofia ha detto: Oh, smettila. Gliel'ha detto Ernessa.
 andata a trovare Lucy all'ospedale.
Kiki ha dovuto ammetterlo: Ernessa l'aveva vista parecchie
volte la settimana scorsa, perch lei era, come dice
Mrs Halton, l'amica speciale di Lucy. Ma che ne sa
Mrs Halton?
- Ernessa fa in modo che Mrs Halton si senta dispiaciuta
per lei, ho detto. Per questo le concedono ci che vuole.
Mrs Halton le permette di farla franca su tutto. Anche
mio padre  morto. Se lo sono dimenticato tutti? Queste
ultime parole le ho gridate. Tutte loro capiscono questo
genere di manipolazioni. Ero cos in imbarazzo che sono
corsa su in camera mia e ho sbattuto la porta alle mie spalle.
Mi sono seduta sul letto e ho pianto.

2 marzo.
 troppo tardi per vedere Lucy, ormai.
Non credo che riuscir ancora a piangere. Non ho pi
lacrime.
All'ora del silenzio, quando Mrs Halton  uscita per
il giro di ispezione, io la stavo aspettando fuori dalla sua
anticamera. All'inizio ha cercato di negare, dicendo che
a nessuno era stato permesso di vedere Lucy, ma quando
le ho detto che sapevo che Ernessa era stata all'ospedale,
ha ammesso che era andata a trovarla, ma solo due volte,
e tutte e due le volte per pochissimo tempo. Lucy ha
chiesto di lei, ha spiegato con estrema cattiveria. Sapeva
di ferire i miei sentimenti. Quando ho insistito per
avere il permesso di vedere Lucy, Mrs Halton ha detto:
- Se dobbiamo continuare questa conversazione, entra
nella mia stanza.
Ha chiuso la porta alle nostre spalle. Non  opportuno
che tu mi parli con questo tono di voce, ha detto.
- Queste cose non dipendono da te.
Le ho detto che era stata disonesta e che avevo intenzione
di parlarne con Miss Rood.
- Non c' motivo di farlo, ha detto. Non te l'avrei
detto per riguardo verso i tuoi sentimenti, e so bene quanto
sei emotiva, ma la situazione di Lucy si  volta in peggio.
 molto, molto malata. I dottori pensano che abbia
pochi giorni di vita, tanto  debole. La scuola  estremamente
in ansia.
- Allora devo vederla un'ultima volta! Per dirle addio.
 assolutamente necessario, ho gridato.
-  fuori questione. Solo i membri della famiglia possono
andare a trovarla.
Ha addirittura sorriso mentre mi diceva questo.
Ho preso dal tavolo la sua pastorella di porcellana,
quella con il vestito rosa, i lunghi capelli biondi e il bastone
da pastore in mano, e prima che Mrs Halton avesse
il tempo di chiedermi che intenzioni avevo l'ho scagliata
a terra davanti alla porta. L'abbiamo guardata esplodere
in mille pezzi mentre la testa, ancora intatta, rotolava
verso il bordo del tappeto. Avrei scaraventato a terra
tutto quel che c'era sul tavolo, ma Mrs Halton mi ha
presa per un braccio, e torcendomelo ha gridato: Tu,
ragazzina irrispettosa! Dovrei farti espellere!
Mi sono voltata e sono corsa fuori in corridoio. Piango
da tre ore. Non sono scesa a cena. Non mi interessa se mi
metto ancora di pi nei guai. Mrs Halton non  venuta a
cercarmi. Si tiene alla larga. Crede che io abbia intenzione
di parlare con Miss Rood.
Ernessa sta uccidendo Lucy. Vuole trasformarla in qualcosa
di simile a lei, consumarla completamente. Uccidere
non significa niente per lei. E solo un mezzo per raggiungere
il suo fine. La morte  il luogo in cui la sta portando.
E Mrs Halton le tiene aperta la porta.

3 marzo.
Lucy  distesa sul suo letto all'ospedale. Non ha pi la
forza di sollevare una mano o di aprire le palpebre, ma
questo non ha importanza perch non ha ragione di farlo.
Non le importa pi.  perfettamente calma.  pronta.
Sto aspettando che mi diano notizia della sua morte. Non
ho ancora saputo niente. Forse Mrs Halton me lo ha detto
solo per tormentarmi, per giocarmi uno scherzo morboso.
Lucy dev'essere ancora viva; altrimenti avremmo sentito
qualcosa. Qualcuno lo verrebbe a sapere. Non possono tenercelo
segreto.

4 marzo.
Non sono stata punita per aver rotto la stupida pastorella.
Quando incontro Mrs Halton nel corridoio, lei distoglie
lo sguardo. Lei sa che io so. Ha paura di incrociare
il mio sguardo.
Non posso andare da lei a chiedere notizie di Lucy. Non
posso fare altro che aspettare.

_5 marzo.
L'ho aspettata a lungo. Ho saltato la colazione. Avevo
paura che mi sfuggisse. Le altre ragazze del corridoio andavano
e venivano, ma io restavo ferma in silenzio sulla soglia
della mia stanza. Nessuna mi ha detto una parola.  suonata
la campanella dell'assemblea, e lei ancora non si vedeva. 
il tipo di persona che fa tutto all'ultimo minuto, o addirittura
oltre, ma riesce comunque ad arrivare in Aula magna
o a cena o in classe un attimo prima che si chiuda la porta.
Quando la sua porta si  aperta e lei  uscita sono rimasta
sorpresa, anche se la stavo aspettando da un'ora.
Mi ha guardato e ha chiuso la porta dietro di s. Sei
rimasta addormentata? mi ha chiesto.
- Perch lei? le ho domandato.
Non mi ha risposto. Perch non Kiki, o Carol, o
Betsy? ho aggiunto.
- Potrei fare a te la stessa domanda, ha ribattuto lei.
- Perch lei  mia amica.
- Se  tua amica, perch te ne stai qui impalata ad aspettare
me?
- Tu e Mrs Halton state cercando di tenermi lontana da lei.
- Mrs Halton? E che cosa pu fare? Chiuderti dentro
e buttare via la chiave?
- Sono gi abbastanza nei guai con lei.
- Nessuno ti ferma. Puoi fare quello che vuoi.
Ernessa si  incamminata lungo il corridoio. Che
aspetto ha? le ho gridato dietro. La mia voce era cos
disperata che non la riconoscevo pi.
-  ora di scendere in Aula magna. Sono gi in ritardo.
E anche tu.
Ha continuato a camminare. Le sono corsa dietro e le
ho afferrato il braccio. Volevo che si fermasse e rispondesse
alla mia domanda. Lei va e viene come le pare e piace.
Nessuno pu costringerla a fare niente che lei non voglia.
Mi ha spinto via. Sono andata a sbattere contro il muro,
talmente forte che per un attimo mi  mancato il respiro.
Si  tirata su la manica del pullover e mi ha mostrato il
braccio: Guarda cosa hai fatto! mi ha gridato.
Si vedeva l'impronta della mia mano sull'avambraccio,
come se avessi afferrato un braccio di creta invece che di
carne. La pelle era rossa e gonfia. Quella vista mi ha dato
la nausea.
 arrivata in tempo in Aula magna, ma io non sono
scesa. Passer guai seri.

6 marzo.

7 marzo.

8 marzo.
Ho appena parlato con Lucy! Se qualcuno pu parlare
con i morti, questo  ci che ho fatto. Sembrava lontana,
lontanissima. Mrs Halton non stava affatto mentendo. Era
davvero malata, e i dottori pensavano veramente che sarebbe
morta. Il suo cuore e i polmoni erano pieni di fluidi, e
hanno dovuto drenarli. Fino a ieri ha respirato attraverso
un tubicino che le scendeva in gola. Anche oggi, al telefono,
riusciva a parlare a stento.
Carol  venuta a chiamarmi perch andassi al telefono.
Quando le sono passata accanto in corridoio aveva uno
sguardo strano. Ho pensato: sar mia madre, che chiama
per dirmi che non pu venire a prendermi venerd. Non
voglio parlare con lei, non voglio fingere. Ho alzato il ricevitore
nero che giaceva di lato sul tavolinetto del telefono,
come un piccolo animale.
- Ciao, sono io, ha detto la voce all'altro capo della
linea telefonica. Mi sono dovuta sforzare per sentirla, e
lei doveva riposarsi tra una parola e l'altra per riprendere
fiato. La sua voce era diversa. Non riuscivo a riconoscerla.
Continuavo a fissare il telefono, incredula, come se
quell'apparecchio potesse comunicare con il mondo degli
spiriti. Mi sono resa conto che avevo gi cominciato
a pensare a Lucy come a una morta, anche se non lo era.
Mi  venuto in mente che forse da quel piccolo telefono
nero avrei potuto chiamare mio padre.
Davvero? Ho continuato a pensare. Davvero?
- Volevo venire a trovarti, ho detto, ma Mrs Halton
non mi ha dato il permesso. Lo ha dato a Ernessa, ma non a
me.
-  un po' che non viene. Ernessa.
- Non sembri Lucy.
-  troppo difficile respirare. Forzare il respiro dentro i
polmoni. I dottori pensano che io sia una specie di miracolo.
- Be', lo credo, soprattutto se pensi che non erano riusciti
a capire cosa avessi.
- Mi manchi. Mi manca la scuola, ha detto Lucy.
- Sembri lontanissima.
- Sono lontanissima. Dimmi che posso tornare.
C' stato un lungo silenzio, rotto soltanto dall'aspro
rantolare di Lucy.
- Hai avuto paura?
- Solo all'inizio, ha detto Lucy. Poi mi ci sono abituata.
Vuole che le prepari una borsa, raduni i suoi libri e cerchi
di sapere quali compiti deve fare. Sua madre verr a
prendere la sua roba domani o dopodomani. A fine settimana
la trasferiranno in un ospedale vicino casa, se continua
a migliorare.
- In un'ambulanza. Per tutto il tragitto, ha detto.
- Pensi che terranno la sirena accesa?
Non ha chiamato Ernessa per dirle di mettere insieme
la sua roba. Vorrei dirlo a Mrs Halton.
Ho gi detto a tutte che Lucy sta molto meglio. Ne
siamo felicissime.

11 marzo.
Non ho tempo di scrivere adesso. Sono le dieci, e ho
ancora tanti compiti da fare, e devo fare la valigia per domani.
Mi rimetter in pari durante le vacanze.

12 marzo.
Vacanze di primavera. Sono a casa. Sono stanca.
Sono rimasta talmente indietro in tutte le materie, che
ho passato l'ultima settimana a studiare.
La madre di Lucy  venuta marted a prendere la sua
roba. Finch non l'ho vista, non sono stata sicura di aver
davvero parlato con Lucy. Mi ha dato un grande abbraccio.
Lucy  molto pi in forze. Sua madre faticava a credere
che una settimana fa i dottori le avessero detto che stava
per morire. Lucy sar trasferita mercoled, e secondo sua
madre rimarr in ospedale ancora per pochi giorni prima
di poter andare a casa. Cercher di fare tutti i compiti durante
le vacanze. E poi torner a scuola, se sar completamente
ristabilita. Adesso pensano che sia stato un virus,
e che il corpo lo abbia smaltito da s.
Le ho detto che avevo implorato la mia insegnante di corridoio
di lasciarmi vedere Lucy, ma non c'era stato niente
da fare.
- Lucy stava veramente troppo male per vedere chiunque,
- ha risposto sua madre.
- Ma Ernessa l'ha avuto, il permesso, ho ribattuto.
- Che errore, ha detto sua madre. Non avrei dovuto lasciarmi
convincere. Quelle visite l'hanno prosciugata emotivamente,
ma Lucy continuava a insistere che Ernessa l'avrebbe
aiutata a stare meglio. Ernessa l'avrebbe fatta sentire meno
impaurita. Non parlava che di Ernessa. Alla fine ho ceduto.
Non volevo turbarla. Ma dopo ogni visita Lucy piangeva
per ore, e alla fine  peggiorata. Era semplicemente troppo...
Non ho detto niente. Non aveva alcun senso. Possono
cercare al microscopio tutti i virus che vogliono. Non ne
troveranno uno.
Questa settimana siamo partite tutte Lucy, Ernessa,
io e sarebbe meglio che non ci rivedessimo pi, mai pi.
Sarei disposta a rinunciare a Lucy solo per tenere Ernessa
lontana da lei.
Devo andare a letto. Dormir per le prossime due settimane.

13 marzo.
Devo prendere nota di tutto, nel caso in cui abbia bisogno
di ricordare... devo fare un resoconto preciso. Non
posso fare affidamento soltanto sulla memoria.
Gli ultimi due giorni prima di tornare a casa (mercoled
e gioved), mi sono svegliata nel cuore della notte. Mi
sono ritrovata seduta sul letto tutte e due le volte, improvvisamente
sveglissima, ma quando mi sono alzata e
ho cominciato a vagare per la stanza avevo la sensazione
di essere ancora sdraiata a letto e di stare sognando. C'era
un rumore all'esterno, nel vialetto d'accesso, un rumore
di foglie secche e ghiande smosse. Ho guardato fuori.
Qualcuno stava camminando avanti e indietro sotto le finestre
delle nostre camere comunicanti. Quindi  questo
che fa ogni notte, ho pensato. Ci guarda dormire. Mi sono
chiesta perch non mi fossi presa la briga di guardare
fuori dalla finestra prima. Il rumore cessava appena
mi affacciavo, oppure ero io a non farci pi caso. Lei si
muoveva come un animale in gabbia, dieci passi in una
direzione, altri dieci nell'altra. Il mondo intero  troppo
piccolo per Ernessa. Lei ci  intrappolata dentro. Perch 
tornata in questo collegio? Qui siamo tutte chiuse in scatole
che stanno dentro altre scatole il cancello di ferro,
la Villa, il secondo piano, il corridoio di Mrs Halton, la
stanza, il letto. Scatole per ragazze che non sono pronte
ad affrontare il grande mondo degli uomini e del sesso.
Io so quanto sia irreale. Non sono mica pazza.
Voleva che la vedessi. Mi  quasi dispiaciuto per lei. Se
solo non mi avesse rovinato la vita. L'ho vista fare avanti
e indietro per due notti, per ore. Si muoveva con la stessa
energia ansiosa che in pratica le fa aspirare le sigarette tutte
intere. Non rallentava mai. Poi il sole cominciava a sorgere.
Chiudevo gli occhi per qualche secondo, e lei non c'era pi.
Sono seduta alla scrivania di mio padre. Sono completamente
circondata dai suoi libri. Contengono le risposte
ai segreti di Ernessa.

14 marzo.
Lei riesce a cambiare le persone che ha intorno. Scopre
chi sono e le trasforma in qualcos'altro.
A settembre, poco dopo l'inizio della scuola, Dora e io
eravamo abbastanza amiche di Ernessa. Abbiamo perfino
trascorso una serata insieme. Lucy non c'era. Era un sabato
sera. Doveva essere andata a casa per il weekend. Allora
andava a casa praticamente tutti i weekend per stare con
sua madre. Ho guardato indietro nel diario, e non riesco a
trovare niente su quella serata. E strano, perch ricordo abbastanza
chiaramente di cosa abbiamo parlato. Ernessa si
 informata su Miss Bobbie, che gi le stava addosso dopo
due sole settimane di scuola. Io ho detto che il suo antisemitismo
non mi sembrava del tutto negativo. Venire esclusa
non mi dispiaceva affatto. Significava che ero diversa da
tutte le altre.
Ernessa ha riso. Io non condivido questo tuo atteggiamento
sentimentale sul fatto di essere ebrea. La religione
 un peso, uno scherzo cosmico. C' una sola cosa per cui gli
ebrei sono davvero eletti, ed  un castigo speciale. Il mondo
intero  il loro cimitero. Qualunque ebreo la pensi diversamente
 un mentecatto.
-  cos che riesci a sopportare di parlare il tedesco? -
ho chiesto. La lingua degli assassini?
- Anche tu sai un po' di tedesco, mi pare. La lingua di
Rilke e di Heine, l'ebreo convertito, ha replicato Ernessa.
- Dei pi grandi poeti lirici. Del resto, ogni lingua 
una lingua di assassini. E giusto che quella che assomma il
maggior numero di morti debba anche essere la lingua delle
poesie pi sublimi.
Ero sconvolta. All'epoca la conoscevo a malapena. Era
una tizia arrivata da qualche strano paese, che si era materializzata
dal nulla ed era finita dall'altra parte del corridoio
rispetto a Lucy e me. Lei e io eravamo le uniche
vere ebree nella nostra classe. Ho guardato Dora. Aveva
le sopracciglia aggrottate. Per lei essere ebrea era soltanto
una posa da intellettuale. Un atteggiamento che abbandonava
quando le era d'intralcio. Si era disebreizzata. Ma
in compagnia di Ernessa Dora aveva bisogno di sentirsi
ebrea, anche se Ernessa non prendeva sul serio neppure il
suo stesso essere ebrea. Alla fine, Miss Bobbie ci odiava
tutte e tre.
Viene sempre descritto nello stesso modo: un lungo
animale nero che somiglia a un gatto, lungo pi o meno
un metro e mezzo. L'animale passeggia su e gi per la
stanza sempre pi velocemente, mentre tutto comincia
a girare e si fa pi buio.  come un terrificante giro di
giostra in un luna park.
Ma non  vero.
Qualcuno ha mai visto un vampiro?
Qualcuno pu sopportarne la vista?
Ernessa mi si mostra sempre in forma umana. Eppure
ho sempre la sensazione che stia cercando di confondermi,
di ingannarmi. Mi sono sentita cos anche quando 
morto mio padre. Perch ingannarmi?

15 marzo.
Sono una codarda. Avevo gi tutte le prove lo scorso
autunno, quando Dora  morta, ma mi sono rifiutata di fare
qualsiasi cosa perch ero spaventata. A Ernessa importa
solo di Lucy. Tutte le altre, non le vede neanche. Noi
siamo solo una seccatura. Le nostre vite valgono quanto
quella di una mosca, che schiacci senza pensarci un istante.
Vuole una compagna nella sua esistenza. Una sola compagna,
tutta sua, per sempre.
Ricorda: non  amore. E passione. E il vampiro ha bisogno
di una vittima consenziente.

16 marzo.
I libri sono tutti sbagliati. La maggior parte degli scrittori
non crede ai vampiri. Cercano sempre di escogitare
una spiegazione scientifica.  come scrivere un libro su
Ges e poi concludere che alla fine non pu essere davvero
esistito, perch a Nazareth non c'era il suo indirizzo
di casa. Perch prendersi il disturbo, allora? Montague
Summers sostiene addirittura che esista una filosofia
del vampirismo. Filosofia?
Devo trovare il modo di proteggere Lucy. Se solo ce la
facesse ad arrivare alla fine della scuola: poi andr tutto
bene, credo. Tre mesi soltanto, e forse Ernessa si arrender
e torner da dove  venuta. Non so se sono forte abbastanza,
o coraggiosa abbastanza. Pap, non l'ho salvato.

17 marzo.
Credo che sarebbe meglio che Lucy non tornasse a
scuola, anche se in quel caso non potrei tenerla d'occhio.
Ieri sera le ho telefonato, e mi ha detto che si sente bene.
Sta gi cominciando a dimenticare quanto sia stata
male. Il dottore l'ha visitata, e dice che non riesce a trovare
niente che non vada in lei. Ha fatto talmente tante
analisi del sangue che faticano a estrargliene altro. Ha il
braccio tutto nero e blu per via degli aghi. Non c' segno
di malattia sanguigna, n di virus. Il dottore pensa che
possa aver avuto una grave mononucleosi. Non vedo
come possa essermi presa la mononucleosi, visto che non
bacio un ragazzo da secoli. E non ho mai avuto la febbre
o roba del genere, ha detto Lucy.  uscita a fare spese
con sua madre per un intero pomeriggio, e alla fine non
si sentiva affatto stanca.
Devo rimanere vigile.

18 marzo.
Cos  a questo che mio padre stava pensando prima di
lasciarci. Da quanto tempo lo faceva? Scorreva il libro e
sottolineava tutti i brani sul suicidio. E ce ne sono molti.
Per tutto il tempo in cui abbiamo passeggiato insieme,
stava pensando a come e quando l'avrebbe fatta finita.
Aveva dimenticato completamente la ragazza aggrappata
al suo braccio.
I suicidi non venivano seppelliti nei camposanti perch
potevano tornare dal mondo dei morti e trascinare altri
nella tomba con loro.
Mio padre ha lasciato istruzioni molto accurate su quello
che doveva fare mia madre dopo la sua morte. Voleva che
il suo corpo fosse cremato, completamente (ha sottolineato
quella parola, ho visto il biglietto), e ha chiesto che andassimo
sulla cima del Mount Washington (dove sono stati registrati
i venti pi forti del pianeta, ha scritto) e disperdessimo
le sue ceneri. Assicuratevi che le ceneri vengano disperse
dal vento. La sua ultima richiesta era che non venisse organizzato
alcun servizio funebre. (Anche questo sottolineato).
Mia madre ha fatto tutto quello che lui ha chiesto. Lui
sapeva che lo avrebbe fatto.
La mancanza di una degna sepoltura e il non aver vissuto
fino in fondo gli anni che ti vengono assegnati rappresentano
un pericolo. Se muori troppo presto, se ti suicidi o
vieni ucciso, il tuo spirito pu rimanere sulla Terra finch
non raggiungi quelli che sarebbero stati i tuoi settant'anni.
Non so se la cremazione impedisca davvero allo spirito
di tornare, ma sono contenta che sia Dora sia mio padre
siano stati cremati.
Nel libro di Montague Summers c' un brano sottolineato
con la penna blu. Mio padre non avrebbe mai usato
la penna su un libro, solo la matita. Lo considerava un crimine.
Se trovava un libro con dei segni a penna, di solito
non lo comprava proprio. Credo che sia stato il precedente
proprietario di questo libro, chiunque egli fosse, a segnare
questo brano sui Baganda (una trib dell'Africa centrale):
Il corpo di un uomo che abbia distrutto se stesso viene trasportato
il pi lontano possibile da ogni abitazione umana, in una terra
desolata o a un crocevia, e l viene completamente consumato dal
fuoco. Poi il legno della casa in cui l'orribile gesto  stato
compiuto viene bruciato, e le ceneri disperse al vento;
mentre se l'uomo si 
impiccato a un albero questo viene tirato gi a colpi d'ascia e affidato
alle fiamme, tronco, radici, rami e tutto. Persino questo  ritenuto
a stento sufficiente. I membri della trib paiono stranamente
persuasi che lo spettro di un suicida possa sopravvivere anche dopo
la cremazione del corpo, tanto questo crimine  percepito come orribile
e tanto indelebile la macchia lasciata dal suo gesto efferato.
...
NOTA: M. Summers, The Vampire: His Kith and Kin, 1928. FINE NOTA.
...
Mia madre si sbagliava completamente sul suicidio di
mio padre, ma le lascer credere ci che vuole.
Finalmente sono in diretta comunicazione con mio padre,
attraverso i suoi libri. Il mio personale telefono nero
verso il mondo degli spiriti. Mi sta dicendo cose che non
ha mai detto a nessuno quando era in vita. Non voleva che
le sapessi, a meno che non fosse necessario.
...
.
...
19 marzo.
Stamattina sono entrata in cucina e ho trovato mia madre
che singhiozzava davanti alla sua ciotola di cereali e alla
tazza del caff. Mi sono seduta vicino a lei e le ho messo
un braccio attorno alle spalle.
- Non sto piangendo per me, tesoro. Sto piangendo
per lui.'
- Perch? ho chiesto.
- Viene a trovarmi ogni notte, nei miei sogni. Credo che
si senta solo. E ieri notte era arrabbiatissimo. Non riusciva
neanche a parlare. Cercava soltanto di avvicinare il viso al
mio, in modo che vedessi la sua collera.
-  solo un sogno, ho detto.
-  arrabbiato perch sono qui? O si rende conto di
aver commesso un errore?
- Non puoi parlare cos.
Ho abbracciato mia madre finch non si  calmata abbastanza
da poter finire la colazione. Devo tornare a scuola.
Quando sono qui, mia madre non pu fare a meno di pensare
a lui.
Se le raccontassi quel che  successo a scuola, so che ne
sarebbe molto seccata e mi direbbe di non parlare cos.
Gli incontri delle altre persone con il mondo degli spiriti
sono improbabili. Solo i suoi sono reali.

20 marzo.
Lucy mi ha appena chiamata per farmi alcune domande di
chimica. Sono stata al telefono con lei per secoli, a cercare
di spiegarle gli orbitali. Credo abbia capito. Mi ha raccontato
di tutti i vestiti nuovi che le ha comprato sua madre
e dei peluche che le hanno regalato quand'era ricoverata
in ospedale. Sembra esattamente la Lucy di un tempo. La
cosa mi irrita. Se sei andato cos vicino alla morte, come
puoi non trasformarti in una persona diversa? Hai intravisto
qualcosa (chiss cosa, forse un lampo di luce, o il
ricordo di un lampo di luce) che a noi non  dato conoscere.
Ma Lucy  rimasta perfettamente impermeabile.
Forse Dora aveva ragione, e per tutti questi anni mi sono
costretta a credere che lei sia in qualche modo diversa
da quella che in realt  una pagina vuota. Non  la
ragazza che abitava nella stanza azzurro chiaro invasa
dalla luce del sole.
Tutti i cristiani sono tipi poco interessanti, perch verranno
resuscitati.

21 marzo.
Oggi mia madre stava molto meglio. Niente singhiozzi
davanti alla ciotola di cereali. Acqua passata. Stamattina a
colazione, mi ha chiesto perch non vedo mai nessuna delle
mie vecchie amiche.
- Non abbiamo pi molto in comune, ho detto. Sono
anni che non le vedo quasi pi.
- La scorsa estate le chiamavi al telefono.
- Mi sono avvicinata molto di pi alle mie amiche di
scuola. Dovresti essere contenta.
- Ti farebbe bene uscire, tutto qui, ha detto mia madre.
- Passi tutto il tempo chiusa nello studio di tuo padre.
- Sto lavorando a un progetto per la scuola, ho detto.
- Ho un sacco di compiti per le vacanze.
Devo tenerle tutto nascosto, soprattutto questo diario.
Non capirebbe. Mi spaventa nasconderle delle cose. Adesso
mi comporto esattamente come lei.
Stasera o domani andremo al cinema con la zia. Credo
che mia madre stia cercando di farmi uscire di casa.
Mezzanotte.
Pensavo che lei esistesse soltanto al di l di quei cancelli.
Mi sentivo al sicuro qui.
Dopo pranzo sono andata al Met, perch mia madre
non dovesse preoccuparsi di me e del fatto che me ne sto
rinchiusa nello studio di mio padre con i suoi libri. Ho vagabondato
nel museo finch non sono arrivata ai pittori
fiamminghi. Ho letto i nomi sotto i quadri Dieric Bouts,
Petrus Christus, Hans Memling, Jan Van Eyck, Quentin
Massys. Quelle sillabe cos aspre mi intrecciavano la lingua
gi anni addietro, quando mia madre veniva a prendermi
a scuola e mi trascinava nelle gallerie. Per un po' ci siamo
andate praticamente tutti i giorni. Sembravano tanto cristiani,
tanto devoti. Osservavo le penne delle ali degli angeli,
i volti tristi e rassegnati delle donne.
Sono passata davanti a tutti quei quadri senza fermarmi.
Quei volti cos familiari mi annoiavano. Invece mi sono
fermata davanti al ritratto di una giovane principessa
austriaca che non avevo mai notato prima. Ho guardato
attentamente il suo volto, incorniciato da una sciarpa riccamente
decorata e da una frangia di capelli scuri, l'ampia
fronte prominente, il naso ossuto e le labbra imbronciate.
Era in piedi di fronte a una finestra che si apriva su
un lungo paesaggio di castelli, macchie di alberi e colline
blu, ma il suo sguardo era fermo su un punto a met strada
tra il paesaggio e me. Ho pensato a Ernessa affacciata
alle finestre della Galleria come se i laboratori di scienze,
le ragazze che correvano qua e l nel Campo di mezzo e le
macchine che passavano oltre la recinzione di ferro fossero
solo illusioni che il suo sguardo riusciva a valicare. Devozione,
ossessione cerca di distinguerle.
Ho visto Ernessa sulla gradinata all'esterno del museo.
Indossava il cappotto nero con il colletto di velluto, quello
che le avevo invidiato tanto quando glielo avevo visto la
prima volta. Lo scorso autunno ero gelosa di tutto quello
che la riguardava. Portava un basco blu scuro, e una piccola
borsa marrone le pendeva dalla spalla. L'ho individuata
immediatamente tra la folla. Ha girato la testa quel
tanto che bastava a farmi riconoscere il suo volto e sapere
che era lei. In quell'istante mi ha fatto capire che era nel
mondo, ovunque io fossi.
Vorrei sapere se mi ha seguita nel museo e se era accanto
a me mentre studiavo il ritratto della giovane principessa
e pensavo a lei.
Tornata a casa, sono andata direttamente in camera
mia. Sarei voluta rimanere a casa, ma mi sono dovuta rimettere
in sesto per uscire. Non potevo permettere loro di
vedere quanto fossi turbata. Mi sono spruzzata dell'acqua
fredda sul viso, ma le guance mi bruciavano i polpastrelli.
Siamo andate a vedere il nuovo film di Truffaut, il
quarto su Antoine Doinel. A mia madre e a me piace andare
a vedere questo genere di film.  il nostro lato romantico.
Adoriamo Jean-Pierre Laud. In questo film,
Antoine lavora come tintore di garofani bianchi. Mescola
la tintura nei secchi e poi li riempie di fiori. La tintura
sale lungo gli steli fino ai petali. Le piante bevono, e vengono
trasformate dall'interno all'esterno. Mi domando
quanto tempo ci voglia per far diventare bianco un fiore
rosso fuoco.
Per tutto il film ho continuato a pensare a Ernessa.

23 marzo.
A quanto ne so, le propriet apotropaiche dal verbo
greco che significa allontanare vengono attribuite a tre
categorie di oggetti: 1) croci, 2) oggetti appuntiti, 3) sostanze
dall'odore forte.
Aglio, incenso, profumi, mallo di noce, letame di vacca,
feci, ginepro. Queste sostanze suscitano repulsione nei
vampiri. Oppure si pu mettere un coltello d'argento sotto
il materasso o un oggetto appuntito sotto il cuscino, e disegnare
croci sulle porte. Nel mio cassetto ho trovato una
collana di bacche di ginepro essiccate che mio padre mi
aveva regalato anni fa, dopo un viaggio nel Nuovo Messico.
Diceva che avrebbero tenuto lontani i brutti sogni.
Gli indiani le usavano per questo.
Riuscir a convincere Lucy a fare una qualsiasi di queste
cose? Non credo.
I vampiri sono descritti con parole terribilmente tristi:
una persona sconsolata che  inaccessibile alla
salvezza. Perch Ernessa vorrebbe trasformare Lucy in
una creatura cos? Lucy  una persona felice, qualsiasi cosa
capiti. Le disgrazie non lasciano segno su di lei.  per
questo che piace a tutti. Perch non me? Io sono molto
meglio come vittima. Sono gi a met strada. E invece lei
non vuole saperne di me.
Ci sono stati vampiri in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo,
fin dall'antichit: in tutta Europa, in Assiria, in Irlanda,
Russia, Ungheria, Transilvania, Grecia, India, Cina, a
Giava, e cos via. Gli esseri umani inventano le stesse storie
in ogni parte del mondo perch hanno le stesse paure?

24 marzo.
Oggi ho telefonato a Lucy. Non volevo, ma non ho potuto
farne a meno. Ho preso il telefono e ho composto il
numero. Ha risposto lei. Non c' stato nessun problema.
Non abbiamo potuto parlare a lungo perch stava andando
a trovare le sue cugine.  tornata la persona allegra di
un tempo. Non ha ancora cominciato a fare i compiti, e la
scuola riprende tra qualche giorno. Prima che riattaccasse,
ho cercato di fare la disinvolta e le ho chiesto se era al
corrente dei progetti di Ernessa per le vacanze. C' stata
una lunga pausa prima che mi rispondesse.
- No. Perch?
- Penso di averla vista qualche giorno fa sui gradini del
Met, e mi chiedevo se ti avesse detto qualcosa a proposito
di un viaggio a New York.
- Davvero non lo so, ha detto Lucy. Magari ha dei
parenti l. Le hai parlato?
- No. L'ho solo vista da lontano.
- Forse era un'altra persona.
- Sono sicura che era lei. Non sono mai riuscita a...
- Devo andare adesso. Mia madre mi sta chiamando.
Ha riattaccato senza aspettare che la salutassi.
Sotto quell'apparenza amichevole, sospetta di me. Cerca
di proteggere Ernessa da me. Ma che cosa le ho mai fatto,
a parte lamentarmi con Mrs Halton del cattivo odore che
proveniva dalla sua stanza?
marzo.
Oggi sono andata in un negozio e ho comprato delle croci
di paglia che sembrano addobbi per l'albero di Natale. Il che
le rende un po' meno orribili, ma  stato comunque strano
acquistarle. E molto peggio che cantare inni cristiani in
Aula magna. Per un ebreo deve essere peccato comprare una
croce. Mi sentir a disagio quando entrer nella mia stanza.
Dovr ripetere in continuazione a me stessa che non
sto cercando di diventare cristiana. Quel compiacimento,
quel senso di superiorit per il solo fatto di essere cristiane,
l'ho sempre trovato odioso in tutte le mie compagne, perfino
in Lucy; come se stessi segretamente morendo dalla voglia
di essere come loro.  una religione in cui nessuno crede
veramente. Proclamarsi cristiano non  diverso dal dire che
ti piace indossare un certo tipo di vestiti. Le loro chiese sono
come l'anticamera di Mrs Halton; hai paura di sederti o
di toccare qualsiasi cosa, di lasciare tracce di sudore o impronte.
Le mie chiese preferite sono quelle in rovina, con
l'erba e la terra come pavimento e il cielo come soffitto.

26 marzo.
Mi dispiace tantissimo per i bambini che diventano vampiri
senza nessuna colpa, soltanto per i misfatti commessi
dai genitori. Sono vittime inconsapevoli: bambini concepiti
durante la settimana santa, prole illegittima di genitori
illegittimi, figli nati dopo altri sei, oppure venuti alla
luce con un lembo di amnio sopra la testa o qualche altro
difetto. I bambini nati il giorno di Natale sono destinati
a diventare vampiri per espiare la vanit della madre, che
li ha concepiti lo stesso giorno in cui la Vergine Maria ha
concepito il Signore.
Perch dovrebbero essere i bambini a pagare per i peccati
dei loro genitori? Non  gi abbastanza terribile essere
nati?
Lucy si arrende a chiunque. E debole, e ora tocca a me
vegliare su di lei.

27 marzo.
Sono forse peggio di tutta quella gente che va in chiesa e
prega la Santa Trinit? O gli spiriti? Cristo  risorto dalla
morte. Credere in qualcosa che non pu essere dimostrato
lo rende pi bello. Anche se  terrificante, ti senti libero.
Hai preso una decisione.

28 marzo.
Sono furiosa con mia madre. Volevo tornare a scuola
prima di tutte le altre. Lei aveva delle commissioni da fare,
una telefonata, ogni sorta di piccole stupidaggini. Quando
sono rientrata c'erano gi tutte, compresa Lucy. Era troppo
tardi. La sua stanza era piena di ragazze. Tutte volevano
stare con lei. Ernessa si teneva alla larga. Non so se 
gi tornata, ovunque sia andata. Lo sanno che le ho viste
insieme quella notte? Gliene importa?
Quando sono entrata nella sua stanza e l'ho vista seduta
sul letto, circondata dalle ragazze, che rideva alle
loro stupide battute, ho pensato:  esattamente la stessa
di sempre. Ma quando si  alzata per andare in bagno mi
sono resa conto di quanto mi sbagliassi. Sembra soltanto
la stessa di sempre. Tutto in lei  scolorito. Il suo viso 
talmente pallido e liscio che ha acquisito una sfumatura azzurrina.
Non ha neanche un brufolo sulla faccia. Si muove
lentamente e con cautela, come se prima di fare ogni passo
dovesse pensare a dove mettere i piedi. Stare a guardarla
mi rendeva insofferente.
Non ho potuto fare niente, tranne dare a Lucy la collana
di bacche di ginepro essiccate. Non sembrava affatto
interessata, ma ho insistito affinch l'appendesse al suo
letto. In realt ce l'ho messa io stessa. Non credo che mi
avrebbe permesso di farlo, se non avessi sproloquiato in
lungo e in largo sul fatto che me l'aveva regalata mio padre.
Sono rimasta nella sua stanza per assicurarmi che non
la spostasse.

30 marzo.
La primavera  rovinata. Nulla pu salvarla, nemmeno
i ciliegi piangenti del Giappone.
L'anno scorso avevo atteso per tutto l'inverno il momento
in cui gli alberi lungo il Campo di sopra sarebbero finalmente
fioriti. La primavera  stata la gioia del mio primo
anno qui. Ho lasciato che mi desse gioia. Sapevo che mio
padre lo voleva. La natura era la sua religione. Una mattina
sono uscita dopo colazione, e i ciliegi erano tutti in fiore: i
boccioli si erano schiusi durante la notte. Quel pomeriggio
sono uscita, mi sono seduta sotto gli alberi e ho letto per
ore. Volevo trascorrere pi tempo possibile sotto quel velo roseo. Mi sono seduta l ogni giorno, finch tutti i fiori
non sono caduti e il fitto tappeto rosa  diventato marrone
marcio. Un giorno in cui c'era vento, i petali mi cadevano
sulla testa come neve rosa.
L'anno scorso Lucy mi faceva alzare alle sei perch
mi allenassi a lacrosse prima di colazione. Era convinta
che se mi fossi allenata avrei potuto farcela a entrare in
prima squadra con lei, perch correvo velocissima. Non
ho mai capito come facesse una come me, che ha sempre
avuto grosse difficolt ad alzarsi al mattino, a saltar gi
dal letto all'alba e scendere le scale di corsa per andare a
lanciar palle dentro una rete. Ormai Lucy  cos fragile
e impacciata. Faccio fatica a immaginare che abbia mai
corso su e gi per il campo stringendo la sua mazza da
lacrosse, con i capelli biondi al vento.
E tutto quel sangue nuovo che ha in corpo. Era una ragazza
atletica, dall'aspetto sano, adesso invece  debole e
incerta. Eppure tutte si sono gi abituate a questa nuova
Lucy. Non capiscono quanto sia diversa.
...
.
...
APRILE.
...
.
...
1 aprile.
Adesso anche Sofia sta cambiando. Quando era a sciare
nel Vermont, ha conosciuto un ragazzo di nome Chris. Lei
dice che non  innamorata, ma che ha deciso di perdere la
verginit con lui. Chris verr gi per un weekend, lei gli
dar appuntamento al college e passer la notte con lui.
Mi ha chiesto di andare con lei per fare la guardia. Ci andr
anche Carol.
Tutto quello che ho potuto fare  stato dire di s con la
testa. Spero che le passi presto.  sempre stata una che
si scandalizzava facilmente. Adesso parla solo di questo.
Sono delusa.
Mi sveglio esausta.
Non riesco a dormire la notte. Mi serve una pillola per
mandare via tutto.
Il primo anno, alla fine dell'ora di studio, ci accalcavamo
dentro uno dei bagni, mettevamo un asciugamano
sotto la porta e aprivamo l'acqua calda bollente. Il vapore
saliva dalla vasca da bagno fino al soffitto in folate bianche.
Quando la stanza si era riempita di vapore, accendevamo
una sigaretta e ce la passavamo. Il vapore divorava
il fumo della sigaretta. Fumavamo finch non ci girava la
testa. Poi, una a una, aprivamo la porta e facevamo il corridoio
di corsa per tornare nelle nostre stanze. Mi infilavo
a letto, e ancora mi girava la testa. L'istante in cui chiudevo
gli occhi, mi addormentavo immediatamente senza un
pensiero. Era come prendere la pillola dell'oblio.

2 aprile.
Stamattina mi sono fatta trascinare in una discussione
con una delle esterne. Il classico, orrendo tipo di litigio in
cui l'altra persona non ti ascolta nemmeno.
Ero davanti all'Aula di matematica con un gruppo di
ragazze, in attesa che Mrs Hutchinson aprisse la porta e
ci lasciasse entrare, quando Megan Montgomery ha detto:
- Penso che dovremmo semplicemente andare l e distruggerli
con le bombe! Possiamo radere al suolo Hanoi
in un paio di giorni.
Megan non stava parlando con nessuna in particolare,
o forse il commento era diretto a me. Come potevo tenere
la bocca chiusa?
- Hai detto una cosa veramente orribile, ho commentato.
- Morir un sacco di gente innocente.
- O noi o loro, ha detto. Non credo che sia una
scelta molto difficile. Riportiamoli all'Et della pietra a
forza di bombardamenti, e ritiriamo il resto delle truppe.
- Stai solo ripetendo quello che dicono i tuoi genitori.
- E tu, invece? Quei comunisti dei tuoi genitori... cio,
tua madre. Adesso sar a una marcia di protesta Megan
ha riso della sua stessa battuta, ma mi sono accorta che le
altre ragazze si sforzavano di non ridere.
Mi sono sentita avvampare, non per l'imbarazzo ma per
la rabbia. Almeno mia madre, quella comunista di mia
madre, ha orrore dell'omicidio. Cosa si prova a voler uccidere
un altro essere umano?
Stavo parlando a voce sempre pi alta, e il cerchio delle
ragazze si era allontanato da me. In quel momento Mrs
Hutchinson ha aperto la porta e ha messo fuori la testa
grigia. Cos' tutta questa confusione, ragazze?
Tutte le altre si sono precipitate in classe, ansiose di allontanarsi
da me. Sono rimasta fuori nel corridoio, a cercare
di calmarmi, ma non riuscivo a sbarazzarmi di Megan
e del suo ghigno tronfio e soddisfatto.
Se una ragazza non riesce a pensare con la sua testa
ed  intrappolata nelle stupide idee dei suoi genitori, dovrei
essere dispiaciuta per lei. Lo scoppio di una bomba
le sembrer irreale come lo  stato per me il filmato di un
monaco buddhista che si dava fuoco. Ho visto le fiamme
trasparenti consumargli gli abiti, e all'improvviso levarsi
dritte nell'aria. Il monaco  crollato a terra, mentre il
fumo nero della carne bruciata si alzava in volute dal suo
corpo. Non riuscivo nemmeno a essere triste; quel che
stavo vedendo succedeva soltanto in televisione.  cos
che siamo riusciti a sopportare una scena come quella.
Per la prima volta da mesi, ho sentito la mancanza di
Dora. L'unica persona che avrebbe potuto capire quello che stavo provando, la mia indignazione morale, era
morta.
Forse telefoner a mia madre dopo cena. Del resto  lei
che mi ha mandato qui, a vivere con ragazze cos.

4 aprile.
La domenica  una giornata persa. Non so mai se  l'inizio
o la fine della settimana. Anche quando ero bambina,
la domenica mi deprimeva sempre. Adesso  molto peggio.
Non so come passare le domeniche.
Era tanto tempo che pensavo di fare questa cosa.
Met pomeriggio, e in giro non c'era nessuno. Il corridoio
era deserto. Era tutto cos silenzioso. Stavo seduta
in camera, a guardare fuori dalla finestra. Era il momento
che aspettavo da tanto.
Quando ho bussato non c' stata nessuna risposta. Ho
ruotato la maniglia, e la porta si  aperta un po'. Non c'era
nessuno che potesse ostacolarmi. Se Ernessa mi avesse sorpreso,
avrei detto che stavo cercando Lucy. Il cassettone
era ancora addossato alla porta. Ho fatto qualche passo
nella stanza e ho chiuso la porta alle mie spalle.
Niente era cambiato dall'ultima volta che ero stata l dentro.
La stanza era spoglia. Niente libri, penne o carta, niente
spazzola n shampoo, nessuna fotografia, nessuna lettera.
Solo il letto, il cassettone, la scrivania, la sedia, la lampada,
il mobilio di base elencato nell'opuscolo della scuola. Se Ernessa
avesse fatto le valige e fosse partita durante la notte,
l'aspetto della stanza sarebbe rimasto identico. Non c'era
pi quell'orribile odore che filtrava nel corridoio. La finestra
era chiusa. L'aria era terribilmente viziata. L'odore di
chiuso diventava sempre pi opprimente. Qualcosa stava
risucchiando l'aria fuori dalla stanza.
- Non respira la stessa aria che respiriamo noi, ho
detto a voce alta per ricordare a me stessa che potevo ancora
parlare.
Stanchezza, pesantezza dentro di me. Erano cos invitanti.
L, tout n'est qu'ordre et beaut, Luxe, calme et volupt.
Mi sono chiesta se avessi la forza di arrivare alla porta e girare
la maniglia. Respiravo affannosamente, ma l'aria non
mi bastava mai. Non era affatto come mi aspettavo.
Un lieve mormorio mi ha fatto voltare la testa. Poi il
mormorio si  fatto pi forte,  diventato fragore di acqua
che scorre impetuosa tra le rocce di un ruscello, sollevando
schiuma bianca.
La stanza era piena di gente. Cos piena che gli occupanti
si fondevano l'uno nell'altro. Non avevano sostanza,
eppure premevano contro di me. Non sono riuscita a riconoscere
nessuna delle facce. Mi girava la testa, e tutto era
annebbiato dal frastuono. Non ero sicura che avessero dei
volti o persino dei corpi. Emanavano un senso di disperazione
che era forte quanto l'odore di sudore nello spogliatoio.
Ce n'erano tantissimi, e continuavano ad arrivare.
Col tempo, anche Lucy sarebbe arrivata. Forse mio padre
c'era gi, e mi stava dando il benvenuto. Se la cosa non mi
spaventava pi, perch aspettare? Ero gi tra loro. Sentivo
chiaramente la voce di mio padre: Ch'io non avrei creduto
che morte tanti n'avesse disfatti(20).
...
NOTA: Thomas Stern Eliot, da: La terra desolata. FINE NOTA.
...
Di solito rideva quando recitava questo verso. Era uno dei suoi preferiti.
Mi sono fatta forza e ho attraversato la stanza, tra i corpi
che premevano, e sono crollata addosso alla porta. Sono
uscita in corridoio e ho inspirato enormi boccate d'aria, avidamente.
Mi sono chiusa nel bagno e sono rimasta a lungo
seduta sul freddo pavimento di piastrelle. Allo specchio,
la mia faccia era ancora di un rosso cupo, e lo scrosciare
assordante del mio sangue mi faceva dolere le orecchie.
...
.
...
6 aprile.
Mr Davies mi ha di nuovo fermata nel corridoio per
chiedermi come stavo. Voleva che lo andassi a trovare.
Gli ho chiesto perch. Con aria afflitta, ha risposto: Per
chiacchierare. Per parlare di libri.
Tutto intorno c'erano gruppetti di ragazze che parlavano,
facevano dondolare le cartelle, mangiavano e bevevano.
Mr Davies e io eravamo quasi addossati alla parete,
e nessuna ci ha notati. Nessuna si  accorta di come mi guardava.
...
.
...
8 aprile.
Mi sono imposta di andare nella stanza di Mr Davies.
All'uscita c'era Claire, che mi stava aspettando per sapere
di cosa abbiamo parlato. Di morte. Questo  tutto
quel che le ho detto. Ha arricciato il suo grosso naso ossuto
per il disgusto.
La porta era chiusa, quindi non credo proprio che abbia
visto Mr Davies piegarsi verso di me e appoggiare la
mano sulla mia.
Potrei farlo innamorare di me, se volessi. Potrei fargli fare
qualsiasi cosa. Mi guarda a lungo. Non riesce a smettere
di guardarmi. Che cosa sta cercando?
Mi ha detto che al suo corso di poesia stanno leggendo
Emily Dickinson.
- Perch? ho chiesto, seccata. Le sue poesie non sono
state scritte per quelle stupide. Sono le stesse ragazze
che un tempo mi evitavano perch ricordavo loro qualcosa
di spiacevole. Le spaventavo. Me le immaginavo intente
a leggere quelle poesie, sentivo le loro risatine imbarazzate.
- Gli faccia leggere Sylvia Plath e Anne Sexton. Follia,
amori infelici, suicidio.  quel che ci vuole per loro.
- Per chi sono state scritte quelle poesie? ha chiesto.
 stato l che ha poggiato la mano sulla mia. Premeva forte;
stava cercando di trattenermi.
- Per me.
- Solo per te?
- S. Neanche per lei. Sono mie.
Ero turbata quando sono uscita dalla sua stanza. Avrei
potuto piangere per ore. Invece, ho dovuto affrontare
Claire.
La prossima volta che lo vedo, gli dir che non mi servono
pi le poesie di Emily Dickinson. Se le pu tenere.
Perfino quelle stupide ragazze se le possono tenere.

9 aprile.
Questa mattina in Aula magna, per la quarta settimana
di fila, Miss Rood ha di nuovo menzionato Ernessa tra le
ragazze che hanno saltato ginnastica. Miss Bobbie ce l'ha
a morte con Ernessa. Miss Rood tollera gli ebrei, anche
se non le piacciono, ma Miss Bobbie li odia. Le dar la
caccia. Ha fatto la stessa cosa con Dora e me. Per un po',
Dora aveva smesso di indossare il reggiseno, e Miss Bobbie
le si avvicinava da dietro e le faceva scorrere il dito
su per la schiena per sentire l'allacciatura. Le ha messo
tantissime note perch non portava il reggiseno. Io non
credo neppure che esista una regola che ci obblighi a indossare
il reggiseno. Una volta avevo finito le camicie
pulite, e ho messo solo il pullover. Tante ragazze lo fanno.
Miss Bobbie mi ha beccata immediatamente e mi ha
messo una nota perch non ero in divisa. Il luned mattina
mi ha messo tantissime note per le scarpe sporche.
Questa  la sua vita.
Forse Miss Rood fa in modo che nella scuola ci sia sempre
qualche ebrea, per tenere occupata Miss Bobbie.
Ho guardato Ernessa dopo che Miss Rood l'aveva nominata.
Come al solito, si  girata a fulminare con lo sguardo
Miss Bobbie, che  sempre seduta vicino alle porte dell'Aula
magna. Era furibonda. Non voleva smettere di fissarla.
Dopo l'assemblea, Mrs Halton ha preso in disparte Ernessa.
Non sono riuscita a sentire cosa le ha detto.

10 aprile.
Nessuna parla mai di Ernessa davanti a me. A volte
smettono addirittura di parlare quando entro nella stanza.
Io lo so di cosa parlano. Oggi pomeriggio, mentre ero
in camera di Sofia, ho sentito Sofia parlare di Ernessa con
Carol. Mi ero seduta a leggere sulla grande poltrona di Sofia,
e loro erano sdraiate sul letto. Si erano dimenticate
della mia presenza. Ho affondato ancora di pi la testa nel
libro e ho trattenuto il respiro. Temevo si sarebbero ricordate
che ero l e avrebbero smesso di parlare.
- La prossima settimana Miss Bobbie costringer Ernessa
a fare un po' di vasche in piscina dopo la scuola, ogni giorno.
 la punizione per aver saltato ginnastica, ha detto
Carol. Lucy dice che odia nuotare. E una tortura per lei.
- Perch Ernessa non dice semplicemente che ha le mestruazioni
e non pu nuotare? ha chiesto Sofia. Io farei
cos.
- Non vuole andare dall'infermiera e farsi fare un certificato.
Dovrebbe vedersela anche con l'infermiera. Inoltre,
Miss Bobbie non farebbe che spostare il castigo alla settimana
successiva. Non pu mica avere le mestruazioni per sempre.
- Allora dovrebbe dire che non sa nuotare.
- Ma lo scorso autunno ha superato il test di nuoto. Altrimenti
avrebbe dovuto fare il corso.
- Potrebbe dire che non  molto brava.
- Sembra che Miss Bobbie abbia detto a Ernessa: Se
riesci a fare una vasca, puoi farne anche dieci. Sar un buon
allenamento. Che stronza che  quella donna!
Miss Bobbie mi ha torturata a sufficienza; adesso tocca
a Ernessa. Ma non riesco a gioirne. La compassione di
Lucy mi esaspera.
Ho immaginato Ernessa che entra nello spogliatoio vicino
alla piscina, dove tutti i costumi da bagno sono sistemati
sugli scaffali secondo la taglia. Non fa alcuna differenza
che taglia scegli, perch una volta che entri in acqua
il cotone perde immediatamente forma e ti rimane appeso
al corpo. Alcuni costumi sono pi nuovi, di un blu pi scuro,
e altri si sono scoloriti fin quasi a diventare bianchi,
ma una volta indossati sembrano tutti delle borse, che ti
mettono in mostra il seno e la pelle pallida sotto le braccia.
Ci sono sempre ragazze che si cambiano nello spogliatoio.
Non c' un posto per nascondersi. Si dovr cambiare davanti
a loro, dovr mostrare loro che sotto le maniche lunghe,
le gonne lunghe e le calze lunghe ha davvero un corpo.
Anche il completino da ginnastica lo porta lungo fino alle
ginocchia. Nessuna lo fa. Anche solo per qualche secondo,
mentre indossa il costume, dovr far vedere i capezzoli, i
peli del pube, la pancia, il sedere. Qualcuna dovr per forza
vederla nuda mentre si contorce per tirare su il costume.
Sar una vera tortura per lei. Le altre vedranno che ha il
seno completamente piatto, come quello di una bambina.
I suoi capezzoli non si innalzano sopra la superficie della
pelle. Non lasciano quasi traccia; sembrano un'ombra
sulla pelle. Non sar pi un segreto. Saranno costrette ad
ammettere che  strana.
Il primo anno, quando dovevo cambiarmi con le ragazze
pi grandi prima della lezione di nuoto, non potevo
fare a meno di fissarle. I miei occhi venivano sempre
attratti da quella chiazza di peli scuri e ricci tra le loro
gambe, sopra la carne morbida delle cosce. Sul corpo di
una ragazzina, la piega liscia della pelle non  diversa da
una palpebra. Sono i peli che la trasformano. I peli ruvidi
nascondono la soglia che conduce a un luogo segreto.
I miei seni erano patetiche collinette, ma alcune di quelle
ragazze avevano grandi seni rotondi con enormi capezzoli
rosa, viola e marroni. Avevano corpi da donna. Mi
sorprendevano a guardare e mi accusavano di spiarle. A
quel punto tutte guardavano nella mia direzione e vedevano
il mio corpo gracile.

11 aprile.
 il secondo giorno della Pasqua ebraica, e ho quasi
smesso di mangiare. Non l'ho detto a nessuno. Dico solo
che non ho fame. L'unica altra persona che rispetter la
Pasqua ebraica  Ernessa, e lei non mangia mai comunque.
Certo non cose dolci come le focaccine alla cannella e la
torta degli angeli con la panna montata. C' qualcosa di
piacevole nel rinunciare a quello che desideri. Mio padre
rispettava sempre la Pasqua ebraica, e digiunava a Yom
Kippur. Amava osservare ogni genere di rituale, anche se
non credeva nella religione.
Sto bevendo un sacco di caff e acqua.

12 aprile.
Nuovi tavoli. Per la prima volta sono insieme a Ernessa,
e a Miss Bombay, nientemeno. Hanno messo le due ebree
allo stesso tavolo durante la Pasqua ebraica.

13 aprile.
Dopo cena.
Un'altra cena con Ernessa.  difficile non fissarla per
tutto il tempo. L'unica possibile alternativa  guardare
Miss Bombay ingozzarsi di cibo. E addirittura pi grassa
di com'era una volta: sembra una balena spiaggiata. Dopo
cena ci mette una vita ad alzarsi dal tavolo e arrivare fino
all'ascensore. Senza ascensore, non ce la farebbe a tornare
in camera sua. Mentre mangia, non fa che guardarsi intorno
per accertarsi che tutte stiamo mangiando come si
deve e bevendo latte. Stasera si  accorta che Ernessa stava
solo fingendo di mangiare, e non aveva toccato il latte.
- C' qualche problema con il cibo, Ernessa? le ha
chiesto. Non ti piace?
- Non ho per niente fame stasera, ha risposto lei.
- Ma dobbiamo mangiare per mantenerci forti. Soprattutto
le ragazze che stanno crescendo. Non abbiamo fretta
a questo tavolo. Aspetteremo che tu abbia finito.
- Non ne voglio pi, ha detto Ernessa.
- Ma devi mangiare, a meno che tu non ti senta bene.
Nel qual caso dovrai comunicarlo all'infermeria dopo cena.
- E lei? ha chiesto Ernessa, puntando il dito verso di me.
Miss Bombay ha seguito la direzione indicata dal suo
dito, e tutte le altre hanno fatto altrettanto. Hanno puntato
gli occhi su di me e sul mio piatto, pieno zeppo di
spaghetti. Avevo mangiato le polpette e finito il latte.
- Be', e tu? Aspetteremo anche te.
- Ho una ragione per non mangiare, ho detto a voce
bassissima.
- E qual  la ragione? ha chiesto Miss Bombay.
- E la Pasqua ebraica.
- S...
- Be', non posso mangiare gli spaghetti a Pasqua. Non
 permesso. Ho mangiato le polpette. Vede?
Era imbarazzante dover confessare davanti a tutte le altre.
Avevo la faccia in fiamme. Ma nessuna prestava alcuna
attenzione a me. Erano tutte concentrate sugli sforzi di Miss
Bombay per costringere Ernessa a mangiare un po' della sua
cena e a bere il latte. Ernessa ha mangiato qualche boccone
e ha bevuto pochi sorsi di latte, e questo  sembrato soddisfare
Miss Bombay, che voleva solo veder entrare un po'
di cibo nella sua bocca. Ernessa ha messo gi la forchetta,
e Miss Bombay ha detto alle incaricate della pulizia di sparecchiare
la tavola. C' stato un enorme frastuono di stoviglie,
dato che a quel punto tutte avevano fretta di finire.
Gli altri tavoli erano gi quasi sparecchiati, e le ragazze stavano
bevendo il caff. Noi due non eravamo pi l'oggetto
dell'attenzione di tutte. Mi sono girata a guardare Ernessa.
Era la prima volta che la vedevo mangiare o bere qualcosa.
- Non ti senti meglio ora? le ha chiesto Miss Bombay.
- No, ha detto Ernessa. Non avevo fame.
Mentre parlava l'ho guardata, e aveva delle gocce di
sudore sulla fronte. Quando ha aperto bocca ho visto che
l'interno era di un nero bluastro, perfino la base della lingua,
e i denti erano macchiati dello stesso colore, soprattutto
alle estremit. Aveva lo stesso aspetto che abbiamo
noi d'estate quando mangiamo la torta di mirtilli freschi.

14 aprile.
Dopo cena.
Ernessa non si  seduta al nostro tavolo stasera. E riuscita
a scambiare il posto con una del secondo anno che era
al tavolo di Mrs Halton. Non ho mai conosciuto nessuna
che riuscisse a non sedersi a un determinato tavolo. Se 
il tuo turno di apparecchiare, non riesci a farti esonerare
neppure se fai sport e hai una partita che finisce tardi. Del
resto, immagino che nessuna ci abbia mai provato. Mi domando
che scusa abbia usato. Nessuna ha fatto commenti.
Le altre ragazze si sono comportate come se la situazione
fosse perfettamente normale. Ho chiesto alla ragazza del
secondo anno come mai si fosse scambiata di posto con Ernessa,
e lei ha detto qualcosa a proposito di un conflitto.
Non aveva un bell'aspetto stasera. L'ho guardata mentre
usciva dalla sala da pranzo. Sembrava debole. Mi ha
ricordato Annie Patterson.
 il nuoto, ne sono certa. Oggi  stato il suo terzo giorno.
Oggi pomeriggio, dopo l'ultima ora, ho visto Ernessa
entrare nello spogliatoio vicino alla piscina. Ho aspettato
un po' alla fontanella dell'acqua, facendo finta di bere, poi
l'ho seguita all'interno. Era gi sparita. Ho attraversato le
docce, ho camminato sul pavimento di cemento umido e
ammuffito, ho salito le scale che portano in piscina. A volte,
quando non ci va di uscire perch piove o fa freddo,
passiamo dalla piscina per raggiungere gli armadietti vicino
alla palestra. Non  una cosa insolita. L'odore di cloro era
penetrato nella sala docce, ma quando ho aperto la porta
della piscina e mi sono trovata immersa in quell'aria calda
e umida mi  venuto da vomitare. Ernessa era in piedi vicino
alla finestra, e stava attentamente disponendo sul davanzale
il suo piccolo asciugamano bianco.
- Doccia! ha gridato Miss Bobbie.
Prima di entrare in vasca dobbiamo farci la doccia di
fronte a lei. Odio lo scossone che ti d l'acqua ghiacciata.
Cerco sempre di entrare e uscire dal getto, senza bagnarmi
davvero. Ernessa si  diretta verso la doccia, ha tirato
la catenella ed  rimasta ferma sotto l'acqua senza il minimo
sussulto. L'acqua le scorreva sul corpo cadendo sul
pavimento, e il suo costume da bagno scolorito diventava
blu scuro. Sarebbe rimasta li molto di pi, ma Miss Bobbie
l'ha interrotta: E adesso in acqua!
Ernessa ha lasciato andare la catenella e si  diretta lentamente
verso il bordo opposto della piscina. Teneva le
braccia strette al corpo. Lucy aveva ragione. C' qualcosa
che non va in lei. La sua faccia era rossa e congestionata,
ma la pelle delle braccia e delle cosce era bianchissima,
come se non fosse mai stata esposta al sole, e coperta di
piccole chiazze marroni. Sembrava la pelle di un serpente.
Ho costeggiato il bordo della vasca, ma lei non mi guardava.
C'era solo l'acqua.
- Tuffarsi! Non abbiamo tutto il pomeriggio, ha
sbraitato Miss Bobbie anche se era a un passo da Ernessa.
La sua voce  rimasta sospesa nell'aria. Aspettavo di sentire
lo squillo lacerante del fischietto d'argento che porta
appeso a una catena intorno al collo.
Ernessa si  tuffata dal bordo ed  entrata in acqua. Le
sue braccia erano ancora strette al corpo; le dita affondavano
nella pelle delle braccia. La superficie dell'acqua si
 a malapena increspata. Il suo corpo si  immerso fin quasi
a toccare il fondo alla piscina ed  rimasto li, immobile, a
lungo. Troppo a lungo. Del tutto indifferente, Miss Bobbie
ha guardato Ernessa risalire pian piano in superficie, come
se fosse intrappolata in un olio denso e pesante. Pensavo
che non avrebbe mai raggiunto la superficie, ma alla fine la
sua testa, coperta da una cuffia da bagno bianca,  affiorata
al di sopra dell'acqua. Ha piegato la testa di lato, per respirare.
Dopo qualche secondo, ha cominciato a muoversi
nell'acqua. Agitava le braccia e lanciava la testa da una
parte all'altra. Non stava nuotando. Era in preda al panico.
Miss Bobbie si comportava come se niente fosse. Camminava
sul pavimento scivoloso rivestito di piastrelle verdi,
lungo il bordo della piscina. L'acqua le schizzava le scarpe
da ginnastica bianche e i calzettoni blu scuro alti fino al ginocchio,
ma lei non se ne curava, e china sull'acqua gridava
inutili istruzioni: Tieni su le gambe! Gi la testa! Piega
i gomiti! Punta i piedi! Ernessa continuava a dimenarsi.
E questa la sua debolezza? E l'acqua il mezzo che la
debilita? E abituata ad avere sempre la meglio. Dora non
aveva ali, e ha dovuto affrontare una creatura alata. Ma
le ali sono inutili, nell'acqua.

15 aprile.
Oggi  il compleanno di Sofia. Ha diciassette anni. Le
ho regalato una scatola indiana di legno intagliato, foderata
di velluto viola. L'ho comprata quando ero a casa
per le vacanze. Carol ha fatto arrivare dalla pasticceria in
citt una bella torta di compleanno decorata di fiori. Ha
chiesto a Mrs Halton se potevamo prendere il t e una fetta
di torta in cucina durante l'ora del silenzio. Sofia non
voleva mangiare la torta. Ha detto che le avrebbe rovinato
la dieta. Ha sbocconcellato il pan di spagna, lasciando
nel piatto un'enorme cumulo di glassa con rose rosa e steli
verdi. Ho guardato il piccolo tavolo affollato di ragazze,
e mi sono resa conto che nessuna stava mangiando la torta.
Almeno io ho una scusa. Ho assaggiato uno dei fiori
rosa di Sofia. Era troppo dolce e burroso. Nessuna diceva
una parola. Avevamo l'aria cupa e stanca. Che cosa ci
sta succedendo?

16 aprile.
Stavo nuotando. La piscina era lunga e stretta, e in fondo
si vedeva la luce del sole entrare da alte finestre e riversarsi
nell'acqua. La superficie era stata riscaldata, ma
sotto, nelle profondit, l'acqua era ancora gelata. Avrei
potuto nuotare all'infinito senza stancarmi mai. L'acqua
sosteneva il mio corpo come una mano. Era impossibile
affondare. Ho aperto gli occhi e ho guardato le frecce di
luce trafiggere il liquido verde e torbido, gettando ombre
sul fondo. Le mie braccia avevano preso un ritmo regolare.
Non dovevo fare niente tranne stare a galla. Non c'era
niente di cui aver paura.

18 aprile.
Mattina presto.
Quando ho aperto gli occhi, mi sono ritrovata a canticchiare:
Moming has broken. Ancora Cat Stevens. Le parole
delle sue canzoni stanno cominciando ad assumere un senso.
Solo che non sono convinta che ogni mattina sia un nuovo
inizio, come la prima mattina nel giardino dell'Eden. Ho
perso quell'innocenza. La memoria l'ha sostituita.
Alla fine ieri sera, a mezzanotte, Carol e io siamo andate
di nascosto al College con Sofia. Era buio fuori, e continuavamo
a inciampare su radici e sassi. Chris era li in attesa,
proprio come aveva organizzato Sofia, e loro due se ne
sono andati insieme. Era troppo buio per vederlo bene. Ci
eravamo portate i sacchi a pelo. Carol e io abbiamo dormito
insieme sotto un salice piangente. Prima di addormentarci,
Carol ha fatto un sacco di battutacce a sfondo sessuale
su Sofia, tipo: Puoi fottere fin che vuoi, ma prima o poi
trovi qualcuno che ti fotte, e abbiamo riso come pazze.
Io continuavo a pensare: la sua vita cambier per sempre,
e tutto quello che sappiamo fare  ridere.
Mentre tornavamo a scuola a piedi stamattina presto,
ho chiesto a Sofia com'era stato.
- Diverso da come mi aspettavo, ha risposto.
- Che vuoi dire?
- Be', non  stato quasi niente. Mi sento esattamente
come prima, a parte il fatto che adesso ho paura di restare
incinta. E sono sicura di non essere innamorata di lui.
- Be', ma almeno ti  piaciuto? ha chiesto Carol.
- Veramente no. Forse mi piacer quando mi ci abituer.
Abbiamo camminato un bel po' in silenzio.
- Sono contenta di essermi tolta il pensiero, ha detto
Sofia. Sono contenta che fosse la prima volta per tutti
e due.
Probabilmente Lucy ed Ernessa sono le ultime due ragazze
ancora vergini nel nostro corridoio, a parte me, naturalmente.
A lezione di lettere, quando abbiamo letto Ifigenia in
Aulide, nessuna riusciva a capire perch i Greci sacrificassero
agli di le vergini pi belle. Nel bel mezzo della discussione,
Kiki ha gridato: Tutte le ragazze si saranno
precipitate a perdere la verginit quando arrivava il momento
di fare un sacrificio. Abbiamo riso tutte, perfino
Miss Russell. Ma anche Sofia si  precipitata a perdere la
sua verginit, come se avesse paura di qualcosa.
Vale la pena sacrificare la vita per rimanere pura?
Finir pi tardi.
O forse non scriver pi neanche una parola.
Dopo cena.
Sono pronta. Ecco. Lo faccio per Sofia.
Sono andata dritta a letto ieri sera. Ero stanca, e non
mi andava di starli ad ascoltare. Non erano molto lontani,
appena un po' pi su, dietro l'albero. Mi sono svegliata
qualche ora dopo. Il tempo era diventato freddo e
umido. Stavo tremando. C'era nebbia ovunque, che saliva
dal terreno e se ne andava fluttuando. Mi sono chiesta
come avremmo fatto a tornare a scuola se non si vedeva
niente. Sono sicura che ero sveglia, perch a quel punto
avevo troppo freddo per dormire. Ho pensato di svegliare
Carol e dirle che volevo tornare a scuola, ma lei dormiva
profondamente.
Devo essermi riappisolata, anche se ero seduta. Mi
sono ritrovata in piedi accanto a Sofia e Chris, ma loro
non potevano vedermi, perch ero nascosta dalla nebbia.
Non c'era molto da vedere. Erano in un sacco a pelo, e
lui era sopra di lei e si muoveva su e gi lentamente. C'
stato un debole fruscio, e ho visto Ernessa accanto a me.
Mi sorrideva con aria da cospiratrice.
- Devi guardare pi da vicino, ha detto a voce alta.
Ero sicura che potessero sentirla e avessero capito che li
stavamo spiando. Non vedi i loro spiriti sospesi e intrecciati?
Per l'eternit, come una poesia. Ancora non li vedi?
Io non credo negli spiriti, ma credo nell'eternit. Per
quanto ne so, loro si sentono eterni.
Mi sono girata verso di lei per dirle di stare zitta, di non
parlarmi mai pi, ma se n'era andata.
Si erano tolti di dosso il sacco a pelo ed erano distesi
sulla terra umida, completamente nudi. Eppure non sembravano
rendersi conto che ero praticamente a un passo
da loro. Sofia era sotto, gemeva e agitava le braccia,
poi affondava le unghie nella schiena di lui, e sopra c'era
Chris che si sollevava e ricadeva su Sofia, tenendole le
spalle a terra, all'inizio con le mani e poi con le ginocchia,
scivolando pi in alto sul corpo di lei. Quando si 
spinto nella bocca di lei mi ha guardata, e io l'ho visto:
i capelli corti e chiari, gli occhi azzurri umidi, la carnagione
rosa con i brufoli sulla fronte. Era proprio come lo
aveva descritto Sofia.
Le sue ginocchia si alzavano e si abbassavano, mentre
si puntellava con le mani. Da Sofia arrivavano grida strozzate.
Ogni volta che lui abbassava le ginocchia, spingeva
Sofia un po' pi a fondo nella terra. La terra si apriva sotto
il loro peso. Il suolo non era compatto. Si sbriciolava.
Sofia  affondata fino a scomparire completamente alla
vista: vedevo solo le sue braccia, le mani che afferravano
l'aria. L'ampia schiena di lui era bianca sullo sfondo della
terra nera.
Mezzanotte.
Ho chiesto a Sofia: Ti ha fatto molto male?
- Un po', ha detto, infilando il braccio sotto il mio.
-  stato spiacevole, non proprio doloroso. Lui  stato
dolce, per. Non credo mi sia uscito molto sangue. Non
l'ho capito. Volevo solo che finisse il pi rapidamente
possibile. Non  tremendo come pensavo sarebbe stato.
Non devi avere paura.
- Ti ha fatto solo quello? ho chiesto.
- Che vuoi dire, solo quello? Sofia mi ha guardato
con sospetto.
- Non lo so, ho detto. Lascia perdere.

19 aprile.
Questa scuola finalmente  finita. Molte delle esterne
sono rimaste a casa, oggi. Durante gli intervalli, i corridoi
erano vuoti. Il dado  tratto, direbbe mio padre.
Miss Bobbie  morta.
E successo durante il weekend, ma chiss come le esterne
gi lo sapevano. Miss Rood ne ha dato l'annuncio stamattina
all'assemblea. Voleva tenercelo segreto, ma ha dovuto
dirlo. Non pu tenere nascosta una cosa del genere.
Centinaia di ragazze sono rimaste senza fiato all'unisono,
si sono voltate l'una verso l'altra e hanno cominciato a
sussurrare. Era come un sogno. Immediatamente, la fila
degli insegnanti seduti in fondo ha cominciato a zittirci.
- Ragazze, silenzio. L'assemblea non  finita. Non vi
 stato dato il permesso di uscire, ha detto Miss Rood.
Abbiamo continuato come se la scuola non stesse giungendo
al termine. Era quella l'intenzione di Miss Rood,
lasciare che la notizia venisse recepita prima di lasciarci
andare. Non aveva intenzione di dirci altro a proposito
di Miss Bobbie. Sembrava meno sconvolta di quando era
stato ritrovato Pater. Non aveva il naso rosso, stavolta.
Era perfettamente calma. Mi sono chiesta se avessi frainteso
le sue parole, e stesse solo annunciando i nomi delle
ragazze che dovevano presentarsi da Miss Bobbie dopo
l'assemblea.
- Intoniamo l'inno cinquantuno, ha detto Miss Rood,
e ha fatto segno all'insegnante di musica di cominciare a
suonare. Le battute iniziali sono state soffocate dal rumore
di noi che prendevamo il libro degli inni. Mi sono
ritrovata a cantare con tutte le altre, senza nessuna esitazione:
- Oh Dio, nostro rifugio nelle epoche passate, nostra
speranza negli anni a venire.  il mio inno preferito,
e Miss Rood lo sceglie sempre quando succede qualcosa
di brutto. Ci ha fatto cantare tutti i versi. Il suo volto ha
assunto un'espressione feroce mentre cantava: Il tempo,
come un ruscello che scorre, porta via tutti i suoi figli:
volano via dimenticati, come un sogno che muore al
sorgere del giorno.
Dopo l'inno, Miss Rood ha fatto tutti gli annunci per la
settimana prossima, poi ha detto: Ora potete andare, -
proprio come fa sempre alla fine di ogni assemblea. Le insegnanti
si sono alzate tutte insieme formando una fila, e
hanno cercato di farci uscire ordinatamente: Non correte!
Non parlate! Restate in fila! hanno gridato. Ma non
sono riuscite a fermarci. Appena uscite dall'Aula magna,
abbiamo cominciato a correre e siamo andate dritte verso
la Galleria. Il rombo delle voci si  sollevato e ha trascinato
tutte con s. Mi ronzano ancora le orecchie.
Arrivata in Galleria ho subito raggiunto Claire, che era
gi riuscita a farsi dare qualche dettaglio da una dell'ultimo
anno che aveva parlato con una ragazza che aveva
informazioni di prima mano su quanto era successo. Ha
detto che il corpo di Miss Bobbie  stato trovato nel Campo
di sopra. La parte superiore era a brandelli. Ha detto
proprio cos. A brandelli. Solo sangue e pezzi di carne dai
quali fuoriuscivano ossa rotte. La met inferiore, con la
gonna scozzese, i calzettoni blu scuro e le scarpe marroni
con le stringhe, era intatta.  cos che  stata identificata.
Un animale selvatico l'aveva inseguita e poi attaccata.
Lei ha cercato di scappare. Me la immagino, Miss Bobbie
che corre. L'animale l'ha immobilizzata contro i pali di
ferro della cancellata. Era affamato.
Non ci troviamo nella natura incontaminata. La cosa pi
selvatica che abbia mai visto qui  uno scoiattolo.
Dovrei essere terrorizzata, ma non lo sono affatto. Sono
lusingata. Ernessa ha in mente qualcos'altro per me.
Sono quella che lei ha scelto perch veda tutto. Lucy non
potrebbe mai farlo. Lei  la vittima, ed  un ruolo che
interpreta meravigliosamente. Ifigenia, la vergine sacrificata
ad Artemide da suo padre per vincere una guerra.
Lucy ci salver tutte.
Un tempo sentivo che i miei genitori potevano proteggermi
da tutto. Se salivo su una barca, l'ingrossarsi delle
onde era come il dolce dondolio di una culla. Adesso
quelle stesse onde si infrangono sui fianchi della barca,
sbatacchiandola come un giocattolo.
Grazie, pap, per avermi preparata a diventare la testimone
di Ernessa. Grazie per avermi portato la sua mela
avvelenata.
Non sono pi la stessa persona di un tempo. A quella persona
sarebbe dispiaciuto per Miss Bobbie. Forse  davvero
morta in quel modo orribile. Mentre percorrevo la Galleria
per andare in classe ho cercato di immaginare come ci si
possa sentire se ti aprono la gola e anneghi nel tuo stesso
sangue, mentre la cosa che ti ha attaccato continua a dilaniarti
inesorabile, impassibile. Ma non mi sento affatto
dispiaciuta. Continuo a vedere Ernessa che emerge poco a
poco dall'acqua della piscina, facendosi strada attraverso
il liquido pesante, come se scavasse, mentre Miss Bobbie
la ignora e continua a camminare lungo il bordo, gridando
istruzioni. La pelle flaccida al di sopra delle ginocchia
trema a ogni passo. I calzettoni blu scuro le scendono alle
caviglie. Dopo una settimana di nuoto, Ernessa era cos
debole che riusciva a malapena a camminare. Stava annegando
proprio davanti ai nostri occhi. Riusciva a dormire
tranquillamente sotto una pesante coperta di terra, ma per
lei stare sott'acqua era come essere sepolta viva. Andava
sotto cos in fretta, e ogni volta risaliva a stento.  cos
forte. Cos debole.

20 aprile.
Tutte hanno raccontato ai genitori di Miss Bobbie. A me
non  neanche venuto in mente di telefonare a mia madre.
Miss Rood sta inviando lettere alle famiglie, per spiegare
che non c' alcun motivo di allarme, anche se quest'anno
due persone e un cane sono morti a scuola. Uno dopo
l'altro. Dir: La Brangwyn School ha subito una serie di
eventi sfortunati, ma l'amministrazione ha il totale controllo
della situazione. Potete stare tranquilli riguardo alla
sicurezza delle vostre figlie. Non funzioner questa volta.
Nessuna vuole tornare il prossimo anno, e ogni giorno
ci sono sempre pi posti vuoti in Aula magna. Si svuoteranno
uno a uno.
Oggi, mentre salivo lungo il viale d'accesso alla Villa dopo
la lezione di ginnastica, ho visto Betsy scendere le scale
con sua madre. Aveva in mano una valigia. L'ha messa
gi ed  corsa verso di me.
- Mia madre mi sta portando a casa, ha esclamato. Le
ho detto che non ci volevo andare, ma mi ha costretta. Non
avrei dovuto chiamarla ieri sera, ma ero sconvolta.
- Tornerai la prossima settimana, ho detto.
L'ho vista salire sulla station wagon gialla con le rifiniture
in legno. Sua madre ha fatto marcia indietro, e
mentre si allontanavano, Betsy si  girata e mi ha salutata
con la mano.
 l'unica interna che se ne sia andata finora, ma la maggior
parte delle altre stanno parlando di non tornare il prossimo
anno. Adesso possono odiare la scuola in un modo
nuovo. Pensano che qui gli succeder qualcosa di orribile.
Io so che niente succeder a nessuna di noi, neanche a
me. Solo alla povera Lucy. Oh, piet! implorai in silenzio,
| se Lucy dovesse esser morta!
Dopo cena.
Stasera non si  parlato d'altro che della partenza di Betsy.
Non riuscivamo a decidere se fosse stata una grossa stupidaggine
o se volessimo andare a casa tutte quante. Beth il
topolino, che non dice mai una parola e che  stata mandata
a casa per un mese dopo che ha cercato di tagliarsi le
vene, ha annunciato che domenica, a quanto aveva sentito
dire, c'era un investigatore della polizia che si aggirava nel
Campo di sopra.
- Oh, merda! ha urlato Carol. E se ci interrogano,
come hanno fatto per Dora? Sofia, tu non supererai mai
un test con la macchina della verit. Tutti verranno a sapere
cos'hai fatto sabato notte.
- Credi che lo faranno fare a tutte, il test con la macchina
della verit? ha chiesto Sofia. Stava per scoppiare
a piangere.
- Smettila, ho detto. Nessuna sar interrogata. Miss
Bobbie avr semplicemente avuto un infarto e sar morta
nel sonno. Oppure  scivolata, ha sbattuto la testa ed  caduta
nella piscina. Immaginavo Ernessa sul bordo della
piscina, a guardare Miss Bobbie che affondava. Perch si
sta cercando di trasformare questa vicenda in qualcos'altro?
Sofia aveva un'aria totalmente confusa. Dovremo
mentire, altrimenti verremo sbattute fuori tutte.
- No, invece, ho detto. Saremo le uniche a restare.
Farei di tutto per evitare di essere sbattuta fuori. A costo
di restare qui da sola. Non voglio andarmene mai pi.
Appartengo a questo posto.
Luci spente.
Si nutrono reciprocamente delle altrui paure, e non sono
mai soddisfatte. Nessuna vuole pensare a nient'altro. Sono
come bambini che se ne stanno rannicchiati sotto una coperta
con una torcia, a raccontarsi storie di fantasmi. Stasera
Sofia stava piangendo, proprio prima che si spegnessero le
luci. Ha detto che era troppo sconvolta per dormire. Carol
era seduta sul suo letto e cercava di consolarla. Si scostava
in continuazione i capelli biondi dagli occhi, se li rimetteva
indietro sulla spalla e piegava la testa da una parte. Mi
stava facendo diventare matta. Volevo afferrarle la mano
e torcergliela dietro la schiena.
Ho rotto la promessa di non pronunciare mai il suo
nome.  ora che capiscano quello che sta succedendo.
Devono vedere la differenza tra ci che  reale e ci che
 immaginario. Lei  dietro l'angolo, dietro la porta. Devono
rendersene conto.
Carol si  alzata ed  uscita immediatamente dalla stanza.
Perfino Sofia mi guardava in modo strano.
- Non mangia niente, ho insistito. Avete mai visto
Ernessa mettersi qualcosa da mangiare in bocca?
- Non lo so, ha detto Sofia impaziente. Non me lo
ricordo. Ma che c'entra col resto?
- Come fa a sopravvivere? Deve pur nutrirsi di qualcosa.
- Solo perch non l'ho mai vista mettersi qualcosa in
bocca non significa che non mangi mai. E poi, guarda Annie
Patterson: ha resistito un sacco di tempo senza mangiare
niente. Nessuno ci ha fatto caso per mesi.
- Era uno scheletro alla fine. Guarda Ernessa...
- Io non sono affascinata da lei come te. Non studio le
sue abitudini alimentari. Anche tu non mangi.
- Non credi che mangerei se trovassi qualcosa che mi
piace?
- Non posso pi restare qui a parlare, ha detto Sofia.
- Devo andare a dormire.
Alla fine sono riuscita ad attirare la sua attenzione. L'argomento
del cibo funziona sempre.

21 aprile.
Ora di pranzo.
Stamattina Lucy si  alzata tardi, ha saltato la colazione
e ha detto che si sarebbe fatta fare un certificato dall'infermiera
per poter saltare la lezione di ginnastica. Non
posso sopportare che succeda un'altra volta. Le ho detto
di telefonare a sua madre e dirle che non si sente bene.
Si  infuriata.
- Mia madre verrebbe a prendermi oggi pomeriggio, -
ha detto. Non sono malata, e non ho bisogno di andare
a casa. Non voglio andare a casa. Sono un po' sconvolta.
Lo siamo tutte.
Dalla fine delle vacanze siamo andate abbastanza d'accordo.
L'ho evitata. Non mi piace neanche starle vicino.
Ho passato molto tempo con Sofia e con Carol. Pensavo
che sarebbe andata avanti cos per sempre.
Ernessa stava solo facendo il gioco che facciamo tutte.
Le d piacere negarsi qualcosa che vuole, esattamente come
noi quando respingiamo un piatto colmo di torta degli
angeli e panna montata. Qualche volta ci riusciamo, ma
cediamo sempre, e alla fine ci rimpinziamo. Senti che non
puoi vivere senza quel pezzo di torta.
Certe volte Ernessa si alzava dalla sua solita sedia
nell'angolo della sala ricreazione e si avvicinava a Lucy,
che era in mezzo a un gruppo di ragazze. Lucy faceva finta
di non vederla, ma sapevo benissimo che non era cos.
C'era qualcosa di sbagliato nel modo in cui Ernessa si
muoveva. Era come se un argano la stesse tirando verso
Lucy. E poi, quando aveva attraversato met della stanza,
alzava le braccia come per impedirsi di proseguire, si
dirigeva verso la porta e usciva. Basta con questo gioco.
Se Lucy comincia ad ammalarsi, telefoner a sua madre.
Non mi importa se non mi parler mai pi. Io comunque
non voglio parlarle.
C' qualcuno nella stanza di Lucy. Devo mettere via
il diario.
Ora del silenzio.
Ho preso in biblioteca Storie bizzarre e fantastiche. Volevo
trascrivere un brano di Carmilla per poterlo studiare:
Il vampiro tende ad essere affascinato da particolari persone
per le quali avverte un trasporto straordinario, simile alla passione
amorosa. Pur di possedere le proprie vittime, dimostra una
pazienza certosina e un'inventiva prodigiosa, poich l'accesso a
una data persona gli pu essere impedito in cento modi. Non
desiste finch non ha saziato la sua ingorda passione e ha prosciugato
la vita della persona agognata. In questi particolari casi
amministra e protrae il suo piacere delittuoso con la raffinatezza
di un epicureo e lo rende via via pi intenso con gli approcci
graduati di un corteggiamento abilissimo, al culmine dei quali
sembra perfino anelare ad una qualche forma di corresponsione.
Nei casi ordinari, invece, tira dritto al suo scopo, sopraff la vittima con la violenza, la strangola e ne fa l'oggetto di un unico mortale festino.
...
NOTA: Le Fanu, da: Carmilla. FINE NOTA.
...
Qualcuna ci  arrivata prima di me. Sul margine del libro, ha scritto: bugie!
Io sono un ostacolo, un albero che  caduto sulla strada e deve essere rimosso o calpestato.
...
22 aprile.
Un vampiro  in grado di provare sentimenti?
Puoi essere cattivo se sei solo al mondo?
Cos' la morte per qualcuno che  gi morto e resta attaccato
a quel ricordo?
Se sai tutto, puoi desiderare qualcosa?
Guardo dentro di me, e so che non posso sentire quello che sente Ernessa, neanche un decimo. E io amo Lucy.
 tutta colpa di Lucy. E colpa sua, perch  cos debole.
Avrebbe potuto salvare Ernessa da tutto questo. E adesso
io sono costretta a salvare Lucy.
La collana di bacche di ginepro non c' pi. Devo trovare
un modo per proteggere Lucy senza che lei lo sappia.
In Romania, per proteggere dai terremoti gli edifici in
costruzione, si proietta l'ombra di una persona contro un
muro e la si fissa l piantandole un chiodo nella testa. Ma
una persona che perde la sua ombra diventa un vampiro.
Che crudelt rubare l'ombra. Anche quando sacrificavano
ragazze giovani per placare le ire degli di, i Greci sottraevano
loro soltanto la vita, mai l'ombra.
Oggi fa caldo fuori.  la prima volta che apro la finestra.
Tutto  pieno di vita quando il vento soffia nel mondo.
Pi tardi.
 una falsa primavera. Ho chiuso la finestra e mi sono
sdraiata sul letto per fare un sonnellino. C'era un tale
silenzio che sentivo l'aria passare nella gola. Ma poco alla
volta il rumore si faceva pi forte, e non era dentro di
me. Era tutto intorno. La stanza era piena di mosche, e
il loro ronzio era ovunque. Grosse mosche nere che rimbalzavano
contro i vetri della finestra, stupidi insetti che
volavano in continuazione contro il vetro. Nugoli di mosche
densi come grappoli. Non so da dove siano venute.
Sono rimaste in letargo per tutto l'inverno. Ora la luce del
sole le ha stimolate al parossismo. Quando ho chiuso gli
occhi, il rumore delle mosche era proprio li, dietro le mie
palpebre, e allontanava ogni altro pensiero.

23 aprile.
Dopo colazione.
Voglio che sia qualcun'altra a telefonare alla madre
di Lucy. Voglio che sia qualcun'altra a prendersi cura di
lei. Non fanno che dirmi di non intromettermi. Non c'
niente che non vada in lei. Nessuna vorr pi parlare con
me. Nessuna si sieder vicino a me durante i pasti. Perfino
Sofia, che non mi ha mai abbandonata prima d'ora.
Non scender pi a pranzo. Dopo la Pasqua ebraica, non
ho ancora recuperato completamente l'appetito. Alla fine
delle lezioni andr direttamente nella mia stanza e tirer
fuori il diario. So che nessuna mi disturber in quel momento.
Saranno tutte gi a mangiare. La sala da pranzo
 cos rumorosa: gente che mastica, acciottolio di piatti,
schiamazzi; non riesco a sentire neanche i miei pensieri.
Dopo cena, me ne star seduta a fumare per conto mio in
un angolo della sala ricreazione.
Solo Lucy sopporta di stare con me, perch non le importa
di niente. Le campanelle del mattino non la svegliano,
e riesce a stento a trascinarsi fuori dal letto quando vengo
a scuoterla. Stamattina mi ha detto: Sono troppo stanca
per fare colazione. Ci vorrebbe troppa energia per muovere
la bocca. L'ho trascinata gi e l'ho costretta a bere un
po' di caff. Sta molto meglio durante il giorno, una volta
che si  alzata dal letto. Anche se dice di dormire durante
la notte, si alza esausta.
Sono tutte completamente cieche?
Non riuscivo a credere a quello che ho sentito a colazione.
Vado ancora a colazione perch ho bisogno del caff
per affrontare la mattinata. I panini dolci no, per. Sono
troppo stucchevoli. Tutte queste ragazze mi fanno venire
la nausea. Sono circondata da persone che non conosco.
Hanno deciso che Miss Bobbie  stata uccisa. E ora hanno
bisogno di credere che sia stato un uomo. Stanno inventando
un'infinit di stupide storie sul vecchio custode
negro senza nome e sul guardiano notturno che fa anche
il becchino e mangia cracker nel retro della cucina.
Io so che  stata uccisa, ma non potrei mai spiegare loro
come  successo.  meglio che pensino quel che vogliono.
Non riescono a vedere ci che hanno davanti agli occhi.
Devono inventarsi delle cose. Come con Ali MacBean,
l'anno scorso. Per prima cosa le avevano tagliato le gomme
del maggiolino Volkswagen verde, poi c'erano stati i messaggi
minatori che comparivano ogni giorno sulla bacheca
dell'Associazione di atletica. Una mattina Ali aveva aperto
l'armadietto e ne era caduto un barattolo pieno d'acido,
che le aveva ustionato le mani. Era quasi rimasta cieca. La
psicopatica perversa che aveva fatto tutto questo andava
assolutamente trovata. Le sue amiche, tutte esterne come
lei, sospettavano di chi non era come loro. Ali  andata a
sedersi sul palco durante l'assemblea, con le mani fasciate
dalla garza bianca, e sorrideva soddisfatta di s mentre
Miss Rood parlava della sua tormentatrice. Ho guardato
la sua faccia lentigginosa, i capelli castani tirati indietro in
una coda di cavallo, i denti leggermente sporgenti, e mi 
venuta la nausea. In quel momento ho capito ci che tutte
hanno scoperto dopo. Stava facendo tutto da sola. L'hanno
fatta ritirare da scuola un mese prima del diploma. E tutte
le sue amiche che avevano creduto nell'esistenza della
psicopatica adesso non facevano altro che parlare di come
Ali si fosse distrutta la vita senza alcun motivo.
Devo andare in Aula magna. La campanella ha suonato
cinque minuti fa.
Ora di pranzo.
Non sono ancora arrivata alla parte pi patetica della
conversazione di stamattina a colazione. Stavo per alzarmi
da tavola quando ho sentito Claire dire: E Mr Davies? -
Era seduta all'altra estremit del tavolo, ma sapevo che la
domanda era diretta a me. Non mi sono data la briga di
risponderle. In silenzio, ho spinto indietro la mia sedia.
- Che c'entra lui? ha chiesto Carol.
- Be',  un uomo, ha detto Claire. Ed  un po'...
strano. Devi essere strano, per scrivere la roba che scrive lui.
Sapevo che alla fine la conversazione avrebbe virato su
Mr Davies. Non ci sono pi uomini sui quali fantasticare.
- Devi essere strano per scrivere poesie? ho chiesto.
Mi stava punzecchiando, ma non sono riuscita a stare zitta.
- Non le poesie, ha detto Claire. L'altra roba, quella
per le riviste porno.
- Senti, prima di tutto te lo sei inventato, ho detto.
- Ma anche se scrivesse roba del genere, cosa che non fa,
che cosa c'entrerebbe con tutto il resto?
- C'entrerebbe molto, ha risposto Claire. Se riesci
a immaginare quelle schifezze perverse, significa che puoi
farle. E non credo neanche che gli piacciano le donne. Credo
che in fondo al cuore le odi, e gli piaccia farle soffrire.
- Questo  ridicolo, ho detto.
- Sapevo che avresti preso le sue difese, ha detto
Claire. Francamente, non vorrei restare da sola in una
stanza con lui.
- Perch ti comporti cos? ho gridato. Vuoi farmi
vomitare!
Mi sono alzata e sono corsa fuori. Se avessi dovuto ascoltare
ancora un'altra sua parola, le avrei graffiato la faccia.

24 aprile.
Oggi pomeriggio sono scesa a esercitarmi.  tantissimo
che non tocco il pianoforte. Ho bisogno della musica
pi che mai.
Ero sola. Nessun'altra avrebbe osato venire l sotto
da sola. Le ragazze piangono a lezione. Non vogliono
fermarsi a fare ginnastica dopo la scuola. Se si fermano,
dopo vanno tutte insieme alla stazione ferroviaria. Perfino
Sofia, che ha sempre adorato la scuola, sta parlando
di andarsene. La situazione sta peggiorando di giorno
in giorno. Questo perch non troveranno mai quello
che stanno cercando.
Ha piovuto tantissimo, e le sale musica sono pi umide
che mai. Ho le mani talmente rigide che mi fanno male quando
suono. Ho cercato con impegno di concentrarmi e di seguire
le istruzioni di Miss Simpson.  per questo che continuo
a fare errori, dice, perch non riesco a concentrarmi.
Devo esercitare la volont per superare i miei errori. Mentre
suono, qualcuno dovrebbe poter arrivare dietro di me e
darmi uno schiaffo sulla schiena, senza che questo modifichi
minimamente la mia esecuzione. Dovrei continuare senza
una pausa. Questo  quel che ti insegnano a scuola di musica.
Ho smesso. Non riuscivo a suonare.
La porta del seminterrato era aperta. Ho provato, e la
maniglia girava. Ancora non scender l sotto.
Ogni porta  la mia porta, solo per me. Alla fine l'attraverso
sempre, che sia chiusa a chiave o che sia aperta.
Ho dovuto spingere forte con la spalla per aprire la porta
del bagno. La gamba di mio padre la teneva bloccata. Le
piastrelle bianche erano coperte di sangue scuro, appiccicoso.
Aveva la testa accasciata sul petto. Non poteva muovere
la gamba. Continuava a stare seduto l. Gli restava un ultimo
respiro, solo per me. Come l'ultimo soffio d'aria che
si dilegua da un gommone sgonfio, sibilando fiocamente.
Stava aspettando che arrivassi. La luce del sole inondava la
stanza, e faceva molto caldo. Volevo acciambellarmi e mettermi
a dormire proprio l vicino a lui. Invece ho dovuto
gridare e gridare e gridare anche se non c'era nessuno che
potesse sentirmi. E il suono non  andato da nessuna parte;
turbinava all'impazzata in quella stanzetta e basta.
Se c' una cosa che so,  che non sono una vittima. Le
vittime non comprendono il significato della loro sofferenza.
Io sono un nemico o un complice, non una vittima.

25 aprile.
Dieci del mattino.
A volte mi dimentico che gli altri non possono sentire i
miei pensieri. Sono seduta a colazione a bere il caff, e mi
guardo intorno in preda al panico. Tutte sapranno sicuramente
cosa penso di loro, sapranno che le disprezzo in maniera
totale e assoluta. Non riesco a nasconderlo.
Claire  riuscita ad attaccare loro la sua ossessione per
Mr Davies. Non parlano pi del custode, n di Bob. Solo di Mr Davies.  il loro mostro preferito. Sussurrano
tra di loro e mi fissano quando sono seduta per conto
mio. So quel che dicono: Pensi che prima di uccidere
Miss Bobbie l'abbia fatto con lei? Oppure l'ha squartata
e poi l'ha fatto?
Io non prendo pi le sue difese.

26 aprile.
Oggi sono andata a trovare Mr Davies dopo la scuola.
Volevo raccontargli cosa vanno dicendo di lui, ma non
ci sono riuscita. Ho parlato delle ragazze, invece.
- Si calmeranno, ha detto Mr Davies. Alla fine la
scuola torner alla normalit.
- Non possono calmarsi, ho detto. Non possono,
perch la persona che sta facendo tutto questo non ha ancora
finito. Ha ancora un'altra vittima, quella per cui 
venuta. Le altre erano solo d'intralcio.
- La persona che sta facendo questo? ha chiesto. Sono
sicura che fingesse soltanto di essere perplesso.
- Ernessa Bloch.
- E l'altra vittima?
- Lucy Blake.
Non ha risposto. Ho intuito che gi sapeva cosa stavo
per dirgli.
- Lucy sta di nuovo male. Come prima delle vacanze di
primavera.  molto debole. Non riesce ad alzarsi dal letto
al mattino. Non riesce a mangiare. La volta scorsa l'hanno
salvata per un pelo. Ernessa non lascer che le portino
via Lucy un'altra volta. Vorrei telefonare alla madre di
Lucy, ma nessuna vuole che lo faccia. Mi dicono di non
intromettermi, che non  affar mio. Pensano che la morte
di Lucy non riguardi nessun altro fuorch Lucy stessa.
Non gli interessa cosa diventer dopo.
Avrei dovuto tenere la bocca chiusa. Ma non ho potuto.
Le parole mi sono uscite a forza dalla bocca, come se
fossero vive. Lui aveva un'aria spaventata. Sono sicura
che ha capito, malgrado la sua risposta.
- Lo sai che quel che stai dicendo non pu essere vero, -
ha risposto con molta calma. Forse Ernessa  una
persona totalmente ripugnante certamente lo  per te -
ma si tratta solo di questo.  una ragazza proprio come te,
non uno spirito. Non puoi lasciarti intrappolare da queste
fantasie. Hai tanta creativit. Attingi a quella. Scrivi. C'
della poesia in te. Lascia che la poesia ti aiuti.
- Lo so che sembra folle, ho insistito. Ma devo
crederci per forza.
-  stato un anno difficile per te. Stai ancora facendo i
conti con quel che  successo a tuo padre, e in pi tutto il
caos a scuola non ti ha certo aiutata. Sono morte due persone;
la tua migliore amica si  ammalata. Ma non puoi dare
la colpa di tutto il male a una persona che non ti piace.
Se non fosse Ernessa, sarebbe qualcun altro.
-  Ernessa. Anch'io odiavo Miss Bobbie, ma non ho
avuto bisogno di farla a pezzi.
- Ernessa non esiste per te. E diventata la tua poesia
sulla morte.
- La mia cosa?
- Devi cercare di distrarti. Sei troppo giovane per pensare
continuamente a queste cose.
Lui non crede che esista un altro livello di realt. Non
crede nell'immaginazione. Non  un poeta vero.
- A cos'altro posso pensare? Ai ragazzi? Ai vestiti? Al
cibo?
La conversazione sembrava conclusa, esaurita. Non sarei
mai tornata a parlare con Mr Davies. Quelle ore nell'aula
vuota piena di sole a parlare di libri erano finite. Mi sono
alzata per andarmene, ma non mi sono mossa. Mr Davies
si  avvicinato e mi si  piazzato davanti. Lentamente,
senza fretta, ha sbottonato i primi tre bottoni della mia
camicetta bianca, sotto lo scamiciato a pieghe da ginnastica.
Molto dolcemente, con grande cura, mi ha tirato
gi le bretelline del reggiseno e mi ha posato le mani sui
seni. Le sue mani erano cos fresche, cos lisce, sulla mia
pelle calda. Quel che stava facendo avrebbe dovuto consolarmi,
calmarmi. Le sue mani mi coprivano ognuna un
seno. Sotto di esse, il mio cuore batteva all'impazzata.
Non potevo farne a meno. Poi lui si  chinato su di me e
ha posato la bocca sulla mia. Mi ha baciata a lungo.
Un'incredibile letargia  scesa su di me. Non avrei mai pi
potuto muovermi, liberarmi di lui e attraversare la stanza,
oltrepassare la soglia, percorrere il corridoio e uscire all'aperto.
Claire era appostata vicino alla porta, stava cercando di
sbirciare attraverso i vetri smerigliati. Quando fossi uscita
da quella porta non sarei stata in grado di nasconderle quel
che mi era successo. Sarebbe stata la sua prova a carico di
Mr Davies, anche se in realt era esattamente il contrario.
Il bacio era stato lungo. Dolce. Non sarebbe mai finito.
In qualche modo sono riuscita a uscire dalla stanza. Ci 
voluta tutta la mia forza per farlo.
Un'ora dopo,  gi un vago ricordo. Ho messo un pullover
grigio sulla camicia bianca, che era fradicia di sudore,
e l'ho abbottonato fino in cima. La lana mi graffiava
la pelle umida. Sono certa di aver sognato, ho sognato il
bacio e il piacere che ho provato. Le sue mani. Non  forse
peggio sognarla, una cosa del genere?
Non mi sono mai fidata di Mr Davies. Stava cercando
di arrivare a mio padre attraverso di me. Qualcosa di mio
padre deve essersi trasmesso a me, e lui voleva avvicinarsi
il pi possibile a quel qualcosa. Ma cosa si  trasmesso?
Ha ottenuto ci che voleva?
Non riesco a immaginare cosa accadrebbe se qualcuno
trovasse il mio diario e leggesse queste righe. Non voglio
che succeda niente di male a Mr Davies.
Ho spinto il cassettone davanti alla porta e ho chiuso a
chiave la porta del bagno.
Dopo cena.
Oggi non ho tempo per i compiti, ho tempo soltanto
per scrivere.
Grazie a Dio non ho raccontato molto a Mr Davies, solo quel tanto che  bastato a turbarlo. Percepivo la sua resistenza
a quanto gli stavo dicendo, addirittura prima che
io pronunciassi le parole. Sar tutto scritto nel mio diario.
Il mio diario mi protegger.
Domenica mattina (ieri) mi sono alzata alle otto e mezzo
circa. Sono passata a vedere Lucy, ed era addormentata,
quindi sono scesa a prendere una tazza di caff. Quando
sono salita, dormiva ancora. Ho deciso di non svegliarla,
anche se so che ha tonnellate di compiti. Un tempo era
la prima ad alzarsi la domenica mattina, ed era gi in chiesa
prima ancora che noi ci alzassimo dal letto. Non era il tipo
da dormire fino a tardi. Io s. Ora invece deve conservare
tutte le forze che le sono rimaste per la prossima settimana.
Sono tornata in camera mia, ho riordinato un po' e ho
rifatto il letto, poi mi sono seduta a lavorare alla mia tesina
di storia. Sono andata in bagno; mi sono lavata i denti; mi
sono sciacquata il viso. Ho scritto per un po' il diario, ma
mi intristiva troppo. Ogni tanto mi alzavo, aprivo di uno
spiraglio la porta della stanza di Lucy e la guardavo. Alla
fine sono entrata e mi sono seduta sul letto accanto a lei.
Il suo volto era incolore, e il suo respiro cos leggero che
le sollevava appena il petto. La sua mano era appoggiata
all'esterno delle coperte, e quando l'ho toccata la pelle era
fredda, come il marmo. Non aveva cambiato posizione da
quando l'avevo guardata la prima volta. Sono stata presa
dal panico. Era morta. Ma quando le ho posato la mano
sul cuore ho sentito che il petto era caldo, e c' stato
un palpito sotto la mia mano. Aveva ancora il suo odore,
quell'odore di borotalco umido.
Sono dovuta uscire dalla stanza. Ho percorso il corridoio
stringendomi al petto una pila di libri e il mio quaderno, e
ho aperto le porte oscillanti della biblioteca. Di domenica
mattina, c'era silenzio. Erano tutte altrove, a fare qualcos'altro.
Ero sola. Ero lontana da Lucy. Il chiarore del
giorno si riversava nella stanza attraverso le alte finestre.
Quanto si sarebbero stupite le altre, sapendo che lei
si confida con me. Sola e senza bisogno di amiche, a me
racconta tutto. Il pi sorpreso sarebbe Mr Davies, che
non crede ai libri, che li trasforma in brutti sogni. Non
avevo nemmeno aperto i miei libri. Ero in attesa. C'era
ancora una cosa che voleva dirmi.
- I libri non ti salveranno, ha detto Ernessa. Scrivere
non ti salver. Il passato non ti salver. Mr Davies
non ti salver. Pap non ti salver. Potresti provare con un
crocifisso. La stella di Davide non ha mai salvato nessuno.
- Mio padre voleva salvarmi, ho detto. Lo creder
fino alla fine. Il mio ultimo pensiero sar per lui.
- E invece  lui che ti ha creato tutti questi problemi. I
genitori ti regalano una malattia: ti infettano con la vita.
Tuo padre ti ha dato la possibilit di vedermi come sono
e di sentire le mie parole.
- Ti sbagli. Questo  successo a te. Questa  stata la tua
morte. Le passeggiate che abbiamo fatto, le poesie, la torcia
che esplorava il buio. Sono cose veramente accadute. Siamo
stati insieme, per un po'.
- Ti ha letto altre favole che hai dimenticato.
Ha cominciato a canticchiare piano, in un sussurro, una
canzone familiare.
Mia madre mi ammazz,
mio padre mi mangi,
mia sorella Marilena
l'ossa mie tutte raduna;
nella seta le ha legate,
sotto il ginepro celate.
Ciui ciui, che bell'uccello  qui!
...
NOTA: Fratelli Grimm, da: Le Fiabe. FINE NOTA.
...

Mi sono messa le mani sulle orecchie, proprio come facevo
ogni volta che mio padre mi cantava quella canzone.
Ero sollevata di non avere avuto quel fratellino che volevo
cos tanto. Non sarei mai stata come Marilena, non gli
avrei mai dato un ceffone e non avrei mai visto la sua testa
staccarsi e rotolare sul pavimento fin nell'angolo. Mio padre
non avrebbe mai mangiato il proprio figlio n chiesto se ce
n'era ancora. Mia madre non sarebbe mai stata una strega.
-  tempo di liberarti, ha detto lei.
- Io sono libera.
Mi aspettavo che fosse in collera con me perch l'avevo
sfidata, ma non era cos.
Ernessa ha trascinato indietro la pesante sedia di legno,
e la sedia ha grattato il pavimento, proprio come se sopra
ci fosse una persona vera. Con un solo, lungo movimento,
ha tirato fuori dalla tasca un oggetto e se l' passato
sul polso sinistro. Lo ha teso in avanti, come se mi stesse
offrendo qualcosa.  passato un attimo. Non succedeva
niente. Poi la pelle si  aperta, mostrando la carne rossa, la
bocca sorridente di una ferita. Il sangue  schizzato fuori
con la forza dell'acqua da un tubo di gomma. Zampillava
sui vestiti di Ernessa, formava pozze sul pavimento, pioveva
in stille scure sul tavolo davanti a me, sul mio libro e
sul mio quaderno. Continuava a uscire a fiotti. Non c'era
modo di fermarlo.
Ha allungato la mano e ha lasciato cadere la lametta sul
tavolo. Raddrizzandosi, ha oscurato la luce che entrava dalle
alte finestre. La stanza  caduta nella penombra per qualche
secondo; fuori, una densa nuvola stava passando rapidamente
davanti al sole. La sua pelle assorbiva la luce che
cadeva su di lei come una spugna si imbeve di un liquido.
Il suo corpo ha assimilato tutta la luce che poteva contenere,
poi la luce ha attraversato direttamente la sua carne e
ha cominciato a dissolverla, dalla punta delle dita fino alle
mani e alle braccia. Le forme restavano sospese nell'aria
come un debole alone, poi svanivano insieme al sangue.
Ho distolto lo sguardo. Mi sono rifiutata di guardare il
resto. I seni, le natiche, le gambe, la faccia. Quando ho alzato
nuovamente gli occhi, lei era svanita tra le particelle
di polvere dell'aria. Una mosca ha cominciato a ronzare e
a sbattere contro il vetro della finestra.
Sublimare: passare direttamente dallo stato solido allo
stato di vapore.
Sublimare: dirottare l'espressione di un desiderio istintuale
o di un impulso dalla sua forma primitiva a una forma
considerata socialmente o culturalmente pi accettabile.
Sublime: di eccezionale valore spirituale, intellettuale
o morale.
Ho portato la lametta nella mia stanza. Non era sporca
di sangue. L'ho messa nel cassetto della scrivania, insieme
alle mie fotografie e alle lettere. Ho scostato il cassettone
dalla porta. Non servir a niente.

Note.
22. , traduzione di C. Bovero, Einaudi, Torino 2005, Il ginepro,
p. 165.

27 aprile.
Sei del mattino.
Sono in piedi sotto un albero enorme. Il tronco  cos
grosso che non riesco a cingerlo con le braccia. Il vento
mormora tra le cime degli alberi, scuote gli aghi. Fa il
rumore di un acquazzone, ma sono asciutta. Allungo la
testa all'indietro, ma non riesco a vedere la cima dell'albero.
Conto gli aghi morbidi in ogni mazzetto: cinque.
Esamino le pigne marroni, lunghe e ricurve, la corteccia
grigia e solcata.  un pino bianco. Mi giro per dirlo a
mio padre. Sar cos contento che lo abbia riconosciuto.
Ora di pranzo.
Durante l'intervallo sono andata di nascosto nell'ufficio
della scuola al piano superiore, e ho dato una scorsa al
raccoglitore con gli orari delle lezioni di tutte le studentesse.
Ho aspettato fuori nel corridoio finch Miss Weiner
non  uscita dall'ufficio. Dovevo sbrigarmi. Le mani mi
tremavano cos tanto che non riuscivo a voltare le pagine.
Non ha mai lezione prima delle undici, tutti i giorni.
Deve presentarsi in Aula magna prima dell'inizio delle lezioni,
ma dopo  libera per due ore e mezzo.  allora che
dorme. Non ha bisogno di dormire tanto.
Ora del silenzio.
Per tutto il giorno ho camminato nei corridoi guardando
solo per terra, dritto davanti a me. Non volevo vederlo.
Se i nostri occhi si incontrassero, abbandonerebbe tutto:
la moglie allegra che lavora al consultorio familiare ed 
andata alle marce per la libert, il gatto grigio e la gatta
tartaruga, i mobili dell'Esercito della Salvezza, il bimbo
che ci guardava dal divano, la sua poesia. Lascerebbe tutto
e mi porterebbe via.

28 aprile.
Ora di pranzo.
Dopo colazione, mentre mi rifacevo il letto, Mrs Halton
 venuta nella mia stanza e mi ha detto che dovevo vedere
Miss Brody nel pomeriggio, subito dopo la fine delle
lezioni. Mrs Halton si  fermata sulla soglia.  stata
molto attenta a non mettere piede nella mia stanza. Sembrava
arrabbiata e disgustata. Non si  presa la briga di
nasconderlo.
Sono anni che cercano di farmi parlare con Miss Brody,
e mi sono sempre rifiutata. Ora me lo ordinano. E un'impostora
al cento per cento. Non fa che dire banalit sul fatto
che dovremmo entrare in contatto con il nostro io interiore,
quando lei  la prima a non avere idea di cosa ci sia l
dentro. E poi, cos' che fa di lei una psicologa scolastica?
L'unica persona che la trova simpatica  Sofia, che parlerebbe
dei suoi problemi con qualsiasi adulto. Miss Brody
va in estasi quando le ragazze si confidano con lei. Ma non
ascolta sul serio quello che dicono.
Ora del silenzio.
All'inizio  stato pi o meno come me l'aspettavo.
Miss Brody voleva che parlassi del suicidio di mio padre,
dei miei sentimenti irrisolti per lui. Sembrava assolutamente
entusiasta di ascoltare. In che modo lo ha fatto?
Si  tagliato le vene. Di tutti e due i polsi. Come ti sei
sentita? Strana. C'era un'altra donna, vero? No. E
chi lo ha trovato? Mia madre. Tu lo hai visto? Sono
stata tenuta lontana.
Bugie, verit. Non riusciva a capire la differenza.
Poi mi ha chiesto dei miei precedenti colloqui con gli psichiatri.
L'ultima volta, subito dopo la morte di mio padre,
e prima, quando ero molto pi piccola. Come fa a saperlo?
Mia madre non lo avrebbe mai detto alla scuola. Io non volevo
parlarne. Ho gi parlato anche troppo. Che guardi nei
suoi buchi della serratura. Io con quei dottori non ho mai
voluto parlarci. Continuavo a dirle che era solo un problema
di ansia, che non c'era mai stato niente di grave. Ma Miss
Brody non era soddisfatta. Continuava a farmi domande.
Miss Brody  una persona profondamente banale. Oggi
indossava un vestito blu scuro con i bottoni d'oro, una
sciarpa di seta a fiori blu e oro intorno al collo, e scarpe
dcollet nere. I capelli scuri sono sempre perfettamente
a posto, e parla in modo lento e controllato, come se gli altri
avessero problemi a capire persino le cose pi semplici.
- Dobbiamo scendere a patti con i nostri sentimenti pi
profondi, accettarli anche se ci provocano sofferenza. 
un lavoro difficile, ma  l'unico modo per superarli. Altrimenti
continueranno a coglierci in fallo in continuazione.
Ma in realt non le importava affatto dei sentimenti e
di come ti colgono in fallo.
- Ci  giunta notizia, in effetti parecchie ragazze ce lo
hanno riferito, che hai fatto una cosa sconveniente. Anzi,
inaccettabile. Hai messo degli... degli escrementi fuori
dalla porta della tua compagna di stanza.  vero?
Nessuno mi aveva visto farlo. Ne ero sicura.  successo
nel cuore della notte. E non c'era quasi nessun odore. Non
si vedeva niente. Solo una traccia, ed era tutto quello che
serviva. Tutto intorno alla soglia, lungo il pavimento di legno,
neanche un centimetro intonso. Solo una persona con
un odorato molto sviluppato se ne sarebbe accorta. L'ammoniaca
che hanno usato per pulire ha lasciato un odore
peggiore, al punto che tutte si tappavano il naso passando
davanti alla stanza di Lucy. Ho abbassato lo sguardo e ho
sorriso con aria imbarazzata. Volevo comportarmi esattamente
come lei si aspettava che facessi.
- Era uno scherzo. Tra Lucy e me, ho detto pianissimo.
- Non avrei dovuto farlo.
- Uno scherzo? E che tipo di scherzo poteva essere? -
ha chiesto Miss Brody.
- Ho commesso un errore, ho detto.
- Quando provi impulsi di questo genere, devi sforzarti
di sublimarli e comportarti in maniera socialmente accettabile.
Collane di perle invece che grani di rosario, questa 
la vera religione della scuola. Non le ho detto che, a tarda
notte, avevo finalmente capito che solo le azioni pi
estreme avrebbero potuto salvare Lucy. E lei non avrebbe
mai acconsentito a niente che le avessi suggerito io. Come
avrei potuto convivere con me stessa, se per un eccesso di
vigliaccheria non avessi fatto tutto il possibile per proteggerla
? Tutto, perfino una cosa talmente ripugnante che non
sono riuscita a scriverla nel diario per paura di contaminarlo.
E ha funzionato. Per i due giorni in cui la barriera 
rimasta intorno alla sua porta, Lucy  stata bene. Luned e
marted si  alzata al mattino, ha fatto colazione,  andata
a lezione. Era di nuovo viva. Nessuna ha fatto commenti
sul suo aspetto sano, perch nessuna si accorge di quando
si trascina per la scuola con gli occhi incavati, la pelle grigia
e i capelli spettinati. Non si accorgono mai di niente.
Ho sorriso a Miss Brody e ho annuito con la testa
rispondendo alle sue domande. Ho ammesso la mia colpa.
Perch no? Ho perfino ammesso che non avevo mai fatto
veramente i conti con il lutto per mio padre. Il lutto  un
lavoro difficile, ha detto. Pi difficile che studiare per
un esame. Parlava con voce piatta, monotona. Ho perso
interesse. La mia mente ha cominciato a vagare. A un
certo punto non stava pi parlando di colpa o di lutto.
- C' gente che prova una grande gioia alla prospettiva della
morte, ha detto. Il solo pensarci pu essere una consolazione,
come sdraiarti nel tuo letto e tirare su le coperte.
 un'esperienza liberatoria, non spaventosa. Il momento
che precede la morte  estatico, la sensazione pi gioiosa.
Si nasce a una nuova esistenza. All'inizio, pensavo che
stesse scherzando. Non capivo cosa stesse cercando di dirmi.
Ma ha proseguito.
- Tu leggi molto.  come leggere un libro e saltare alla
fine perch non vedi l'ora di scoprire come andr a finire.
La suspense  insopportabile. Sono sicura che lo hai fatto,
qualche volta hai dato una sbirciatina al finale. Che
sollievo pu dare una simile consapevolezza.
Ha fatto una pausa e ha domandato: Che cosa ne pensi,
di quello che ho cercato di dirti? Ti  stato d'aiuto?
Alla fine ho alzato lo sguardo. Era seduta di traverso,
con un lato del viso rivolto verso di me. Vedevo la cipria
che copriva i pori della pelle, le rughe sottili che emergevano
dall'angolo della bocca, la pelle che cominciava ad
afflosciarsi sotto il mento. Era pi vecchia di quanto pensassi.
Poi ha allungato una mano sulla scrivania per prendere
una matita e un blocchetto di carta, e ha rivolto l'altro
lato del viso verso di me. Era cos liscio e rosa che non
sembrava di carne. Su quel volto non c'era neanche una
ruga, un difetto, un pelo. Apparteneva a un'altra persona.
Le due parti del suo volto erano completamente diverse,
e non riuscivo a ricordare il suo aspetto di prima. La met
di sinistra? Quella di destra? Non riuscivo a fissare l'immagine
nel mio cervello.
- Pensi che la tua conversazione dell'altro giorno con
Mr Davies sia stata soltanto l'espressione delle tue paure
pi profonde? Non credi sul serio a quello che gli hai detto,
vero? mi ha chiesto Miss Brody.
- Non credo neanche a una parola, ho borbottato.
- Ero sconvolta. Come tutte, del resto. Non c' nessun
problema. Davvero.
- Parler con il medico. Forse del Valium ti aiuterebbe
a calmarti, ad attraversare questo periodo difficile.
Come potevo difendermi, se non avevo pi nessun segreto?
Volevo solo uscire di l, allontanarmi da Miss Brody,
far combaciare i due lati della sua faccia, in modo che tutto
apparisse di nuovo normale. Sono stata perdonata. Sono
corsa nella mia stanza, mi sono messa a letto, ho tirato
le coperte sopra la testa e ho messo il cuscino sopra le coperte.
Ero al di l del tremito e del pianto. Ero congelata.

29 aprile.
Ora di pranzo.
Sono confinata qui in punizione per un mese: ho perso
i privilegi del weekend. Mrs Halton me lo ha detto stamattina,
dopo colazione. Sorrideva, e alla fine ha aggiunto:
- Considerati fortunata, signorina. Te la sei cavata a
buon mercato. Sembra proprio che tu voglia aumentare
l'infelicit nella nostra scuola.
Tutte mi stanno evitando, perfino Sofia, nel suo modo
gentile. Lo sento. Tutte sanno quello che  successo, ma
non diranno nulla. Ovvio, sono disgustate. Il lato positivo,
per,  che si sono improvvisamente dimenticate di
Mr Davies e di Miss Bobbie. Si parla solo di me.
Sofia  finalmente riuscita a perdere peso, i dieci chili
che le ingrossavano le cosce. Ha fatto una specie di dieta
macrobiotica, e non mangia niente a parte riso integrale tostato,
che si prepara in cucina nei weekend. Dopo un mese
di quella dieta, ha perso l'appetito. Perci adesso  magra,
come  sempre voluta essere. Ha un'aria scarna e ansiosa.
Stamattina, di nuovo, non sono riuscita a tirare Lucy
fuori dal letto. Ci ho rinunciato e sono scesa a colazione
da sola.
- Ma che ti prende? mi ha chiesto Kiki.
Ho alzato gli occhi, sorpresa che qualcuno mi parlasse.
- A me? ho chiesto.
Mi fissavano tutte, anche se non stavo facendo niente.
C'era una ragazza di nome Margaret Rice, che camminava
rigida come una tavola da stiro. Guardava sempre dritto
davanti a s, con la stessa espressione vuota sulla faccia.
Non l'ho mai vista parlare con nessuno. La chiamavamo
lo Zombie. Adesso sono io lo Zombie.
- Stai fissando il tuo caff da almeno dieci minuti, ha
detto Kiki. Bevilo, no?
- Stavo pensando a Lucy, ho detto, incoraggiata a
parlare dall'attenzione di Kiki. Si sta comportando come
prima di quando si  ammalata gravemente.  troppo
esausta per alzarsi dal letto la mattina, anche se ha
dormito per ore e ore. Qualcuno dovrebbe telefonare a
sua madre.
- Oh, non ricominciare, ha detto Kiki. A me sembra
che stia bene. Sua madre pu chiamarla lei, se vuole.
- Ma lei non capisce quanto sta male. Ha un aspetto
tremendo.
- Lasciala in pace. Sa badare a se stessa, ha detto
Carol. Adesso ha un corpo fantastico. Neanche un grammo
di grasso. Non ha pi neanche la sua pancetta. Magari
fossi come lei.
Ho guardato in quel cerchio di facce seccate. Non si
rendono conto che sta per succedere qualcosa di terribile.
Oppure gi lo sanno. Hanno intenzione di sacrificare
Lucy per proteggere se stesse.
Mi piacerebbe, per una volta, che qualcun'altra facesse
il nome di Lucy per prima. Quelle due sillabe, Lu-cy.
Voglio solo sentire un'altra ragazza parlare di lei davanti
a me, pronunciare il suo nome come una formula magica
per tenere lontani gli spiriti. Un tempo, quando parlavano
di lei, guardavano me in cerca della mia approvazione.
Apparteneva a me pi che a chiunque altro.
Mi sono alzata, ho portato la mia tazza di caff fino al
carrello e ce l'ho lasciata cadere dentro. Il liquido marrone
 schizzato dappertutto. Tutti quegli occhi si sono girati a
fissare la mia schiena mentre me ne andavo. Lo Zombie.
Quando sono tornata di sopra, era quasi l'ora dell'ultima
campanella, e Lucy era ancora a letto. L'ho lasciata in
pace, proprio come mi hanno detto di fare. Non sar presente
in Aula magna: si metta pure nei guai. Se la prenda
pure con me.
Tutti mi abbandonano, alla fine. Mia madre e mio padre
erano troppo presi da se stessi. Tutte quelle signore grigie
indistinguibili che in teoria dovrebbero prendersi cura di
noi a scuola. Le mie insegnanti. Miss Brody, il confessore.
Perfino Mr Davies, il poeta, che pensavo fosse diverso
da tutti gli altri. Gli occhi di tutte quelle stupide ragazze
mi seguono ovunque.
Ora di studio.
Dopo la lezione di greco ho preso il t con Miss Norris.
Lei si  accorta che non volevo tornare in camera mia. Mi
ha invitato a trascorrere l'ora del silenzio nel suo appartamento.
Sono corsa gi nella mia stanza e ho preso qualche
libro. Magari potessi trasferirmi nella sua stanza. Le
voglio bene.
Mentre bevevamo il t, le ho parlato un po' di Lucy. Mi
ascoltava e annuiva continuamente. Conosce Lucy. Una
volta l'ho portata a prendere il t con Miss Norris. Volevo
mostrarle gli uccelli. Miss Norris  preoccupata per Lucy.
Poi le ho raccontato che Ernessa esercita una cattiva
influenza su Lucy. La incoraggia a non prendersi cura di
se stessa. A rovinarsi la salute.
- Quella ragazza  venuta a trovarmi una volta, all'inizio
dell'anno, ha detto. Il suo greco  ottimo. Le ho
detto che non avevo niente da insegnarle in quel senso.
Ma se voleva leggere gli storici greci, potevamo farlo. Ha
storto il naso.
- Ho paura di quello che sta facendo a Lucy. Lucy 
troppo debole per opporle resistenza. Non crede di essere
malata. Tutte le ragazze continuano a dirmi di non immischiarmi.
Che non sono affari miei.
- Devi seguire il tuo istinto. Sei una persona buona.
Fa' quello che ritieni giusto. Ignora quello che dicono gli
altri. Non ascolteranno mai. L'opinione della folla spesso
 cattiva e, come dice Sofocle, Nulla di ci che  spregevole  mai andato perduto.
Oggi abbiamo cominciato a tradurre un brano dell'Odissea.
Era troppo difficile per me. Lo ha tradotto quasi tutto
Miss Norris. Ulisse evoca gli spettri dagli inferi e offre loro
il sangue di alcuni montoni neri. Lo versa in una fossa profonda,
in modo che gli spettri possano recuperare la facolt
della parola. Ho la traduzione con me. L'incontro con
la madre morta  identico a come potrei averlo scritto io.
Cos parlava: e io volevo e in cuore l'andavo agitando -
stringere l'anima della madre mia morta.
E mi slanciai tre volte, il cuore mi obbligava ad abbracciarla;
tre volte dalle mie mani, all'ombra simile o al sogno,
vol via: strazio acuto mi scese pi in fondo,
e a lei rivolto parole fugaci dicevo:
Madre mia perch fuggi mentre voglio abbracciarti,
che anche nell'Ade, buttandoci al collo le braccia,
tutti e due ci saziamo di gelido pianto?(24).
...
NOTA: Omero, Odissea. FINE NOTA.
...
 tutto cos ingiusto. Il corpo e lo spirito si separano e scompaiono, come nebbia. Non c' modo di aggrapparsi a uno dei due, n di riunirli. Quanto ho desiderato gettare le braccia al collo di mio padre e restituirgli la facolt della parola, ma perfino nei miei sogni, lui si dissolve senza dire niente.
...
30 aprile.
Dopo cena.
Ho fatto una tremenda litigata con Lucy, e sono finalmente
libera. Libera dal sogno di un'amicizia perfetta.
Non ho mai voluto che si avverasse. Volevo che rimanesse
un sogno e svanisse come fanno i sogni. Un giorno scoprir
che non ho pi sognato la ragazza nella stanza azzurro
chiaro. Avr fatto qualche altro sogno.
Durante l'ora del silenzio, sono entrata nella sua stanza.
Era sdraiata sul letto, con gli occhi socchiusi. Non ha la
forza di aprirli o di chiuderli. Mi sono seduta sul bordo del
letto e le ho scostato i capelli dalla fronte, capelli lisci come
il metallo. Aveva la pelle umida di sudore, e alcune ciocche
di capelli restavano appiccicate. Ha cercato di sorridere.
- Lucy, lo so che ti stai ammalando di nuovo. Sono
preoccupata. Devo telefonare a tua madre.
- Non sto male, davvero. Lo so che non sto male.
 qualcos'altro. Mi fa sembrare malata, ma non lo sono.
- Non vuoi andartene di qui? Scappare da questo posto?
Non vuoi che tua madre ti venga a prendere?
- No. Non ho paura. Non devi chiamarla. Verrebbe immediatamente.
Nel cuore della notte.
- Non capisco.
-  perch vuoi credere che sono ancora la vecchia Lucy.
 questa la cosa triste. Tu eri amica della vecchia Lucy, ma
non sei amica mia. Non ti importa di quella nuova, della
vera Lucy. Non la vuoi neanche conoscere.
-  tutta colpa di Ernessa, le ho gridato. Ti ha messo
completamente contro di me.  per questo che parli cos.
- Non ha mai detto niente di cattivo su di te. Sono solo cambiata, tutto qui. Perch vuoi sempre darle la colpa
di tutto?
- Perch  lei la colpevole. Se non fosse venuta qui,
avremmo avuto un anno meraviglioso. Lei ha rovinato
tutto. La odio cos tanto che la ucciderei, se ne avessi
l'occasione.
- Mi fai venire la nausea, per quello che dici, ha detto
Lucy, tirandosi su, improvvisamente piena di energia.
L'ho afferrata per un braccio e l'ho trascinata fuori dal
letto, verso il bagno. Era leggerissima, ma ho dovuto lottare
per trascinarla. Eravamo in piedi una accanto all'altra,
inquadrate a stento dallo specchio stretto sulla porta del
bagno. Lei si appoggiava pesantemente a me.
- Guardati, ho gridato. Dimmi che non sembri malata.
Non riesci neanche a stare in piedi.
- Guardati tu, ha sussurrato Lucy.
Con quelle camicie bianche, le gonne blu, la carnagione
pallida e gli occhi cerchiati di rosso, sembravamo due spettri,
presenti solo in parte. Lei non era pi carina, ma del
resto la sua bellezza non mi era mai veramente interessata.
Avevo il viso bagnato di lacrime. Non mi ero resa conto
di aver cominciato a piangere.
- Lasciami in pace, per favore, ha detto Lucy. Non
sopporto di averti intorno tutto il tempo, non sopporto
che tu mi voglia tutta per te. Sei un peso, cazzo. Mi deprimi.
Tutto quel dolore.
- Non hai mai detto niente.
- Ormai c' solo un mese e mezzo di scuola. Dovremmo
farcela a finire la scuola senza cambiare stanza.
Sono uscita dalla sua camera e ho chiuso la porta del
bagno dietro di me. Non le parler mai pi. Mai. Non ho
neanche capito cosa sia successo.  sempre stata cos dolce,
quando mi guardava con quel suo stupido sorriso.
Mi sono sforzata di scendere a cena. Non volevo che
vedesse quanto mi aveva ferito. Quanto mi fa soffrire.
A cena, sembrava avesse recuperato qualche energia. Il
mio dolore le ha dato forza. Sono disperata. Non telefoner
a sua madre. Mi terr fuori dall'intera faccenda. Ho
consumato la cena senza mai alzare gli occhi dal piatto.
Non volevo vedere Lucy, al tavolo successivo, che rideva
e parlava come se niente fosse successo. Si sente sollevata
perch si  sbarazzata di me, alla fine. Ero solo l'amica
che lei aveva preso sotto la sua ala come un uccello ferito
perch le dispiaceva cos tanto per lei, ma che alla fine si
 rivelata un problema troppo grosso. Sono corsa in camera
mia dopo aver bevuto in fretta il caff e mi sono seduta
alla scrivania con il mio diario. Ma non sono riuscita
a scrivere. Ho sentito le ragazze che salivano e rientravano
nelle loro stanze. Le loro voci nel corridoio suonavano
cos felici! Non avevano nessuna preoccupazione. Alcune
stavano ridendo. Mi hanno lasciata sola. Lucy ha soltanto
detto quello che tutte pensano.
Sono qui da tre anni, e mi sento esattamente come la
prima settimana di scuola, quando mi affrettavo a tornare
su dopo i pasti, mi chiudevo in camera mia da sola, e
ascoltavo le ragazze fuori dalla mia porta. Tutte le altre
porte del corridoio erano aperte. Solo la mia era chiusa.
Abitavano in un mondo nel quale io non potevo entrare.
Come avrei mai potuto imparare a essere come loro? Sarei
rimasta chiusa nella mia stanza da sola, giorno dopo giorno,
a leggere i miei libri, ad ascoltare le voci ora pi forti,
ora pi sommesse, a desiderare solo mio padre. Ma Lucy
aveva la chiave, e ha aperto la mia cella. Era per questo
che le volevo cos bene.
Ho pianto quando ho visto la nostra immagine allo specchio,
perch siamo entrambe cos cambiate.
Se io non sono pi la persona che ero un tempo, allora
non conosco pi nessuna delle persone che mi circondano.
Luci spente.
Dopo l'ora di studio, sono scesa di nascosto al telefono
a pagamento nel retro del guardaroba. Avevo le tasche
piene di monete. Mi tremavano le dita quando ho composto
il numero. Si incastravano nei buchi in continuazione.
Ho pregato che non mi vedesse nessuno. Il telefono ha
squillato quattro, cinque volte prima che qualcuno finalmente
rispondesse. Una pausa, un respiro palpitante, una
voce rauca. Non mi aspettavo lui. Ero sicura che avrebbe
risposto sua madre. Lui stava in piedi in mutande vicino
al telefono della cucina, affannato, con la faccia di
un rosso cupo e lucido. Il cane saltava e abbaiava al suo
fianco. Pronto. Pronto? Pronto?
Ho riattaccato.
...
.
...
MAGGIO.
...
.
...
2 maggio.
Sette del mattino.
Morendo, udivo ronzare una mosca;
il silenzio a me intorno
assomigliava al silenzio dell'aria
fra successive ondate di tempesta.
Gli astanti non avevano pi lacrime,
e trattenevano il respiro
per quell'ultimo assalto, quando il re
si manifesta nella sua potenza.
Assegnai i miei ricordi,
detti via ogni mia cosa che potessi dare -
e proprio in quel momento
s'interpose una mosca,
con un azzurro, incerto, tremolante ronzio,
fra me e la luce;
e allora le finestre s'empirono di nebbia
ed io non vidi pi.
Perch continua a farmi la predica? Sembra un sermone.
Emily la predicatrice, che converte l'ebrea. Mi copro
le orecchie. Chiudo gli occhi.
Nove di sera.
Non riesco a trovare la penna giusta per scrivere. La
sensazione  che non ci sia una penna giusta. Ho preso
la stilografica, ma  ostruita. Il pennino gratta sulla carta
e spande piccole lacrime. Non riesco a scrivere abbastanza
in fretta per star dietro ai miei pensieri. Ho cercato
sulla scrivania e nella cartella, ho provato tutte le
penne. Nessuna va bene.
Scriver le parole: Lucy  morta.
E morta da pi di un giorno.
Finalmente, capisco il mio ruolo nella tragedia. Ma 
una tragedia? Oppure una storia che  arrivata a conclusione
mentre la stavo raccontando? Le pagine ancora bianche
sono pochissime, comunque. Ho quasi riempito il mio
diario. Era questo che mi ero prefissata di fare.
Io sono ancora viva. Le mie mani stringono la penna
cremisi, la propriet che custodisco pi gelosamente. E la
penna si muove. Questo mi meraviglia. Mi trema la mano,
ma la penna ancora si muove. Il sangue continua a
scorrere nel mio corpo, senza che debba dirgli cosa fare.
Inspiro ed espiro.
Hanno portato via il suo corpo. Il corpo morto. Il corpo
non-pi-vivo. Sua madre singhiozzava in maniera incontrollabile
mentre mi abbracciava. L'infermiera, il dottore,
tutti mi hanno fatto domande, tantissime domande,
su quello che  successo. Lucy ha avuto un altro attacco,
e stavolta ha smesso di respirare. Non hanno bisogno che
glielo racconti io. Hanno la loro verit ordinaria. Che se
ne farebbero della mia verit straordinaria?
Se solo sua madre avesse risposto al telefono.
Luci spente.
Sono passata davanti a Mrs Halton nel corridoio, ed era
cos eccitata. Sa quanto sto soffrendo, e questo la fa godere
ancora di pi. Ha tantissimi particolari di cui occuparsi.
 incredibilmente indaffarata. Deve parlare con tutte le
ragazze e consolarle, aiutare la madre di Lucy con la veglia
funebre, far si che noi si vada tutte, ordinare i fiori, portare
su il suo baule dal seminterrato e metterci dentro le sue
cose. C' un sacco da fare.

3 maggio.
Apro l'urna con le ceneri di mio padre. Ossa bianche
fuoriescono dalla morbida cenere grigia. Butto via
le ceneri a manciate. Non vedo l'ora di sbarazzarmene.
Il vento ce le ributta in faccia. Ho la bocca piena delle
sue ceneri. Mi si sciolgono sulla lingua. Ho le mani e la
bocca macchiate di nero. Sbarazzati delle ossa, grida
mia madre.  impaziente. Mi strappa l'urna dalle mani,
tira fuori un lungo osso e lo lancia in alto nel cielo. Poi
un altro e un altro. Le ossa bianche volano in alto e lontano,
formano un arco nel cielo. Non tornano gi.
Dopo che mi hanno portato via Lucy, mi sono messa
a letto a dormire. Ho dormito per la maggior parte
della giornata. Non mi  stato difficile prendere sonno.
Al termine del pomeriggio, sono scesa e ho cenato. Non
ho pianto. Dopo cena tutte le ragazze si sono radunate
in sala ricreazione. C'era un silenzio diverso, stavolta.
Nessuna sapeva cosa dire. Di tanto in tanto, qualcuna
cominciava a piagnucolare un po', poi cominciava un'altra.
Tutte hanno pianto a turno. Io non ho pianto nemmeno
quando la madre di Lucy mi ha abbracciata. Le ho
sussurrato all'orecchio: Fate cremare il corpo. Mi ha
guardata con stupore, poi ha ricominciato a singhiozzare.
Sono sicura che neanche Ernessa ha pianto. L'amica
speciale di Lucy. L'ho vista stamattina in Aula magna.
Era rossa e gonfia, come una donna incinta.
Oggi pomeriggio Sofia e io abbiamo aiutato la madre
di Lucy a raccogliere tutti i suoi vestiti. Aveva bisogno di
fare qualcosa per tenersi occupata. Prima di mettere nel
baule il portagioie di Lucy, lo ha aperto e lo ha allungato
verso di noi.
- Voglio che ognuna di voi scelga una cosa che apparteneva
a Lucy.
Ha cominciato a piangere mentre Sofia e io svuotavamo
il portagioie sul letto. Nella stanza non si udivano altri
suoni: solo un debole singhiozzare, e il tintinnio dell'oro
e dell'argento. Era imbarazzante stare l a districare collanine,
braccialetti e spille. Sofia ha scelto un braccialetto
d'argento con dei ciondoli portafortuna. Lucy era proprio
il tipo di persona che poteva avere un braccialetto del
genere. Probabilmente erano dieci anni che aggiungeva
ciondoli. Campanelle, cuori, stelline, cavalli, cani, pattini.
Io ho preso la sua croce d'oro. Per tutto questo tempo
ha riposato sul velluto verde scuro del portagioie. Avrebbe
potuto rimettersela in qualsiasi momento. La ragazza
che andava in chiesa ogni domenica e il giorno di Pasqua
si metteva il cappello, la borsetta e le scarpe di vernice in
tinta, lei avrebbe saputo dove trovarla.

4 maggio.
Alba.
Pensavo che avrei fatto qualsiasi cosa per salvarle la vita.
Lo pensavo, prima di venire messa alla prova.
Quella sera sono andata a letto presto. La mia lite con
Lucy mi aveva spossata. Non erano nemmeno le dieci. Sentivo
ancora dei rumori provenienti dalla sua stanza. Lucy
stava parlando con qualcuno. Ero distesa sul letto e sapevo
che non volevo essere costretta a salvarla. Ho chiuso gli
occhi e mi sono addormentata. Il mio sogno  cominciato
cos lentamente che non mi sono mai resa conto che fosse
un sogno. Mi sono svegliata e sono andata verso la stanza
di Lucy. La porta del bagno si  aperta, e sono passata.
Il letto di Lucy era vuoto. Le coperte erano tirate gi. Il
materasso era ancora caldo. Mi sono precipitata nel corridoio,
ho svoltato verso le scale di servizio, sono scesa gi
al piano terra, ho varcato la porta. Era gi stata aperta
e bloccata con un pezzetto di legno. Sono corsa lungo il
viale d'accesso, ho superato l'ampio scalone che conduce
alla Villa, ho superato i ciliegi giapponesi che costeggiano
il Campo di sopra. I fiori rosa non c'erano pi; il terreno
era coperto di fiori marrone secchi. Le foglie nuove erano
di un verde argenteo. Pietruzze e bastoncini affilati mi si
conficcavano nei piedi nudi mentre correvo sull'erba mal
tenuta in cima alla collina. La luna piena si era appena alzata
sopra le cime degli alberi all'estremit pi lontana del
campo, ed era enorme. La sua luce era cos brillante che
proiettava ombre profonde sull'erba. Avrebbe potuto essere
mezzogiorno. Non c'era pi alcuna continuit tra la
notte e il giorno: nessun modo di passare dall'una all'altro
e viceversa. Sono rimasta in piedi in cima alla collina. Nel
campo c'erano Lucy ed Ernessa. Le loro camicie da notte
bianche brillavano.
- Lucy, ho gridato. Lucy!
Non sarei mai riuscita a farmi sentire. Ernessa era dietro
Lucy, pi in alto rispetto a lei. L'aveva afferrata per i capelli
e la stava sollevando da terra. I capelli di Lucy splendevano
come oro massiccio alla luce della luna. Ernessa e
Lucy si libravano senza peso, come angeli. Le pieghe ben
drappeggiate delle camicie da notte nascondevano i piedi.
Agli angeli non servono i piedi. Mi d sui nervi quando in
certi dipinti antichi le dita dei piedi spuntano da sotto gli
abiti. Lucy teneva le braccia aperte di lato, piegate all'altezza
dei gomiti, con le dita e i pollici tesi, come se stesse
spingendo forte contro qualcosa.
Sono scesa di corsa dalla collina. Mi ci  voluto molto
per raggiungerle. L'aria era densa come acqua, e faceva resistenza.
Le mie gambe andavano su e gi, ma non riuscivo
a spostarmi in avanti. Ho fatto questo sogno per tutta
la vita, e ogni volta arrivavo troppo tardi.
Il corpo di Lucy giaceva accasciato sul terreno. Ernessa
non c'era pi.
Ho raccolto Lucy tra le braccia e ho premuto il viso su
di lei. Il rumore del suo respiro era un debole gorgoglio.
- Lucy, non lasciarmi qui tutta sola. Non ti permetter
di farmi una cosa del genere.
Lei ha smesso di respirare, e la sua bocca  diventata rigida.
Ho cominciato a scuoterla. Poco all'inizio, poi sempre
pi forte. Le ho sbattuto la testa a terra. I suoi capelli erano una matassa ingarbugliata. Magari avessi potuto
scuoterla cos tanto da farla tornare in vita. Ero furiosa
con Lucy, perch era stata capace di morire semplicemente
chiudendo gli occhi.
Poi le ho cercato sul collo, nello spazio tra gli occhi, sulla
pelle al di sopra del cuore, sui capezzoli, i segni che mi
avrebbero svelato come si passa dalla vita alla morte. Non
ce n'era nessuno. I libri sbagliavano tutti. I segni sono invisibili.
Neanche un microscopio li pu trovare.
Mi sono svegliata dal sogno nella mia stanza, mentre la
luce della luna entrava a fiotti dalla finestra senza tende.
All'inizio ho pensato che qualcuno fosse entrato e avesse
acceso la luce centrale. Charley si era arrampicata dalla
finestra e mi stava facendo uno scherzo stupido. Ma
Charley se n' andata da un pezzo.
Sono saltata gi dal letto. Sono corsa in camera di
Lucy. La porta si  aperta per lasciarmi passare. Il letto
era vuoto e caldo. Tutto era successo esattamente come
nel sogno.
Mi hanno trovata seduta a terra, con la testa di Lucy in
grembo. L'alba era appena sorta, e l'erba sotto di noi era
umida e fredda. Avevo le gambe intorpidite.
Dopo cena.
Oggi pomeriggio c' stata la veglia funebre per Lucy.
Oggi riporteranno il suo corpo a casa per la sepoltura. Suo
padre non  venuto.
La bara bianca era tutta sola in mezzo alla stanza. La
gente vestita di nero si spingeva indietro contro le pareti
della stanza. Ai due capi della bara c'erano alte urne, dalle
quali spuntavano fiori bianchi. Sembrava morta, proprio
morta. La sua pelle verdastra avrebbe convinto chiunque
che era morta e non semplicemente addormentata. Aveva
gli occhi chiusi, i capelli dorati magnificamente sistemati,
il viso truccato, le labbra rosa, il corpo profumato, le mani
intrecciate sotto un mazzo di rose bianche. Indossava
l'abito bianco della cerimonia di diploma dell'anno scorso
e scarpe bianche intonate, ed era adagiata sulla seta bianca.
Tutto era bianco, bianchissimo. E tutti i profumi persistenti
e frastornanti. Il fluido usato per l'imbalsamazione aveva
l'odore nauseabondo della frutta troppo matura. Mi sono
chinata su di lei a lungo, e nessuno ha osato impedirmelo.
Ero io quella che l'aveva trovata. Io l'ho sentita esalare
l'ultimo respiro. L'ho avuta tutta per me. Dalla tasca ho
tirato fuori un coltellino d'argento e la striscia di foto in
bianco e nero che ci eravamo scattate insieme. Le ho infilato
il coltellino tra le mani rigide. Ho spinto le foto sotto
le pieghe del suo vestito. C'erano quattro immagini, e
nell'ultima stavamo ridendo a pi non posso, cercando di
spingerci via a vicenda dalla piccola cornice. Avevamo le
braccia intorno al collo l'una dell'altra.
Il coltellino non le impedir di diventare quello che
diventer, ma forse la protegger, e le foto le rammenteranno
me quando sar nel posto solitario in cui nessuno
sente nulla, se non la fame.
Mi sono alzata e mi sono guardata intorno nella stanza.
Tutti avevano distolto lo sguardo. In un angolo c'era sua
madre, in tailleur nero, scarpe dcollet nere, borsa nera;
parlava con Mrs Halton. Era perfettamente composta. A
cosa stava pensando mentre parlava e sorrideva con tanta
dolcezza? A quando avrebbe riportato Lucy a casa, dove
il rantolare stridulo di suo marito risucchia tutta l'aria e il
piccolo barboncino bianco abbaia tutto il tempo? Mi sono
avvicinata per dirle addio. Volevo dirle che  stata colpa
mia. Volevo raccontarle che Lucy aveva smesso di avere
fiducia in me, che non eravamo pi amiche, che non la
conoscevo pi, che non volevo pi conoscerla. Cosa avrei
potuto fare per salvarla, quando era cos determinata ad
andarsene? Non sono riuscita a tirar fuori una parola.
Le ragazze del corridoio erano in un altro angolo, l'una
addossata all'altra, in lacrime, e avevano paura di avvicinarsi
alla bara. Volevo dire loro che non dovevano essere
spaventate. Lucy era bella. Perfino Sofia era venuta, all'ultimo
minuto. Qualcuno l'aveva convinta. Solo Ernessa era
rimasta a scuola. Io so quanto detesti le imprese di pompe
funebri, quell'odore stucchevole.
Quando Sofia mi ha vista vicino alla porta,  corsa da
me e mi ha afferrata per un braccio.
- Te ne stai andando?
Siamo tornate insieme. La cappella dell'impresa di pompe
funebri  solo a una decina di minuti da scuola. Ci passavamo
davanti quando andavamo in giro per la citt, dopo
aver preso le patatine fritte e la Coca-cola al negozio di alimentari.
Scherzavamo su Bob che stava nel retro, a vestire i
cadaveri. Lucy era superstiziosa. Le piaceva guardare i fiori
nella vetrina del fioraio l accanto, ma poi insisteva sempre
perch attraversassimo la strada. Non voleva passare davanti
all'impresa di pompe funebri. Le faceva venire i brividi.
Abbiamo fatto quasi tutta la strada in silenzio. Pensavo
che Sofia fosse troppo sconvolta per parlare, ma in realt
stava soltanto raccogliendo il coraggio per affrontarmi.
- Credo che dovresti sapere quello che le altre dicono
di te, ha detto. Pensano che sia stata tu a provocare
la sua morte.
- Cosa vuoi dire?
- L'hai trascinata fuori nel cuore della notte.
- Sono uscita a cercarla. Volevo salvarla. Eravate voi
a dire che non aveva nessun problema. Mi avete detto di
non intromettermi.
- Danno la colpa a te.
- Non mi importa di quello che pensano gli altri. E tu?
Che cosa pensi?
- Sinceramente? Penso che sei stata a lungo ossessionata
da Lucy ed Ernessa. Non sei mai riuscita ad accettare
la loro amicizia. Temo che trasformerai la morte di Lucy
in qualcosa di diverso da quel che .
- Ho capito fin dall'inizio quello che Ernessa stava facendo
a Lucy. Non ho bisogno della sua morte per vedere
la verit. Quanto a te, la sua morte non ti convincer di
niente. Tu non vuoi sapere.
Sofia ha fatto un debole tentativo di sorridere, ma non
 riuscita a prolungare il sorriso.
- Sto cercando di aiutarti, ha detto.
Le ho restituito il sorriso.
maggio.
Alba.
Voglio restituire la morte a Lucy. Voglio impedire a
Ernessa di trasformarla in una creatura. Infelice. Sconsolata.
Senza speranza. Lucy sta fluttuando nell'eternit
con un'espressione vuota sul viso. Non capisce cosa le sia
successo. Rimarr una vittima per sempre.
Mi sveglio al mattino, scendo a colazione, frequento
le lezioni, mi esercito al pianoforte, vado a ginnastica,
faccio i compiti, ceno, faccio il bagno, vado a dormire.
Come posso cambiare tutto e tornare indietro? Se Ernessa
controlla il futuro, io non posso forse controllare
il passato?
Ora del silenzio.
Stamattina mi sono esercitata al pianoforte prima di
pranzo. Non riesco a suonare. Inciampo su passaggi che
suonavo senza alcun problema. Mi tremano le mani quando
le allungo davanti a me. Non ho controllo su di loro.
Sono foglie che fremono nel vento. Ma il vento non c'.
La porta del seminterrato era socchiusa. L'ho aperta
spingendola con la punta delle dita e ho sceso le scale. Lo
strano odore che proveniva dal seminterrato se n' andato
da un po'. Oggi c'era solo odore di polvere secca.
C'era una luce accesa, una lampadina nuda che pendeva
dal soffitto e illuminava un cerchio di cemento grigio sul
pavimento, lasciando chiazze di oscurit negli angoli. In
cima alle pareti ci sono delle finestrelle sporche che fanno
entrare una debole luce. Ho superato pile di vecchi mobili.
I nostri bauli sono disposti in fila lungo il muro in fondo.
Li ripongono qui durante l'anno. File di scatole nere.
Il suo nome era sul davanti, sotto la serratura, a lettere
d'oro: E. A. Bloch. Il baule era coperto di etichette -
Cunard Line, Holland-America Line, Compagnie Gnrale
Transatlantique. Le etichette rosse e blu erano stracciate
e consumate; solo una pellicola di carta aderiva alla superficie
nera. L'etichetta pi nuova e pi brillante, con
l'intestazione della scuola, era l'unica ad avere un nome
e una destinazione leggibili, eccetto quella appiccicata sul
fianco. Riuscivo a distinguere quasi tutte le lettere, i caratteri
scoloriti e inclinati: Bloch, Brangwyn Hotel. C'era
molta polvere davanti al suo baule.
Quando  tornata, tutto le era familiare: le ampie verande
che cingevano l'hotel, i tetti di tegole rosse, i salotti al
piano di sotto, la sala da pranzo, l'imponente scalone, la
sala da ballo. Aveva soggiornato nella stessa stanza, quella
che d sul cortile posteriore? Aveva fatto un picnic gi al
capanno, vicino ai boschi, e si era seduta su una coperta
lungo il fianco della collina. Aveva preso il t del pomeriggio
in veranda e aveva fatto una gita in pony fino al Campo
di sopra. C'erano gi i ciliegi giapponesi lungo il viale
d'accesso? All'epoca dovevano essere ancora giovani, i rami
ciondolanti come esili braccia. Sua madre si era ripresa,
ma lei no. Sua madre aveva trovato un nuovo marito. Il
suo viso era composto, ma all'interno i pensieri cozzavano
l'uno contro l'altro. Ha riempito la lunga vasca da bagno
con l'acqua calda. Era meno doloroso, sott'acqua. I ghirigori
scuri fluttuavano intorno a lei. Quando tutta l'acqua
era diventata rossa, lei non ci vedeva pi.
La campanella della cena. C' sempre qualcosa che mi
interrompe.
Dopo cena.
La pesante serratura di ottone ricadeva aperta contro il
baule. Era stato cos facile slacciare i due fermagli da una
parte e dall'altra della serratura e sollevare il coperchio.
Ho lasciato uscire l'odore che hanno i boschi il giorno
dopo la pioggia: di umido, di funghi, di marcio. Briciole
di terra nera ancora attaccate a tutto. Sassi, bastoncini,
brandelli di foglie, pezzi di legno in putrefazione, mucchietti
di muschio, licheni, gusci, paglia, erbe, fiori, semi
di acero alati, sementi di betulla, castagne selvatiche, falene
con le ali a brandelli, ragni essiccati, cinerei nidi di
vespe, mucchietti di piume arruffate, ciuffi di pelliccia,
ossa ingiallite, la mascella di un serpente, gusci di lumaca,
escrementi di animali. Materia raccolta da terra a manciate
e gettata a mucchi dentro il baule. Al centro c'era
un buco con l'impronta del suo corpo, un corpo che non
aveva peso ed era un peso nello stesso tempo. Come cuscino,
c'era un grosso quaderno. L'ho tirato fuori dal baule
e l'ho portato verso la finestra per leggerlo. Centinaia di
pagine di carta rigida a righe celesti. Ogni riga era scritta,
su tutte e due le facciate. C'era un'annotazione per ogni
giorno: un'ora, un luogo, una breve descrizione del tempo,
mai pi di due o tre parole, che neanche riempivano
la riga. I giorni fluivano uno nell'altro. Neve. Pioggia.
Sole. Molto freddo. Venti da occidente. Nevischio. Caldo.
Fresco. Noioso e insignificante. Ho cercato a lungo.
Settant'anni senza una sola pausa. Non c'erano segreti
nella sua esistenza.
Ernessa stava attraversando il tempo, rapidamente, in
cerca di altri come lei. E adesso era tornata qui, dove aveva
cominciato.
Ho rivolto l'attenzione alle annotazioni pi recenti,
verso la fine del quaderno. Primo maggio, Brangwyn:
fa pi caldo. Nient'altro. Il tempo  l'unica cosa di cui
le importa.  sensibile al sole, alla pioggia, alla neve, al
vento. Nessun accenno ai capelli di Lucy che splendevano
compatti alla luce lunare, o alle foglie argentate dei ciliegi
piangenti. Credo nell'eternit; non credo negli spiriti.
Ho strappato le pagine del suo diario e le ho sparse sul
baule. I fogli di carta bianca sono atterrati fluttuando come enormi falene svolazzanti.
Le era rimasta soltanto qualche pagina. Era riuscita a stipare tantissimi anni in un solo quaderno.
Anch'io sto finendo lo spazio. Le parole si riversano fuori dalle pagine, sui margini in alto e ai lati, tra le righe diritte. La mia calligrafia  minuta, impossibile da leggere.

6 maggio.
Ora di pranzo.
Ho saltato matematica oggi. Sono arrivata nell'aula per le esercitazioni di musica esattamente alle 10,45 e ho aspettato l finch non  uscita. Ha attraversato il corridoio alle 10,53. Ha sette minuti per raggiungere l'edificio scolastico e arrivare a lezione in tempo.
Dopo cena.
Appena finita la lezione, sono salita in camera mia. Ho saltato l'allenamento di softball, che comincia alle 15,15.
Ho indossato l'impermeabile per nascondere la divisa e mi
sono incamminata a piedi verso la citt, superando la stazione
ferroviaria. Mi sono fermata alla prima stazione di
servizio che ho incontrato. Era vicina al supermercato dove
Lucy e io andavamo sempre a comprare i panini al miele
surgelati che mangiavamo nel weekend. Ho detto all'inserviente
che mia madre era rimasta senza benzina a qualche
isolato di distanza. Mi ha venduto un gallone di benzina
e mi ha prestato una tanica per trasportarla e un imbuto
per versarla nel serbatoio. Gli ho promesso che avrei restituito
tutto. Gli ho dato due quarti di dollaro. Poi, prima
di andarmene, ho asciugato accuratamente la tanica con
dei fazzoletti di carta in modo che l'odore della benzina
non mi si attaccasse addosso. La tanica  dietro i cespugli,
sul lato pi estremo della Villa. Nessuno ci va mai. E stato
pi facile di quanto pensassi. Avevo paura che non sarei
stata capace di chiedere la benzina all'inserviente, ma non ho avuto problemi.
Mezzanotte.
I giorni sono falsi. Le notti sono vere.
Durante il giorno li scaccio, ma di notte ritornano. Si infilano sotto la porta e penetrano nei miei sogni. Rivedo Lucy, e sospiro di sollievo scoprendo che  tutto un sogno.
Non  successo niente. Poi tendiamo le braccia per stringerci, e ci accorgiamo di afferrare il nulla. Lucy vuole che la salvi. Lo vedo da come allunga le braccia e si rifiuta di arrendersi. Aspira l'aria rumorosamente, come se non fosse abituata a respirare la strana atmosfera nella quale si trova adesso. Ernessa compare sempre, con gli occhi scuri, profondamente cerchiati di rosso. Resta in disparte, ci osserva divertita. Ogni notte Lucy diventa pi indistinta.
Neppure nei sogni, tra poco, riuscir a convincere me stessa che non sia davvero successo niente.
...
7 maggio.
Venerd, ultimo giorno della settimana.
Miss Norris non era minimamente sorpresa di trovarmi
davanti alla sua porta con il quaderno e la penna sottobraccio.
Me li sono portati in giro nella cartella per tutta
la giornata. Lei  rimasta qui tutta la mattina. Probabilmente
 l'unica che non  uscita quando gli allarmi si sono
spenti. Ha ignorato l'allarme e le sirene.
- Non l'ho vista fuori con tutti gli altri, le ho detto.
- Sapevo che sarei stata al sicuro quass, ha risposto.
- Non volevo abbandonare i miei uccelli. Se ce ne
fosse stato bisogno, avrei sempre potuto aprire la finestra e lasciarli volare via.
Sono seduta alla scrivania dove traduciamo dal greco.
Non ci sono libri, quaderni o matite. C' solo una tazza
di t sul tavolo, un cucchiaio d'argento sul piattino. Mi ha
lasciata sola.  nell'altra stanza a leggere. Anche gli uccelli
tacciono. Le ho detto che oggi avevo bisogno di scrivere il mio diario per un po'.
Dopo che hanno spento il fuoco, non ci  stato permesso
di tornare alla Villa. Tutte le ragazze, radunate a gruppetti
solenni di blu e grigio, sono state ricondotte in blocco
nell'edificio scolastico. Io mi sono infilata nell'edificio di
scienze e da l, attraverso la Galleria, ho superato la sala
ricreazione e sono arrivata alla Villa. C'era un silenzio assoluto.
Ho cercato Miss Olivo, con la testa ballonzolante
sul collo scheletrico, che canticchia monotona tra s e s, ma la sua sedia era vuota.
Stamattina avrebbe dovuto essere dentro il suo baule
nel seminterrato, come ogni mattina prima delle 10,53.
Avrei dovuto aprire il coperchio per assicurarmi che fosse
proprio sdraiata l, n morta n viva, vulnerabile e debole,
e avrei dovuto infilzarle qualcosa nel cuore o mozzarle
la testa, come fanno nei libri. Ma non volevo guardarla.
La forza dell'esplosione mi ha presa alla sprovvista quando
il fiammifero ha toccato la benzina. Le fiamme hanno
circondato il baule di Ernessa con una sola vampata.
All'improvviso c'era calore dappertutto, e le fiamme mi
risucchiavano l'aria dai polmoni. Volevo vedere il fuoco
che lo consumava, ma sono stata presa dal panico. Non volevo andarmene con lei.
Una volta fuori, ho raggiunto le altre ragazze sul viale
d'accesso, e loro hanno fatto un passo indietro vedendomi
arrivare. Avevo un cattivo odore addosso. I fumi mi si
erano attaccati ai vestiti. Qualche minuto fa sono andata
nel bagno di Miss Norris a cercare di lavarmi via l'odore
dalle mani, ma non ci sono riuscita. Le ho lavate infinite
volte, ma l'odore mi  penetrato nella pelle. Dalla faccia
imbrattata e dai capelli bruciacchiati hanno capito che sono
stata io ad appiccare il fuoco. Gli occhi mi facevano male
ed erano pieni di lacrime. Mi bruciava la gola. Se qualcuno
mi avesse rivolto la parola non avrei potuto rispondere. Mi
hanno lasciata passare. Solo Sofia ha guardato dritto verso
di me. Mi sono messa in disparte, con le braccia conserte,
a guardare loro che guardavano me. Chi pu giudicarmi?
Sono arrivate le autopompe. Ce n'erano quattro. Tutte
si sono girate a guardare gli uomini vestiti di nero, con i
caschi in testa. Hanno srotolato i grossi tubi, spaccato le
finestre del seminterrato con le asce, spruzzato acqua sulle
fiamme che scaturivano dalle finestre. L'acqua  uscita
con un sibilo, e le ragazze sono rimaste a bocca aperta.
I pompieri hanno spento il fuoco rapidamente. Non si 
esteso oltre il seminterrato. A me non importava di incendiare
tutta la Villa. Che resti l per sempre. Ho distrutto il
seminterrato e le sale musica del piano terra. La mia impresa
 riuscita. Mi  dispiaciuto per il mio pianoforte, per.
C'era solo fumo dopo che il fuoco era stato spento, un
fumo granuloso, denso, nero, che si spandeva dalle finestre
rotte. Lei era mescolata con quel fumo, il suo io non-del-
tutto-vero si era dissolto nel perennemente incorporeo, e
lottava per ritornare allo stato solido.
Io volevo salvare l'anima di Lucy. Ma volevo anche punire
Ernessa. Costringerla a un'orribile non-esistenza, come
un anfibio prigioniero tra la terra e l'acqua.
Ho percorso un bel tratto del viale d'accesso per allontanarmi
dalle altre. Dietro le finestre della Galleria, ho visto
un'ombra passare lungo il corridoio. L'ho intravista al di
l di ogni vetro, come un film al rallentatore, e mentre si
spostava, la forma si faceva via via pi chiara. Quando 
diventata un corpo, si  fermata vicino all'ultima finestra
e ha premuto il volto contro il vetro. Nessun'altra l'ha vista mentre ci guardava da dentro.
 uscita dalla porta dell'edificio di scienze, con quella
sua strana camminata che sembra non voler disturbare la
terra.  rimasta in disparte rispetto alle altre ragazze, come
fa sempre, si  allontanata un po' lungo il viale d'accesso.
Mancava poco a mezzogiorno. Il sole splendeva alto nel
cielo. 7 maggio, Brangwyn: sole splendente. Un'altra
giornata priva di eventi nell'eternit. Dietro ogni ragazza,
come un'impronta nera sull'asfalto, c'era una piccola
ombra. Le loro anime. La si pu fissare con un martello
e un chiodo, e se non stai attento te la strappano via. Solo
Ernessa non aveva l'ombra. Era ferma in un cerchio
di luce gialla, come se il sole fosse una lampadina appesa
proprio sopra di lei, e lei potesse alzarsi in punta di piedi
e spegnerlo in qualsiasi momento.
Se non avessi reagito, forse Ernessa non sarebbe stata
costretta a uccidere Lucy. Nel corpo di Lucy c'era abbastanza
sangue per nutrirle entrambe. Per tenerle qui entrambe.
Lucy avrebbe potuto sopravvivere in quella condizione
di debolezza, crescendo e calando come la luna.
Sarebbe potuta rimanere pura.
No, Ernessa aveva bisogno di quell'orgasmo a occhi spalancati.
Ogni giorno avrebbe guardato Lucy e avrebbe pensato:
fallo. Non farlo. Fallo. Come quando io tiro fuori dalla
scrivania quel sottile pezzetto d'acciaio, lo stringo nel
palmo della mano, e lo studio come se lo vedessi e lo toccassi
per la prima volta. Non lo fare. Fallo. Stamattina ho
infilato la lametta tra le pagine del mio diario.
Mi sono affacciata alla finestra dell'appartamento di
Miss Norris, e ho visto, quattro piani sotto di me, il selciato
ancora bagnato e alcune pozze d'acqua scure che si
erano raccolte nelle depressioni del terreno. I pompieri avevano
transennato una zona cosparsa di vetri rotti e pezzi
di legno carbonizzati. Ernessa ha disceso i gradini davanti
all'ingresso principale della Villa e ha imboccato il viale
d'accesso,  salita sulla macchina verde che la aspettava e
se n' andata. Non ha portato via niente con s. Nessuno
le ha impedito di partire. Pensano solo a me.
Ho meno cose di cui scrivere di quante avrei pensato.
Meglio cos. Sono a corto di pagine. Sto scrivendo queste
parole sull'ultimo risguardo, un foglio completamente bianco,
senza le righe che tengono in ordine le mie frasi. Sento
un rumore di passi fuori dalla porta di Miss Norris. Conosco
benissimo quel suono il ticchettio sordo dei tacchi di
un'adulta che percorre il corridoio vuoto. Non ho sentito
altro negli ultimi tre anni. Mrs Halton cammina in mezzo
a un capannello di signore dai capelli grigi. Ci sono anche
delle voci. Miss Norris  appena uscita dall'altra stanza.
Sono alla porta. Devo mettere via la penna e il diario.
...
.
...
POSTFAZIONE.
...
.
...
Non so bene cosa si aspetti il dottor Wolff da questa
postfazione, e non sono neanche sicura che sia stata una
buona idea.  come offrire da bere a un ex alcolista per
mettere alla prova la sua forza di volont. Comunque
sia, posso soltanto parlare della persona che sono adesso.
Non ho nemmeno cominciato a fare i conti con quello
che ho scritto trent'anni fa. L'intera esperienza di rileggere
questo diario, cosa che ho fatto in un'unica seduta,
 stata come contemplare una stella cos lontana che, anche
se la sua luce arriva ancora fino a noi, ha gi smesso di esistere da tanto tempo.
Mi sono sposata. Non ho divorziato, come ha fatto la
maggior parte della gente che conosco. Ho guardato crescere
le mie due figlie come si osservano dei campioni di
laboratorio. Ho continuato a sperare che osservando loro
sarei riuscita a capire qualcosa della mia infanzia. Ma
sembriamo appartenere a specie diverse. A volte le ho sorprese
ad agghindarsi davanti allo specchio o a tormentarsi
per un certo capo di abbigliamento, e ho pensato: ah,
finalmente il narcisismo sta cominciando ad affiorare. Mi
ingannavo sempre. Era solo una distrazione momentanea.
A Brangwyn era diverso. Non esisteva niente, eccetto noi
e la scuola. Il mondo della politica, la rivoluzione sociale,
la guerra del Vietnam, per noi erano cose mai accadute.
Anche in fatto di idee e di libri, ci interessava soltanto ci
che ci rispecchiava. Sarebbe facile attribuire tutta la colpa
all'atmosfera ermeticamente chiusa della scuola o al fatto
che la maggior parte di noi aveva avuto un'infanzia infelice, ma questo non basta a spiegare tutto.
Guardo le mie figlie e mi meraviglio della loro fiducia
in se stesse, del loro giudizio, della loro serenit. Eppure
hanno dovuto rinunciare a qualcosa, nonostante tutta la
loro felicit. Non sanno di averci rinunciato, ma lo hanno
fatto. Si sono sempre sentite a casa propria nel mondo.
Non conoscono il dolore e la sorpresa di chi in quel mondo  appena entrato.
Ricevo ancora il bollettino della scuola, anche se sono
andata via in disgrazia alla fine del mio terzo anno.
Vengo ancora invitata alle riunioni di classe ogni cinque
anni. Mi sentirei estremamente imbarazzata a prendervi
parte. Charley ha cercato di convincermi (dovrei
chiamarla Charlotte ma non ci riesco, poich Charlotte
 la donna che frequenta gli incontri degli Alcolisti Anonimi
e ha perso cinque chili prima di presentarsi all'ultima
riunione di classe).  diventata la segretaria di classe,
anche se all'epoca era stata sbattuta fuori. Ci ho pensato.
Ero curiosa di rivedere la scuola e tutte le ragazze. In
realt ero pi curiosa di scoprire cosa avrei provato nel rivederle.
La mia  stata l'ultima classe di interne a conseguire
il diploma. Quasi tutta la Villa  stata riconvertita
per ospitare le aule. Ormai ci sono solo allieve esterne, e deve essere diventato un posto noiosissimo.
Ho sempre saputo che non avrei mai partecipato, anche
se ho lasciato che Charley provasse a convincermi. Ha
cercato di farmi credere che non importava a nessuna di
quel che era successo quando avevamo sedici anni. Eravamo
tutte nevrotiche. Io mi sono solo spinta un po' pi in
l delle altre. Per di pi, ha detto Charley, il fatto di aver
trascorso il mio ultimo anno di liceo in un ospedale psichiatrico
ha fatto di me una figura tragica, che tutte volevano
imitare. Si sono dimenticate di quando voltavano la
faccia dall'altra parte ogni volta che mi sedevo al tavolo
con loro. Si sono dimenticate che mi hanno dato la colpa di tutto quello che  successo.
Alla fine, sono stata contenta di non esserci andata.
Charley mi ha fatto un resoconto completo, anche se non gliel'ho mai chiesto.
Le interne avevano preso alloggio in un motel vicino alla
scuola, e la notte successiva alla riunione sono rimaste
sveglie a parlare. A loro io non avrei avuto niente da dire,
ma Charley mi ha raccontato che hanno chiesto di me.
Una cosa mi ha colpita, per. Alcune di loro sono salite al
quarto piano della Villa per vedere le loro vecchie camere,
che non vengono pi utilizzate. I bagni erano ancora
intatti, comprese le vasche con i piedi a zampa di leone e
i rubinetti dell'acqua calda e fredda separati.  una cosa
talmente primitiva, ha detto Charley. Oggi gli farebbero
causa, per una cosa del genere. Ci ustionavamo sempre.
Ma ormai non la ascoltavo pi. Stavo pensando a quanto
era bello allungarsi in quelle grandi vasche, nell'acqua
profonda e bollente, con il vapore che saliva fino
al soffitto. Stavo pensando ai capelli che si allargavano
nell'acqua come alghe dorate. Ofelia che annega, con i
seni rosei e sodi. Lei chiudeva gli occhi e faceva scivolare
la testa sott'acqua. Le bolle del suo respiro salivano
alla superficie e ci restavano per un istante, prima di
scoppiare. Io non ero per niente imbarazzata. Eravamo tutte e due cos felici.
Quando ho ricevuto il numero successivo de L'Eco di
Brangwyn l'ho sfogliato in fretta sino alle ultime pagine,
dove pubblicano sempre le foto delle riunioni di classe. Ho
visto esattamente quello che mi aspettavo: un gruppo di
donne nate con il filo di perle intorno al collo e un sorriso
allegro, fatto apposta per affrontare l'inesorabile passare
del tempo. Sapevo che non avrei riconosciuto nessuna, e cos  stato.
In un certo senso sono contenta che sia morta, cos non
mi  toccato di vedere la sua faccia accanto alle altre.
Quando mi guardo allo specchio, il mio volto non mi 
familiare. Non sono abituata a queste rughe intorno agli
occhi e alla bocca, come se avessi sfiorato una tela di ragno
che alla fine mi intrappoler. Ma guarire ha significato
proprio questo: accettare di crescere, di diventare una
donna, di avere dei figli, di tingermi i capelli, di avere le
vampate di calore e i sudori notturni. Lasciar andare la
mia infanzia. Lasciar andare mio padre. Non attribuirgli la colpa del proprio dolore.
Anche se volessi, non potrei mai tornare indietro a
quell'anno. Questo diario non lo pu resuscitare. C' una
foschia che aleggia su di esso. Posso soffiarla via con il pi
lieve dei sospiri, ma torner indietro un attimo dopo, per nascondere tutto.
 stato difficile lasciar andare la persona che scriveva
in maniera compulsiva su quel suo quaderno cremisi, vederla
risucchiata nel buco nero del passato. Quella ragazza
era completamente immersa in se stessa, ma anche tormentosamente
viva, come se fosse nata senza pelle. Tutti
desideravano segretamente il suo dolore. Quel dolore l'ha
consumata, finch non  rimasto altro. Nutrivo dell'affetto
per lei, e ne nutro molto meno per la persona che l'ha rimpiazzata. Lei aveva un padre, io non ce l'ho.
Ma ho dovuto farlo per esistere. Proprio come mia madre
ha dovuto sposare un altro uomo. Non le ho mai serbato rancore per questo.
E poi, un giorno, sono diventata pi grande di quanto
fosse mio padre quando  morto. Non ho mai pensato
che potesse accadere. Improvvisamente mi sono sentita
vecchissima. Sapevo che lui non mi stava aspettando. Se n'era andato per sempre.
Si  incamminato verso lo stesso luogo dove erano andate quelle ragazze, verso quell'infinita successione di giorni?
A volte la loro immagine mi compare davanti senza che io lo voglia, come un sogno. Fluttuano da qualche parte, n felici n morte, giovani, senza legami, libere. Hanno le braccia spalancate, i capelli e gli abiti fluttuano dietro di loro. Sono in un luogo senza gravit, senza sensazioni.
Niente le turba.
 vero che non ho mai voluto crescere. Ma quanto  stato davvero importante aver deciso di essere umana?
...
.
...
FINE.